{"id":11297,"date":"2019-02-11T00:10:51","date_gmt":"2019-02-11T00:10:51","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/?p=11297"},"modified":"2026-10-10T17:56:01","modified_gmt":"2026-10-10T15:56:01","slug":"breve-storia-degli-erogatori-parte","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/11297","title":{"rendered":"Breve storia degli erogatori subacquei &#8211; parte I di Andrea Mucedola"},"content":{"rendered":"<span class=\"span-reading-time rt-reading-time\" style=\"display: block;\"><span class=\"rt-label rt-prefix\">tempo di lettura: <\/span> <span class=\"rt-time\"> 7<\/span> <span class=\"rt-label rt-postfix\">minuti<\/span><\/span><p>&nbsp;<\/p>\n<p><a class=\"maxbutton-4 maxbutton maxbutton-livello-di-comprensione\" href=\"javascript:void(0);\"><span class='mb-text'>livello elementare<\/span><\/a><br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\"><strong>.<\/strong><\/span><\/p>\n<p><strong><span style=\"color: #008000;\">ARGOMENTO: SUBACQUEA<\/span><\/strong><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">PERIODO: XIX &#8211; AD OGGI<\/span><\/strong><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">AREA: DIDATTICA<\/span><\/strong><br \/>\nparole chiave: erogatori<\/p>\n<p><span style=\"font-size: 20px;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Erogatori, questi sconosciuti<\/span><\/strong><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I giovani subacquei apprendono sin dal primo corso il funzionamento degli erogatori ovvero di quei meccanismi che riducono la pressione del gas di respirazione e forniscono al subacqueo una pressione prossima a quella dell\u2019ambiente per poter respirare sott&#8217;acqua.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft\" style=\"text-align: justify;\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/mares.jpg\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 mares.jpg\" width=\"553\" height=\"342\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In questi dispositivi il gas viene fornito a richiesta con l\u2019inspirazione o con un flusso costante all&#8217;interno del casco o di maschere speciali. Nel primo caso, una valvola \u201ca domanda\u201c rileva quando il subacqueo inizia l&#8217;inalazione e gli fornisce il gas che viene portato alla pressione ambiente attraverso delle riduzioni della pressione tramite i due stadi (primo stadio attaccato alla bombola e secondo stadio in prossimit\u00e0 del boccaglio). Grazie all&#8217;erogatore \u00e8 quindi possibile respirare in sicurezza aria o gas compressi contenuti nelle bombole ad alta pressione durante le immersioni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 20px;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Storia<\/span><\/strong><\/span><br \/>\nLa storia dell\u2019erogatore incominci\u00f2 quasi due secoli fa, nel 1838, quando il brevetto del primo dispositivo fu registrato in Francia. Il 14 novembre 1838, il dottor <strong><span style=\"color: #008000;\">Manuel Th\u00e9odore Guillaumet di Argentan<\/span><\/strong> deposit\u00f2 la richiesta di un brevetto per uno strumento di somministrazione di aria composto da due tubi; il subacqueo riceveva l\u2019aria dalla superficie attraverso dei tubi. L\u2019aria arrivava ad una valvola domanda posizionata sul dorso del subacqueo e da l\u00ec inviata tramite un altro tubo al boccaglio. Il gas esalato veniva scaricato al lato della testa attraverso un secondo tubo. L&#8217;innovativo strumento fu testato da una commissione dell&#8217;Accademia Francese delle Scienze ma non vi fu un grande interesse. Di fatto, il 19 giugno 1838 <strong><span style=\"color: #008000;\">William Edward Newton<\/span><\/strong> deposit\u00f2 a Londra un brevetto (no 7695: &#8220;Scafandro&#8221;) relativo ad una valvola a domanda funzionante con un diaframma e due tubi ad uso dei subacquei. Si ritiene che Newton deposit\u00f2 il brevetto a nome di <strong><span style=\"color: #008000;\">Guillaumet<\/span><\/strong> che forse non riusciva a trovare sufficiente sostegno in Francia.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-11320\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2016\/12\/de-11.jpg\" alt=\"de-1\" width=\"1111\" height=\"830\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2016\/12\/de-11.jpg 771w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2016\/12\/de-11-300x224.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 1111px) 100vw, 1111px\" \/><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\">l&#8217;apparecchio di Denayrouze\u00a0Rouquayrol<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In seguito, nel 1860, un ingegnere minerario di Espalion (Francia), <strong><span style=\"color: #008000;\">Beno\u00eet Rouquayrol<\/span><\/strong>, invent\u00f2 un nuovo sistema a domanda collegato ad un serbatoio d&#8217;aria di ferro per far respirare i minatori nelle miniere allagate. Rouquayrol chiam\u00f2 la sua invenzione <strong><span style=\"color: #008000;\">r\u00e9gulateur (regolatore)<\/span><\/strong>. Fu nel 1864 che l&#8217;ingegnere, dopo aver \u00a0incontrato un ufficiale della Marina Imperiale francese <strong><span style=\"color: #008000;\">Auguste Denayrouze<\/span><\/strong>, \u00a0incominci\u00f2 ad adattare questo congegno ad uso di un dispositivo per le immersioni. Insieme i due inventori ne realizzarono due modelli basati sul modello del 1860. Il primo fu denominato a &#8220;bassa pressione&#8221; (8 e 25 litri) e veniva alimentato con l\u2019aria da una pompa. Il sistema poteva essere impiegato sia in ambiente marino che minerario. Il secondo modello, detto &#8220;alta pressione&#8221; (35 litri), era autonomo grazie ad un\u2019alimentazione di aria pressurizzata e con una autonomia di mezz&#8217;ora a 10 metri di profondit\u00e0. Il 27 giugno 1864 fu aggiunto al corredo del sommozzatore uno scafandro di tela gommata (la prima muta subacquea) disegnato da entrambi i partner. Il brevetto includeva una piccola campana (elmo) che si riempiva di aria su richiesta del subacqueo.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2016\/12\/groin1.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-11314 alignright\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2016\/12\/groin.jpg\" alt=\"\" width=\"774\" height=\"590\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2016\/12\/groin.jpg 774w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2016\/12\/groin-300x229.jpg 300w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2016\/12\/groin-180x138.jpg 180w\" sizes=\"auto, (max-width: 774px) 100vw, 774px\" \/><\/a><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\">l&#8217;inquietante Groin<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel 1865 <strong><span style=\"color: #008000;\">Rouquayrol e Denayrouze<\/span><\/strong> scoprirono che il sistema della campana non era sufficiente a proteggere gli occhi del subacqueo e che il loro primo progetto (con clip naso e senza protezione per gli occhi) doveva essere completamente abbandonato a favore di un sistema per proteggere gli occhi del sommozzatore. Progettarono una maschera facciale di rame adattabile alla muta \u00a0e soprannominato l&#8217;elmo &#8220;<strong><span style=\"color: #008000;\">groin<\/span><\/strong>&#8220;, ovvero muso, a causa della sua strana forma. L&#8217;aria dal regolatore entrava nella maschera attraverso un boccaglio ed il\u00a0 gas veniva \u00a0scaricato attraverso una valvola manuale di non ritorno. Furono brevettati tre modelli di questo strano elmo, passando da uno a tre e infine quattro obl\u00f2, ma\u00a0 le difficolt\u00e0 individuate dai palombari portarono <strong><span style=\"color: #008000;\">Auguste Denayrouze<\/span><\/strong>, nel 1866, a\u00a0 sostituirlo con un elmo corredato da un boccaglio ed una valvola di scarico per l&#8217;aria. Sebbene l&#8217;apparato Rouquayrol-Denayrouze fosse stato prodotto in serie e, a partire dal 1865, acquisito come standard dalla Marina Imperiale francese, in realt\u00e0 non fu mai del tutto accettato dai sommozzatori francesi a causa della sua scarsa sicurezza e autonomia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2016\/12\/draeger-18871.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\" wp-image-11321 alignleft\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2016\/12\/draeger-18871.jpg\" alt=\"draeger-1887\" width=\"582\" height=\"550\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2016\/12\/draeger-18871.jpg 381w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2016\/12\/draeger-18871-300x283.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 582px) 100vw, 582px\" \/><\/a>Nel 1907, un tecnico della ditta tedesca Dr\u00e4ger, <strong><span style=\"color: #008000;\">Hermann Stelzner,<\/span><\/strong> prese spunto dal respiratore con cartuccia alcalina e dal pallone per la respirazione artificiale prodotti dalla stessa ditta per sviluppare un apparato di respirazione subacquea per gli equipaggi dei sottomarini sinistrati. Nel 1912 Dr\u00e4ger diffonde il primo respiratore subacqueo portatile e indipendente dal luogo di utilizzo. Ci\u00f2 che rende veramente speciale questo apparecchio \u00e8 il fatto che offr\u00ec per la prima volta agli esseri umani la possibilit\u00e0 di muoversi liberamente sott&#8217;acqua per lunghi periodi di tempo. arrivando ad un0&#8217;autonomia di 40 minuti. Il tubo dell\u2019aria veniva utilizzato per collegare il sommozzatore all\u2019imbarcazione di appoggio, la zavorra era stata sostituita da due bombole di ossigeno ed un assorbitore di anidride carbonica.<br \/>\nArriviamo al 1926 quando ancora due francesi, <strong><span style=\"color: #008000;\">Maurice Fernez e Yves Le Prieur<\/span><\/strong>, brevettarono un erogatore a flusso costante (ovvero non provvisto di una valvola di domanda) che utilizzava una maschera gran facciale. L\u2019idea nacque nel 1925, quando un comandante della marina francese, <strong><span style=\"color: #008000;\">Yves Le Prieur<\/span><\/strong>, assistette ad una dimostrazione di Maurice Fernez di uno dei suoi apparecchi respiratori subacquei che venivano rifornito di aria dalla superficie tramite una pompa. L\u2019innovazione era di sostituire il sistema pompa\u2013tubo di respirazione con una bombola di aria compressa, la stessa utilizzata da un certo <strong><span style=\"color: #008000;\">Michelin<\/span><\/strong> (si proprio lui quello dei pneumatici) per il suo kit di riparazione dei pneumatici delle autovetture. Questo sistema forniva un fattore fondamentale per il subacqueo \u2026 l&#8217;indipendenza dalla superficie.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2016\/12\/le-prieur.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-11316\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2016\/12\/le-prieur.jpg\" alt=\"le-prieur\" width=\"1110\" height=\"1849\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2016\/12\/le-prieur.jpg 475w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2016\/12\/le-prieur-180x300.jpg 180w\" sizes=\"auto, (max-width: 1110px) 100vw, 1110px\" \/><\/a><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Yves Le Prieur<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel 1931 <strong><span style=\"color: #008000;\">Fernez-Le Prieur<\/span> <\/strong>brevettarono questo sistema per le immersioni sostituendo gli occhiali e la clip per il naso di Fernez con una piccola maschera finestra. La novit\u00e0 di Le Prieur fu quell&#8217;erogatore\u00a0 manuale (chiamato <strong><span style=\"color: #008000;\">manod\u00e9tendeur<\/span><\/strong>) che veniva accoppiato ad una bombola di aria compressa. Il sistema \u00a0a circuito aperto e flusso costante poteva fornire aria per due subacquei ad una pressione costante, controllato manualmente fornendo un&#8217;autonomia di 20 minuti a 7 metri e di 15 minuti a 15 metri.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2016\/12\/aro-modello-Belloni1.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-11319\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2016\/12\/aro-modello-Belloni1.jpg\" alt=\"aro-modello-belloni\" width=\"1103\" height=\"1359\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2016\/12\/aro-modello-Belloni1.jpg 350w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2016\/12\/aro-modello-Belloni1-244x300.jpg 244w\" sizes=\"auto, (max-width: 1103px) 100vw, 1103px\" \/><\/a><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\">A.R.O. Belloni in uso agli operatori gamma della Regia Marina Italiana &#8211; STV Tadini<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel 1932 il comandante <strong><span style=\"color: #008000;\">Angelo Belloni<\/span> <\/strong>perfezion\u00f2 l&#8217;erogatore della Draeger e,\u00a0 nel 1935, cre\u00f2 un autorespiratore ad Ossigeno (circuito chiuso) con due ore di autonomia: il \u201c<strong><span style=\"color: #008000;\">49<\/span><\/strong>\u2033 e, con la collaborazione di <strong><span style=\"color: #008000;\">Toppat, Tesei e Sorrentino,<\/span><\/strong> il mitico \u201c<strong><span style=\"color: #008000;\">50<\/span><\/strong>\u2033. Belloni, con l&#8217;aiuto di Teseo Tesei, port\u00f2 l&#8217;autonomia dell&#8217;autorespiratore da venti minuti a qualche ora (lo stesso Tesei rimase per tre ore ed un quarto in immersione per testarlo) e, soprattutto, lo rese pi\u00f9 affidabile. In particolare, nel luglio del 1936, venne approvato l&#8217;autorespiratore ad ossigeno a lunga autonomia 49\/bis poi impiegato dai reparti speciali della Regia Marina. Pirelli ne costru\u00ec due tipologie per la Decima Mas durante la Seconda Guerra Mondiale: il primo modello, il <strong><span style=\"color: #008000;\">49<\/span><\/strong>, fu realizzato dalla Pirelli e d auna societ\u00e0 collegata, la IAC Pirelli, che potevano avere un boccaglio libero o integrato nella maschera. Il secondo, o <strong><span style=\"color: #008000;\">Modello 49\/bis,<\/span><\/strong> era un&#8217;autorespiratore con due bombole con maschera. Successivamente fu sviluppato il Modello G50 che aveva un sacco pi\u00f9 grande e due bombole di ossigeno. Il <strong><span style=\"color: #008000;\">G50<\/span><\/strong> fu il predecessore del <strong>Pirelli LS901<\/strong> del dopoguerra. Facendo un passo indietro, la progettazione dei primi sistemi a circuito chiuso risaliva al 1876 dall&#8217;ingegno di <strong><span style=\"color: #008000;\">Henry Fleuss,<\/span><\/strong> poi sviluppato nel 1889 sia dall&#8217;azienda germanica <strong><span style=\"color: #008000;\">Dr\u00e4ger<\/span><\/strong> che dall&#8217;americano <strong><span style=\"color: #008000;\">Charles &#8220;Swede&#8221; Momsen<\/span><\/strong> e dal britannico <strong><span style=\"color: #008000;\">Robert Davis<\/span><\/strong> (quello delle maschere Davis utilizzate per le fuoriuscite dell&#8217;equipaggio da sommergibili in avaria). Dal 1939, il pioniere austriaco delle immersioni subacquee <strong><span style=\"color: #008000;\">Hans Hass<\/span><\/strong> inizi\u00f2 a sviluppare l\u2019immediato precursore degli autorespiratori a ciclo chiuso per immersioni subacquee poi impiegati dalle marine militari di tutto il mondo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-93640 alignleft\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/STORIA-MARINA-US-LAMBERTSEN-The-O-2-underwater-breathing-apparatus-for-lifesaving-1.png\" alt=\"\" width=\"697\" height=\"550\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/STORIA-MARINA-US-LAMBERTSEN-The-O-2-underwater-breathing-apparatus-for-lifesaving-1.png 697w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/STORIA-MARINA-US-LAMBERTSEN-The-O-2-underwater-breathing-apparatus-for-lifesaving-1-300x237.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 697px) 100vw, 697px\" \/>Nello stesso anno <strong><span style=\"color: #008000;\">il dott. Lambertsen<\/span><\/strong> brevett\u00f2 un autorespiratore ad ossigeno (il Flatus) usato dai sommozzatori della Marina americana. L\u2019apparato ad uso navale fu ideato sulla base dell\u2019apparecchio di respirazione per il soccorso dei minatori nelle miniere invase da gas asfissianti. Lambertsen fu in seguito il fondatore e direttore dell&#8217;Environmental Biomedical Stress Data Center presso l&#8217;Universit\u00e0 della Pennsylvania di Philadelphia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Siamo arrivati agli anni &#8217;40 quando, tra il 1941 ed il 1944, durante la seconda guerra mondiale, i subacquei italiani furono artefici di imprese memorabili, utilizzando respiratori a circuito chiuso, in seguito utilizzati anche dagli inglesi per affondare la nave tedesca Tirpitz. Voglio ricordare il Pirelli Gamma. Un ARO pendolare, studiato per gli operatori Gamma che consentiva un&#8217;autonomia di soli 40 minuti a fronte di un peso e volume drasticamente inferiori rispetto ai modelli a lunga autonomia. Il nome era preso dal gruppo Gamma degli incursori della Regia Marina Italiana per i quali fu costruito.<\/p>\n<p><strong><span style=\"color: #008000;\">fine I parte &#8211; continua<br \/>\n<\/span><\/strong><strong><span style=\"color: #008000;\">Andrea Mucedola<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Alcune delle immagini possono essere state prese dal web, citandone ove possibile gli autori e\/o le fonti. Se qualcuno desiderasse specificarne l\u2019autore o rimuoverle, pu\u00f2 scrivere a infoocean4future@gmail.com e provvederemo immediatamente alla correzione dell\u2019articolo<\/p>\n<a class=\"maxbutton-3 maxbutton maxbutton-pagina-principale\" target=\"_blank\" title=\"tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"http:\/\/www.ocean4future.org\"><span class='mb-text'>PAGINA PRINCIPALE<\/span><\/a>\n<p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p><a class=\"maxbutton-13 maxbutton maxbutton-parte-i\" target=\"_blank\" title=\" tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/11297\"><span class='mb-text'>PARTE I<\/span><\/a>\u00a0 <a class=\"maxbutton-14 maxbutton maxbutton-parte-ii\" target=\"_blank\" title=\" tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/11300\"><span class='mb-text'>PARTE II<\/span><\/a><br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><span class=\"span-reading-time rt-reading-time\" style=\"display: block;\"><span class=\"rt-label rt-prefix\">tempo di lettura: <\/span> <span class=\"rt-time\"> 7<\/span> <span class=\"rt-label rt-postfix\">minuti<\/span><\/span>&nbsp; . ARGOMENTO: SUBACQUEA PERIODO: XIX &#8211; AD OGGI AREA: DIDATTICA parole chiave: erogatori Erogatori, questi sconosciuti I giovani subacquei apprendono sin dal primo corso il funzionamento degli erogatori ovvero di quei meccanismi che riducono la pressione del gas di respirazione e forniscono al subacqueo una pressione prossima a quella dell\u2019ambiente per poter respirare sott&#8217;acqua. 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