{"id":107131,"date":"2024-07-18T00:02:00","date_gmt":"2024-07-17T22:02:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/?p=107131"},"modified":"2024-07-18T06:57:19","modified_gmt":"2024-07-18T04:57:19","slug":"i-violatori-di-blocco-italiani","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/107131","title":{"rendered":"I violatori di blocco italiani"},"content":{"rendered":"<span class=\"span-reading-time rt-reading-time\" style=\"display: block;\"><span class=\"rt-label rt-prefix\">tempo di lettura: <\/span> <span class=\"rt-time\"> 7<\/span> <span class=\"rt-label rt-postfix\">minuti<\/span><\/span><p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\n<a class=\"maxbutton-4 maxbutton maxbutton-livello-di-comprensione\" href=\"javascript:void(0);\"><span class='mb-text'>livello elementare<\/span><\/a><br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #008000;\"><strong>ARGOMENTO: STORIA NAVALE<\/strong><\/span><br \/>\n<span style=\"color: #008000;\"><strong>PERIODO: XX SECOLO<\/strong><\/span><br \/>\n<span style=\"color: #008000;\"><strong>AREA: GUERRA SUL MARE<\/strong><\/span><br \/>\nparole chiave: Violatori di blocco<br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\">Alla vigilia dell\u2019entrata in guerra dell\u2019Italia (10 giugno 1940) ben 212 navi mercantili italiane, per un totale di un milione 209.090 tonnellate di stazza, si trovavano fuori dagli stretti. Molte di esse furono catturate o affondate e la maggioranza internate in porti neutrali. Oggi parleremo di quelle che continuarono invece ad operare sugli oceani, violando il blocco alleato.<\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\">L\u2019impiego come navi corsare per l&#8217;attacco al traffico&nbsp;<\/span><\/strong><br \/>\nNei primi mesi del 1941 si valut\u00f2 la possibilit\u00e0 di rifornire l\u2019AOI dall\u2019Estremo Oriente, impiegando navi mercantili giapponesi. Come prevedibile, la risposta del governo nipponico fu negativa quindi per trasportare i materiali approntati rimaneva solo la possibilit\u00e0 di usare qualcuno dei mercantili nazionali che si trovavano nell&#8217;Indiano e nel Pacifico. Il 20 novembre 1940 venne prospettata la possibilit\u00e0 di utilizzare due moderne motonavi, <strong><span style=\"color: #008000;\">Orseolo e Cortellazzo<\/span><\/strong>, che si trovavano in porti giapponesi e Supermarina valut\u00f2 la possibilit\u00e0 che queste navi, una volta sbarcato il carico, potessero darsi alla guerra di corsa. In tal caso avrebbero dovuto avere un armamento di sei cannoni da 152 oltre a mitragliere contraeree e la loro autonomia avrebbe dovuto essere portata a 5 mesi. La difficolt\u00e0 di approntare le navi e il precipitare degli eventi in Africa Orientale imped\u00ec di realizzare questo progetto come la possibilit\u00e0 di utilizzare per la guerra di corsa le motonavi <strong><span style=\"color: #008000;\">RAMB I, II<\/span><\/strong> (gi\u00e0 requisite e armate con 4 cannoni da 120) e <strong><span style=\"color: #008000;\">IV<\/span><\/strong> (quest\u2019ultima avrebbe dovuto essere armata con tre cannoni da 152mm, prelevati da una batteria costiera di protezione a Massaua) che si trovavano in AOI.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2024\/06\/pietro-orseolo-bertozzi.jpg\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 pietro-orseolo-bertozzi.jpg\" width=\"860\" height=\"579\"><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\">La bella motonave da carico <i>Pietro Orseolo poco dopo il suo allestimento &#8211; <\/i>Fonte http:\/\/www.naviearmatori.net\/ita\/foto-158084-4.html<\/span><\/strong><a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/File:MN_Pietro_Orseolo3.jpg\">MN Pietro Orseolo3.jpg &#8211; Wikipedia<\/a><\/p>\n<p align=\"justify\">In previsione della futura ed inevitabile caduta dell\u2019Eritrea, venne quindi pianificata la partenza da Massaua delle poche navi dotate di autonomia sufficiente ad affrontare lunghe traversate verso l&#8217;Estremo Oriente o verso la Francia occupata, e la distruzione di tutte le altre navi per evitarne la cattura. Le unit\u00e0 in grado di affrontare una traversata oceanica violando il blocco nemico furono individuate nelle motonavi <strong><span style=\"color: #008000;\">India<\/span><\/strong> ed <strong><span style=\"color: #008000;\">Himalaya<\/span><\/strong>, nel <strong><span style=\"color: #008000;\">piroscafo Piave<\/span><\/strong>, nella <strong><span style=\"color: #008000;\">nave coloniale Eritrea<\/span><\/strong> e negli <strong><span style=\"color: #008000;\">incrociatori ausiliari RAMB I e RAMB II<\/span><\/strong>, oltre che nei <strong><span style=\"color: #008000;\">sommergibili Perla, Guglielmotti, Archimede e Galileo Ferraris.<\/span><\/strong> Tutte tali unit\u00e0 partirono tra febbraio e marzo 1941, con diverse destinazioni e differenti sorti (i sommergibili raggiunsero Bordeaux in Francia, l&#8217;India ed il Piave furono costretti a rinunciare al viaggio da guasti e dalle avverse condizioni meteorologiche e a rientrare ad Assab, la <strong><span style=\"color: #008000;\">RAMB I<\/span><\/strong> venne affondata in combattimento dall&#8217;incrociatore HMNZS Leander mentre la <strong><span style=\"color: #008000;\">RAMB II<\/span> <\/strong>e l&#8217;<strong><span style=\"color: #008000;\">Eritrea<\/span><\/strong> raggiunsero il Giappone.<\/p>\n<p align=\"justify\">Per l&#8217;<strong><span style=\"color: #008000;\">Himalaya<\/span><\/strong> era previsto un viaggio diviso in due parti: nella prima la motonave avrebbe raggiunto il neutrale Brasile, mentre nella seconda si sarebbe trasferita nella Francia occupata. Prima della partenza vennero effettuati i necessari preparativi, inclusivi della predisposizione dei mezzi per garantire un celere autoaffondamento e dell&#8217;imbarco di scorte adeguate alla lunga traversata. La sera del 1\u00ba marzo 1941 la motonave salp\u00f2. Dopo aver lasciato Massaua, l&#8217;<strong><span style=\"color: #008000;\">Himalaya<\/span><\/strong> eluse la sorveglianza britannica nello stretto di Bab el-Mandeb ed entr\u00f2 nell&#8217;Oceano Indiano, proseguendo la navigazione tenendosi molto lontana dalle coste dell&#8217;Africa e dalle rotte principali e dalle zone pi\u00f9 frequentate, per evitare d&#8217;imbattersi in navi nemiche. l&#8217;Himalaya transit\u00f2 ad est delle Seychelles, del Madagascar e di Mauritius, ed il 21 marzo, giunta al largo dell&#8217;estremit\u00e0 meridionale del Sudafrica (mantenendosi a grande distanza da Durban e Citt\u00e0 del Capo, basi navali britanniche), doppi\u00f2 il Capo di Buona Speranza e fece rotta verso nordovest, entrando nell&#8217;Oceano Atlantico e dirigendo verso il Brasile. Dopo 32 giorni di navigazione l&#8217;Himalaya giunse in vista della costa brasiliana per poi ormeggiarsi, all&#8217;alba del 3 aprile, dopo una traversata di 8900 miglia, nella baia di Rio de Janeiro.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2024\/06\/himalaya-bertozzi.jpg\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 himalaya-bertozzi.jpg\" width=\"838\" height=\"527\"><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\">La motonave Himalaya &#8211; Fonte scannerizzazione dalle immagini a centro libro (tra le pagine 144 e 145) di Dobrillo Dupuis, \u00abForzate il blocco! L&#8217;odissea delle navi italiane rimaste fuori degli stretti allo scoppio della guerra\u00bb, Ugo Mursia Editore, Milano 1975<\/span><\/strong> <a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/File:MN_Himalaya2.jpg\">MN Himalaya2.jpg &#8211; Wikipedia<\/a><\/p>\n<p align=\"justify\">Nel febbraio 1941, nell&#8217;imminenza della caduta della Somalia, il locale comando della Regia Marina ordin\u00f2 la partenza delle navi mercantili ritenute in condizioni idonee ad affrontare la navigazione sino al Madagascar. Le navi avrebbero dovuto raggiungere il porto di Diego Suarez, controllato dalle forze della Francia di Vichy, dove sarebbero state al sicuro. La sera del 10 febbraio 1941, pertanto, il piroscafo <strong><span style=\"color: #008000;\">Savoia<\/span><\/strong> lasci\u00f2 Chisimaio cos\u00ec come il grosso <strong><span style=\"color: #008000;\">piroscafo misto Leonardo Da Vinci<\/span><\/strong>, la <strong><span style=\"color: #008000;\">piro-cisterna Pensilvania<\/span><\/strong> (gi\u00e0&nbsp;<span style=\"color: #008000;\"><b>Pennsilvania<\/b><\/span>, gi\u00e0&nbsp;<span style=\"color: #008000;\"><b>De Soto<\/b><\/span>, gi\u00e0&nbsp;<span style=\"color: #008000;\"><b>Phoebus<\/b><\/span>&nbsp;, i <strong><span style=\"color: #008000;\">piroscafi da carico Erminia Mazzella e Manon<\/span><\/strong> ed il <strong><span style=\"color: #008000;\">piroscafo misto Adria<\/span><\/strong>, mentre in un secondo momento partirono anche il <strong><span style=\"color: #008000;\">piroscafo misto Somalia<\/span> <\/strong>e la <strong><span style=\"color: #008000;\">motonave da carico Duca degli Abruzzi<\/span><\/strong>, uniche due unit\u00e0 a raggiungere Diego Suarez.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2024\/06\/1280px-NC_Pensilvania1-1024x749.jpg\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 1280px-NC_Pensilvania1-1024x749.jpg\" width=\"1024\" height=\"749\"><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Il Pensilvania in servizio per la societ\u00e0 Pittaluga<\/span><\/strong> <a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Pensilvania_(nave_cisterna)#\/media\/File:NC_Pensilvania1.jpg\">NC Pensilvania1 &#8211; Pensilvania (nave cisterna) &#8211; Wikipedia<\/a><\/p>\n<p align=\"justify\">Poco dopo aver raggiunto il mare aperto, tuttavia, tutte le navi del primo gruppo vennero intercettate e catturate dagli incrociatori britannici&nbsp; (la \u00ab<strong><span style=\"color: #008000;\">Forza T<\/span><\/strong>\u00bb), questo nonostante i tentativi di autoaffondarsi da parte degli equipaggi.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2024\/06\/MN_Duca_degli_Abruzzi1.jpg\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 MN_Duca_degli_Abruzzi1.jpg\" width=\"903\" height=\"563\"><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\">La motonave da carico Duca degli Abruzzi Fonte http:\/\/www.naviearmatori.net\/ita\/foto-147706-4.html<\/span><\/strong><a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/File:MN_Duca_degli_Abruzzi1.jpg\">MN Duca degli Abruzzi1.jpg &#8211; Wikipedia<\/a><\/p>\n<p align=\"justify\">Le due navi italiane arrivate a <strong><span style=\"color: #008000;\">Diego Suarez<\/span><\/strong> rimasero inattive nel porto malgascio per oltre un anno, ma ad inizio maggio del 1942 le forze britanniche, nell\u2019ambito dell\u2019<strong><span style=\"color: #008000;\">Operazione \u00abIronclad\u00bb<\/span><\/strong>, attaccarono ed invasero il Madagascar per prevenire l&#8217;installazione nell&#8217;isola di basi navali giapponesi, dalle quali i nipponici avrebbero potuto attaccare il traffico britannico nel Medio Oriente. La <strong><span style=\"color: #008000;\">Duca degli Abruzzi<\/span><\/strong> ed il <strong><span style=\"color: #008000;\">Somalia<\/span><\/strong>, per evitare la cattura, si autoaffondarono l&#8217;8 maggio 1942.<\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Dalla Spagna continentale<\/span><\/strong><br \/>\nNel frattempo lo Stato Maggiore della Regia Marina aveva proposto ed ottenuto di mettere a punto un piano per far forzare il blocco alleato da parte dei mercantili rifugiati nelle nazioni neutrali pi\u00f9 benevole nei confronti dell&#8217;Italia (Spagna, Brasile e Giappone) e farli giungere a Bordeaux, base atlantica italiana (BETASOM) nella Francia occupata: le navi sarebbero passate sotto il controllo delle forze tedesche, mentre i carichi (ancora a bordo da quando, dopo la dichiarazione di guerra, si erano rifugiate nei porti neutrali) sarebbero stati trasferiti in Italia via terra. Dopo la trasmissione delle istruzioni da seguire per la partenza ed il viaggio, era stata organizzata la partenza dei vari mercantili, iniziando dalla Spagna continentale.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2024\/06\/Pfo_Capo_Lena1.jpg\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 Pfo_Capo_Lena1.jpg\" width=\"990\" height=\"524\"><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Il piroscafo da carico Capo Lena Fonte http:\/\/www.messageries-maritimes.org\/astrolabe.htm<\/span><\/strong> <a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/File:Pfo_Capo_Lena1.jpg\">Piroscafo Capo Lena1.jpg &#8211; Wikipedia<\/a><\/p>\n<p align=\"justify\">Le prime due unit\u00e0 a trasferirsi, tra il 9 ed il 27 febbraio 1941, furono il <strong><span style=\"color: #008000;\">piroscafo da carico Capo Lena<\/span><\/strong> e la piro cisterna<strong><span style=\"color: #008000;\">&nbsp;Clizia<\/span><\/strong>, che aveva a bordo 3.000 tonnellate di petrolio, che si trasferirono rispettivamente da Vigo e da San Juan de Nieva a Bilbao. Il trasferimento delle due navi fu notato dai servizi segreti britannici. Il 24 febbraio, dopo aver lasciato Bilbao all&#8217;alba, le due navi incontrarono al largo di Saint-Jean-de-Luz alcuni dragamine tedeschi, che li scortarono alla foce della Gironda e quindi a Bordeaux, dove arrivarono il 27 febbraio. L&#8217;<strong><span style=\"color: #008000;\">Eugenio C.<\/span> <\/strong>fu la terza ed ultima nave scelta per partire. Il 13-14 giugno 1941 il piroscafo, si trasfer\u00ec da El Ferrol a Saint-Nazaire (dove giunse il 14 giugno). In una seconda fase nel marzo 1942 anche i <strong><span style=\"color: #008000;\">piroscafi Drepanum e Fidelitas<\/span><\/strong> lasciarono El Ferrol e si trasferirono a Bordeaux.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2024\/06\/Pfo_Bolton_Castle-poi-Fidelitas.jpg\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 Pfo_Bolton_Castle-poi-Fidelitas.jpg\" width=\"967\" height=\"439\"><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Il piroscafo britannico Bolton Castle, poi italiano Fidelitas, in Sudafrica &#8211; Fonte http:\/\/www.naviearmatori.net\/ita\/foto-9555-4.html<\/span><\/strong> <a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/File:Pfo_Bolton_Castle.jpg\">Piroscafo Bolton Castle.jpg poi Fidelitas &#8211; Wikipedia<\/a><\/p>\n<p align=\"justify\">Venne quindi organizzato il trasferimento delle navi che si trovavano nelle Canarie, 17 in tutto. Dato che tuttavia, dopo un anno di inattivit\u00e0, molte unit\u00e0 non erano in condizioni adatte ad affrontare una difficile traversata atlantica in tempo di guerra (le carene erano ricoperte di denti di cane ed alcune navi non erano entrate in bacino di carenaggio da oltre due anni), l\u2019addetto navale a Madrid invi\u00f2 alle Canarie un ufficiale, che ispezion\u00f2 tutti i mercantili l\u00e0 internati e compil\u00f2 un dettagliato rapporto in cui individu\u00f2 in nove le navi che avrebbero potuto prendere il mare. Tra aprile e giugno partirono per la&nbsp;Francia, nell&#8217;ordine, i mercantili&nbsp;<span style=\"background-color: #ffffff; color: #008000;\"><strong><i>Capo Alga<\/i>,&nbsp;<i>Burano<\/i>,&nbsp;<i>Recco<\/i>,&nbsp;<i>Sangro<\/i>,&nbsp;<i>Gianna M.<\/i>,&nbsp;<i>Todaro<\/i>,&nbsp;<i>Atlanta<\/i>&nbsp;ed&nbsp;<i>Ida<\/i><\/strong><\/span>, tutti giunti a destinazione ad eccezione di <strong><span style=\"color: #008000;\"><i>Recco<\/i>,&nbsp;<i>Sangro<\/i>&nbsp;e&nbsp;<i>Gianna M.<\/i><\/span><\/strong><sup id=\"cite_ref-dupuis_2-5\" class=\"reference\"><\/sup>. Lo&nbsp;spionaggio&nbsp;inglese, attivo nelle&nbsp;Canarie, segnal\u00f2 che il 29 aprile il piroscafo <strong><span style=\"color: #008000;\"><i>Ernani<\/i><\/span><\/strong> stava caricando manganese. La nave part\u00ec ma, nella sua rotta, verso Bordeaux, mentre stava modificando la sua struttura per essere scambiata&nbsp;per il piroscafo olandese&nbsp;<i>Enggano<\/i>vene, venne silurata dal sommergibile tedesco <i>U-103<\/i>.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2024\/06\/Pfo_Ernani1.jpg\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 Pfo_Ernani1.jpg\" width=\"860\" height=\"524\"><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Il piroscafo da carico Ernani Fonte http:\/\/www.uboat.net\/allies\/merchants\/ships\/1025.html<a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/File:Pfo_Ernani1.jpg\">Piroscafo Ernani1.jpg &#8211; Wikipedia<\/a><\/span><\/strong><\/p>\n<p align=\"justify\">In conclusione, nel 1941, dodici mercantili presero il mare da porti in Spagna e nelle Canarie, di cui otto superarono il blocco e arrivarono in Francia consegnando 17.521 tonnellate di materie prime e 1.5920 tonnellate di petrolio.<br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">Fine I parte \u2013 continua<\/span><\/strong><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">Gianluca Bertozzi<br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\n<\/span><\/strong><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"color: #008000;\"><strong>in anteprima la RAMB 2 che, arrivata in Giappone circa quattro settimane dopo la partenza da Massaua, fu utilizzata con il nome di&nbsp;<i>Calitea<\/i>&nbsp;come nave da trasporto fino all&#8217;armistizio, quando venne sabotata dall&#8217;equipaggio affinch\u00e9 non cadesse in mani giapponesi. Riadattata, fu utilizzata dalla Marina Giapponese sempre come nave da trasporto e venne affondata il 12 gennaio&nbsp;1945&nbsp;nel porto di&nbsp;Osaka per un bombardamento aereo statunitense.<\/strong><\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/File:NaveColonialeRamb2.jpg\">Nave Coloniale Ramb2.jpg &#8211; Wikipedia<\/a><br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p><a class=\"maxbutton-3 maxbutton maxbutton-pagina-principale\" target=\"_blank\" title=\"tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"http:\/\/www.ocean4future.org\"><span class='mb-text'>PAGINA PRINCIPALE - HOME PAGE<\/span><\/a><br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\">Alcune delle foto presenti in questo blog possono essere state prese dal web, citandone ove possibile gli autori e\/o le fonti. Se qualcuno desiderasse specificarne l\u2019autore o rimuoverle, pu\u00f2 scrivere a infoocean4future@gmail.com e provvederemo immediatamente alla correzione dell\u2019articolo<br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><a class=\"maxbutton-13 maxbutton maxbutton-parte-i\" target=\"_blank\" title=\" tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/107131\"><span class='mb-text'>PARTE I<\/span><\/a> <a class=\"maxbutton-14 maxbutton maxbutton-parte-ii\" target=\"_blank\" title=\" tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/107132\"><span class='mb-text'>PARTE II<\/span><\/a> <a class=\"maxbutton-15 maxbutton maxbutton-parte-iii\" target=\"_blank\" title=\" tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/107133\"><span class='mb-text'>PARTE III<\/span><\/a><br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><span class=\"span-reading-time rt-reading-time\" style=\"display: block;\"><span class=\"rt-label rt-prefix\">tempo di lettura: <\/span> <span class=\"rt-time\"> 7<\/span> <span class=\"rt-label rt-postfix\">minuti<\/span><\/span>. . ARGOMENTO: STORIA NAVALE PERIODO: XX SECOLO AREA: GUERRA SUL MARE parole chiave: Violatori di blocco . Alla vigilia dell\u2019entrata in guerra dell\u2019Italia (10 giugno 1940) ben 212 navi mercantili italiane, per un totale di un milione 209.090 tonnellate di stazza, si trovavano fuori dagli stretti. 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