{"id":11221,"date":"2016-12-16T00:10:04","date_gmt":"2016-12-16T00:10:04","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/?p=11221"},"modified":"2023-05-08T10:54:01","modified_gmt":"2023-05-08T08:54:01","slug":"alla-ricerca-di-aghi-un-pagliaio-la-ricerca-archeologica-marina","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/11221","title":{"rendered":"Alla ricerca di un ago in un pagliaio, la ricerca archeologica marina"},"content":{"rendered":"<span class=\"span-reading-time rt-reading-time\" style=\"display: block;\"><span class=\"rt-label rt-prefix\">tempo di lettura: <\/span> <span class=\"rt-time\"> 7<\/span> <span class=\"rt-label rt-postfix\">minuti<\/span><\/span><p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\n<a class=\"maxbutton-4 maxbutton maxbutton-livello-di-comprensione\" href=\"javascript:void(0);\"><span class='mb-text'>livello elementare<\/span><\/a><br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">ARGOMENTO: ARCHEOLOGIA<\/span><\/strong><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">PERIODO: NA<\/span><\/strong><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">AREA: DIDATTICA<\/span><\/strong><br \/>\nparole chiave: ricerca, relitti, sonar<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 18pt;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Il mare nasconde ma non ruba e prima o poi restituisce le tracce del nostro passato.<\/span><br \/>\n<\/strong><\/span>Archeologi subacquei, esploratori e cacciatori di tesori, sebbene con fini diversi, esplorano gli abissi dei mari alla ricerca di reliquie di naufragi. I relitti pi\u00f9 affascinanti sono quelli antichi. Si pensa che la navigazione inizi\u00f2 circa 10 mila anni fa quando, a seguito delle glaciazioni, i collegamenti marittimi erano quindi pi\u00f9 semplici anche se il rischio per i naviganti era elevatissimo a causa dell&#8217;impossibilit\u00e0 di prevedere il tempo meteorologico e le condizioni del mare. La probabilit\u00e0 di affondare era molto alta. Il poeta <strong><span style=\"color: #008000;\">Orazio<\/span> <\/strong>in una sua ode diceva<em> : &#8220;<strong><span style=\"color: #008000;\">O navis, referent in mare te novi&nbsp;fluctus. O quid agis? Fortiter occupa&nbsp;portum&#8230;<\/span><\/strong> &#8221; &#8230; &#8220;<\/em>O nave, ti riporteranno in mare nuovi flutti. O che fai? Con forza resta nel porto&#8221;. Di certo chi lavorava sul&nbsp;mare sapeva che, a fronte di grandi guadagni, il rischio di perdere la nave ed il suo carico in mare era sempre altissimo &#8230; ed i naufragi sia naturali (tempeste) sia causati da altri (pirateria) erano all&#8217;ordine del giorno. La scoperta dei relitti \u00e8 quindi una finestra aperta verso il passato che ci aiuta a comprendere meglio quei tempi antichi che tante sorprese possono ancora riservarci.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 18pt;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Un ago nel pagliaio<\/span><\/strong><\/span><br \/>\nPurtroppo non \u00e8 cos\u00ec semplice ritrovare tracce di questi relitti; spesso \u00e8 come cercare un ago di legno in un pagliaio tenendo conto che nei secoli l&#8217;ago \u00e8 &#8230; marcito. Fortunatamente, la tecnologia odierna fornisce strumenti sempre pi\u00f9 prestanti che facilitano la ricerca archeologica.<\/p>\n<figure id=\"attachment_11232\" aria-describedby=\"caption-attachment-11232\" style=\"width: 852px\" class=\"wp-caption alignleft\"><a href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2016\/12\/relitto-romano-santa-teresa.jpg\"><img decoding=\"async\" class=\"wp-image-11232\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2016\/12\/relitto-romano-santa-teresa.jpg\" alt=\"relitto-romano-santa-teresa\" width=\"852\" height=\"567\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2016\/12\/relitto-romano-santa-teresa.jpg 558w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2016\/12\/relitto-romano-santa-teresa-300x199.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 852px) 100vw, 852px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-11232\" class=\"wp-caption-text\"><strong><span style=\"color: #008000;\">sommozzatore del nucleo carabinieri subacquei ispeziona un relitto<\/span><\/strong><\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/strong><br \/>\nGli archeologi subacquei analizzano scientificamente i fondali, basandosi su informazioni presunte dalla documentazione storica (fonti), alla ricerca di resti di relitti e infrastrutture oggi sommerse da cui ricavare nuove informazioni sulla vita di quei popoli antichi, su come costruivano le loro navi e su quali antiche rotte venivano svolte le loro attivit\u00e0 commerciali. Determinare i collegamenti marittimi permette ai ricercatori di comprendere meglio antiche economie e culture in un contesto pi\u00f9 globale.&nbsp;<\/p>\n<figure style=\"width: 596px\" class=\"wp-caption alignnone\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2023\/05\/teredine-wikipedia.jpg\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 teredine-wikipedia.jpg\" width=\"596\" height=\"562\"><figcaption class=\"wp-caption-text\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Teredo navalis &#8211; autore United States Geological Survey da wikipedia <a href=\"https:\/\/commons.wikimedia.org\/wiki\/File:Shipworm.jpg\">File:Shipworm.jpg &#8211; Wikimedia Commons<\/a><\/span><\/strong><\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il problema principale della ricerca di resti degli antichi naufragi \u00e8 che gli scafi antichi erano costruiti in legno, un materiale che viene nel tempo attaccato da un animale marino chiamato teredine (Teredo navalis). Questo animale vermiforme \u00e8 in realt\u00e0 un mollusco bivalve che scava nel legno, trasformando il legname in qualcosa di simile ad un emmenthal svizzero. Le teredini sono molto invasive e possono ammalorare in meno di cinque anni le parti esposte in legno di un relitto; per cui l\u2019unica speranza di poter ritrovare uno scafo \u00e8 che questo sia stato sepolto dopo l&#8217;affondamento sotto uno strato di sedimento. In caso contrario, si ritrovano solo grandi ammassi di materiale ceramico come vasi di ceramica ed anfore, che vengono anche loro colonizzati dal biofauna e concrezionati sul fondo.<\/p>\n<figure id=\"attachment_11224\" aria-describedby=\"caption-attachment-11224\" style=\"width: 770px\" class=\"wp-caption alignnone\"><a href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2016\/12\/77958.ngsversion.1425938917170.adapt_.1190.1.jpg\"><img decoding=\"async\" class=\"wp-image-11224\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2016\/12\/77958.ngsversion.1425938917170.adapt_.1190.1.jpg\" alt=\"relitto nave romana fluviale\" width=\"770\" height=\"513\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2016\/12\/77958.ngsversion.1425938917170.adapt_.1190.1.jpg 1190w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2016\/12\/77958.ngsversion.1425938917170.adapt_.1190.1-300x200.jpg 300w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2016\/12\/77958.ngsversion.1425938917170.adapt_.1190.1-1024x682.jpg 1024w\" sizes=\"(max-width: 770px) 100vw, 770px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-11224\" class=\"wp-caption-text\"><strong><span style=\"color: #008000; font-size: 12pt;\">questa imbarcazione romana del I secolo d.C. fu ritrovata &nbsp;nel 2011 nel fiume Rodano ad Arles, Francia. L&#8217;Eccezionalit\u00e0 del ritrovamento risiede nel fatto che fu ritrovato quasi intatto nel fango che lo aveva conservato &#8211;&nbsp; foto di Remi Benali, Museo Dipartimentale di Arles, Francia.<\/span><\/strong><\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sul fondo del fiume Rodano (Francia), nei pressi della citt\u00e0 di Arles, \u00e8 stata ritrovata un\u2019imbarcazione fluviale con lo scafo ancora intatto. Gli archeologi hanno determinato che l&#8217;imbarcazione fluviale era di origine romana e risaliva al I secolo d.C. Ma la cosa straordinaria fu il suo stato di conservazione, praticamente intatto. Si tratta di una chiatta gallo-romana, una barca da fiume con fondo piatto, lunga trentuno metri e larga tre metri, del peso di circa otto tonnellate per il trasporto di merci. Il relitto era stato scoperto nel 2004, ancora intatto, tra i quattro e otto metri di profondit\u00e0, completamente infangato sul fondo del fiume. Questa barca fluviale, in seguito chiamata dagli archeologi &#8220;Arles-Rh\u00f4ne 3&#8221;, navigava lungo il fiume Rodano, da nord di Arles (l&#8217;antica colonia romana Arelate) fino alla foce del fiume nel Mar Mediterraneo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000; font-size: 18pt;\">Vedere nel buio<\/span><\/strong><br \/>\nI ricercatori subacquei hanno oggigiorno nuovi strumenti, un tempo impensabili, che consentono di ricercare gli oggetti sul fondo (ma con le nuove tecnologie anche sotto il sedimento superficiale) anche in circostanze in cui la visibilit\u00e0 subacquea \u00e8 nulla. Questi sistemi derivano dalle strumentazioni militari usate sin dal dopo guerra per misurare la profondit\u00e0 del mare, gli ecoscandagli. Il sistema utilizza la stessa tecnologia del <em><strong><span style=\"color: #008000;\">sonar&nbsp;(SOund Navigation And Ranging) <\/span><\/strong><\/em>utilizzando la tecnica di analisi dell&#8217;impulso sonoro riflesso. La met\u00e0 dell&#8217;intervallo di tempo tra emissione e ritorno dell&#8217;impulso sonoro (scafo-fondo-scafo) moltiplicato per la velocit\u00e0 del suono in acqua (d=V*t) restituisce la distanza dell&#8217;oggetto in quel preciso momento. Attraverso l\u2019analisi e processazione dei dati (in pratica un&#8217;insieme di distanze), questi strumenti restituiscono immagini (anche tridimensionali) che caratterizzano le asperit\u00e0 del fondo marino.<\/p>\n<figure id=\"attachment_11225\" aria-describedby=\"caption-attachment-11225\" style=\"width: 770px\" class=\"wp-caption alignnone\"><a href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2016\/12\/down-imaging-sonar.jpg\"><img decoding=\"async\" class=\"wp-image-11225\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2016\/12\/down-imaging-sonar.jpg\" alt=\"down-imaging-sonar\" width=\"770\" height=\"578\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2016\/12\/down-imaging-sonar.jpg 840w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2016\/12\/down-imaging-sonar-300x225.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 770px) 100vw, 770px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-11225\" class=\"wp-caption-text\"><span style=\"font-size: 12pt;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">immagine ottenuta con un sistema sonar ad alta frequenza (800 Khz). Osservate il dettaglio dei rami degli alberi morti sul fondo. Esistono sistemi che lavorano a frequenze di Giga hertz e che possono fornire immagini con dettagli centimetrici da <a href=\"http:\/\/blog.livedoor.jp\/kmsboat\/archives\/52139415.html\">.LOWRANCE. (livedoor.jp)<\/a><\/span><\/strong><\/span><\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questi strumenti lavorano su alte frequenze in modo da poter ottenere un&#8217;elevata qualit\u00e0 di immagini. Maggiore \u00e8 la frequenza e migliore \u00e8 la definizione delle immagini e quindi la possibilit\u00e0 di classificare un oggetto. L\u2019identificazione ottica (l&#8217;unica che pu\u00f2 consentire la certezza del ritrovamento) viene poi effettuata, dove possibile, dai subacquei o da sistemi filo guidati o autonomi, attraverso le immagini ottiche.<\/p>\n<figure id=\"attachment_11227\" aria-describedby=\"caption-attachment-11227\" style=\"width: 770px\" class=\"wp-caption alignnone\"><a href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2016\/12\/nave-ecosiunder.jpg\"><img decoding=\"async\" class=\"wp-image-11227\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2016\/12\/nave-ecosiunder.jpg\" alt=\"nave-ecosiunder\" width=\"770\" height=\"255\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2016\/12\/nave-ecosiunder.jpg 390w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2016\/12\/nave-ecosiunder-300x99.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 770px) 100vw, 770px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-11227\" class=\"wp-caption-text\">immagine Side scan sonar da <a href=\"http:\/\/www.szrgroup.com\/tr\/servisler\/side-scan-sonar-3d\/\">Side Scan Sonar 3D \u2013 SZR Group | Sualt\u0131 Teknolojileri<\/a><\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 18pt;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Migliorare la definizione<\/span><\/strong><\/span><br \/>\nApplicando il principio fisico che maggiore \u00e8 la frequenza e maggiore \u00e8 la definizione nell&#8217;immagine, si possono ottenere delle vere e proprie immagini acustiche, con qualit\u00e0 quasi ottica degli oggetti sul fondo.&nbsp; La fisica ci aiuta, in quanto le dimensioni dei sensori sono inversamente proporzionali alla frequenza impiegata. Viste le limitate dimensioni, \u00e8 quindi possibile utilizzare questi eco-scandagli anche su mezzi di minori dimensioni come dei gommoni o delle piccole barche. Ma esistono delle limitazioni: con l&#8217;aumento della frequenza, la portata effettiva del raggio diminuisce drasticamente. Se per noi umani questo pu\u00f2 significare adattare i mezzi alle nostre esigenze, per alcuni animali questo meccanismo fa parte della loro fisiologia.&nbsp;Ad esempio, alcuni mammiferi cacciano modificando la frequenza dei loro sonar in funzione della fase di caccia: bassa in ricerca e alta per affinare la discriminazione della posizione delle prede.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La tecnologia moderna offre agli archeologi anche sistemi di ricerca di oggetti metallici (metal detector). In questo caso la discriminazione si basa sul fenomeno della differenza di fase ovvero sulla differenza tra la frequenza della bobina del trasmettitore e quella di risposta dell&#8217;oggetto. Questa differenza \u00e8 soggetta all&#8217;<strong><span style=\"color: #008000;\">induttanza<\/span><\/strong>, ovvero al principio in cui un oggetto che conduce facilmente l&#8217;elettricit\u00e0 (ad esempio un metallo) essendo pi\u00f9 lento a reagire ai cambiamenti di corrente, fornir\u00e0 un maggior sfasamento (questo perch\u00e9 richieder\u00e0 pi\u00f9 tempo per alterare il proprio campo magnetico).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel caso l\u2019oggetto sia invece pi\u00f9 &#8220;resistente&#8221; (ovvero abbia una conducibilit\u00e0 minore) esso reagir\u00e0 rapidamente alle variazioni di corrente e mostrer\u00e0 un ritardo di fase pi\u00f9 piccolo. Un fattore da considerare per i ricercatori \u00e8 la taratura di questi sistemi (che lavorano a bassissima frequenza, VLF). Purtroppo alcuni sedimenti possono contenere materiali ferrosi ed avere propriet\u00e0 conduttive migliaia di volte superiori al segnale proveniente da un oggetto interrato a poca profondit\u00e0 nascondendolo. Questo \u00e8 il motivo per cui \u00e8 necessaria una iniziale attenta taratura degli strumenti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\nUno strumento particolarmente efficace pu\u00f2 esssere il <strong><span style=\"color: #008000;\">magnetometro<\/span><\/strong>, che offre estrema rapidit\u00e0 nel lavoro di investigazione ed&nbsp; una notevole economicit\u00e0 nell\u2019impiego. Questi strumenti sono suddivisi in due grandi categorie: <strong><span style=\"color: #008000;\">magnetometri scalari<\/span><\/strong>, per la misura del modulo del campo magnetico, e quelli <strong><span style=\"color: #008000;\">vettoriali<\/span><\/strong>, per la misura del vettore magnetico. In particolare, il magnetometro scalare \u00e8 impiegato in esplorazioni atte a creare mappature in campo archeologico per reperti e strutture archeologiche (come relitti, tombe, resti sepolti di edifici). L\u2019area sottoposta al rilievo magnetometrico \u00e8 coperta da profili le cui stazioni di misura sono fissate attraverso un GPS integrato nel magnetometro. Il rilievo magnetometrico fornisce le <strong><span style=\"color: #008000;\">anomalie dipolari<\/span><\/strong> sotto il sedimento, ossia la <strong><span style=\"color: #008000;\">variazione di intensit\u00e0 del modulo del campo magnetico a causa del fenomeno dell\u2019induzione magnetica<\/span><\/strong>, dovuto alla presenza di artefatti. Una volta georeferenziato (ovvero correlato ad un sistema di posizionamento) si potr\u00e0 identificare con buona precisione l&#8217;area anomala che potrebbe contenere un relitto.<\/p>\n<figure id=\"attachment_40813\" aria-describedby=\"caption-attachment-40813\" style=\"width: 900px\" class=\"wp-caption alignnone\"><img decoding=\"async\" class=\"wp-image-40813\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2016\/12\/immagini-Guido-Gay.jpg\" alt=\"\" width=\"900\" height=\"441\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2016\/12\/immagini-Guido-Gay.jpg 1388w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2016\/12\/immagini-Guido-Gay-300x147.jpg 300w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2016\/12\/immagini-Guido-Gay-1024x502.jpg 1024w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2016\/12\/immagini-Guido-Gay-768x376.jpg 768w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2016\/12\/immagini-Guido-Gay-1200x588.jpg 1200w\" sizes=\"(max-width: 900px) 100vw, 900px\" \/><figcaption id=\"caption-attachment-40813\" class=\"wp-caption-text\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Modellizzazione di dati ottici sui resti di un relitto &#8211;&nbsp; l\u2019elaborazione delle riprese video \u00e8 stata eseguita dalla dottoressa Elisa Costa dell\u2019Universit\u00e0 C\u00e0 Foscari di Venezia sotto la direzione del prof. Carlo Beltrame &#8211; foto mostrata al corso ISSD per sommozzatori scientifici subacquei<\/span><\/strong><\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma la ricerca va avanti. Le nuove frontiere sono nell&#8217;integrazione di tutti i sistemi disponibili per la ricostruzione tridimensionale di profili subacquei anche attraverso la&nbsp; fotogrammetria subacquea. L&#8217;utilizzo di piattaforme subacquee (ROV, robot, AUV), in grado di raccogliere immagini video digitali che, quando elaborate, restituiscono batimetrie tridimensionali. La successiva&nbsp; integrazione attiva e passiva dei sensori e la caratterizzazione\/modellazione tridimensionale consente oggigiorno di fornire ai ricercatori immagini sempre pi\u00f9 sofisticate per ricostruire il nostro passato. E il futuro \u00e8 gi\u00e0 domani.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">foto in anteprima rostro delle Egadi autore Luca Palezza_GUE &#8211; si ringrazia la Sovrintendenza del mare&nbsp;<\/span><\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<a class=\"maxbutton-3 maxbutton maxbutton-pagina-principale\" target=\"_blank\" title=\"tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"http:\/\/www.ocean4future.org\"><span class='mb-text'>PAGINA PRINCIPALE - HOME PAGE<\/span><\/a>\n<p style=\"text-align: justify;\">&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><span class=\"span-reading-time rt-reading-time\" style=\"display: block;\"><span class=\"rt-label rt-prefix\">tempo di lettura: <\/span> <span class=\"rt-time\"> 7<\/span> <span class=\"rt-label rt-postfix\">minuti<\/span><\/span>. . 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