{"id":111134,"date":"2024-11-07T00:02:00","date_gmt":"2024-11-06T23:02:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/?p=111134"},"modified":"2024-10-24T08:57:31","modified_gmt":"2024-10-24T06:57:31","slug":"i-reparti-dattacco-speciale-fukuryu","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/111134","title":{"rendered":"1945: i reparti d\u2019attacco speciale Fukuryu per la protezione delle coste giapponesi"},"content":{"rendered":"<span class=\"span-reading-time rt-reading-time\" style=\"display: block;\"><span class=\"rt-label rt-prefix\">tempo di lettura: <\/span> <span class=\"rt-time\"> 5<\/span> <span class=\"rt-label rt-postfix\">minuti<\/span><\/span><p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\n<a class=\"maxbutton-4 maxbutton maxbutton-livello-di-comprensione\" href=\"javascript:void(0);\"><span class='mb-text'>livello elementare<\/span><\/a><br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">ARGOMENTO: STORIA NAVALE<\/span><\/strong><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">PERIODO: XX SECOLO<\/span><\/strong><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">AREA: GIAPPONE<\/span><\/strong><br \/>\nparole chiave: Fukuryu<br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">&#8211;<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\">Racconto oggi un progetto giapponese del 1945 per proteggere le coste dal previsto sbarco alleato: i reparti d\u2019attacco speciale Fukuryu e le casematte collocate all\u2019interno di scafi di bastimenti affondati. Nel numero di marzo 1947 della rivista di divulgazione scientifica statunitense <strong><span style=\"color: #008000;\">Popular Science<\/span><\/strong> fu pubblicato questo curioso disegno con una altrettanto curiosa legenda dal titolo &#8220;<em><strong><span style=\"color: #008000;\">Casamatta affondata presidiava la costa giapponese<\/span><\/strong><\/em>&#8220;. Il breve testo di accompagnamento riportava che &#8220;<strong><span style=\"color: #008000;\">Una linea anti invasione si estendeva sottacqua nella baia di Tokyo. Delle casematte erano incorporate negli scafi di navi affondate ed erano equipaggiate con tre tubi lanciasiluri e un idrofono. Ogni casamatta ospitava da 40 a 50 uomini che erano sostituiti ogni dieci giorni. I viveri erano in scatola e l&#8217;ossigeno era contenuto in bombole<\/span><\/strong>&#8220;.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2024\/11\/Screenshot-2024-10-19-185543.png\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 Screenshot-2024-10-19-185543.png\"><\/p>\n<p align=\"justify\">L\u2019articolo non riportava alcuna fonte o riferimento a documenti ufficiali e una prima ricerca che ho effettuato nel web non aveva prodotto alcun risultato che corroborasse la notizia. Fortunatamente un lettore della pagina Facebook del <strong><span style=\"color: #008000;\">Laboratorio di Storia marittima e navale<\/span><\/strong>, sulla quale ho inizialmente pubblicato la fotografia, ha segnalato che nel sito <strong><span style=\"color: #008000;\">Axis History Forum<\/span><\/strong> vi era una conversazione inerente proprio a questo argomento. Nella conversazione venivano citati alcuni interessanti riferimenti a pubblicazioni giapponesi e soprattutto ad un rapporto ufficiale datato 31 gennaio 1946, numero di protocollo S-91(N), della \u201c<strong><span style=\"color: #008000;\">U.S. Technical Mission to Japan<\/span><\/strong>\u201d, la commissione che nel 1945 fu incaricata di esaminare tutti gli aspetti della tecnologia bellica navale giapponese, intitolato \u201c<strong><span style=\"color: #008000;\">The Fukuryu Special Harbor Defense and Underwater Attack Unit Tokyo Bay<\/span><\/strong>\u201d, riferentesi proprio al progetto di inserire postazioni presidiate autosufficienti a tenuta stagna ed armate con tubi lanciasiluri negli scafi di mercantili affondati lungo le zone delle coste del Giappone dove si riteneva pi\u00f9 probabile lo sbarco delle forze d\u2019invasione alleate. Il rapporto, che era accompagnato da alcuni schizzi, \u00e8 sicuramente la fonte che ha ispirato l\u2019articolo della rivista.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" class=\"\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2024\/11\/Screenshot-2024-10-19-185736.png\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 Screenshot-2024-10-19-185736.png\" width=\"866\" height=\"1201\"><\/p>\n<p align=\"justify\">Il progetto di difesa era strettamente legato a quello delle unit\u00e0 subacquee d\u2019attacco denominate <span style=\"color: #008000;\"><strong>Fukuryu<\/strong><\/span>, al quale fu dato inizio negli ultimi mesi di guerra: si trattava di un reparto di sommozzatori suicidi armati di cariche esplosive del peso di 15 kg fissate all\u2019estremit\u00e0 di un palo di bamb\u00f9 lungo 5 m che avrebbero dovuto attaccare i bastimenti alleati. Ovviamente l\u2019operatore sarebbe rimasto ucciso dall\u2019esplosione. I <strong><span style=\"color: #008000;\">Fukuryu (Dragone nascosto)<\/span><\/strong> dovevano rimanere immersi in agguato per molte ore in attesa che un bastimento gli passasse sopra; con il progredire degli autorespiratori e l\u2019addestramento verso la fine della guerra un Fukuryu era in grado di rimanere immerso fino a dieci ore. I sommozzatori erano dotati di una tuta e di un elmetto cilindrico da palombaro con un autorespiratore ad ossigeno a circuito chiuso; la profondit\u00e0 massima di immersione era di 15 m e gli operatori addestrati erano in grado di modificare e mantenere una qualsiasi profondit\u00e0 intermedia.<\/p>\n<p align=\"justify\"><img decoding=\"async\" class=\"\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2024\/11\/Screenshot-2024-10-23-172642.png\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 Screenshot-2024-10-23-172642.png\" width=\"832\" height=\"534\"><\/p>\n<p><strong><span style=\"color: #008000;\">Vista di fronte e di spalle dell\u2019attrezzatura di un Fukuryu fonte: Technical Mission to Japan &#8211; 31 gennaio 1946, S-91(N).<\/span><\/strong><\/p>\n<p align=\"justify\">Il sistema di difesa della costa avrebbe dovuto essere articolato su diverse linee: la prima, la pi\u00f9 distante dalla costa, era composta da mine ancorate che al momento opportuno sarebbero state liberate dal loro ancoraggio dai Fukuryu tramite una sagola. Pi\u00f9 vicino alla costa sarebbero state disposte tre linee di Fukuryu, distanziate di 50 m mentre i sommozzatori di ciascuna linea sarebbero stati distanziati tra loro di 60 m; gli operatori delle tre linee sarebbero stati scalati in modo da avere un uomo ogni venti metri. Le distanze erano calcolate in modo da mettere ogni uomo al riparo dall\u2019esplosione della carica esplosiva dei suoi vicini, almeno in teoria. L\u2019ultima linea di difesa sottomarina sarebbe stata invece composta da mine magnetiche. <strong><span style=\"color: #008000;\">Dei 6.000 sommozzatori Fukuryu previsti, al termine delle ostilit\u00e0 solamente 1.200 erano stati effettivamente addestrati.<\/span><\/strong><\/p>\n<p><img decoding=\"async\" class=\"\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2024\/11\/Screenshot-2024-10-19-185855.png\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 Screenshot-2024-10-19-185855.png\" width=\"841\" height=\"1299\"><\/p>\n<p align=\"justify\">Furono inoltre progettate delle postazioni stagne di cemento armato in grado di ospitare da sei a 18 uomini, da collocare lungo la costa ad una profondit\u00e0 massima di 15 m, dalle quale i sommozzatori sarebbero usciti e avrebbero raggiunto le posizioni assegnate seguendo delle sagole appositamente predisposte, che probabilmente non furono mai realizzate. Da questo progetto origin\u00f2 probabilmente l\u2019idea di installare le casematte all\u2019interno degli scafi di mercantili che sarebbero poi stati affondati nelle aree ritenute pi\u00f9 opportune.<\/p>\n<p align=\"justify\">L\u2019esistenza di questo progetto fu rivelata alla commissione statunitense da un giovane studente di nome Iseki che raccont\u00f2 di averne sentito parlare da un suo compagno di stanza, il <strong><span style=\"color: #008000;\">guardiamarina Sakurai<\/span><\/strong>, che affermava di essere stato al comando di uno dei gruppi che a turno presidiavano tre postazioni subacquee di tubi lanciasiluri collocate all\u2019ingresso della baia di Tokio; queste postazioni a tenuta stagna erano poste all\u2019interno di mercantili affondati. La costruzione e l\u2019armamento delle postazioni era effettuato con il mercantile in superficie; una volta completato, il bastimento era affondato con cariche esplosive nella posizione predeterminata. Ogni postazione era composta da tre compartimenti separati: la camera stagna di ingresso, il compartimento abitativo e il compartimento dei lanciasiluri. Gli uomini dell\u2019equipaggio dotati di tute da sommozzatori erano portati in battello sulla verticale del mercantile dal quale si tuffavano e raggiungevano la camera stagna di ingresso. Una volta chiuso il portello la camera era svuotata dall\u2019acqua e gli uomini entravano negli altri compartimenti. Gli equipaggi sarebbero stati sostituiti ogni dieci giorni.<\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Secondo la testimonianza la postazione era armata con tre tubi lanciasiluri brandeggiabili ed era dotata di idrofono. Non vi era nessun sistema di comunicazione con la superficie; le comunicazioni con le altre postazioni sarebbero avvenute in codice morse battendo contro le pareti.<\/span><\/strong><\/p>\n<p><img decoding=\"async\" class=\"\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2024\/11\/Screenshot-2024-10-19-185929.png\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 Screenshot-2024-10-19-185929.png\" width=\"854\" height=\"967\"><\/p>\n<p align=\"justify\">La commissione non fu in grado di ottenere riscontri circa la reale esistenza di queste postazioni sottomarine. L\u2019ufficiale che, secondo quanto affermato da Sakurai, sarebbe stato al loro comando neg\u00f2 recisamente che esse fossero state effettivamente realizzate. Poich\u00e9 Iseki aveva fornito indicazioni molto precise sulla posizione dei mercantili affondati, la commissione decise di far eseguire nell\u2019area delle ricerche tramite sonar; tra la fine di dicembre del 1945 e il 3 gennaio 1946 le ricerche furono eseguite dal <strong><span style=\"color: #008000;\">cacciasommergibili PC 1137 e dal cacciatorpediniere USS Gainard (DD 706)<\/span><\/strong>. Furono rilevati quattro contatti identificati come possibili relitti, ma la profondit\u00e0 alla quale si trovavano, 54 m, port\u00f2 ad escludere che si potesse trattare dei mercantili dotati di postazioni lanciasiluri che avrebbero dovuto trovarsi ad una profondit\u00e0 non maggiore di 30 m.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" class=\"\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2024\/11\/Screenshot-2024-10-19-190041.png\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 Screenshot-2024-10-19-190041.png\" width=\"870\" height=\"1093\"><\/p>\n<p align=\"justify\">Gli ufficiali dei reparti incaricati del recupero delle navi giapponesi affondate ritennero che, con gli equipaggiamenti in dotazione, non sarebbe stato consigliabile mandare dei sommozzatori ad ispezionare i contatti per cui la reale esistenza delle installazioni non pot\u00e9 essere confermata. In ogni modo, la commissione consigli\u00f2 di bombardare i contatti con le pi\u00f9 grosse cariche di profondit\u00e0 disponibili in modo da impedire ogni possibile utilizzo da parte dei giapponesi.<br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">Aldo Antonicelli<\/span><\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><span style=\"color: #008000;\"><strong>Fonti<\/strong><\/span><br \/>\nU.S. Technical Mission to Japan; 31 gennaio 1946, S-91(N).<br \/>\nhttps:\/\/forum.axishistory.com\/viewtopic.php?f=65&#038;t=271794&#038;p=2482215&#038;hilit=sunken+pillboxes#p2482215<br \/>\nSpecial Attack Units War Dead Memorial Monument Honoring Meeting; https:\/\/tokkotai.or.jp\/contents\/p943\/<br \/>\nVoce Fukuryu di Wikipedia<br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p><a class=\"maxbutton-3 maxbutton maxbutton-pagina-principale\" target=\"_blank\" title=\"tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"http:\/\/www.ocean4future.org\"><span class='mb-text'>PAGINA PRINCIPALE - HOME PAGE<\/span><\/a><br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">&#8211;<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\">Alcune delle foto presenti in questo blog possono essere state prese dal web, citandone ove possibile gli autori e\/o le fonti. Se qualcuno desiderasse specificarne l\u2019autore o rimuoverle, pu\u00f2 scrivere a infoocean4future@gmail.com e provvederemo immediatamente alla correzione dell\u2019articolo<br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><span class=\"span-reading-time rt-reading-time\" style=\"display: block;\"><span class=\"rt-label rt-prefix\">tempo di lettura: <\/span> <span class=\"rt-time\"> 5<\/span> <span class=\"rt-label rt-postfix\">minuti<\/span><\/span>. . ARGOMENTO: STORIA NAVALE PERIODO: XX SECOLO AREA: GIAPPONE parole chiave: Fukuryu &#8211; Racconto oggi un progetto giapponese del 1945 per proteggere le coste dal previsto sbarco alleato: i reparti d\u2019attacco speciale Fukuryu e le casematte collocate all\u2019interno di scafi di bastimenti affondati. 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