{"id":109106,"date":"2024-09-09T00:03:00","date_gmt":"2024-09-08T22:03:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/?p=109106"},"modified":"2026-08-23T21:57:03","modified_gmt":"2026-08-23T19:57:03","slug":"popio-1","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/109106","title":{"rendered":"Il mistero del Triangolo del Drago \u00e8 stato svelato di Vincenzo Popio"},"content":{"rendered":"<span class=\"span-reading-time rt-reading-time\" style=\"display: block;\"><span class=\"rt-label rt-prefix\">tempo di lettura: <\/span> <span class=\"rt-time\"> 5<\/span> <span class=\"rt-label rt-postfix\">minuti<\/span><\/span>\r\n<p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\r\n<a class=\"maxbutton-4 maxbutton maxbutton-livello-di-comprensione\" href=\"javascript:void(0);\"><span class='mb-text'>livello elementare<\/span><\/a>\r\n<p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\r\n<p><span style=\"color: #008000;\"><strong>ARGOMENTO: SCIENZE DEL MARE<\/strong><\/span><br \/><span style=\"color: #008000;\"><strong>PERIODO: XXI SECOLO<\/strong><\/span><br \/><span style=\"color: #008000;\"><strong>AREA: OCEANO PACIFICO<\/strong><\/span><br \/>parole chiave: Oceanografia<br \/><br \/><\/p>\r\n<p align=\"justify\">Il <strong><span style=\"color: #008000;\">Mare del Diavolo<\/span><\/strong>, in giapponese \u00e8 noto come <strong><span style=\"color: #008000;\">Ma No Umi<\/span><\/strong> ma viene chiamato anche il triangolo del Drago: questo mare si trova al largo delle coste sud-orientali giapponesi ed \u00e8 tristemente conosciuto come un\u2019area di sparizioni misteriose di navi e aerei. La regione, presenta un\u2019area totale di 1,2 milioni di chilometri quadrati, ed \u00e8 uno tra i punti pi\u00f9 profondi dell\u2019intero pianeta.<br \/><br \/><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2024\/08\/triangolo-del-drago.jpg\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 triangolo-del-drago.jpg\" width=\"570\" height=\"473\" \/><span style=\"font-size: 20px;\"><strong><span style=\"color: #008000;\"> Tra mistero e leggenda<\/span><\/strong><\/span><br \/>Tra il 1950 e il 1955 sparirono almeno sei navi con i rispettivi equipaggi. Una delle ipotesi fu che, a causa delle correnti calde e fredde, ci furono delle alterazioni elettromagnetiche che compromisero gli strumenti di navigazione. Il governo giapponese decise di mandare degli scienziati per poter indagare sulle misteriose sparizioni, ma nessuno di loro fece ritorno. Solo in un secondo momento fu trovato un relitto, ma non il suo equipaggio di 31 persone. Nel 1998, i membri della nave cinese <span style=\"color: #008000;\"><strong>Shichuan<\/strong><\/span>, che trasportava un carico di prodotti elettronici, attraversando le acque del Mare del Diavolo riferirono di essere stati svegliati da un\u2019intensa luce bianca che aveva avvolto l\u2019intera nave generando un guasto completo a tutte le apparecchiature. Sembrerebbe che la Shichuan rimase in queste acque per tre giorni senza che nessun sistema di comunicazione o attrezzatura funzionasse. Alla fine del terzo giorno, la nebbia si dissolse, la strana luce svan\u00ec e gli strumenti tornarono a funzionare normalmente. Quando l\u2019equipaggio riusc\u00ec ad inviare un messaggio radio alle autorit\u00e0 navali, scopr\u00ec che la loro nave era scomparsa solo per un\u2019ora e non tre giorni come credevano.<\/p>\r\n<p align=\"justify\"><span style=\"color: #008000; font-size: 20px;\"><strong>Un mistero del Mare &#8230; ora svelato<\/strong><\/span><br \/>Naturalmente ci sono molte speculazioni: secondo uno studioso e biologo scozzese si tratterebbe di uno dei 12 punti in cui si catalizzano delle forze magnetiche capaci di far accadere cose inspiegabili. Questa zona \u00e8 classificata come pericolosa dal governo nipponico ed \u00e8 famosa non solo per le sparizioni, ma anche per il riporto di eventi paranormali. Attorno al Mare del Diavolo ruota poi una leggenda antica, secondo la quale in questo mare vi abita il Diavolo con altri mostri, in attesa dei navigatori da uccidere. Si dice, inoltre, che nel XIII secolo Kublai Khan (il quinto gran Khan dell\u2019impero mongolo) cerc\u00f2 di invadere il Giappone, ma fin\u00ec col perdere i vascelli e 40.000 uomini mentre attraversavano proprio il triangolo del Drago. Vi \u00e8 per\u00f2 una spiegazione scientifica. Come molti fenomeni che accadono oggi sul nostro pianeta, ci\u00f2 che si verifica in quest\u2019area vicino alle Filippine e che ha provocato anche disastri marittimi, \u00e8 legato ad un fenomeno fisico legato agli effetti del riscaldamento globale. Nell&#8217;area del cosiddetto Triangolo del Drago, esiste infatti un vasto campo di idrati di metano (clatrati) sul fondo dell\u2019oceano, delle strutture ghiacciate che contengono quindi metano, un noto combustibile ma anche un potente gas serra. I suoi idrati sono strutture solide, stabili, simili al ghiaccio che possono incendiarsi e che, fondendosi, rilasciano sia acqua che metano avendo la particolarit\u00e0 di immagazzinare gas in una forma molto concentrata.<\/p>\r\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2024\/08\/Methane_Hydrate_phase_diagram.jpg\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 Methane_Hydrate_phase_diagram.jpg\" width=\"594\" height=\"393\" \/><\/p>\r\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Diagramma di fase dell&#8217;idrato di metano. L&#8217;asse orizzontale mostra la temperatura da -15 a 33 gradi Celsius, l&#8217;asse verticale mostra la pressione da 0 a 120.000 kilopascal (da 0 a 1.184 atmosfere). L&#8217;idrato si forma al di sopra della linea blu. Ad esempio, a solo 4 gradi Celsius l&#8217;idrato si forma sopra una pressione di circa 50 atm\/5000 kPa, (circa 500 m di profondit\u00e0). Fonte Physical Chemical Characteristics of Natural Gas Hydrate; Book Series: Coastal Systems and Continental Margins; ISSN: 1384-6434; Volume 9; Book: Economic Geology of Natural Gas Hydrate; Publisher: Springer Netherlands; DOI: 10.1007\/1-4020-3972-7; Copyright 2006; ISBN: 978-1-4020-3971-3 (Print) 978-1-4020-3972-0 (Online); DOI 10.1007\/1-4020-3972-7_3; Pages 45-104; Earth and Environmental Science Date: Sunday, July 09, 2006<\/span> <a href=\"https:\/\/commons.wikimedia.org\/wiki\/File:Methane_Hydrate_phase_diagram.jpg\">Methane Hydrate phase diagram.jpg &#8211; Wikimedia Commons<\/a><\/strong><\/p>\r\n<p align=\"justify\">Le molecole d\u2019acqua formano quindi una specie di gabbia attorno alle molecole di metano. Queste, pur essendo stabili nei sedimenti marini a profondit\u00e0 superiori a 500 metri, quando raggiungono la superficie, a causa della diminuzione della pressione, subiscono una\u00a0 destabilizzano della loro struttura solida rilasciando il gas (vedi curva nel diagramma) che a sua volta pu\u00f2 incendiarsi &#8211; da cui l\u2019espressione \u201cghiaccio ardente\u201d.\u00a0<\/p>\r\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft\" style=\"text-align: justify;\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2024\/08\/Burning_hydrate_inlay_US_Office_Naval_Research.jpg\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 Burning_hydrate_inlay_US_Office_Naval_Research.jpg\" width=\"165\" height=\"239\" \/><\/p>\r\n<p align=\"justify\">Un riscaldamento delle acque pu\u00f2 quindi provocare una destabilizzazione degli idrati ed un rilascio violento di metano verso la superficie, provocando reazioni chimiche anche violente e l&#8217;immissione in atmosfera di questo gas serra. In uno studio pubblicato alla fine di luglio 2020 su <strong><span style=\"color: #008000;\">Nature Communications<\/span><\/strong>, al largo del Rio Grande (Brasile), \u00e8 stato osservato un massiccio flusso di metano, composto da centinaia di punti di fuga di gas che salivano nella colonna d\u2019acqua. Questa scoperta conferma la possibilit\u00e0 di destabilizzazione degli idrati di gas, per la prima volta nell\u2019emisfero sud, a seguito del riscaldamento globale della temperatura dell\u2019oceano, particolarmente significativa in quell\u2019area. Volendo immaginarci il fenomeno, si tratta di grandi depositi di idrati di metano allo stato solido (simili a ghiaccio) che, staccandosi dal fondo, raggiungono la superficie passando dallo stato solido a quello gassoso, in pratica emettendo grandi bolle in superficie. Si ritiene che queste emissioni di gas possano interferire con la galleggiabilit\u00e0 dei natanti e potrebbero in particolari condizioni affondare una nave. Questa teoria \u00e8 una delle pi\u00f9 accreditate per giustificare le misteriose sparizioni nel Golfo del Messico, nel famigerato triangolo delle Bermude.<\/p>\r\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2024\/08\/idrati-di-metano-41598_2019_55758_Fig3_HTML-1024x434.webp\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 idrati-di-metano-41598_2019_55758_Fig3_HTML-1024x434.webp\" width=\"773\" height=\"327\" \/><\/p>\r\n<p align=\"justify\"><span style=\"color: #008000;\"><strong>immagini estratte dallo studio <a href=\"https:\/\/www.nature.com\/articles\/s41598-019-55758-8\">Methane hydrate emergence from Lake Baikal: direct observations, modelling, and hydrate footprints in seasonal ice cover | Scientific Reports (nature.com) <\/a>(a) Idrati di metano rilevati sulla superficie del lago Baikal. nel riquadro si evidenzi come l&#8217;idrato di metano giunto in superficie esploda <\/strong><\/span><span style=\"color: #008000;\"><strong>(b) Ecogramma di bolle di gas che salgono a velocit\u00e0 di 18 cm s\u22121 mentre l&#8217;idrato di metano sale ad una velocit\u00e0 maggiore di circa 40 cm s\u22121\u00a0<\/strong><\/span><\/p>\r\n<table style=\"border-collapse: collapse; width: 100%;\">\r\n<tbody>\r\n<tr>\r\n<td style=\"width: 100%;\">\r\n<p align=\"justify\"><span style=\"color: #008000;\"><strong>Ci possiamo domandare se questi idrati di metano (clatrati) potrebbero essere sfruttati come combustibile. <\/strong><\/span><span style=\"color: #008000;\"><strong>Sebbene un metro cubo di clatrati possa contenere fino a 165 metri cubi di metano, un vero tesoro energetico con l\u2019attuale crisi di combustibili, questi gas per\u00f2 tendono ad \u201cesplodere\u201d quando la temperatura supera i 18 \u00b0C. Lo sfruttamento delle riserve di clatrati \u00e8 sempre stato quindi considerato pericoloso per ovvie ragioni di sicurezza. Si tratta per\u00f2 di un problema tecnico che l&#8217;Uomo potrebbe in futuro risolvere.<\/strong><\/span><\/p>\r\n<\/td>\r\n<\/tr>\r\n<\/tbody>\r\n<\/table>\r\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"font-size: 20px; color: #008000;\">Ma c&#8217;\u00e8 anche un aspetto ecologico e ambientale<\/span><\/strong><br \/>Questi depositi, diffusi anche alle Bermuda (un altro famoso triangolo), non sono di massima pericolosi quando il clima \u00e8 stabile ma l&#8217;attuale innalzamento delle temperature dell\u2019oceano fa aumentare la probabilit\u00e0 che i grandi depositi di idrato di metano possano reagire. Un gruppo di studiosi internazionali\u00a0 ha scoperto in Siberia che le particelle di idrati che racchiudevano il metano, grazie alle basse temperature, si stavano disintegrando a causa dell\u2019innalzamento delle stesse. Considerando le grandi quantit\u00e0 in gioco, un fenomeno allarmante che pu\u00f2 essere catalizzato dalla scomparsa dei ghiacci e la riduzione del permafrost a seguito del cambiamento climatico. Questo processo &#8211; ormai in atto &#8211; rischia di innescare un&#8217;inarrestabile reazione a catena; in pratica a seguito del riscaldamento globale, aumenterebbe il rilascio di metano che a sua volta si disperderebbe in atmosfera influenzando l&#8217;innalzamento delle temperature. Per rimanere in tema, un drago che si morde la coda.<\/p>\r\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Vincenzo Popio<\/span><\/strong><br \/><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\r\n<p><a class=\"maxbutton-3 maxbutton maxbutton-pagina-principale\" target=\"_blank\" title=\"tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"http:\/\/www.ocean4future.org\"><span class='mb-text'>PAGINA PRINCIPALE - HOME PAGE<\/span><\/a><br \/><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\r\n<p align=\"justify\">Alcune delle immagini possono essere state prese dal web, citandone ove possibile gli autori e\/o le fonti. Se qualcuno desiderasse specificarne l\u2019autore e le fonti o rimuoverle, pu\u00f2 scrivere a infoocean4future@gmail.com e provvederemo immediatamente alla correzione dell\u2019articolo<br \/><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\r\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><span class=\"span-reading-time rt-reading-time\" style=\"display: block;\"><span class=\"rt-label rt-prefix\">tempo di lettura: <\/span> <span class=\"rt-time\"> 5<\/span> <span class=\"rt-label rt-postfix\">minuti<\/span><\/span>. . ARGOMENTO: SCIENZE DEL MAREPERIODO: XXI SECOLOAREA: OCEANO PACIFICOparole chiave: Oceanografia Il Mare del Diavolo, in giapponese \u00e8 noto come Ma No Umi ma viene chiamato anche il triangolo del Drago: questo mare si trova al largo delle coste sud-orientali giapponesi ed \u00e8 tristemente conosciuto come un\u2019area di sparizioni misteriose di navi e aerei. 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D. in Maritime Science e Master in \u201cEnvironmental science and sea pollution research\u201d presso la Pacific Western University di Los Angeles, California, il dottor Popio ha trascorso oltre 32 anni di servizio attivo nella Marina Militare. Ha ricoperto incarichi di Comando a bordo delle unit\u00e0 navali, come Direttore agli Studi presso Istituti di Formazione militare e come rappresentante della Marina presso l\u2019Ufficio del Sottocapo di Stato Maggiore della Difesa. Lasciato il servizio attivo, il dr. Popio, ha continuato, in campo civile, a fornire il proprio contributo per la salvaguardia dell\u2019ambiente marino e di tutte le sue specie, collaborando in diversi progetti riguardanti l\u2019ambiente, con le Universit\u00e0 di Bari, Lecce, Napoli e con l\u2019Istituto per l\u2019Ambiente Marino Costiero-CNR di Taranto. Numerosi sono gli articoli pubblicati sulla stampa locale sull\u2019inquinamento (aria, mare, suolo) a Taranto, dovuto alla presenza delle industrie pesanti. 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