{"id":114838,"date":"2025-03-16T00:02:00","date_gmt":"2025-03-15T23:02:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/?p=114838"},"modified":"2025-03-16T10:16:47","modified_gmt":"2025-03-16T09:16:47","slug":"macchine-belliche-imbarcate","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/114838","title":{"rendered":"Le micidiali &#8220;artiglierie&#8221; della flotta romana imperiale"},"content":{"rendered":"<span class=\"span-reading-time rt-reading-time\" style=\"display: block;\"><span class=\"rt-label rt-prefix\">tempo di lettura: <\/span> <span class=\"rt-time\"> 7<\/span> <span class=\"rt-label rt-postfix\">minuti<\/span><\/span><p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/><a class=\"maxbutton-4 maxbutton maxbutton-livello-di-comprensione\" href=\"javascript:void(0);\"><span class='mb-text'>livello elementare<\/span><\/a><\/p>\n<p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #008000;\"><strong>ARGOMENTO: STORIA NAVALE ROMANA<\/strong><\/span><br \/><span style=\"color: #008000;\"><strong>PERIODO: IMPERO ROMANO<\/strong><\/span><br \/><span style=\"color: #008000;\"><strong>AREA: DIDATTICA<\/strong><\/span><br \/>parole chiave: Arpace<\/p>\n<p align=\"justify\">Per completare la trattazione delle armi utilizzate dai classiari occorre ora prendere in considerazioni le grandi macchine belliche normalmente imbarcate sulle navi da guerra romane. Quelle macchine non sono state un\u2019invenzione romana, poich\u00e9 risalgono all\u2019epoca ellenistica, ma i Romani ebbero la felice idea di sistemarle anche a bordo, mettendo a punto un loro ottimale impiego tattico prettamente navale e, naturalmente, apportando nel tempo varie migliorie tecniche per potenziarle. Fra le macchine belliche usate dai Romani vi furono sia macchine da lancio (catapulte, baliste, onagri e scorpioni), sia altri congegni che erano stati concepiti come macchine di difesa o d\u2019assedio terrestri (torri \u2013 fisse e mobili \u2013 e sambuca) e che vennero adattati a bordo, assumendo caratteristiche prettamente navali. Per le macchine da lancio va tenuto presente che le loro denominazioni hanno assunto, con il trascorrere del tempo, dei significati molto diversi e con troppe sovrapposizioni. Quindi, per evitare confusioni, parleremo della catapulta (repubblicana e della prima et\u00e0 imperiale) e della balista (da Traiano in poi) come se si trattasse di due successive fasi della stessa macchina, mentre eviteremo di soffermarci sulla balista vitruviana, prendendo invece in considerazione l\u2019onagro (per la stessa funzione di lancio di pietre) e lo scorpione nel suo ultimo significato di piccola arma portatile lancia-dardi.<\/p>\n<p align=\"justify\">La catapulta, come la balista e l\u2019onagro, utilizzava l\u2019energia propulsiva data dalla torsione di matasse costituite da fasci di tendini bovini, crini di cavallo o capelli femminili: tale torsione dava il nome generico di tormenta a tutte le grandi macchine da lancio. Il motore a torsione consisteva in un robusto telaio nel cui scomparto centrale scorreva il carrello di lancio, mentre nei due vani laterali erano alloggiate le matasse. Quali proiettili, nel carrello potevano essere sistemati dardi o giavellotti, oppure, per le catapulte pi\u00f9 grandi, anche delle pietre. Per effettuare il lancio, occorreva caricare le matasse, agendo con apposite leve, fino alla massima torsione; poi, bastava rimuovere il fermo per far ruotare istantaneamente le matasse in senso inverso, trascinando il carrello che scagliava il proiettile.\u00a0<\/p>\n<p align=\"justify\"><img decoding=\"async\" class=\"\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2025\/03\/Screenshot-2025-03-15-232233.png\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 Screenshot-2025-03-15-232233.png\" width=\"855\" height=\"657\" \/><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"color: #008000;\"><strong>Macchine da lancio maggiori: a) ricostruzione scientifica della balista di Vitruvio (disegno tratto da MOLARI et al. 2012, fig. 24); b) ricostruzione virtuale dell&#8217;onagro romano (da RUSSO-RUSSO 2007, p.196, fig. 233). In basso, due baliste imbarcate a bordo di una nave da guerra romana rappresentata in piccolo nella scena C della Colonna Traiana (rielaborazione grafica di una parte di una foto di E. de Wagt scattata ad un calco presente nel Museum fur Antike Schiffart di Magonza e rilasciata nel pubblico dominio).<\/strong><\/span><\/p>\n<p align=\"justify\">Il motore di una presunta catapulta romana di et\u00e0 repubblicana fu rinvenuto nel 1912 nella citt\u00e0 spagnola di Ampurias (gi\u00e0 colonia romana Emporiae, affiancata all\u2019originaria citt\u00e0 greca): la corrispondenza delle sue misure con quelle date da Vitruvio ha consentito la ricostruzione dell\u2019arma originaria. \u00c8 stato valutato, su base sperimentale, che quel tipo di catapulta potesse lanciare dardi di 67 cm a oltre 300 m di distanza. Le catapulte vennero utilizzate da Marco Agrippa per consentire alle sue navi di lanciare l\u2019arpax, una sorta di arpagone pi\u00f9 lungo e pesante, che egli stesso aveva ideato per la battaglia navale di Nauloco, coronata dal pieno successo.<\/p>\n<p align=\"justify\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2024\/06\/arpagone-1024x563.jpg\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 arpagone-1024x563.jpg\" \/><br \/>In continuit\u00e0 con le catapulte, troviamo delle baliste (ballistae) utilizzate dall\u2019esercito e rappresentate su alcune delle scene scolpite sulla Colonna Traiana. Le loro caratteristiche corrispondono alla descrizione che ne diede pi\u00f9 tardi Ammiano Marcellino, e il cui funzionamento coincide con quanto gi\u00e0 accennato per il motore della catapulta. L\u2019aspetto di un\u2019antica balista romana \u00e8 conosciuto anche da quella rinvenuta in Mesopotamia. I dardi utilizzati dalle baliste erano compresi fra 22 cm e 1,77 m. La gittata delle armi, per un tiro di precisione con i dardi, era di circa 350 m; con le pietre, 180 m.<\/p>\n<p align=\"justify\"><img decoding=\"async\" class=\"\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2025\/03\/Ballista_PSF_vector.svg.png\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 Ballista_PSF_vector.svg.png\" width=\"869\" height=\"790\" \/><\/p>\n<p align=\"justify\">Per assiemare e far funzionare ogni <strong><span style=\"color: #008000;\">balista<\/span><\/strong> dell\u2019esercito erano necessari 11 uomini altamente specializzati: probabilmente vi era un\u2019analoga esigenza anche a bordo delle navi, poich\u00e9 alcuni componenti dovevano essere montati poco prima dell\u2019uso; ci\u00f2 in quanto i motori di queste macchine dovevano essere custoditi all\u2019asciutto prima del loro impiego, per non compromettere il rendimento delle matasse, composte da fibre fortemente igroscopiche. Le baliste erano anche l\u2019arma utilizzata dalle navi romane per il lancio di proiettili incendiari. Questi potevano consistere in contenitori riempiti di sostanze infiammabili oppure, data la maggior gittata, in dardi appositamente predisposti.<\/p>\n<p align=\"justify\"><img decoding=\"async\" class=\"\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2025\/03\/Kriegsmaschinen_Onager.jpg\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 Kriegsmaschinen_Onager.jpg\" width=\"837\" height=\"637\" \/>L\u2019<span style=\"color: #008000;\"><strong>onagro (onager)<\/strong><\/span> era una macchina bellica ad un solo braccio, a differenza della catapulta-balista che ne aveva due. Questo braccio, chiamato <strong><span style=\"color: #008000;\">stilum<\/span><\/strong>, era costituito da un robusto palo incernierato in modo da passare fra le matasse ritorte e avente all\u2019altra estremit\u00e0 una fionda ove veniva posto il proiettile. Allo scatto, le matasse gli imprimevano una veloce rotazione che lo portava a sbattere contro una superficie imbottita, mentre la fionda rilasciava il proiettile. Quest\u2019ultimo, una pietra sferica pesante da 4 a 50 kg., poteva raggiungere da 200 a 600 metri.<\/p>\n<p align=\"justify\">Lo <strong><span style=\"color: #008000;\">scorpione (scorpio)<\/span> <\/strong>si distingueva dalle precedenti macchine belliche perch\u00e9 sfruttava l\u2019energia accumulata dalla flessione delle braccia di un arco metallico. Portava lo stesso nome scorpio un lanciatore di dardi dotato di grande rapidit\u00e0 e precisione di tiro utilizzato dai Romani durante la guerra Gallica di Giulio Cesare. Allo scorpione accenna vagamente Vitruvio, mentre Vegezio parla di manuballistae o arcuballistae, i cui due nomi appaiono riferiti sia alla maneggevolezza di quella piccola balista, sia al suo funzionamento grazie alla flessibilit\u00e0 dell\u2019arco metallico. D\u2019altronde uno strumento chiamato scorpio, dotato di un arco metallico come le balestre medievali \u00e8 noto anche da alcuni rilievi funerari. Date le sue dimensioni ridotte potrebbe essere stato usato da parte dei classiari sia a bordo che in occasione degli sbarchi su coste ostili.\u00a0<\/p>\n<p align=\"justify\"><img decoding=\"async\" class=\"\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2025\/03\/Screenshot-2025-03-15-232206.png\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 Screenshot-2025-03-15-232206.png\" width=\"835\" height=\"804\" \/><\/p>\n<p align=\"justify\">Fra le macchine d\u2019assedio terrestri, la torre \u00e8 quella che \u00e8 stata adottata in modo permanente dalle navi da guerra romane. A bordo, tuttavia, non si trattava n\u00e9 di torri fisse \u2013 perch\u00e9 in navigazione la loro presenza sarebbe stata d\u2019intralcio \u2013, n\u00e9 di torri semoventi su ruote, perch\u00e9 con il rollio e il beccheggio sarebbero finite presto a mare. Le torri navali erano quindi delle strutture in legno che andavano montate di volta in volta a prora e in eventuali altri punti idonei della coperta. In epoca repubblicana i Romani gi\u00e0 usavano delle torri pieghevoli (turres plicatiles). Ma nell\u2019allestire la suo nuova grande flotta per la guerra Sicula, Marco Agrippa aveva ideato e fatto realizzare un nuovo tipo di torri fatte in modo tale che, rimanendo occulte in navigazione, potessero venir repentinamente erette dal ponte quando ci si avvicinava al nemico. Il vantaggio tattico offerto dalle torri era evidentemente quello di consentire ai classiari pi\u00f9 abili con l\u2019arco di permanere in una posizione pi\u00f9 elevata dalla quale tirare le loro frecce sui nemici. Tale azione era particolarmente importante nella delicata fase immediatamente precedente all\u2019arrembaggio, per inibire l\u2019iniziale contrasto nemico contro i primi che dovevano saltare sulla nave da catturare.<br \/><img decoding=\"async\" class=\"\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2025\/03\/Lipsius_-_Tonnelons_-_Sambuca.jpg\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 Lipsius_-_Tonnelons_-_Sambuca.jpg\" width=\"836\" height=\"1216\" \/><br \/>L\u2019altra macchina d\u2019assedio terrestre adottata dalle flotte romane \u00e8 stata la <strong><span style=\"color: #008000;\">sambuca<\/span><\/strong>, un complesso meccanismo finalizzato a consentire il superamento di mura nemiche affacciate sul mare. La versione navale, alquanto diversa da quella terrestre, \u00e8 stata sperimentata da Romani durante la seconda guerra Punica, nel 214 a.C., quando si rese necessario riconquistare Siracusa, che si era inopinatamente schierata a favore dei Cartaginesi. Il console Marco Claudio Marcello impieg\u00f2 la sua flotta per tentare l\u2019assalto dal mare alle mura della citt\u00e0. Otto quinqueremi vennero distaccate per costituire quattro sambuche: ogni sambuca era formata da due navi che procedevano affiancate (remando dunque solo con i remi esterni) portando sulle due fiancate congiunte una lunghissima scala, sovrastata da una pedana (protetta da graticci) e sostenuta da un complesso sistema di cavi assicurati sia ai due alberi che ad entrambe le prore e le poppe. In tal modo era stato possibile avvicinare i primi assalitori alle mura, ma le ingegnose difese messe in atto da Archimede avevano sventato quei tentativi, inducendo Marcello a ritirare le sambuche e ad imporre alla citt\u00e0 l\u2019assedio e il blocco navale; e questi risultarono vincenti dopo tempi ovviamente pi\u00f9 lunghi.<br \/><br \/><\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2025\/03\/Screenshot-2025-03-16-101058.png\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 Screenshot-2025-03-16-101058.png\" width=\"853\" height=\"753\" \/><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"color: #008000;\"><strong>In alto, torri di combattimento su ciascuna delle navi partecipanti alla battaglia navale d\u2019Azio; bassorilievo in marmo appartenente alla collezione dei Duchi di Cardona, a Cordova (foto Istituto Archeologico Germanico di Roma). In basso, ricostruzione artistica di una sambuca portata da due quinqueremi affiancate verso le mura di Siracusa (disegno Gelo4, rilasciato nel pubblico dominio)<\/strong><\/span><\/p>\n<p align=\"justify\">La sambuca potrebbe essere stata utilizzata dai Romani anche in qualche occasione successiva, come nel 146 a.C., quando il c<strong><span style=\"color: #008000;\">onsole Lucio Mummio<\/span><\/strong>, giunto davanti a Corinto con la flotta, prese d\u2019assalto questa citt\u00e0 e la conquist\u00f2. In ogni caso, il ricorso alla sambuca si verific\u00f2 anche nel I secolo a.C. quando Mitridate VII, re del Ponto, tent\u00f2 di impadronirsi all\u2019improvviso di Rodi e ritent\u00f2 l\u2019impresa dopo diversi anni contro Cizico, sempre con due sole quinqueremi e sempre senza successo. Dobbiamo pertanto presumere che anche in epoca alto-imperiale, perlomeno sulle due flotte pretorie (finch\u00e9 ebbero varie quinqueremi) i classiari abbiano continuato ad addestrarsi all\u2019utilizzo della sambuca, cos\u00ec come continuarono ad esercitarsi alla battaglia navale. D\u2019altronde l\u2019eventualit\u00e0 di dover combattere contro un\u2019altra flotta era certamente meno probabile di quella di dover riconquistare una citt\u00e0 divenuta ostile in seguito a qualche sedizione (come accadde a Bisanzio).<br \/><strong><span style=\"color: #008000;\">Domenico Carro\u00a0<br \/><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>estratto dal saggio <em>Classiari<\/em> di Domenico Carro \u2013 Supplemento alla Rivista marittima aprile-maggio 2024 \u2013 per gentile concessione della Rivista Marittima, dedicato alla memoria del figlio Marzio, corso Indomiti, informatico visionario e socio del Mensa, prematuramente scomparso<br \/><\/span><\/strong><\/p>\n<p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p><a class=\"maxbutton-3 maxbutton maxbutton-pagina-principale\" target=\"_blank\" title=\"tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"http:\/\/www.ocean4future.org\"><span class='mb-text'>PAGINA PRINCIPALE - HOME PAGE<\/span><\/a><br \/><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\">Alcune delle foto presenti in questo blog possono essere state prese dal web, citandone ove possibile gli autori e\/o le fonti. Se qualcuno desiderasse specificarne l\u2019autore o rimuoverle, pu\u00f2 scrivere a infoocean4future@gmail.com e provvederemo immediatamente alla correzione dell\u2019articolo<br \/><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><span class=\"span-reading-time rt-reading-time\" style=\"display: block;\"><span class=\"rt-label rt-prefix\">tempo di lettura: <\/span> <span class=\"rt-time\"> 7<\/span> <span class=\"rt-label rt-postfix\">minuti<\/span><\/span>. . ARGOMENTO: STORIA NAVALE ROMANAPERIODO: IMPERO ROMANOAREA: DIDATTICAparole chiave: Arpace Per completare la trattazione delle armi utilizzate dai classiari occorre ora prendere in considerazioni le grandi macchine belliche normalmente imbarcate sulle navi da guerra romane. 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