{"id":111831,"date":"2024-12-08T00:02:00","date_gmt":"2024-12-07T23:02:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/?p=111831"},"modified":"2025-11-23T13:45:05","modified_gmt":"2025-11-23T12:45:05","slug":"la-base-navale-di-miseno","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/111831","title":{"rendered":"La Base navale di Miseno"},"content":{"rendered":"<span class=\"span-reading-time rt-reading-time\" style=\"display: block;\"><span class=\"rt-label rt-prefix\">tempo di lettura: <\/span> <span class=\"rt-time\"> 7<\/span> <span class=\"rt-label rt-postfix\">minuti<\/span><\/span><p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p><a class=\"maxbutton-4 maxbutton maxbutton-livello-di-comprensione\" href=\"javascript:void(0);\"><span class='mb-text'>livello elementare<\/span><\/a><br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #008000;\"><strong>ARGOMENTO: STORIA NAVALE ROMANA<\/strong><\/span><br \/>\n<span style=\"color: #008000;\"><strong>PERIODO: I SECOLO d.C.\u00a0<\/strong><\/span><br \/>\n<span style=\"color: #008000;\"><strong>AREA: DIDATTICA\u00a0<\/strong><\/span><br \/>\nparole chiave: Miseno, Flotta romana<br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\">La base navale di Miseno era stata preceduta dalla costruzione del gi\u00e0 citato <strong><span style=\"color: #008000;\">Portus Iulius<\/span><\/strong>, quando <strong><span style=\"color: #008000;\">Marco Agrippa<\/span> <\/strong>aveva assunto il comando delle operazioni navali della guerra Sicula su delega di Ottaviano. In quell\u2019occasione Agrippa aveva creato un porto estremamente protetto, aprendo al mare il lago Lucrino e collegandolo con un canale al lago Averno, in modo da utilizzare il primo come bacino portuale per le navi operative e il secondo come bacino interno per le costruzioni navali e l\u2019allestimento o la riparazione delle unit\u00e0. Si trattava dunque di una base navale provvisoria, progettata pi\u00f9 per costruire, allestire, armare e addestrare una flotta immensa, che non per provvedere ad una durevole sistemazione delle navi e dei relativi equipaggi. Dopo Azio, dovendo realizzare la base navale primaria dell\u2019impero, per la flotta del Tirreno, lo stesso Agrippa concep\u00ec la nuova e definitiva sistemazione replicando concettualmente il modello del Portus Iulius basato su due bacini principali, ma sfruttando, quale bacino esterno, una profonda insenatura gi\u00e0 esistente a ridosso di Capo Miseno e, quale bacino interno, il retrostante <strong><span style=\"color: #008000;\">lago Miseno (ora chiamato anche Maremorto)<\/span><\/strong>. La predetta insenatura era, in effetti, \u00abil pi\u00f9 bel porto naturale\u00bb presente in Campania, e fu piuttosto semplice collegarlo al lago Miseno con un breve scavo.<\/p>\n<p align=\"justify\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2022\/04\/miseno-porto-1014x1024.jpg\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 miseno-porto-1014x1024.jpg\" \/><\/p>\n<p align=\"justify\">Ci si potrebbe allora domandare per quale motivo <strong><span style=\"color: #008000;\">Agrippa<\/span><\/strong> non scelse fin dall\u2019inizio questo favorevolissimo porto naturale, anzich\u00e9 complicarsi la vita con la costruzione delle dighe necessarie per aprire la duna sabbiosa che separava il lago Lucrino dal mare, nonch\u00e9 con il pi\u00f9 impegnativo scavo del canale verso il lago Averno e con l\u2019impianto di strutture portuali destinate ad essere successivamente smilitarizzate e cedute ad uso civile. In realt\u00e0 si tratt\u00f2 di una scelta estremamente oculata, perch\u00e9 quando realizz\u00f2 il Portus Iulius egli doveva ancora costruire la sua grande flotta e non aveva modo di contrastare le scorrerie piratesche condotte dall\u2019avversario anche sulle coste della Campania. Il porto di Miseno era completamente esposto a tali incursioni, da entrambi i lati della penisola di Capo Miseno, mentre il Portus Iulius era difendibile con un complesso di misure che Agrippa attu\u00f2 scrupolosamente, facendo anche scavare diverse gallerie, per poter fronteggiare ogni tipo di aggressione con i suoi classiari. Con l\u2019avvento dell\u2019impero quella transitoria debolezza era stata ampiamente superata: vi era una flotta potente e poteva senz\u2019altro beneficiare \u2013 in piena sicurezza \u2013 della ottimale posizione e conformazione del porto di Miseno.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" class=\"\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2024\/12\/Screenshot-2024-11-20-171815-1.png\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 Screenshot-2024-11-20-171815-1.png\" width=\"824\" height=\"851\" \/><\/p>\n<p align=\"justify\">C<strong><span style=\"color: #008000;\">arta del porto di Miseno, con la relativa base navale e la cittadina di Misenum (disegno D. Carro).<\/span><\/strong><\/p>\n<p align=\"justify\">La nuova base navale di Miseno divenne cos\u00ec il solo complesso portuale dell\u2019antichit\u00e0 classica allestito esclusivamente per finalit\u00e0 militari, ci\u00f2 che gli consent\u00ec di disporre di tutte le infrastrutture necessarie secondo un progetto razionale e rispondente, mentre il Portus Iulius venne lasciato alla marina mercantile. A differenza di Ravenna, la cui antica base navale \u00e8 stata pressoch\u00e9 totalmente obliterata dai depositi alluvionali, a Miseno la natura non ha modificato sensibilmente l\u2019aspetto generale della costa, pur con evidenti effetti dell\u2019erosione e soprattutto del bradisismo, che ha fatto abbassare il porto di oltre quattro metri. I rilievi subacquei hanno peraltro consentito di individuare gran parte delle strutture portuali pi\u00f9 significative. Fra i resti riconoscibili, sono particolarmente notevoli i due moli frangiflutti su arcate, rispettivamente attestati su Punta Terone e Punta Pennata, dotati di bitte e anelli d\u2019ormeggio. Delle antiche banchine \u00e8 tuttora visibile sott\u2019acqua oltre mezzo chilometro del tratto settentrionale, corredato di numerose bitte di grandi dimensioni. Il centro del porto, sulla Punta Sarparella, \u00e8 dominato da alcune costruzioni presumibilmente pertinenti alla residenza del <strong><span style=\"color: #008000;\">praefectus classis<\/span><\/strong>, l\u2019ammiraglio comandante in capo della flotta.<\/p>\n<p align=\"justify\">All\u2019esterno dell\u2019imboccatura del porto dovevano trovarsi almeno una torre di guardia e un fanale d\u2019ingresso: uno di essi si trovava probabilmente all\u2019estremit\u00e0 di Punta Pennata, poich\u00e9 sul fondale antistante sono stati individuati i resti sommersi di strutture murarie. Un faro pi\u00f9 potente doveva essere in posizione pi\u00f9 elevata su Capo Miseno, verso l\u2019estremit\u00e0 pi\u00f9 elevata del promontorio, perch\u00e9 solo in quella posizione esso avrebbe potuto essere utile ai naviganti. Un\u2019altra costruzione che, essendo in posizione abbastanza elevata, potrebbe aver avuto delle funzioni di fanale e di semaforo marittimo \u00e8 la cosiddetta \u201cspecola misenate\u201d: un edificio a base quadrata presente sull\u2019alto costone tufaceo di Punta del Poggio. Tale edificio doveva pertanto essere una delle varie torri disseminate sui punti cospicui della costa e delle isole, e aventi la duplice funzione di faro \u2013 quale indispensabile ausilio alla navigazione costiera \u2013 e di semaforo marittimo, per lo scambio di messaggi ottici (segnali notturni e anche diurni) nell\u2019ambito della rete di comunicazioni necessaria per la sicurezza della base navale e per le esigenze imperiali.<br \/>\nIl porto esterno era collegato al bacino interno tramite un breve canale navigabile, le cui sponde erano unite da un ponte mobile sul quale transitava la strada verso Baia e Pozzuoli. Mentre tutta la parte della base affacciata sul porto esterno era occupata dalle navi operativamente pronte e dalle strutture del comando della flotta, la parte interna, attorno al lago Miseno, era prevalentemente dedicata alle strutture tecniche e logistiche. Fra di esse vi dovevano essere innanzi tutto i navalia, che erano normalmente costituiti come una serie di scali d\u2019alaggio affiancati fra di loro e coperti, sui quali le navi venivano tirate a secco dalla poppa, mantenendo dunque la prora rivolta verso il mare. Con tali strutture le unit\u00e0 che non avevano impegni operativi imminenti venivano conservate nel modo migliore, mantenendone lo scafo al riparo dalle incrostazioni e dai danni provocati dalla teredine. Nei navalia potevano anche essere effettuate le manutenzioni ordinarie e qualche piccola riparazione, mentre gli interventi maggiori e le costruzioni erano affidate ai cantieri navali (in latino <strong><span style=\"color: #008000;\">textrina<\/span><\/strong>) e alle varie officine specialistiche: per le vele, il cordame, le armi, e cos\u00ec via. Il tutto doveva essere affiancato da un gran numero di capienti magazzini, depositi di armi, di vestiario, di viveri, ecc., oltre agli uffici contabili e amministrativi. Di tali antiche strutture, oggigiorno non \u00e8 purtroppo visibile alcun resto.<\/p>\n<p align=\"justify\">Per contro, si sono conservati due eccellenti testimonianze dell\u2019importanza attribuita dai Romani al rifornimento d\u2019acqua della base navale e delle unit\u00e0 della flotta. Per tale esigenza vi erano in zona delle grandi cisterne, come la cosiddetta \u201c<strong><span style=\"color: #008000;\">Grotta della Dragonara<\/span><\/strong>\u201d, prossima alla villa imperiale di Miseno, e soprattutto come la colossale \u201c<strong><span style=\"color: #008000;\">Piscina Mirabile<\/span><\/strong>\u201d, il \u00abmonumento pi\u00f9 insigne e grandioso che resta della base navale\u00bb, la pi\u00f9 capiente delle cisterne d\u2019acqua romane conosciute, imponente come una cattedrale, interamente scavata nel tufo e alimentata dall\u2019<strong><span style=\"color: #008000;\">Aqua Augusta Campaniae<\/span><\/strong><span style=\"color: #008000;\"><span style=\"color: #000000;\">, convogliata<\/span><\/span>\u00a0dal grandioso acquedotto che Agrippa aveva fatto pervenire dalla sorgente del Serino fino a l\u00ec.<br \/>\nLa base navale era ovviamente dotata di tutto quanto occorreva per garantire l\u2019alloggio, il vitto e il benessere del personale, oltre al relativo vestiario, armamento e addestramento: ad esempio, mense, luoghi di ritrovo, terme (balneae classis), edifici di culto, alloggi per gli ufficiali e per i sottufficiali.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2024\/12\/Screenshot-2024-11-20-171831.png\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 Screenshot-2024-11-20-171831.png\" width=\"838\" height=\"473\" \/><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Nota come \u201cPiscina mirabile\u201d, \u00e8 la pi\u00f9 grande delle cisterne romane conosciute (capacit\u00e0 di 12.000 mc d\u2019acqua), interamente scavata nella collina attigua al porto di Miseno per le esigenze di rifornimento d\u2019acqua della flotta misenense, ed alimentata da un apposito acquedotto per le caserme degli equipaggi e i castra per i classiari, come avveniva per gli accampamenti stabili delle legioni &#8211; foto Domenico Carro<\/span><\/strong><\/p>\n<p align=\"justify\">Il lago Miseno era probabilmente sfruttato anche per effettuarvi qualche esercitazione navale invernale o per l\u2019addestramento dei nuovi equipaggi, mentre la stretta striscia di terra che separa il lago dal Canale di Procida \u2013 sul quale si affaccia con una lunga spiaggia \u2013 si presenta come una sede ottimale per l\u2019addestramento anfibio. In effetti si tratta dell\u2019area che doveva essere utilizzata per le esercitazioni militari dei classiari e che era stata chiamata <strong><span style=\"color: #008000;\">Schola Armaturarum o Militum Schola<\/span><\/strong>, da cui \u00e8 derivato l\u2019odierno toponimo <strong><span style=\"color: #008000;\">Miliscola<\/span><\/strong>. Va detto che il termine schola potrebbe essere inteso come scuola, cio\u00e8 come luogo di insegnamento, oppure come sede di un\u2019associazione o corporazione. In questo secondo caso, dovremmo pensare ad un\u2019area dotata di \u00abambienti per riunioni e banchetti comuni\u00bb, oltre a \u00abspazi aperti per consentire ai membri la ricreazione e gli esercizi fisici\u00bb : attivit\u00e0 svolte quindi su base volontaria, un po\u2019 come chi decide, oggigiorno, di andare in palestra per curare la propria forma fisica. A Miliscola permangono tuttora alcuni resti di strutture antiche, ma la loro limitata consistenza e il loro stato non consentono di desumerne la funzione.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2024\/12\/Screenshot-2024-11-20-171908.png\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 Screenshot-2024-11-20-171908.png\" width=\"844\" height=\"1071\" \/><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"color: #008000;\"><strong>Navi rostrate romane tirate a secco sotto le arcate dei Navalia, rappresentate su due affreschi provenienti dalla Casa del Labirinto di Pompei e custoditi dal Museo Archeologico Nazionale di Napoli (foto D. Carro). In basso, aspetto esterno dei Navalia di Roma, lungo la riva sinistra del Tevere laddove il Campo Marzio si affaccia verso l\u2019isola Tiberina.\u00a0<\/strong><\/span><\/p>\n<p align=\"justify\">Tuttavia, pur non potendo trarre qualche utile indicazione dall\u2019archeologia, la maggior parte degli studiosi ha preso le espressioni Schola armaturarum e Militum Schola come una chiara indicazione della funzione addestrativa dell\u2019area di Miliscola. Ci\u00f2 risulta peraltro coerente con lo spirito che animava le forze armate romane, che sottoponevano i combattenti a reiterate esercitazioni, com\u2019\u00e8 implicito nella stessa parola exercitus.<\/p>\n<p align=\"justify\">Nei pressi della base navale si svilupp\u00f2 la cittadina marinara di <strong><span style=\"color: #008000;\">Misenum<\/span><\/strong>, funzionale alle esigenze della flotta e abitata in buona parte dai veterani di marina e dalle famiglie degli ufficiali, sottufficiali e classiari in servizio. La fitta presenza di abitazioni recenti ha in gran parte occultato o distrutto i resti degli edifici antichi. Tuttavia, all\u2019inizio dell\u2019Ottocento erano ancora visibili \u00abmolti avanzi di fabbriche\u00bb prossime al lato meridionale del bacino interno e ampie parti del teatro cittadino, direttamente collegato ad una galleria che raggiungeva l\u2019area del porto, tramite una rampa o una scalinata, per far entrare il personale della flotta. Oltre al teatro, le costruzioni pubbliche in citt\u00e0 furono: almeno due edifici termali, entrambi adibiti ad uso pubblico (balneae publicae); il sacello degli Augustali, edificio religioso destinato al culto del genio dell\u2019imperatore e dei precedenti imperatori divinizzati, a cura dell\u2019apposito collegio sacerdotale; un edificio a carattere monumentale, con archi e colonnati, affacciato sulla banchina; il Foro cittadino, non ancora individuato con certezza, ma che era probabilmente collegato al predetto edificio e pertanto prossimo al porto. Infine, \u00e8 stato rinvenuto un complesso di monumenti funerari dei classiari collocati, secondo l\u2019uso romano, fuori citt\u00e0, sulla via che da Misenum si dirigeva verso Cuma. Fra gli edifici di epoca imperiale affacciati sull\u2019antica strada (coincidente, in quel tratto, con l\u2019odierna via Cappella) spiccano per monumentalit\u00e0 due mausolei a colombario risalenti uno all\u2019epoca flavia e l\u2019altro a quella antonina.<\/p>\n<p><strong><span style=\"color: #008000;\">Domenico Carro<\/span><\/strong><br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"justify\">estratto dal saggio Classiari di Domenico Carro &#8211; Supplemento alla Rivista marittima aprile-maggio 2024 \u2013 per gentile concessione della Rivista Marittima, dedicato alla memoria del figlio Marzio, corso Indomiti, informatico visionario e socio del Mensa, prematuramente scomparso<br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\n<a class=\"maxbutton-3 maxbutton maxbutton-pagina-principale\" target=\"_blank\" title=\"tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"http:\/\/www.ocean4future.org\"><span class='mb-text'>PAGINA PRINCIPALE - HOME PAGE<\/span><\/a><br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p><a class=\"maxbutton-13 maxbutton maxbutton-parte-i\" target=\"_blank\" title=\" tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/111701\"><span class='mb-text'>PARTE I<\/span><\/a> <a class=\"maxbutton-14 maxbutton maxbutton-parte-ii\" target=\"_blank\" title=\" tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/111702\"><span class='mb-text'>PARTE II<\/span><\/a> <a class=\"maxbutton-15 maxbutton maxbutton-parte-iii\" target=\"_blank\" title=\" tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/111703\"><span class='mb-text'>PARTE III<\/span><\/a><\/p>\n<p><a class=\"maxbutton-16 maxbutton maxbutton-parte-iv\" target=\"_blank\" title=\" tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/111831\"><span class='mb-text'>PARTE IV<\/span><\/a><br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\">Alcune delle immagini possono essere state prese dal web, citandone ove possibile gli autori e\/o le fonti. Se qualcuno desiderasse specificarne l\u2019autore o rimuoverle, pu\u00f2 scrivere a infoocean4future@gmail.com e provvederemo immediatamente alla correzione dell\u2019articolo<\/p>\n<p align=\"justify\">\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><span class=\"span-reading-time rt-reading-time\" style=\"display: block;\"><span class=\"rt-label rt-prefix\">tempo di lettura: <\/span> <span class=\"rt-time\"> 7<\/span> <span class=\"rt-label rt-postfix\">minuti<\/span><\/span>. . ARGOMENTO: STORIA NAVALE ROMANA PERIODO: I SECOLO d.C.\u00a0 AREA: DIDATTICA\u00a0 parole chiave: Miseno, Flotta romana . La base navale di Miseno era stata preceduta dalla costruzione del gi\u00e0 citato Portus Iulius, quando Marco Agrippa aveva assunto il comando delle operazioni navali della guerra Sicula su delega di Ottaviano. 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