{"id":114832,"date":"2025-03-02T00:02:00","date_gmt":"2025-03-01T23:02:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/?p=114832"},"modified":"2025-03-16T10:15:27","modified_gmt":"2025-03-16T09:15:27","slug":"armamento-individuale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/114832","title":{"rendered":"L&#8217;armamento individuale dei classiari"},"content":{"rendered":"<span class=\"span-reading-time rt-reading-time\" style=\"display: block;\"><span class=\"rt-label rt-prefix\">tempo di lettura: <\/span> <span class=\"rt-time\"> 6<\/span> <span class=\"rt-label rt-postfix\">minuti<\/span><\/span><p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<a class=\"maxbutton-4 maxbutton maxbutton-livello-di-comprensione\" href=\"javascript:void(0);\"><span class='mb-text'>livello elementare<\/span><\/a>\n<p><span style=\"color: white;\">.<\/span><\/p>\n<p><strong><span style=\"color: green;\">ARGOMENTO: STORIA NAVALE ROMANA<\/span><\/strong><br \/>\n<strong><span style=\"color: green;\">PERIODO: IMPERO<\/span><\/strong><br \/>\n<strong><span style=\"color: green;\">AREA: MARINA IMPERIALE ROMANA<\/span><\/strong><br \/>\nparole chiave: armi individuali<\/p>\n<p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\">Le varie componenti dell\u2019armamento individuale dei classiari sono ricordate da Vegezio, che elenca brevemente sia le protezioni del corpo \u2013 corazze, elmi, schinieri e scudi \u2013, sia le armi di offesa in dotazione a ciascun combattente: armi da taglio, da getto e da lancio. A grandi linee, il predetto materiale aveva una matrice comune con quello in dotazione ai militari dell\u2019esercito, ma se ne differenziava per ottimizzarne l\u2019impiego a bordo delle navi e per rispondere con alcuni componenti aggiuntivi a specifiche esigenze prettamente navali. I dati forniti da Vegezio trovano molte conferme nelle rappresentazioni di classiari sui monumenti pubblici (soprattutto sul bassorilievo della nave di Palestrina, di epoca augustea) e su diversi monumenti funerari ad essi dedicati.<\/p>\n<p align=\"justify\">Le principali protezioni indossate dai classiari erano gli elmi e le corazze, oltre a qualche protezione aggiuntiva, come gli pterugi e gli schinieri. Gli elmi dei militari imbarcati rappresentati sugli antichi bassorilievi sono del tutto analoghi a quelli indossati, nelle stesse epoche, dalle forze terrestri. Ci\u00f2 era peraltro gi\u00e0 valido durante la repubblica, fin dalla prima guerra Punica, come abbiamo potuto anche verificare con il rinvenimento di elmi di tipo Montefortino nelle acque della battaglia navale delle Egadi ve ne sono due, di tipo imperiale Gallico, riconducibili ai classiari. Il primo era appartenuto a Lucio Lucrezio Celere, uno dei classiari della flotta Misenense inquadrato nella neocostituita I legione Adiutrice, schierata a Mogontiacum (odierna Magonza), base della classis Germanica, appartenuto ad un classiario come Gaio Castricio Vittore, militare forse proveniente dalla flotta Ravennate e comunque inquadrato nella II legione Adiutrice, schierata ad Aquincum (odierna Budapest), base della classis Pannonica.<\/p>\n<p align=\"justify\"><img decoding=\"async\" class=\"\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2025\/03\/Screenshot-2025-02-27-193049-1.png\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 Screenshot-2025-02-27-193049-1.png\" width=\"843\" height=\"481\" \/><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"color: #008000;\"><strong>Elmi di tipo imperiale Gallico utilizzati da classiari: a) elmo di Lucio Lucrezio Celere, inquadrato nella I legione Adiutrice, schierata a Mogontiacum, base della classis Germanica; b) elmo di un probabile classiario \u2013 forse milite della II legione Adiutrice \u2013 in servizio ad Aquincum, base della classis Flavia Pannonica (rielaborazione grafica D. Carro di immagini di origine non precisata ampiamente diffuse sul Web)<\/strong><\/span><\/p>\n<p align=\"justify\">All\u2019epoca di <span style=\"color: #008000;\"><strong>Vegezio<\/strong><\/span> i classiari potevano essere protetti da corazze in cuoio (erano pertanto <strong><span style=\"color: #008000;\">loricati<\/span><\/strong>) oppure in metallo (e quindi <strong><span style=\"color: #008000;\">catafracti<\/span><\/strong>) perch\u00e9 vi era stata una generale tendenza, nel tardo impero, a rinforzare sempre pi\u00f9 le protezioni dei combattenti. \u00c8 tuttavia presumibile che nell\u2019alto Impero la corazza prevista per i classiari fosse la<strong><span style=\"color: #008000;\"> lorica<\/span><\/strong>, in cuoio, perch\u00e9 era pi\u00f9 leggera e pi\u00f9 adatta a militari che dovevano mantenere un sufficiente grado di agilit\u00e0 per combattere a bordo ed eventualmente arrembare una nave nemica, essendo altres\u00ec in grado di nuotare qualora caduti per sventura in mare. Dei classiari protetti da corazze ed elmi sono rappresentati sul gi\u00e0 citato bassorilievo della nave di Palestrina e su qualche altra analoga scultura navale. Oltre a quei militari anonimi, possiamo ora riferirci ad un classiario sicuramente appartenuto alla flotta pretoria Ravennate ritratto in completo abbigliamento militare su di una stele alta pi\u00f9 di un metro rinvenuta nella zona archeologica di Classe nel settembre 2005: si tratta del giovane ufficiale subalterno (<strong><span style=\"color: #008000;\">optio<\/span><\/strong>) Montano Capitone, imbarcato sulla liburna Aurata (cio\u00e8 Dorata) nel I secolo d.C.. Egli indossa una corazza anatomica (<strong><span style=\"color: #008000;\">lorica musculata<\/span><\/strong>), probabilmente in cuoio, con spallacci a squame. Da tali spallacci e dalla parte inferiore della corazza sporgono le frange degli pterugi (<strong><span style=\"color: #008000;\">pteryges<\/span><\/strong>), quelle spesse cinghie di cuoio utilizzate a protezione degli avambracci, dell\u2019inguine e delle cosce.<\/p>\n<p align=\"justify\">Quale ulteriore protezione del corpo potevano essere indossati anche gli schinieri (<strong><span style=\"color: #008000;\">ocreae<\/span><\/strong>) che coprivano la parte anteriore delle gambe, come gli odierni parastinchi. Essi risultano sicuramente presenti, probabilmente in cuoio, nel bassorilievo della nave di Palestrina, e forse anche nel ritratto del classiario misenate Quinto Stazio Rufino del II secolo, appartenente ad una centuria distaccata ad Atene.<\/p>\n<p align=\"justify\">A completamento delle protezioni individuali vi erano gli <strong><span style=\"color: #008000;\">scudi<\/span><\/strong> che, per i classiari \u2013 secondo Vegezio \u2013 , erano pi\u00f9 ampi e pi\u00f9 resistenti all\u2019impatto dei proiettili scagliati dal nemico. In effetti, vediamo in molte rappresentazioni di navi da guerra romane la presenza di classiari protetti da grandi scudi ovali, il cui peso \u00e8 stato valutato dell\u2019ordine di una decina di chili: in alcuni casi sulla parte esterna di tali scudi risulta presente un elemento di rinforzo in ferro o legno applicato lungo l\u2019asse verticale (spina) \u2013 il cui aspetto richiama alla mente la forma di un ceppo d\u2019ancora \u2013, mentre in altri casi la superficie esterna \u00e8 ornata con il simbolo del tridente di Nettuno. Sui monumenti funerari dei classiari vengono invece rappresentati perlopi\u00f9 degli scudi pi\u00f9 piccoli e di forma tonda, come quello presente sul bassorilievo rinvenuto al Pireo e che ritrae il naufylax Marco Valerio Capitone della flotta pretoria Misenense.<br \/>\nLe armi da taglio utilizzate dai classiari sono il gladio (gladius), che aveva una lama appuntita lunga circa 75 cm e tagliente da entrambi i lati, e il pugnale (pugius), probabilmente usato come arma di riserva oltre che come coltello. Un gladio, riposto in un fodero decorato, \u00e8 rappresentato appeso alla cintura del gi\u00e0 citato optio Montano Capitone, mentre un pugnale (oltre al gladio) appare alla cintura del classiario ravennate Tito Taronio Celere deceduto al Pireo. Fra le armi da taglio vanno incluse anche le falci (falces), impiegate a bordo per tagliare il sartiame delle navi nemiche. Le armi da getto erano le lance e i giavellotti. Fra i vari tipi esistenti, hasta\/hasta navalis e pilum risultano essere quelli adoperati dai classiari. Sui monumenti funerari, tali armi appaiono tenute nella mano destra dai gi\u00e0 citati Gaio Licinio Romolo (hasta navalis), Tito Flavio Sabestiano (hasta) e optio Montano Capitone (pilum). In merito al pilum, in particolare, un paio di lanci anomali riferiti dalle fonti antiche avevano originato la diffusa credenza che si trattasse di un\u2019arma progettata per piegarsi dopo aver trapassato uno scudo, allo scopo di non consentirne l\u2019estrazione, pregiudicando il successivo utilizzo di entrambi gli oggetti da parte del nemico.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2025\/03\/Screenshot-2025-02-27-193108.png\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 Screenshot-2025-02-27-193108.png\" width=\"854\" height=\"710\" \/><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Resti del classiario armato di gladio e pugnale, appartenente alla flotta Misenense comandata da Plinio il Vecchio, che condusse una missione navale di soccorso durante l\u2019eruzione vesuviana del 79. Il classiario (che doveva essere un ufficiale) venne sorpreso dalla prima nube ardente sull\u2019antica spiaggia di Ercolano, mentre attendeva il ritorno della propria quadrireme. In basso, particolare dello stesso gladio, esposto nell\u2019Antiquarium pompeiano\u00a0(elaborazione grafica D. Carro).<\/span><\/strong><\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2025\/03\/Screenshot-2025-02-27-193124.png\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 Screenshot-2025-02-27-193124.png\" width=\"838\" height=\"421\" \/><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Particolari di una nave nave rostrata romana partecipante alla battaglia navale d\u2019Azio: a) sulla prora spicca una torre di combattimento; b) primo piano dell\u2019armamento di un classiario (elmo, lorica, pterugi e scudo; la scultura spezzata all\u2019avambraccio non ci consente di vedere il gladio che era verosimilmente impugnato con la mano destra) e dell\u2019emblema rappresentato sull\u2019altro scudo ovale (il tridente di Nettuno). Bassorilievo navale proveniente da Palestrina e custodito dai Musei Vaticani (foto R. D\u2019Amato).<\/span><\/strong><\/p>\n<p align=\"justify\">Le prove pratiche effettuate hanno dimostrato l\u2019assenza di quella presunta caratteristica del <strong><span style=\"color: #008000;\">pilum<\/span><\/strong>, che, al contrario, risulta concepito per penetrare lo scudo senza flettersi, colpendo chi sta dietro per ripararsi. Il pilum \u00e8 citato nell\u2019epoca augustea come arma usata negli scontri navali.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2025\/03\/AdamclisiMetope27.jpg\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 AdamclisiMetope27.jpg\" width=\"838\" height=\"1117\" \/><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\">soldati romani in marcia con il pilum &#8211; metope Tropaeum Traiani, Adamclisi, Romania<br \/>\n<a href=\"https:\/\/commons.wikimedia.org\/wiki\/File:AdamclisiMetope27.jpg\">Adamclisi Metope 27.jpg &#8211; Wikimedia Commons<\/a><\/span><\/strong><\/p>\n<p align=\"justify\">Fra le armi da lancio, infine, Vegezio ha incluso sia le frecce (<strong><span style=\"color: #008000;\">sagittae<\/span><\/strong>) e le palle di piombo (<strong><span style=\"color: #008000;\">plumbatae<\/span><\/strong>) \u2013 con le due armi che lanciavano tali proiettili \u2013, sia gli attrezzi navali da lancio. Oltre alle normali frecce, che hanno rivestito un ruolo particolarmente rilevante nelle fasi ravvicinate di tutte le battaglie navali dell\u2019antichit\u00e0 e del medioevo, vengono citate quelle incendiarie (<strong><span style=\"color: #008000;\">ardentes sagittae<\/span><\/strong>), avvolte con stoppa imbevuta di olio incendiario, zolfo e bitume: esse venivano infiammate e tirate con gli archi verso le navi nemiche ove provocavano incendi difficilmente domabili, come si vide nella battaglia navale d\u2019Azio.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2025\/03\/ML_-_Plumbate.jpg\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 ML_-_Plumbate.jpg\" width=\"910\" height=\"745\" \/><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"color: #008000;\"><strong>Enns ( Upper Austria ). Museum Lauriacum, Plumbatae ( 4\/5 secolo d.C.) <a href=\"https:\/\/commons.wikimedia.org\/wiki\/File:ML_-_Plumbate.jpg\">ML &#8211; Plumbatae.jpg &#8211; Wikimedia Commons<\/a><\/strong><\/span><\/p>\n<p align=\"justify\">Per il lancio delle palle di piombo venivano utilizzate la fionda (<strong><span style=\"color: #008000;\">funda<\/span><\/strong>) e il mazzafrombolo (<span style=\"color: #008000;\"><strong>fustibalus<\/strong><\/span>), costituito da un\u2019asta con una fionda ad una estremit\u00e0. Gli altri tipi di armi da lancio navali, che servivano per agganciare le navi nemiche in modo da poterle abbordare, erano il grappino d\u2019arrembo (<span style=\"color: #008000;\"><strong>manus ferrea<\/strong><\/span> o <span style=\"color: #008000;\"><strong>copla<\/strong><\/span>) e l\u2019arpagone <strong><span style=\"color: #008000;\">(harpago<\/span><\/strong>).<\/p>\n<p><span style=\"color: #008000;\"><strong>Domenico Carro<\/strong><\/span><\/p>\n<p align=\"justify\">estratto dal saggio Classiari di Domenico Carro \u2013 Supplemento alla Rivista marittima aprile-maggio 2024 \u2013 per gentile concessione della Rivista Marittima, dedicato alla memoria del figlio Marzio, corso Indomiti, informatico visionario e socio del Mensa, prematuramente scomparso<\/p>\n<p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p><a class=\"maxbutton-3 maxbutton maxbutton-pagina-principale\" target=\"_blank\" title=\"tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"http:\/\/www.ocean4future.org\"><span class='mb-text'>PAGINA PRINCIPALE - HOME PAGE<\/span><\/a><br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Alcune delle foto presenti in questo blog possono essere state prese dal web, citandone ove possibile gli autori e\/o le fonti. Se qualcuno desiderasse specificarne l\u2019autore o rimuoverle, pu\u00f2 scrivere a infoocean4future@gmail.com e provvederemo immediatamente alla correzione dell\u2019articolo<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><span class=\"span-reading-time rt-reading-time\" style=\"display: block;\"><span class=\"rt-label rt-prefix\">tempo di lettura: <\/span> <span class=\"rt-time\"> 6<\/span> <span class=\"rt-label rt-postfix\">minuti<\/span><\/span>. . ARGOMENTO: STORIA NAVALE ROMANA PERIODO: IMPERO AREA: MARINA IMPERIALE ROMANA parole chiave: armi individuali . 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