{"id":114050,"date":"2025-04-03T00:02:00","date_gmt":"2025-04-02T22:02:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/?p=114050"},"modified":"2026-03-23T17:19:23","modified_gmt":"2026-03-23T16:19:23","slug":"i-tipi-di-alberature-poddighe","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/114050","title":{"rendered":"I diversi tipi di alberature &#8211; parte II"},"content":{"rendered":"<span class=\"span-reading-time rt-reading-time\" style=\"display: block;\"><span class=\"rt-label rt-prefix\">tempo di lettura: <\/span> <span class=\"rt-time\"> 5<\/span> <span class=\"rt-label rt-postfix\">minuti<\/span><\/span><p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\n<a class=\"maxbutton-8 maxbutton maxbutton-livello-2\" href=\"javascript:void(0);\"><span class='mb-text'>livello medio<\/span><\/a><\/p>\n<p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #008000;\"><strong>ARGOMENTO: ARCHITETTURA NAVALE<\/strong><\/span><br \/>\n<span style=\"color: #008000;\"><strong>PERIODO: XX &#8211; XXI SECOLO<\/strong><\/span><br \/>\n<span style=\"color: #008000;\"><strong>AREA: DIDATTICA<\/strong><\/span><br \/>\nparole chiave: strutture, navi<br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\">Per soddisfare i requisiti di questi sensori, gli architetti navali sono ricorsi nel tempo a diverse soluzioni, soprattutto man mano che si studiavano opportunamente i problemi di vibrazioni, ben prima che sorgessero e si affrontassero i problemi di interferenza e\/magnetica. Solo come riferimento, le scelte dei progettisti navali oscillarono negli anni tra:<br \/>\n&#8211; <span style=\"color: #008000;\"><strong>Alberi a palo o ad asta<\/strong><\/span>, eredi diretti dell\u2019albero per i segnali.<br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2025\/04\/Screenshot-2025-03-16-203210.png\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 Screenshot-2025-03-16-203210.png\" width=\"884\" height=\"487\"><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Montecuccoli anni \u201960 \u2013 Carabiniere al varo 1968 \u2013 Alpino primi anni &#8217;70. La tendenza progettuale italiana fu per alberature a palo ma il numero, il peso e le mutate esigenze di antenne e sensori, con l\u2019insorgere di fenomeni di vibrazioni, imposero da una parte delle modifiche in servizio (vedi la foto del Carabiniere F581 al varo e dell&#8217;Alpino F580 in servizio per evidenziare modifiche e rinforzi, foto autore) e dall\u2019altra ricerca di nuove soluzioni che in campo nazionale ebbero un percorso lungo e travagliato<\/span><\/strong><\/p>\n<p>&#8211; <strong><span style=\"color: #008000;\">Alberi a tripode, quadripode <\/span><\/strong><span style=\"font-size: revert; color: initial;\">(sui tipi Impavido furono adottate ambedue le soluzioni) o <\/span><strong style=\"font-size: revert; color: initial;\"><span style=\"color: #008000;\">pentapode<\/span><\/strong><span style=\"font-size: revert; color: initial;\">.<br \/>\n<\/span>&#8211; <strong><span style=\"color: #008000;\">Alberi a traliccio<\/span><\/strong> <span style=\"font-size: revert; color: initial;\">(compresa la variante a \u201ccestino\u201d antesignana ai sensori elettronici e studiata <\/span>per raggiungere altezze maggiori e dare stabilita a stazioni di vedetta e sistemi ottici).<br \/>\n&#8211; <strong><span style=\"color: #008000;\">Alberi misti<\/span><\/strong>, (MACK = Mast-Stack) validi come struttura di scarico dei gas di combustione e<br \/>\ncome supporto antenne di peso e dimensioni notevoli.<\/p>\n<p align=\"justify\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2025\/04\/Screenshot-2025-03-16-203221-1.png\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 Screenshot-2025-03-16-203221-1.png\"><br \/>\nI MACKs erano una soluzione molto limitata per la deviazione degli scarichi e di maggiore efficacia per creare pi\u00f9 superfici di appoggio, soprattutto pi\u00f9 stabili con maggiori opportunit\u00e0 di sistemazione ma rimaneva insoluto il problema della proliferazione di antenne e sensori e la diffusione\/saturazione di locali in diverse zone della nave con problemi di cablaggio e tempi di allestimento<br \/>\n&#8211; <strong><span style=\"color: #008000;\">Alberi carenati.<\/span><\/strong><br \/>\n&#8211; <strong><span style=\"color: #008000;\">Alberi strutturali.<\/span><\/strong><\/p>\n<p align=\"justify\">Un richiamo certamente sommario come elenco, considerando che esiste una infinit\u00e0 di interpretazioni e varianti sul tema. La soluzione a tripode fu probabilmente la pi\u00f9 diffusa nei primi decenni di sviluppo e crescita dei sensori elettronici. La <strong><span style=\"color: #008000;\">Classe Arley Burke<\/span><\/strong> sar\u00e0 probabilmente l\u2019ultima ad essere dotata, in parte, di <strong><span style=\"color: #008000;\">alberatura (a tripode) tradizionale<\/span><\/strong>, una soluzione ibrida, principalmente con il <strong><span style=\"color: #008000;\">radar SPY-1D <\/span><\/strong>incorporato nel blocco plancia, con installazione tradizionale di alcuni dei sensori e relativi apparati, posizionamento di sistemi e relativi cablaggi diffusi su tutta la piattaforma e pertanto maggiori complessit\u00e0 (tempi e costi) sia in fase di allestimento che di refitting.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2025\/04\/Screenshot-2025-03-16-211636.png\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 Screenshot-2025-03-16-211636.png\" width=\"871\" height=\"326\"><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\">La Classe Arley Burke sar\u00e0 probabilmente l\u2019ultima ad essere dotata, in parte, di alberatura (a tripode) tradizionale, una soluzione ibrida, principalmente con il radar SPY -1D incorporato nel blocco plancia, con installazione tradizionale di alcuni dei sensori e relativi apparati, posizionamento di sistemi e relativi cablaggi diffusi su tutta la piattaforma e pertanto maggiori complessit\u00e0 (tempi e costi) sia in fase di allestimento che di refitting.<\/span><\/strong><\/p>\n<p align=\"justify\">Tra la vasta gamma di soluzioni sopra tratteggiata, nelle costruzioni pi\u00f9 recenti ci si \u00e8 maggiormente orientati verso alberi strutturali, anche nel caso di peso maggiore di quelli a traliccio, preferiti nella maggior parte dei casi per i loro vantaggi di minor segnatura radar, maggior durata (anche degli accessori e condotte grazie alla struttura protetta), minori vibrazioni e possibilit\u00e0 di supportare il peso crescente di antenne ed accessori.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2025\/04\/Screenshot-2025-03-16-211652.png\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 Screenshot-2025-03-16-211652.png\" width=\"840\" height=\"586\"><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"color: #008000;\"><strong><span style=\"font-size: revert;\"><span id=\"tk_6\" class=\"t s4_6\">La complicata e parziale soluzione adottata nel corso del refitting della HMAS Perth non ha risolto molti dei problemi <\/span> <span id=\"tl_6\" class=\"t s4_6\">citati. <\/span>Notare l&#8217;annerimento dell&#8217;area intorno ai radar sull&#8217;albero dovuto ai fumi di scarico (Foto RAN)<\/span><\/strong><\/span><\/p>\n<p align=\"justify\">La progettazione dell&#8217;albero, tuttavia, non si limita al solo posizionamento dei sensori, considerando che qualsiasi spostamento in alto dei pesi \u00e8 l\u2019incubo dei progettisti navali. La collocazione la conformazione dell\u2019albero \u00e8 condizionante per la stessa progettazione generale della nave, soprattutto perch\u00e9 il suo peso e la sua forma influiscono sulla stabilit\u00e0 ed i movimenti dello scafo, la resistenza aerodinamica sulla velocit\u00e0, mentre la disposizione delle antenne perturber\u00e0 l\u2019ambiente elettromagnetico e si dovranno nel possibile limitare i pericoli da radiazioni (<strong><span style=\"color: #008000;\">RADHAZ<\/span><\/strong>). Nel corso della progettazione iniziale \u00e8 necessario integrare strutturalmente l&#8217;albero allo scafo per garantire la distribuzione dei carichi sia statici che dinamici (tra cui, e non solo, effetto frusta per l\u2019impatto dello scafo sulle onde secondo diverse angolazioni, sforzi di inerzia, resistenza all&#8217;aria non solo per velocit\u00e0 ma soprattutto per eventi atmosferici, possibili impatti), assicurare un opportuno accesso alle varie componenti e sistemazioni, alimentazione di energia e segnali, ventilazione e pi\u00f9 (condizionamento ed eventuale pressurizzazione), evitare fenomeni di ionizzazione dovuti agli scarichi dell\u2019 apparato motore e tentare di controllare\/deviare i flussi di tali scarichi, evitando tra l\u2019altro che investano direttamente e stabilmente le antenne. Un grande passo in avanti avvenne a partire dagli anni \u201860 con il ricorso a sofisticati modelli dielettrici delle unit\u00e0 per la valutazione di interferenze e segnatura con prove di diverse configurazioni in laboratori attrezzati nonch\u00e9 alle prove (e progettazione finale) dell\u2019opera morta in galleria del vento per valutare resistenza ed emissioni degli scarichi. Le prime esperienze al riguardo si ebbero in Italia attraverso la collaborazione tra MARIPERMAN ed il Politecnico di Torino per la progettazione del Vittorio Veneto (interventi parziali, ma estremamente significativi in corso d\u2019 opera) di Carabiniere\/Alpino, di Audace\/Ardito, che furono le prime unit\u00e0 totalmente progettate (ab initio) secondo nuovi criteri, mentre la Marina si dotava di una propria galleria del vento per raggiungere la piena autonomia nel settore.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2025\/04\/Screenshot-2025-03-16-212135.png\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 Screenshot-2025-03-16-212135.png\" width=\"805\" height=\"482\"><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"color: #008000;\"><strong>Il modello dielettrico del CT ARDITO realizzato per le prove in occasione del refitting degli anni 80 (Foto autore)<\/strong><\/span><\/p>\n<p align=\"justify\">Atipico e significativo fu l\u2019intervento in corso d\u2019 opera che port\u00f2 alla radicale modifica delle sovrastrutture della <strong><span style=\"color: #008000;\">classe Lupo<\/span><\/strong>, unit\u00e0 nate e inizialmente proposte secondo una particolare e discutibile teoria operativa dei cantieri e faticosamente evolute come fregate polivalenti, intervento che culmin\u00f2 con l\u2019istallazione di un secondo albero in occasione dei lavori di fine garanzia delle prime due unit\u00e0 consegnate.<\/p>\n<p align=\"justify\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2025\/04\/Screenshot-2025-03-16-212334.png\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 Screenshot-2025-03-16-212334.png\">Un\u2019evoluzione travagliata, con risultati finali comunque soddisfacenti nell\u2019 integrazioni dei sensori che ebbe come prova un corollario anni dopo, in occasione del refitting di unita costruite per una marina straniera: la scelta di apparati, peraltro singolarmente di elevate prestazioni, senza una logica n\u00e9 di integrazione di sistema n\u00e9 di prove preventive di compatibilit\u00e0, port\u00f2 a risultati disastrosi, con enormi ritardi nell\u2019 approntamento, con apparati che non potevano operare simultaneamente e pertanto riduzione di capacit\u00e0 operative (Foto della classe Lupo autore\/USMM).<\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"color: #008000;\"><strong>Fine II parte &#8211; continua<\/strong><\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #008000;\"><strong>Giancarlo Poddighe<br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/strong><\/span><\/p>\n<p><a class=\"maxbutton-3 maxbutton maxbutton-pagina-principale\" target=\"_blank\" title=\"tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"http:\/\/www.ocean4future.org\"><span class='mb-text'>PAGINA PRINCIPALE - HOME PAGE<\/span><\/a><br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p><a class=\"maxbutton-13 maxbutton maxbutton-parte-i\" target=\"_blank\" title=\" tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/114049\"><span class='mb-text'>PARTE I<\/span><\/a> <a class=\"maxbutton-14 maxbutton maxbutton-parte-ii\" target=\"_blank\" title=\" tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/114050\"><span class='mb-text'>PARTE II<\/span><\/a> <a class=\"maxbutton-15 maxbutton maxbutton-parte-iii\" target=\"_blank\" title=\" tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/114051\"><span class='mb-text'>PARTE III<\/span><\/a><\/p>\n<p><a class=\"maxbutton-16 maxbutton maxbutton-parte-iv\" target=\"_blank\" title=\" tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/115942\"><span class='mb-text'>PARTE IV<\/span><\/a><br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Alcune delle immagini possono essere state prese dal web, citandone ove possibile gli autori e\/o le fonti. Se qualcuno desiderasse specificarne l\u2019autore e le fonti o rimuoverle, pu\u00f2 scrivere a infoocean4future@gmail.com e provvederemo immediatamente alla correzione dell\u2019articolo<br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><span class=\"span-reading-time rt-reading-time\" style=\"display: block;\"><span class=\"rt-label rt-prefix\">tempo di lettura: <\/span> <span class=\"rt-time\"> 5<\/span> <span class=\"rt-label rt-postfix\">minuti<\/span><\/span>. . ARGOMENTO: ARCHITETTURA NAVALE PERIODO: XX &#8211; XXI SECOLO AREA: DIDATTICA parole chiave: strutture, navi . 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Transitato all\u2019industria nazionale ha svolto incarichi di responsabilit\u00e0 per le costruzioni della prima legge navale diventando promotore delle Mostre Navali Italiane. Ha occupato posizioni dirigenziali sia nel settore impiantistico che delle grandi opere e dell\u2019industria automobilistica, occupandosi della diversificazione produttiva e dei progetti di decarbonizzazione, con il passaggio alle motorizzazioni GNV. E\u2019 stato membro dei CdA di alcune importanti JV internazionali nei settori metallurgico, infrastrutturale ed automotive ed \u00e8 stato chiamato a far parte di commissioni specialistiche da parte di organismi internazionali, tra cui rilevanti quelle in materia di disaster management. Giornalista iscritto all\u2019OdG nazionale dal 1982, ha collaborato con periodici e quotidiani, ed \u00e8 stato direttore responsabile di quotidiani ricoprendo incarichi di vertice in societ\u00e0 editoriali. Membro di alcuni Think Tank geopolitici, collabora con quotidiani soprattutto per corrispondenze all\u2019estero, pubblica on line su testate del settore marittimo e navale italiane ed internazionali. 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Transitato all\u2019industria nazionale ha svolto incarichi di responsabilit\u00e0 per le costruzioni della prima legge navale diventando promotore delle Mostre Navali Italiane. Ha occupato posizioni dirigenziali sia nel settore impiantistico che delle grandi opere e dell\u2019industria automobilistica, occupandosi della diversificazione produttiva e dei progetti di decarbonizzazione, con il passaggio alle motorizzazioni GNV. E\u2019 stato membro dei CdA di alcune importanti JV internazionali nei settori metallurgico, infrastrutturale ed automotive ed \u00e8 stato chiamato a far parte di commissioni specialistiche da parte di organismi internazionali, tra cui rilevanti quelle in materia di disaster management. Giornalista iscritto all\u2019OdG nazionale dal 1982, ha collaborato con periodici e quotidiani, ed \u00e8 stato direttore responsabile di quotidiani ricoprendo incarichi di vertice in societ\u00e0 editoriali. 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