{"id":110741,"date":"2024-11-03T00:02:00","date_gmt":"2024-11-02T23:02:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/?p=110741"},"modified":"2024-11-03T07:22:12","modified_gmt":"2024-11-03T06:22:12","slug":"la-prima-guerra-punica","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/110741","title":{"rendered":"La Prima guerra Punica"},"content":{"rendered":"<span class=\"span-reading-time rt-reading-time\" style=\"display: block;\"><span class=\"rt-label rt-prefix\">tempo di lettura: <\/span> <span class=\"rt-time\"> 7<\/span> <span class=\"rt-label rt-postfix\">minuti<\/span><\/span><p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\n<a class=\"maxbutton-4 maxbutton maxbutton-livello-di-comprensione\" href=\"javascript:void(0);\"><span class='mb-text'>livello elementare<\/span><\/a><br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">ARGOMENTO: STORIA NAVALE<\/span><\/strong><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">PERIODO: V \u2013 III SECOLO a.C.<\/span><\/strong><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">AREA: MEDITERRANEO<\/span><\/strong><br \/>\nparole chiave: Guerre puniche, importanza della flotta<br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\">L\u2019arruolamento degli equipaggi divenne un problema particolarmente rilevante per i Romani verso l\u2019inizio della prima guerra Punica, quando l\u2019imponente incremento delle dimensioni della flotta comport\u00f2 la necessit\u00e0 di reperire un elevatissimo numero di nuovi nocchieri, rematori e classici milites. Mentre per i primi il possesso di una preventiva esperienza marinara era un requisito prioritario, per gli altri si trattava di una caratteristica sempre auspicabile ma alla quale si poteva comunque ovviare con opportuni accorgimenti. Sappiamo infatti che per poter disporre di armi di voga efficienti, i Romani fecero addestrare le reclute al maneggio dei remi, prima su un apposito allenatore sistemato a terra, e poi nel corso delle prime uscite in mare effettuate per compiere delle esercitazioni di manovre ed evoluzioni tattiche a beneficio della preparazione dei rematori. Per i fanti da imbarcare, invece, non essendo possibile istruire in breve tempo delle reclute prive anche del \u201cpiede marino\u201d a combattere efficacemente sulle limitate e instabili superfici dei ponti di coperta delle navi, si ricorse ad un\u2019accurata selezione di quei legionari che davano pi\u00f9 garanzie di ben assolvere quell\u2019impegnativo servizio a bordo, potendo essi essere impiegati sia per i combattimenti navali, sia per gli sbarchi anfibi. Questo stesso criterio venne seguito dai Romani anche nei successivi secoli della repubblica: in tutti i casi in cui si rese necessario poter disporre in breve tempo di un consistente numero di fanti da imbarcare, questi vennero tratti direttamente dalle legioni, selezionando il fior fiore delle forze di fanteria, oppure uomini scelti per il loro grande coraggio, tutti volontari.<\/p>\n<p align=\"justify\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2022\/09\/02-4_rostro-ancora-1024x768.jpg\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 02-4_rostro-ancora-1024x768.jpg\"><\/p>\n<p align=\"justify\">La <strong><span style=\"color: #008000;\">prima guerra Punica<\/span><\/strong> fu d\u2019altronde la prima e pi\u00f9 importante occasione per la messa a punto dei metodi di combattimento navale dei Romani, con lo sfruttamento ottimale della fanteria imbarcata. Va ricordato che, in quel conflitto, Roma affront\u00f2 per mare Cartagine, che era allora la maggior potenza navale del Mediterraneo, con estesi possedimenti nel bacino occidentale, dal Nordafrica alle coste spagnole e alle tre isole maggiori del Tirreno. I Romani dovettero pertanto potenziare considerevolmente le proprie flotte dotandole dello stesso tipo di unit\u00e0 maggiori in possesso del nemico, ovvero delle quadriremi e soprattutto delle quinqueremi. Si trattava di unit\u00e0 da guerra ben pi\u00f9 potenti delle triremi ed erano tutte dotate di un ponte di coperta continuo che consentiva l\u2019imbarco di un gran numero di combattenti. Sulle prime loro quinqueremi essi imbarcarono centoventi fanti (78), ma \u00e8 probabile che ne poterono prendere a bordo un numero anche maggiore sulle quinqueremi di nuovo tipo di cui essi disposero a partire dalla battaglia navale delle Egadi.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" class=\"\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/Screenshot-2024-10-16-104012.png\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 Screenshot-2024-10-16-104012.png\" width=\"844\" height=\"1075\"><\/p>\n<p align=\"justify\">La disponibilit\u00e0 di un contingente armato di rilevanti dimensioni a bordo di ogni quinquereme indusse naturalmente i Romani ad avvalersi prioritariamente di questi combattenti per arrembare e catturare le unit\u00e0 nemiche affrontate per mare. In effetti, due erano i principali metodi di combattimento per imporsi sulle navi avversarie in battaglia navale: lo speronamento, che comportava la perdita della nave colpita, mandata a fondo con la maggior parte del suo equipaggio; l\u2019arrembaggio, che consentiva di impossessarsi della nave abbordata e di tutta quella parte di equipaggio che si era arresa: un ricco bottino che dava splendore alla cerimonia del trionfo, consentiva di abbellire Roma con monumenti rostrati e edifici sacri per ringraziare gli dei, arricchiva con la spartizione del rimanente ricavo sia i comandanti che gli equipaggi. I Romani, che avevano una mentalit\u00e0 pragmatica, hanno sempre prediletto l\u2019arrembaggio, ricercando prioritariamente questa soluzione nel corso dei combattimenti in mare, anche se, ovviamente, nella baraonda degli ingaggi a distanza ravvicinata, con molte navi che evoluivano e si incrociavano manovrando per speronare qualche unit\u00e0 nemica, vi era comunque la necessit\u00e0 di cogliere al pi\u00f9 presto qualsiasi opportunit\u00e0 favorevole. Da parte dei Romani furono pertanto effettuati sia degli speronamenti che degli arrembaggi, ma questi ultimi furono normalmente molto pi\u00f9 numerosi.<\/p>\n<p align=\"justify\">A proposito degli arrembaggi, molti ricordano che i Romani utilizzarono un\u2019apparecchiatura speciale, chiamata \u201c<strong><span style=\"color: #008000;\">corvo<\/span><\/strong>\u201d, per agganciare la nave nemica e salirvi a bordo. In realt\u00e0 questo marchingegno piuttosto cervellotico \u00e8 stato citato da un solo autore antico, il greco Polibio, che lo ha descritto come una passerella mobile che, posta a prora delle quinqueremi romane e manovrata come un picco di carico, aveva al disotto della propria estremit\u00e0 una sorta di lunga zanna acuminata destinata ad agganciarsi ai bastingaggi delle unit\u00e0 nemiche giunte entro il raggio d\u2019azione della macchina. L\u2019arrembaggio romano sarebbe dunque avvenuto attraverso quella stretta passerella, sulla quale i combattenti romani potevano solo transitare in fila per due, divenendo inevitabilmente un facile bersaglio per le frecce degli arcieri nemici. Si tratta di una soluzione tecnica tutt\u2019altro che convincente. <strong><span style=\"color: #008000;\">Un\u2019approfondita analisi di tutti i possibili aspetti della questione ha portato a concludere che questi famosi \u201ccorvi\u201d o non sono mai esistiti, oppure si \u00e8 trattato di un\u2019attrezzatura utilizzata per pochissimo tempo (non pi\u00f9 di cinque anni) risultando comunque di efficacia irrilevante, sia sul piano tattico che sotto l\u2019ottica storica.<\/span><\/strong><br \/>\n\u00c8 dunque di gran lunga preferibile porre la dovuta attenzione a quanto riportano tutte le altre fonti antiche, secondo le quali i Romani effettuarono le proprie azioni di arrembaggio (sia durante la prima guerra Punica che in tutte le battaglie navali combattute nei secoli successivi) utilizzando, per la manovra di affiancamento e abbordaggio delle navi nemiche, le cosiddette \u201cmani di ferro\u201d (<strong><em><span style=\"color: #008000;\">manus ferreae<\/span><\/em><\/strong>), che non erano altro che i normali grappini d\u2019arrembo lanciati in tutte le epoche dalle navi da guerra o piratesche intenzionate a catturare qualche vascello in alto mare. Oltre alle manus ferreae, talvolta fissate a lunghi pali (86), potevano essere utilizzati dei proiettili uncinati pi\u00f9 grandi \u2013 come l\u2019arpagone (<span style=\"color: #008000;\"><strong>harpago<\/strong><\/span>) e l\u2019<strong><span style=\"color: #008000;\">arpax<\/span><\/strong> inventato da <strong><span style=\"color: #008000;\">Marco Agrippa<\/span><\/strong> per la battaglia navale di Nauloco \u2013 oltre ad eventuali altre attrezzature marinaresche accessorie.<\/p>\n<p align=\"justify\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2024\/06\/arpagone-1024x563.jpg\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 arpagone-1024x563.jpg\"><br \/>\nLa scelta di utilizzare maggiormente l\u2019attacco con l\u2019arrembaggio rispetto a quello con lo speronamento non fu peraltro un\u2019invenzione inattesa e in contrasto con le tradizioni navali precedenti, ma la logica evoluzione della progressiva trasformazione della guerra navale avviata in epoca ellenistica con la costruzione di poliremi di dimensioni ampiamente superiori a quelle delle triremi ateniesi. Se queste ultime imbarcavano mediamente solo 14 uomini armati (10 opliti e 4 arcieri) ed erano quindi costrette a risolvere la battaglia navale con gli speronamenti, le poliremi maggiori erano state concepite proprio per poter imbarcare un numero di combattenti considerevolmente pi\u00f9 elevato da utilizzare contro le navi nemiche. I Romani, dunque, non fecero altro che adattarsi alle trasformazioni gi\u00e0 avvenute, sfruttando in modo razionale la disponibilit\u00e0 di spazio sul ponte di coperta delle quinqueremi \u2013 imbarcandovi sia delle potenti macchine belliche (catapulte, baliste, ecc.), sia un agguerrito contingente di combattenti \u2013 e ponendo la massima attenzione al rendimento ottimale della fanteria imbarcata. Questa venne infatti utilizzata sia nella fase di avvicinamento alle navi nemiche, per scagliare proiettili con le grandi macchine belliche, oltre al lancio di frecce e giavellotti a distanza pi\u00f9 ravvicinata, sia nella fase a contatto diretto, per arrembare l\u2019unit\u00e0 abbordata e procedere alla sua cattura. In tal modo, la vittoria in mare non fu solo dovuta alla perizia del comandante, del timoniere e dei rematori nell\u2019affondare le navi speronate, ma anche e soprattutto al valore della fanteria navale nel costringere gli equipaggi nemici alla resa, limitando quanto pi\u00f9 possibile l\u2019inutile perdita di preziose risorse umane e materiali.<br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">Questa fu dunque l\u2019origine della prima delle due funzioni principali dei classiari, quella relativa al loro impiego in battaglia navale.<\/span> <\/strong>Questa funzione, come abbiamo visto, ha assunto le proprie caratteristiche fondamentali nel corso della prima guerra Punica, per poi evolversi e affinarsi ulteriormente nell\u2019ambito delle successive esperienze belliche navali del periodo della repubblica. In ogni caso, gi\u00e0 in questo primo conflitto contro Cartagine l\u2019impiego della fanteria imbarcata si \u00e8 rivelato perfettamente messo a punto, visto che ha consentito ai Romani di sconfiggere per mare la maggior potenza navale del Mediterraneo in almeno quattro grandi battaglie navali, inclusa quella decisiva vinta nelle acque delle Egadi.<br \/>\nAbbiamo altres\u00ec visto che, per assolvere la predetta funzione in battaglia navale, i Romani hanno inizialmente imbarcato una selezione di legionari particolarmente adatti ad operare e combattere a bordo delle quinqueremi. Nel corso di quello stesso conflitto, tuttavia, la fanteria navale \u00e8 stata progressivamente organizzata come una componente specialistica, costituita da classici milites inquadrati in reparti ad esclusivo uso da parte delle flotte. Anche se non conosciamo alcun dettaglio di questa organizzazione \u2013 pi\u00f9 che altro per l\u2019insufficienza delle fonti antiche che ci sono pervenute \u2013 sappiamo che venticinque anni dopo la vittoria navale delle Egadi, avendo nel frattempo felicemente vinto altri due conflitti navali (I e II guerra Illirica) e iniziato la seconda guerra Punica, i Romani disponevano di almeno tre legioni di classici milites.<br \/>\n<span style=\"color: #008000;\"><strong>Fine III parte &#8211; continua<\/strong><\/span><br \/>\n<span style=\"color: #008000;\"><strong>Domenico Carro<br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/strong><\/span><\/p>\n<p align=\"justify\">estratto dal saggio <strong><span style=\"color: #008000;\">Classiari<\/span><\/strong> &#8211; Supplemento alla Rivista marittima aprile-maggio 2024 \u2013 per gentile concessione della Rivista Marittima dedicato alla memoria del figlio Marzio, corso Indomiti, informatico visionario e socio del Mensa, prematuramente scomparso<\/p>\n<p align=\"justify\">&nbsp;<\/p>\n<p align=\"justify\">in anteprima denario in argento di <span class=\"jCAhz\"><span class=\"ryNqvb\">Q. Lutatius Cerco.<\/span><\/span> <span class=\"jCAhz\"><span class=\"ryNqvb\">109-108 a.C.<\/span><\/span>&nbsp;<span class=\"jCAhz\"><span class=\"ryNqvb\">Zecca di Roma.<\/span><\/span> <span class=\"jCAhz ChMk0b\"><span class=\"ryNqvb\">Testa di Roma (o Marte) con elmo a destra;<\/span><\/span> <span class=\"jCAhz ChMk0b\"><span class=\"ryNqvb\">marchio di valore a sinistra \/ Galea a destra con testa di Roma a prua;<\/span><\/span> <span class=\"jCAhz\"><span class=\"ryNqvb\">tutto all&#8217;interno di una corona di quercia.<\/span><\/span> <span class=\"jCAhz ChMk0b\"><span class=\"ryNqvb\">Crawford 305\/1;<\/span><\/span> <span class=\"jCAhz ChMk0b\"><span class=\"ryNqvb\">Sydenham 559;<\/span><\/span> <span class=\"jCAhz ChMk0b\"><span class=\"ryNqvb\">Lutatia 2. Fonte<\/span><\/span><span class=\"jCAhz ChMk0b\"><span class=\"ryNqvb\">&nbsp;collezione Demetrios Armounta.<\/span><\/span> <span class=\"jCAhz ChMk0b\"><span class=\"ryNqvb\">Ex Classical Numismatic Group Electronic Auction 144 (26 luglio 2006), lotto 239;<\/span><\/span> <span class=\"jCAhz ChMk0b\"><span class=\"ryNqvb\">Classical Numismatic Group 47 (16 settembre 1998), lotto 1173.<\/span><\/span><br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p><a class=\"maxbutton-3 maxbutton maxbutton-pagina-principale\" target=\"_blank\" title=\"tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"http:\/\/www.ocean4future.org\"><span class='mb-text'>PAGINA PRINCIPALE - HOME PAGE<\/span><\/a><br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\n<a class=\"maxbutton-13 maxbutton maxbutton-parte-i\" target=\"_blank\" title=\" tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/110739\"><span class='mb-text'>PARTE I<\/span><\/a> <a class=\"maxbutton-14 maxbutton maxbutton-parte-ii\" target=\"_blank\" title=\" tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/110740\"><span class='mb-text'>PARTE II<\/span><\/a><br \/>\n<a class=\"maxbutton-15 maxbutton maxbutton-parte-iii\" target=\"_blank\" title=\" tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/110741\"><span class='mb-text'>PARTE III<\/span><\/a> <a class=\"maxbutton-16 maxbutton maxbutton-parte-iv\" target=\"_blank\" title=\" tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/110742\"><span class='mb-text'>PARTE IV<\/span><\/a><br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\">Alcune delle foto presenti in questo blog possono essere state prese dal web, citandone ove possibile gli autori e\/o le fonti. Se qualcuno desiderasse specificarne l\u2019autore o rimuoverle, pu\u00f2 scrivere a infoocean4future@gmail.com e provvederemo immediatamente alla correzione dell\u2019articolo<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><span class=\"span-reading-time rt-reading-time\" style=\"display: block;\"><span class=\"rt-label rt-prefix\">tempo di lettura: <\/span> <span class=\"rt-time\"> 7<\/span> <span class=\"rt-label rt-postfix\">minuti<\/span><\/span>. . ARGOMENTO: STORIA NAVALE PERIODO: V \u2013 III SECOLO a.C. AREA: MEDITERRANEO parole chiave: Guerre puniche, importanza della flotta . 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