{"id":11648,"date":"2017-05-20T00:10:45","date_gmt":"2017-05-20T00:10:45","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/?p=11648"},"modified":"2023-05-10T13:09:17","modified_gmt":"2023-05-10T11:09:17","slug":"no-plastic-campaign-2017","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/11648","title":{"rendered":"No Plastic at Sea campaign 2017, analisi di un problema che ci riguarda tutti"},"content":{"rendered":"<span class=\"span-reading-time rt-reading-time\" style=\"display: block;\"><span class=\"rt-label rt-prefix\">tempo di lettura: <\/span> <span class=\"rt-time\"> 7<\/span> <span class=\"rt-label rt-postfix\">minuti<\/span><\/span><p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\n<a class=\"maxbutton-4 maxbutton maxbutton-livello-di-comprensione\" href=\"javascript:void(0);\"><span class='mb-text'>livello elementare<\/span><\/a><br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">ARGOMENTO: EMERGENZE AMBIENTALI<\/span><\/strong><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">PERIODO: XXI SECOLO<\/span><\/strong><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">AREA: MAR MEDITERRANEO<\/span><\/strong><br \/>\nparole chiave: plastica<br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">&#8211;<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<br \/>\n<\/span><span style=\"font-size: 18pt;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">L&#8217;Era della plastica<\/span><\/strong><\/span><br \/>\nNegli&nbsp; ultimi 50 anni, l\u2019utilizzo massivo delle materie plastiche in tutti i settori ha raggiunto livelli impensabili e la produzione mondiale di plastica ha raggiunto circa 200 milioni di tonnellate\/anno. Non a caso, l\u2019avvento delle materie plastiche ha inciso sui comportamenti e le abitudini quotidiane di ognuno di noi. In tutti i &nbsp;Paesi ha permesso lo sviluppo di importanti settori tecnologici e di servizio come i trasporti, le comunicazioni, l\u2019elettronica e l\u2019informatica. Si pensi alla sostituzione sempre maggiore di materiali come la carta ed i metalli nei settori dell\u2019imballaggio e dell\u2019edilizia. D&#8217;altro canto, con il crescere di una nuova coscienza ambientale, l&#8217;opinione pubblica ha avuto modo di valutarne l&#8217;impatto sull&#8217;ambiente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Lentamente stiamo affogando in un mondo di plastiche. In alcune zone del mondo l\u2019inquinamento ha raggiunto dei livelli tanto drammatici che gli abitanti stanno cercando di conviverci adattando il loro modo di vivere, utilizzando questi materiali in uno scenario che richiama film futuristici. Non parlo di riciclaggio, che tutti auspichiamo, ma di impiego dei rifiuti quasi fossero prodotti naturali. La situazione \u00e8 decisamente preoccupante e isole di plastiche, createsi a causa delle correnti marine, si stanno allargando, riducendo i livelli di plancton nelle acque e disseminando sostanze tossiche nei mari di tutto il mondo. Non possiamo pi\u00f9 aspettare che qualcuno faccia qualcosa per noi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 14pt;\"><strong><span style=\"color: #008000;\"><span style=\"font-size: 18pt;\">Una successo di oltre 150 anni<\/span><br \/>\n<\/span><\/strong><\/span>La storia della plastica cominci\u00f2 tra il 1861 e il 1862, quando un chimico inglese, Alexander Parkes, studiando il nitrato di cellulosa, brevett\u00f2 il primo materiale plastico semi-sintetico che battezza<strong><span style=\"color: #008000;\"> Parkesine<\/span><\/strong> (pi\u00f9 noto come <strong><span style=\"color: #008000;\">Xylonit<\/span><span style=\"color: #008000;\">e<\/span><\/strong>).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questa specie di celluloide fu utilizzata per la produzione di manici e scatole, ma anche di manufatti flessibili come i polsini e i colletti delle camicie. La prima vera affermazione del nuovo materiale si ebbe nel 1870 quando i fratelli statunitensi <strong><span style=\"color: #008000;\">Hyatt<\/span><\/strong> brevettarono la formula della celluloide. Curiosamente il motivo della ricerca fu di trovare un materiale per sostituire il costoso e raro avorio usato per le&nbsp; palle da biliardo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il <strong><span style=\"color: #008000;\">successo fu travolgente<\/span><\/strong>, specialmente tra i dentisti che lo identificarono come materiale da impiegarsi per le impronte dentarie. Il problema era che la celluloide era ancora ricavata dal nitrato di cellulosa, &nbsp;inadatto ad essere lavorato ad alta temperatura in quanto molto infiammabile. Il problema fu superato quando fu sviluppato l\u2019acetato di cellulosa, ovvero una celluloide che era sufficientemente ignifuga per rinforzare e impermeabilizzare le ali e la fusoliera dei primi aeroplani o per produrre le pellicole cinematografiche. Ma fu all&#8217;inizio del secolo scorso che la&nbsp; plastica si afferm\u00f2 sempre pi\u00f9 prepotentemente nell&#8217;uso quotidiano. Nel 1907 il chimico belga&nbsp;Leo Baekeland&nbsp;ottenne la prima resina termoindurente di origine sintetica, che brevetter\u00e0 nel&nbsp;1910&nbsp;con il nome dei&nbsp;Bakelite. Nel&nbsp;1912&nbsp;un chimico tedesco,&nbsp;Fritz Klatte, scopr\u00ec il processo per la produzione del&nbsp;polivinilcloruro (PVC) che avr\u00e0 grandissimi sviluppi industriali solo molti anni dopo e, tristemente, \u00e8 oggi una delle cause di emergenza ambientale pi\u00f9 gravi. Un anno dopo, nel&nbsp;1913, un &nbsp;materiale flessibile, trasparente ed impermeabile trov\u00f2 subito applicazione nel campo dell\u2019imballaggio: lo Svizzero&nbsp;Jacques Edwin Brandenberger&nbsp;invent\u00f2 il&nbsp;Cellophane, un materiale a base cellulosica che poteva essere prodotto in fogli sottilissimi e flessibili. Dagli anni \u201930&nbsp;e nella seconda guerra mondiale la \u201cplastica\u201d assunse una dimensione industriale: il petrolio divenne la \u201cmateria prima\u201d da cui partire per la produzione industriale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel&nbsp;1935 a Wilmington, Delaware, un chimico statunitense, <strong><span style=\"color: #008000;\">Wallace Carothers<\/span><\/strong>&nbsp;sintetizz\u00f2 per primo il&nbsp;<strong><span style=\"color: #008000;\">nylon<\/span><\/strong> (un poliammide); Carothers, morto suicida a soli 41 anni, non si rese conto che la sua invenzione avrebbe avuto nel futuro un\u2019infinit\u00e0 di applicazioni, grazie alle sue caratteristiche funzionali nel campo dell&#8217;industria tessile: dalle calze da donna ai primi paracadute militari. In pratica segn\u00f2 il passaggio dalle fibre naturali a quelle sintetiche.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Partendo dal lavoro di Carothers,&nbsp;<strong><span style=\"color: #008000;\">Rex Whinfield&nbsp;e&nbsp;James Tennant Dickson<\/span><\/strong>&nbsp;nel 1941 brevettarono il <strong><span style=\"color: #008000;\">polietilene tereftalato (PET)<\/span><\/strong> che ebbe grande successo nella produzione di fibre tessili artificiali ancora largamente utilizzate. Ma il PET, nel 1973, venne impiegato anche per realizzare le bottiglie usate come contenitori per le bevande gassate, diventandone in breve uno standard. Dopo la guerra nuove scoperte, nate nell&#8217;ambito delle ricerche militari, furono rese disponibili &nbsp;in campo civile. Si pensi alle <strong><span style=\"color: #008000;\">resine melammina-formaldeide&nbsp;<\/span><\/strong>(ricordate la&nbsp;\u201cF\u00f2rmica\u201d che ricopriva molti tavoli e piani delle cucine), che permisero la produzione di laminati per l\u2019arredamento e di stampare stoviglie a basso prezzo. Quegli stessi anni furono segnati dall&#8217;ascesa del Polietilene che, sfruttando il suo pi\u00f9 elevato punto di fusione, permise applicazioni sino ad allora impensabili, e soprattuto la scoperta nel 1954 di&nbsp;un ingegnere chimico italiano, <strong><span style=\"color: #008000;\">Giulio Natta<\/span><\/strong>,&nbsp;del&nbsp;Polipropilene isotattico che sar\u00e0 prodotto industrialmente dal 1957 col marchio \u201c<strong><span style=\"color: #008000;\">Moplen<\/span><\/strong>\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Giulio Natta<\/span><\/strong>, &nbsp;per questa sua invenzione, ricevette il premio Nobel ma soprattutto rivoluzion\u00f2 le dotazioni delle case di tutto il mondo. I decenni successivi&nbsp;sono quelli della grande crescita tecnologica, della progressiva affermazione per applicazioni sempre pi\u00f9 sofisticate ed impensabili, grazie allo sviluppo dei \u201c<strong><span style=\"color: #008000;\">tecnopolimeri<\/span><\/strong>\u201d come il <strong><span style=\"color: #008000;\">polimetilpentene (TPX)<\/span><\/strong> utilizzato soprattutto per la produzione di articoli per i laboratori clinici, resistente alla sterilizzazione e con una perfetta trasparenza e di &nbsp;resine termoindurenti che non si alterano anche se sottoposte per periodi lunghi a temperature di 300\u00b0C. I vantaggi di questi materiali sono evidenti: leggeri, chimicamente inerti, versatili e quindi impiegabili in disparati settori. Inoltre, fattore non trascurabile, sono facilmente lavorabili con bassi consumi di energia. <strong><span style=\"color: #008000;\">A ragione potremmo indicare nella plastica l&#8217;elemento industriale principe del XX secolo<\/span><\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 14pt;\"><strong><span style=\"color: #008000;\"><span style=\"font-size: 18pt;\">Ma le plastiche offrono solo vantaggi?<\/span><\/span><\/strong><\/span><br \/>\nSe da un punto di vista industriale esse forniscono dei vantaggi straordinari dal lato ambientale il loro impatto e&#8217; devastante. Esiste un punto ormai inderogabile: risolvere i problemi derivanti dal loro smaltimento che causano un inquinamento chimico continuo che avvelena gli esseri viventi. La plastica dispersa nell&#8217;ambiente non genera solo uno sgradevole danno paesaggistico ma un inquinamento dell\u2019ecosistema persistente nel tempo a causa della natura quasi &#8220;indistruttibile&#8221; di questi materiali. I terreni ma anche le falde acquifere ed i mari raccolgono questi materiali che per le loro caratteristiche accumulano veleni e possono poi essere ingeriti dagli animali rilasciando nelle loro carni sostanze cancerogene estremamente nocive per la salute.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 14pt;\"><strong><span style=\"color: #008000;\"><span style=\"font-size: 18pt;\">Perch\u00e8 fanno male?<\/span><br \/>\n<\/span><\/strong><\/span><br \/>\nI metodi tradizionali per lo smaltimento dei rifiuti &nbsp;non possono essere applicati alla plastica perch\u00e9 alcune materie plastiche quando bruciano producono gas nocivi (diossine) come purtroppo sappiamo a seguito del recente incidente della ECO X di Pomezia. Inoltre, quando bruciate, producono una notevole quantit\u00e0 di calore che si disperde nell&#8217;ambiente circostante causando un forte inquinamento termico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un <strong><span style=\"color: #008000;\">altro problema<\/span><\/strong>, forse il maggiore, \u00e8 la loro <strong><span style=\"color: #008000;\">non biodegradabilit\u00e0<\/span><\/strong> in tempi brevi. Esse possono permanere nell&#8217;ambiente per centinaia di anni e il periodo si allunga in mare dove la biodegrabilit\u00e0 \u00e8 molto pi\u00f9 lenta. La rimozione della plastica dagli oceani, per le sue quantit\u00e0, non \u00e8 purtroppo una opzione attualmente risolutiva ma solo palliativa; i ricercatori dell\u2019Universit\u00e0 dell\u2019Oregon hanno stimato che per effettuare la pulizia dei mari ci vorrebbe una quantit\u00e0 di energia pari a 250 volte la massa di rifiuti attuale, con tempi biblici. Un processo naturale di biodegradazione richiederebbe tempi molto lunghi. Sebbene le plastiche di medie dimensioni, come i sacchetti di plastica, vengono colonizzati da batteri, essi non sembra siano in grado di biodegradarla completamente e le molecole di plastica possono passare dai batteri al plancton.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il passaggio nella catena trofica fa si che pesci di grandi dimensioni come squali, tonni e pesce spada contengono quantit\u00e0 notevoli di molecole chimiche estremamente &nbsp;dannose per l\u2019organismo. Recenti studi hanno rivelato che le micro plastiche accumulano nelle loro porosit\u00e0 molte sostanze cancerogene. Non ultimo, ogni anno circa un milione di uccelli marini e migliaia di esemplari, fra mammiferi e tartarughe marine, muoiono in maniera atroce per l\u2019ingestione di pezzi di plastica, in particolare quella trasparente dei sacchetti, che gli animali confondono con le meduse.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2023\/05\/Biodegrabilita-dei-materiali-non-compostabili-1024x576.jpg\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 Biodegrabilita-dei-materiali-non-compostabili-1024x576.jpg\"><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 14pt;\"><strong><span style=\"color: #008000;\"><span style=\"font-size: 18pt;\">Ma che cosa vuol dire biodegradabilit\u00e0?<\/span><br \/>\n<\/span><\/strong><\/span>La <strong><span style=\"color: #008000;\">biodegradazione o degradazione biotica<\/span><\/strong> \u00e8 una propriet\u00e0 specifica di determinati materiali plastici per la quale il materiale polimerico sotto l\u2019influenza di organismi viventi si decompone. Microrganismi come alcuni batteri, funghi e alghe riconoscono i polimeri come fonte di composti organici. In altri termini, questi polimeri biodegradabili sono il loro cibo e, sotto l\u2019influenza di enzimi intracellulari ed extracellulari, il polimero degrada attraverso un processo di scissione della sua catena polimerica, l\u2019ossidazione, etc.&nbsp;Il risultato di questo processo \u00e8 la formazione di molecole sempre pi\u00f9 piccole che entrano in un processo metabolico cellulare (come nel ciclo di Krebs), generando energia e trasformandosi in acqua, anidride carbonica, biomassa ed altri prodotti di base della decomposizione biotica. La cosa interessante \u00e8 che questi prodotti non sono tossici e si trovano normalmente in natura e negli organismi viventi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Il processo di biodegradabilit\u00e0&nbsp;consente la trasformazione anche di materiali artificiali come la plastica in componenti naturali. Il problema \u00e8 che i tempi di trasformazione sono importanti.<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Premesso che la plastica non va demonizzata ma gestita, si deve partire da un\u2019azione sociale per ridurne l\u2019impatto ambientale attraverso meccanismi efficenti della raccolta differenziata ed il riutilizzo attraverso procedure di riciclo. In pratica si dovrebbe controllare il processo dalle prime fasi produttive, evitando la dispersione nell&#8217;ambiente dei prime (o sea beads, le palline plastiche che stanno invadendo le nostre spiagge e derivano da falle nel circuito di approvigionamento delle fabbriche), fino al fine vita. Sebbene siano in corso numerosi studi per migliorare i processi industriali, per sostituire le plastiche tradizionali con nuovi materiali sempre pi\u00f9 degradabili, lo sforzo comune dovrebbe essere eco compatibile. Il riciclo dei rifiuti consente di recuperare milioni di tonnellate di plastica in tutto il mondo e di dargli una &#8220;seconda vita&#8221;, in alcuni casi ottenendo anche nuovi prodotti plastici; ad esempio da una bottiglia in PET si possono ricavare materiali per fabbricare abiti in pile, dalle plastiche dei flaconi di detersivo ottimi materiali isolanti per l&#8217;edilizia. Il problema \u00e8 che la raccolta differenziata non \u00e8 ancora sufficentemente efficiente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000; font-size: 14pt;\"><span style=\"font-size: 18pt;\">Nel frattempo?<\/span> <\/span><\/strong><br \/>\nNel frattempo, dobbiamo agire in maniera capillare. Possiamo fare molto per salvaguardare il nostro ambiente: raccolte differenziate, monitoraggio ambientale, interventi collettivi (ma anche singoli) di raccolta di materiali sulle spiagge e nell&#8217;ambiente, il recupero delle reti abbandonate (solo da parte di personale addestrato),&nbsp;rivolgendosi sempre alle amministrazioni locali preposte per la consegna dei materiali raccolti. Non ultimo collaborare con la Guardia Costiera denunciando prontamente situazioni di degrado ambientale. Non aspettate che qualcuno faccia qualcosa per voi &#8230; fatelo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Un altro fattore importantissimo \u00e8 l&#8217;educazione ambientale<\/span><\/strong>. Da tempo chiediamo che diventi obbligatoria nelle scuole di ogni ordine e grado e non lasciata alla sensibilit\u00e0 dei dirigenti scolastici. Abbiamo migliaia di laureati in Scienze biologiche e Naturali in grado di istruire i nostri ragazzi &#8230; perch\u00e8 non approfittarne? Non ultimo educare anche personalmente chi vi circonda all&#8217;importanza di ridurre l\u2019uso delle plastiche e di effettuare con consapevolezza e coscienza la raccolta differenziata dei rifiuti. Uno sforzo in questo senso potrebbe far raggiungere in tempi brevi risultati apprezzabili.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">In sintesi si pu\u00f2 fare molto \u2026 basta volerlo. &nbsp;Per tutto il 2017 torneremo con frequenza periodica su questi argomenti. E\u2019 una battaglia che possiamo vincere insieme.<\/span><\/strong><\/p>\n<p><strong><span style=\"color: #008000;\">Andrea Mucedola<\/span><\/strong><\/p>\n<p><strong><span style=\"color: #008000;\">in anteprima microplastiche da wikipedia&nbsp; &#8211; public domain&nbsp;<br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Alcune delle foto presenti in questo blog possono essere state prese dal web, citandone ove possibile gli autori e\/o le fonti. Se qualcuno desiderasse specificarne l\u2019autore o rimuoverle, pu\u00f2 scrivere a infoocean4future@gmail.com e provvederemo immediatamente alla correzione dell\u2019articolo<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<a class=\"maxbutton-3 maxbutton maxbutton-pagina-principale\" target=\"_blank\" title=\"tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"http:\/\/www.ocean4future.org\"><span class='mb-text'>PAGINA PRINCIPALE<\/span><\/a>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><span class=\"span-reading-time rt-reading-time\" style=\"display: block;\"><span class=\"rt-label rt-prefix\">tempo di lettura: <\/span> <span class=\"rt-time\"> 7<\/span> <span class=\"rt-label rt-postfix\">minuti<\/span><\/span>. . ARGOMENTO: EMERGENZE AMBIENTALI PERIODO: XXI SECOLO AREA: MAR MEDITERRANEO parole chiave: plastica &#8211; . 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