{"id":107132,"date":"2024-07-25T00:02:00","date_gmt":"2024-07-24T22:02:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/?p=107132"},"modified":"2026-10-02T20:58:49","modified_gmt":"2026-10-02T18:58:49","slug":"storia-delle-navi-mercantile-che-violarono-il-blocco-dal-brasile","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/107132","title":{"rendered":"1941-1942: le navi mercantili che violarono il blocco dal Brasile e dall&#8217;Estremo Oriente &#8211; Parte II di Gianluca Bertozzi"},"content":{"rendered":"<span class=\"span-reading-time rt-reading-time\" style=\"display: block;\"><span class=\"rt-label rt-prefix\">tempo di lettura: <\/span> <span class=\"rt-time\"> 6<\/span> <span class=\"rt-label rt-postfix\">minuti<\/span><\/span><p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\n<a class=\"maxbutton-4 maxbutton maxbutton-livello-di-comprensione\" href=\"javascript:void(0);\"><span class='mb-text'>livello elementare<\/span><\/a><br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">ARGOMENTO: STORIA NAVALE<\/span><\/strong><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">PERIODO: XX SECOLO<\/span><\/strong><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">AREA: GUERRA SUL MARE<\/span><\/strong><br \/>\nparole chiave: Violatori di blocco<br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<br \/>\n<\/span>Tocc\u00f2 quindi alle navi bloccate in Brasile: tra il marzo e l&#8217;agosto 1941 raggiunsero la Francia le navi <strong><span style=\"color: #008000;\">Frisco, XXIV maggio, Butterfly, Monbaldo, Africana ed Himalaya<\/span> <\/strong>(quest&#8217;ultima proveniente dall&#8217;Eritrea), mentre andarono perdute la <strong><span style=\"color: #008000;\">motocisterna Franco Martelli ed il piroscafo Stella<\/span><\/strong>.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2024\/07\/MN_Himalaya4.jpg\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 MN_Himalaya4.jpg\" width=\"637\" height=\"400\" \/><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><strong><span style=\"color: #008000;\">L&#8217;Himalaya in navigazione in tempo di pace\u00a0 <a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Himalaya_(nave_mercantile)#\/media\/File:MN_Himalaya4.jpg\">MN Himalaya4 &#8211; Himalaya (nave mercantile) &#8211; Wikipedia<\/a><\/span><\/strong><\/p>\n<p align=\"justify\">Il 31 luglio 1941 l&#8217;<strong><span style=\"color: #008000;\">Himalaya<\/span><\/strong>, camuffata da nave britannica e con un equipaggio di 37 uomini, salp\u00f2 da Rio de Janeiro, affrontando la traversata dell&#8217;Atlantico, trasportando\u00a0 3.146 tonnellate di materie prime tra cui 1.000 tonnellate di rame, 1.000 di stagno, 220 di cromo, 210 di nichel, 50 di molibdeno e 30 di vanadio. Tutti questi minerali (acquistati negli Stati Uniti nell&#8217;inverno 1940-1941, quindi dopo l&#8217;inizio della guerra) erano stati procurati dalle autorit\u00e0 italiane (diplomatici, consoli, addetti navali) in collaborazione con il governo brasiliano (ancora favorevole, all&#8217;epoca, all&#8217;Asse), e ne era prevista la spartizione, dopo l&#8217;arrivo, tra Germania ed Italia. L&#8217;Himalaya punt\u00f2 verso nord sino all&#8217;arrivo a Bordeaux, base atlantica italiana e principale meta dei violatori di blocco, dove giunse il 30 agosto. Sebbene fosse previsto che tutti i mercantili italiani in Brasile tentassero il rientro in Europa solo otto navi tentarono la traversata e di queste solo sei raggiunsero la Francia consegnando circa 30.000 tonnellate di pregiate materie prime.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 20px;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Dall&#8217; Estremo Oriente<br \/>\n<\/span><\/strong><\/span>Allo scoppio della guerra quattro navi mercantili italiane si trovavano in Thailandia: la <strong><span style=\"color: #008000;\">Fujiyama<\/span> <\/strong>era a Koh-si-Chang, le altre tre, le <strong><span style=\"color: #008000;\">motonavi Volpi e Sumatra ed il piroscafo XXVIII ottobre<\/span><\/strong>, si erano rifugiate a Phuket Harbour. L&#8217;eventuale fuga delle navi mercantili dalla Thailandia si presentava molto difficoltosa, dato che le forze aeronavali britanniche ed olandesi controllavano le zone circostanti (golfo del Bengala, stretto di Malacca, mari di Giava e Sumatra). La partenza delle navi riparate a Phuket Harbour venne subito scartata, essendo tale porto a sole 130 miglia dal confine con la Birmania, controllata dalle truppe britanniche. La Regia Marina italiana decise tuttavia di tentare la partenza della Fujiyama, dato che Koh-si-Chang era meno esposta alla vigilanza nemica. L&#8217;8 agosto 1941, terminate le operazioni di approvvigionamento la Fujiyama salp\u00f2 da Koh-si-Chang e raggiunse il mare aperto alla massima velocit\u00e0 possibile compatibilmente con le cattive condizioni della carena, ovvero a undici nodi. La nave attravers\u00f2 il golfo del Siam e si tenne a poca distanza dalle coste di Thailandia, Cambogia e Vietnam del Sud, giungendo quindi nel mar della Cina, dove venne supportata dall&#8217;aviazione giapponese. Dopo aver superato Hainan ed essere transitata nello stretto di Formosa, la Fujiyama oltrepass\u00f2 Ryukyu e fece quindi rotta sul Giappone. Il 22 agosto 1941, dopo un viaggio di oltre 3.500 miglia (alla velocit\u00e0 media di circa dieci nodi), il mercantile arriv\u00f2 a K\u014dbe.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2024\/07\/MN_Pietro_Orseolo1-1024x707.jpg\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 MN_Pietro_Orseolo1-1024x707.jpg\" width=\"557\" height=\"384\" \/><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><strong><span style=\"color: #008000;\">La motonave Pietro Orseolo &#8211; Fonte scannerizzazione da pagina 381 di Rolando Notarangelo, Gian Paolo Pagano, \u00abNavi mercantili perdute\u00bb, Ufficio Storico della Marina Militare italiana, Roma 1997 <\/span><a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/File:MN_Pietro_Orseolo1.jpg\">MN Pietro Orseolo1.jpg &#8211; Wikipedia<\/a><\/strong><\/p>\n<p align=\"justify\">Nell&#8217;autunno 1941, come le altre navi mercantili italiane che si trovavano nei porti della Cina e del Giappone (<strong><span style=\"color: #008000;\">motonavi Cortellazzo, Calitea II e Pietro Orseolo, piroscafi Carignano, Venezia Giulia ed Ada Treves, transatlantico Conte Verde<\/span><\/strong>), la Fujiyama venne visitata dall\u2019addetto navale a Tokyo, incaricato di individuare le navi adatte al trasporto della gomma naturale (nonch\u00e9 altri materiali utili allo sforzo bellico) dall&#8217;Estremo Oriente alla Francia occupata. Solo tre unit\u00e0 vennero giudicate adatte: tra queste vi era la Fujiyama (le altre erano le moderne motonavi Cortellazzo e Pietro Orseolo). Dopo uno studio nautico e meteorologico della Regia Marina, la rotta stabilita per evitare le zone pi\u00f9 frequentate dal naviglio britannico (essendo gli Stati Uniti d&#8217;America ancora neutrali) prevedeva l&#8217;attraversamento dell&#8217;Oceano Pacifico da nord verso sud, il doppiaggio di Capo Horn e la risalita dell&#8217;Oceano Atlantico fino a Bordeaux.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2024\/07\/MN_Cortellazzo4.jpg\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 MN_Cortellazzo4.jpg\" width=\"624\" height=\"329\" \/><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><strong><span style=\"color: #008000;\">La Motonave <i>Cortellazzo<\/i> dopo l\u2019arrivo a Bordeaux, durante i lavori di adattamento per un nuovo viaggio di forzamento del blocco &#8211; fine 1939 &#8211; inizio 1940 &#8211; Fonte http:\/\/www.casinadeicapitani.net\/archivio\/archivio2004\/navi_in%20ostaggio\/8.asp <a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/File:MN_Cortellazzo2.jpg\">MN Cortellazzo2.jpg &#8211; Wikipedia<\/a><\/span><\/strong><\/p>\n<p align=\"justify\">La <strong><span style=\"color: #008000;\">motonave italiana Cortellazzo<\/span><\/strong> fu rifornita di provviste e, per conseguire un rapido autoaffondamento in caso di incontro con navi nemiche, fu collocata una carica esplosiva da 50 kg nel locale eliche. Per essa, in accordo con le autorit\u00e0 Italiane, giapponesi e tedesche, fu preparato un carico completo di materiali di interesse militare (1.400 tonnellate di olii vegetali, 1.140 di arachidi, 496 di pneumatici destinati all&#8217;Italia e 285 di canapa, 275 di lacca, 258 di t\u00e8, 159 di tela kaki, 100 di stagno, 61 di nichel, 36 di rame, 10 di volframio da trasportare in Francia). Inoltre, 4.309 delle 5.639 tonnellate di materiali pregiati erano destinate ai tedeschi, mentre 1.330 erano per gli italiani.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2024\/07\/MN_Cortellazzo1.jpg\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 MN_Cortellazzo1.jpg\" width=\"721\" height=\"469\" \/><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><strong><span style=\"color: #008000;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Altra foto della motonave da carico Cortellazzo &#8211; fine 1939 \/ inizio 1940 &#8211; Fonte <a href=\"http:\/\/www.archeologiaindustriale.it\/sez_risorse_it.php?search_linked_media=motonave%20da%20carico%7Ccortellazzo&amp;goto_id=3199\">http:\/\/www.archeologiaindustriale.it\/.cortellazzo&amp;goto_id=3199\u00a0<\/a><\/span><\/strong><\/span><\/strong><\/p>\n<p align=\"justify\">La <strong><span style=\"color: #008000;\">Cortellazzo<\/span><\/strong> lasci\u00f2 Kobe diretta a Dairen dove giunse il 6 novembre 1941 per completare il carico. Il 16 novembre 1941, il mercantile salp\u00f2 da Dairen diretta a Capo Horn che fu doppiato la vigilia di Natale. Dopo aver attraversato due oceani la Cortellazzo fece il suo ingresso nel porto di Irun, Spagna, per poi dirigersi a Bordeaux. Al largo di Capo Higuer il 26 gennaio, la nave incontr\u00f2 tre dragamine tedeschi, inviati per scortarla. Dopo una breve sosta a Saint-Jean-de-Luz, 16 miglia pi\u00f9 a nord, la nave ripart\u00ec scortata da tre cacciatorpediniere tedeschi e da otto bombardieri Junkers Ju 88. Il 27 gennaio la Cortellazzo entr\u00f2 nella Gironda raggiungendo Bordeaux, accolta dal personale della base di Betasom.<\/p>\n<p align=\"justify\">La <strong><span style=\"color: #008000;\">Motonave Orseolo<\/span><\/strong> fu sottoposta ai necessari lavori per essere rimessa in condizione di affrontare una lunga traversata senza scalo (tali lavori inclusero anche le operazioni di camuffamento e la collocazione, nelle stive, di cariche di termite per l&#8217;autoaffondamento) ed imbarc\u00f2 un carico di 6.646 tonnellate di gomma grezza ed altri materiali d&#8217;interesse bellico, tra cui una vernice speciale per aerei detta agar agar. La nave lasci\u00f2 K\u014dbe la sera del 24 dicembre 1941 con un equipaggio di 48 uomini, tra cui otto ufficiali. La rotta pi\u00f9 sicura, essendo entrati in guerra gli Stati Uniti, sarebbe consistita nella traversata dell&#8217;Oceano Indiano entrando in Atlantico dopo aver doppiato il Capo di Buona Speranza, ma, non essendovi stati ordini di Supermarina a tale proposito, la motonave attravers\u00f2 l&#8217;Oceano Pacifico diretta verso Capo Horn, rotta gi\u00e0 seguita dalla Cortellazzo. Il 25 gennaio 1942 la Pietro Orseolo doppi\u00f2 Capo Horn giungendo poi ad Irun, al confine tra Francia e Spagna, la sera del 22 febbraio 1942. Fu quindi scortata a Bordeaux da tre navi da guerra tedesche, giungendo a Bordeaux il 23 aprile (dopo un viaggio di 19.372 miglia)<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2024\/07\/MN_Himalaya2.jpg\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 MN_Himalaya2.jpg\" width=\"637\" height=\"378\" \/><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"color: #008000;\"><strong>La motonave Himalaya &#8211; Fonte scannerizzazione dalle immagini a centro libro (tra le pagine 144 e 145) di Dobrillo Dupuis, \u00abForzate il blocco! L&#8217;odissea delle navi italiane rimaste fuori degli stretti allo scoppio della guerra\u00bb, Ugo Mursia Editore, Milano 1975 Data anni &#8217;30<\/strong><\/span> <strong><a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/File:MN_Himalaya2.jpg\">MN Himalaya2.jpg &#8211; Wikipedia<\/a><\/strong><\/p>\n<p align=\"justify\">Dopo l&#8217;arrivo in Giappone, la<strong><span style=\"color: #008000;\"> Fujiyama<\/span><\/strong> aveva subito vari lavori di riparazione ed adattamento, per consentire una traversata oceanica che la portasse in Europa senza tappe intermedie e, l&#8217;equipaggio fu portato ad otto ufficiali e 37 marinai. Il 7 febbraio 1942, lasci\u00f2 Kobe con un carico di 4.839 tonnellate, che includeva gomma grezza (2.000 tonnellate), copertoni e camere d\u2019aria (un centinaio di tonnellate), minerali, olio di cocco, olio di balena e sacchi di copra. La nave fece rotta su Capo Horn, doppiandolo il 20 marzo e il 23 aprile la motonave raggiunse El Ferrol, da dove ripart\u00ec lo stesso giorno scortata da velivoli della Luftwaffe. Dopo aver sostato per poco tempo ad Irun, il mercantile ripart\u00ec il giorno stesso, scortata da una torpediniera tedesca. Il 26 aprile 1942 la Fujiyama, dopo aver costeggiato dapprima la costa spagnola e poi quella francese, giunse a Bordeaux.<br \/>\n<span style=\"color: #008000;\"><strong>Fine II parte \u2013 continua<\/strong><\/span><br \/>\n<span style=\"color: #008000;\"><strong>Gianluca Bertozzi<\/strong><\/span><br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p><a class=\"maxbutton-3 maxbutton maxbutton-pagina-principale\" target=\"_blank\" title=\"tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"http:\/\/www.ocean4future.org\"><span class='mb-text'>PAGINA PRINCIPALE - HOME PAGE<\/span><\/a><br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\">Alcune delle immagini possono essere state prese dal web, citandone ove possibile gli autori e\/o le fonti. Se qualcuno desiderasse specificarne l\u2019autore o rimuoverle, pu\u00f2 scrivere a infoocean4future@gmail.com e provvederemo immediatamente alla correzione dell\u2019articolo<br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p><a class=\"maxbutton-13 maxbutton maxbutton-parte-i\" target=\"_blank\" title=\" tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/107131\"><span class='mb-text'>PARTE I<\/span><\/a> <a class=\"maxbutton-14 maxbutton maxbutton-parte-ii\" target=\"_blank\" title=\" tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/107132\"><span class='mb-text'>PARTE II<\/span><\/a> <a class=\"maxbutton-15 maxbutton maxbutton-parte-iii\" target=\"_blank\" title=\" tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/107133\"><span class='mb-text'>PARTE III<\/span><\/a><br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><span class=\"span-reading-time rt-reading-time\" style=\"display: block;\"><span class=\"rt-label rt-prefix\">tempo di lettura: <\/span> <span class=\"rt-time\"> 6<\/span> <span class=\"rt-label rt-postfix\">minuti<\/span><\/span>. . 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