{"id":104919,"date":"2024-07-06T00:03:00","date_gmt":"2024-07-05T22:03:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/?p=104919"},"modified":"2024-07-06T07:45:36","modified_gmt":"2024-07-06T05:45:36","slug":"pesci-leone-nel-mar-mediterraneo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/104919","title":{"rendered":"L&#8217;invasione dei Pesci leone nel mar Mediterraneo"},"content":{"rendered":"<span class=\"span-reading-time rt-reading-time\" style=\"display: block;\"><span class=\"rt-label rt-prefix\">tempo di lettura: <\/span> <span class=\"rt-time\"> 8<\/span> <span class=\"rt-label rt-postfix\">minuti<\/span><\/span><p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\n<a class=\"maxbutton-4 maxbutton maxbutton-livello-di-comprensione\" href=\"javascript:void(0);\"><span class='mb-text'>livello elementare<\/span><\/a><br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #008000;\"><strong>ARGOMENTO: ECOLOGIA<\/strong><\/span><br \/>\n<span style=\"color: #008000;\"><strong>PERIODO: XXI SECOLO<\/strong><\/span><br \/>\n<span style=\"color: #008000;\"><strong>AREA: MAR MEDITERRANEO<\/strong><\/span><br \/>\nparole chiave: Pesci leone, science, predatori esotici, ecologia delle invasioni, ecologia marina, ecologia della predazione<br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\">Abbiamo gi\u00e0 parlato in altri articoli delle specie aliene che stanno entrando nel Mediterraneo e, in particolare del loro grave impatto sugli ecosistemi e sulle attivit\u00e0 umane. Tra i problemi ecologici pi\u00f9 gravi c\u2019\u00e8 la perdita di biodiversit\u00e0 locale che causa l\u2019estinzione delle specie autoctone. Ci\u00f2 \u00e8 particolarmente rilevante quando esiste un\u2019interazione trofica diretta tra invasore e specie locali come nel caso del granchio blu che sta distruggendo le economie locali di molte aree mediterranee. Parliamo oggi dei pesci leone che si stanno diffondendo in maniera capillare, complice l&#8217;aumento delle temperature dei mari.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2024\/05\/diving-in-fujaira-a-37-1024x768.jpg\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 diving-in-fujaira-a-37-1024x768.jpg\"><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Pterois miles, Fujaira, Oceano Indiano &#8211; photo credit andrea mucedola<\/span><\/strong><\/p>\n<p align=\"justify\">In un interessante articolo, \u201c<strong><em><span style=\"color: #008000;\"><a href=\"https:\/\/neobiota.pensoft.net\/article\/110442\/\">Lionfish (Pterois miles) in the Mediterranean Sea: a review of the available knowledge with an update on the invasion front<\/a>\u201d<\/span><\/em><\/strong>, pubblicato da <strong><span style=\"color: #008000;\">NeoBiota<\/span><\/strong> viene dato un aggiornamento sulla presenza dei pesci leoni nel Mediterraneo e delle conseguenze che ne derivano. Negli ultimi 40 anni i pesci leone (<strong><span style=\"color: #008000;\">Pterois miles e Pterois volitans<\/span><\/strong>) hanno invaso numerosi ecosistemi marini, spostandosi verso nuove aree con caratteristiche climatiche pi\u00f9 fredde, muovendosi prima dalle acque tropicali indo-pacifiche all\u2019Oceano Atlantico, con effetti dannosi ben documentati sulle comunit\u00e0 ittiche locali. Circa dieci anni fa \u00e8 iniziata una seconda invasione questa volta verso il Mar Mediterraneo, colonizzato principalmente da Pterois miles. I <strong><span style=\"color: #008000;\">pesci leone Pterois miles e P. volitans<\/span><\/strong>, originari dell\u2019Indo-Pacifico e del Mar Rosso, sono praticamente indistinguibili e mostrano tratti morfologici quasi identici. Nel tempo si sono diffusi in altri bacini a causa di rilasci intenzionali o accidentali da parte di poco attenti acquariofili la cui distrazione ha reato non pochi impatti sugli ecosistemi. I pesci leone furono avvistati per la prima volta nelle acque caraibiche dell&#8217;Atlantico nel 1985 e si diffusero massicciamente alla fine degli anni &#8217;90 comportando un notevole impatto ecologico a causa della loro capacit\u00e0 di predazione che ridusse la biomassa delle specie locali fino al 65%.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2024\/05\/Screenshot-2024-05-09-105714.png\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 Screenshot-2024-05-09-105714.png\" width=\"851\" height=\"737\"><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\">immagini delle catture in acque libiche &#8211; Fonte First record of lionfish (Scorpaenidae: Pterois) from Libyan waters &#8211; autori Sara A.A. Al Mabruk 1, Jamila Rizgalla 2* <\/span><\/strong><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">1 Zoology Department, Faculty of Science, Omar Al-Mukhtar University-Bayda, LIBYA <\/span><\/strong><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">2 Aquaculture Department, Faculty of Agriculture, University of Tripoli, Tripoli, LIBYA<\/span><\/strong><a href=\"https:\/\/blackmeditjournal.org\/wp-content\/uploads\/8-2019-251_108-114.pdf\">8-2019-251_108-114.pdf (blackmeditjournal.org)<\/a><\/p>\n<p align=\"justify\">L&#8217;ingresso nel Mar Mediterraneo, il pi\u00f9 grande mare chiuso della Terra, e la loro diffusione in determinate parti del bacino sta incominciando a farsi sentire. Considerando che il Mediterraneo \u00e8 caratterizzato da una grande biodiversit\u00e0, ospitando pi\u00f9 di 11.000 specie animali, l&#8217;impatto legato alla loro diffusione non sarebbe solo biologico ma anche economico in quanto il mare nostrum fornisce servizi economicamente preziosi a circa 150 milioni di persone nei numerosi paesi sulle sue coste. Di fatto il Mediterraneo \u00e8 affetto da numerosi fattori di stress di origine antropica ed \u00e8 il mare pi\u00f9 invaso al mondo, in gran parte dovuto all\u2019apertura del Canale di Suez ed ai suoi ampliamenti che hanno favorito la capacit\u00e0 di trasportare <strong><span style=\"color: #008000;\">propaguli 1<\/span><\/strong> ed hanno ridotto la salinit\u00e0 dei laghi amari (un tempo una barriera che impediva chimicamente lo spostamento delle specie). Da allora, ogni anno, nuove specie (dette <strong><span style=\"color: #008000;\">lessepsiane<\/span><\/strong> <strong><span style=\"color: #008000;\"><sup>2<\/sup><\/span><\/strong>) entrano nel Mediterraneo per cui il Canale di Suez \u00e8 ritenuto la fonte di due terzi delle specie esotiche presenti nel Bacino. Tra di essi i pesci leone sembrano aver attraversato nel tempo un processo di selezione naturale che ne ha favorito la sopravvivenza nonostante la provenienza da&nbsp; ecosistemi differenti come il Mediterraneo e l\u2019Atlantico occidentale tropicale.&nbsp;<\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\">L&#8217;origine e la storia dell&#8217;invasione del Mediterraneo<\/span><\/strong><br \/>\nIl primo pesce leone segnalato nel Mediterraneo fu catturato da un peschereccio al largo delle coste di Israele nel 1991 e identificato come P. miles (Golani e Sonin 1992). Da quel momento non furono pi\u00f9 segnalati pesci leone fino al 2012, quando furono catturati due esemplari in Libano (Bariche et al. 2013). Subito dopo, pesci leone sono stati segnalati in Turchia, Cipro, Grecia e Italia (Turan et al. 2014; Crocetta et al. 2015; Igl\u00e9sias e Frott\u00e9 2015; Oray et al. 2015; Turan e \u00d6zt\u00fcrk 2015; Azzurro et al. 2017). Secondo lo studio in riferimento, i pesci leone furono considerati &#8220;invasivi&#8221; nel Mediterraneo dal 2016, quando furono osservati in grandi gruppi a Cipro, e si sono ora diffusi in gran parte del Mediterraneo orientale, continuando ad espandersi verso ovest. Oggi, le popolazioni sono confinate nella parte orientale del Mediterraneo con segnalazioni all&#8217;isola di Vis, in Croazia e nel Mar di Alboran, Spagna, che per\u00f2 potrebbero essere il risultato di rilasci occasionali da acquari. Studi genetici hanno rivelato che i pesci leone trovati nel Mediterraneo provengono dal Mar Rosso, per lo pi\u00f9 Pterois Miles con assenza di popolazioni stabili di P. volitans. Va detto che il Mar Rosso settentrionale \u00e8 abitato anche da un&#8217;altra specie di pesce leone chiamato Pterois radiata, biologicamente ed ecologicamente simile al P. miles, che convive insieme al P. miles, in abbondanza comparabile, sulle barriere coralline del Mar Rosso settentrionale, ma che non si \u00e8 mai stabilita nel Mediterraneo. Gli scienziati ritengono che i P. radiata possano essere meno invasivi del P. miles a causa delle loro minori dimensioni, del grado leggermente pi\u00f9 elevato di specializzazione dell&#8217;habitat e della dieta (Kulbicki et al. 2012; Gavriel e Belmaker 2021).&nbsp;<\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"color: #008000;\"><strong>L&#8217;importanza della citizen science nel monitoraggio ecologico<\/strong><\/span><br \/>\nIn questi ultimi anni la <strong><span style=\"color: #008000;\">citizen science<\/span><\/strong>, ovvero il coinvolgimento di <strong><span style=\"color: #008000;\">non addetti ai lavori<\/span><\/strong> nella raccolta dei dati scientifici, ha fornito buoni risultati.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2024\/05\/oo_1033346-1-910x1024.jpg\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 oo_1033346-1-910x1024.jpg\" width=\"910\" height=\"1024\"><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"color: #008000;\"><strong>Mappe degli avvistamenti di pesci leone. Il riquadro A mostra i dati del sondaggio del 2023. Ogni punto rappresenta un centro immersioni che abbiamo contattato, con punti arancioni che rappresentano i centri immersioni che hanno risposto e punti neri che rappresentano i centri immersioni che non hanno risposto. Il pannello B mostra le risposte al sondaggio nel 2023. Ogni punto rappresenta un centro immersioni che ha risposto al nostro sondaggio nel 2023 con punti arancioni che rappresentano i centri di immersione che hanno segnalato avvistamenti di pesci leone e punti neri che rappresentano i centri di immersione che non hanno riportato avvistamenti. Il pannello C mostra le risposte al sondaggio nel 2021 (Phillips e Kotrschal 2021). Ogni punto rappresenta un centro immersioni che ha risposto al sondaggio nel 2021 con punti arancioni che rappresentano i centri immersioni che hanno segnalato avvistamenti di pesci leone mentre i neri rappresentano quelli che non hanno segnalato avvistamenti. &#8211; da studio citato<\/strong><\/span><\/p>\n<p align=\"justify\">Gli autori dello studio hanno coinvolto 996 centri di immersione ottenendo 326 risposte (Fig. 1A) solo da 82 centri di immersione, principalmente nel Mediterraneo orientale (Fig. 1B). Confrontando i dati raccolti con quelli precedenti in Fig. 1C, Phillips e Kotrschal (2021), sembrerebbe che in soli due anni i pesci leone abbiano ampliato il loro areale invasivo nel Mediterraneo su due fronti: il <strong><span style=\"color: #008000;\">Mar Egeo settentrionale <\/span><\/strong>e, limitatamente anche l\u2019Adriatico meridionale, dove due centri di immersione hanno segnalato avvistamenti di pesci leone nel 2023.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2024\/05\/oo_1033347-1024x386.jpg\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 oo_1033347-1024x386.jpg\" width=\"1024\" height=\"386\"><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"color: #008000;\"><strong>Figura 2. Mappa degli anni del primo avvistamento. Ogni punto rappresenta un centro immersioni che ha segnalato avvistamenti di pesci leone nel 2021 o nel 2023 e ha incluso nella risposta l&#8217;anno in cui i pesci leone sono stati avvistati per la prima volta. L&#8217;oscurit\u00e0 dei punti mostra l&#8217;intervallo di anni in cui i pesci leone furono avvistati per la prima volta.<\/strong><\/span><\/p>\n<p><strong><span style=\"color: #008000;\">Qual \u00e8 la situazione attuale?<\/span><\/strong><\/p>\n<p align=\"justify\">I risultati dimostrano che l\u2019invasione mediterranea dei pesci leone stia seguendo un andamento simile a quello di altre specie lessepsiane, che tipicamente si espandono nel Mediterraneo a partire dal Mar Levantino e si diffondono gradualmente verso ovest e nord verso l\u2019Egeo e il Mar Ionio (Azzurro et al. 2013),&nbsp; favorita dal forte effetto termico legato al cambiamento climatico. La cosa sorprendente \u00e8 che essi riescono a sopravvivere in acque pi\u00f9 fredde cosa che rende pi\u00f9 complesso distinguere gli effetti dei fattori che contribuiscono alla loro diffusione, essendo in gioco molteplici fenomeni antropici e climatologici. Un fattore da considerare \u00e8 la mancanza di predatori naturali (sembra improbabile che qualche predatore si nutra costantemente del pesce leone adulto velenoso e spinoso per cui gli eventi di predazione rimangono sporadici e aneddotici).<\/p>\n<figure style=\"width: 846px\" class=\"wp-caption alignnone\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2018\/03\/fistularia-comersonii.jpg\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 fistularia-comersonii.jpg\" width=\"846\" height=\"565\"><figcaption class=\"wp-caption-text\"><strong><span style=\"color: #008000;\">pesce cornetta, Fistularia commersonii<\/span><\/strong><\/figcaption><\/figure>\n<p align=\"justify\">\u00c8 stato segnalato che il pesce cornetta, <strong><span style=\"color: #008000;\">Fistularia commersonii<\/span><\/strong>, e le cernie <strong><span style=\"color: #008000;\">Epinephelus striatus e Mycteroperca tigris<\/span><\/strong> si nutrono di pesci leone. Inoltre, le larve dei pesci leone sono pelagiche e probabilmente meno difese degli adulti e potrebbero essere preda di mangiatori di plancton. Nel Mediterraneo, l\u2019unico esempio convincente di predazione \u00e8 quello di un<strong><span style=\"color: #008000;\"> polpo (Octopus vulgaris)<\/span><\/strong> filmato mentre catturava e trasportava un pesce leone a Cipro. Un altro fattore da considerare \u00e8 la loro resistenza ai parassiti.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2024\/05\/Epinephelus-striatus-2017_cuba_jardines_aggressor_los_indios_nassau_grouper_maw_36883128693-1024x682.jpg\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 Epinephelus-striatus-2017_cuba_jardines_aggressor_los_indios_nassau_grouper_maw_36883128693-1024x682.jpg\" width=\"1024\" height=\"682\"><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Cernia tropicale caraibica (<strong>E<\/strong>pinephelus striatus)<\/span><\/strong> <a href=\"https:\/\/commons.wikimedia.org\/wiki\/File:2017,_cuba,_jardines_aggressor,_los_indios,_nassau_grouper_maw_(36883128693).jpg\">Cuba, jardines aggressor, los indios, nassau grouper maw (36883128693).jpg &#8211; Wikimedia Commons<\/a><\/p>\n<p><strong><span style=\"color: #008000;\">Impatto sugli ecosistemi invasi<br \/>\n<\/span><\/strong><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"color: #000000;\">L\u2019elevata efficacia dei pesci leone come predatori implica che rappresentano una potenziale minaccia per la comunit\u00e0 ittica nativa delle aree che stanno invadendo. Sembrerebbe che i pesci leone stiano riducendo l\u2019abbondanza di alcune specie autoctone e, quindi, alterando la composizione della comunit\u00e0 del Mediterraneo. Gli elevati tassi di predazione hanno sollevato preoccupazioni circa i loro potenziali effetti sulle specie economicamente preziose e sull\u2019industria della pesca del Mediterraneo. \u00c8 ormai accertato che P. miles si nutre di specie economicamente preziose come i <strong><span style=\"color: #008000;\">picarelli chiazzati (<em>Spicara spp.<\/em>)<\/span><\/strong> e i <strong><span style=\"color: #008000;\">pesce pappagallo del Mediterraneo (<em>Sparisoma cretense<\/em>)<\/span><\/strong>.<\/span><\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2024\/05\/pesce-pappagallo-Malta.jpg\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 pesce-pappagallo-Malta.jpg\" width=\"856\" height=\"569\"><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\">pesce pappagallo del Mediterraneo (Sparisoma cretense), Malta &#8211; photo credit andrea mucedola<\/span><\/strong><\/p>\n<p align=\"justify\">Un altro aspetto non trascurabile \u00e8 la velenosit\u00e0 delle loro spine per cui questi pesci potrebbero diventare un pericolo per i bagnanti incauti. Va per\u00f2 compreso che la direzione delle spine sul corpo di un pesce leone non consente loro di attaccare attivamente e pungere come fanno le vespe o le api. Pertanto, a meno che non vengano toccati con sufficiente pressione, \u00e8 improbabile che le spine dei pesci leone possano penetrare nei tessuti umani. Inoltre, i pesci leone tendono ad allontanarsi quando un nuotatore si avvicina a loro sott\u2019acqua e questo spiegherebbe il motivo per cui sono stati segnalati solo pochi episodi di avvelenamento in natura.<\/p>\n<p align=\"justify\">Nei Caraibi sono sponsorizzate attivit\u00e0 di pesca per limitare le popolazioni di pesci leone che, sebbene abbiano avuto effetti benefici sulla conservazione delle specie locali, non ne hanno consentito l\u2019eradicazione per diversi motivi: la limitazione fisica delle aree coinvolte, della profondit\u00e0 di caccia effettuata in acque relativamente poco profonde (0-40 m) mentre i pesci leone possono vivere in acque molto pi\u00f9 profonde, (sono stati scoperti branchi di lion fish anche oltre i 300 m di profondit\u00e0), e non ultimo, il fatto che questi pesci si adattano alla pressione venatoria diventando pi\u00f9 cauti nei confronti dei subacquei che si avvicinano.<\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Per quanto sopra i scienziati ritengono che queste attivit\u00e0 venatorie abbiano solo un valore di contenimento e, sebbene il monitoraggio della loro invasione possa essere perseguito grazie alla citizen science, ci sia molto da fare per valutare lo studio dell\u2019ecologia della predazione dei P. miles per comprendere come mitigarne la diffusione.<\/span> <span style=\"color: #008000;\">Come sempre si consiglia la lettura integrale dello studio che offre molti spunti di approfondimento ed un ricca bibliografia.<\/span><\/strong><\/p>\n<p align=\"justify\">&nbsp;<\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\">in anteprima pesce leone, Key West, Oceano Atlantico &#8211; photo credit andrea mucedola<\/span><\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong><span style=\"color: #008000;\">Nota&nbsp;<\/span><\/strong><\/p>\n<p align=\"justify\">1. si definiscono propaguli gli organismi in grado di svilupparsi separatamente per dare vita a un nuovo organismo<\/p>\n<p align=\"justify\">2. Il nome deriva da quello di&nbsp;<strong><span style=\"color: #008000;\">Ferdinand de Lesseps<\/span><\/strong>, promotore ed esecutore del canale di Suez che collega il mar Rosso e il Mediterraneo.<\/p>\n<p><strong><span style=\"color: #008000;\">Riferimento<\/span><\/strong><\/p>\n<p><strong><span style=\"color: #008000;\">&#8220;Lionfish<\/span> <span style=\"color: #008000;\">(Pterois miles)<\/span> <span style=\"color: #008000;\">in the Mediterranean Sea: a review of the available knowledge with an update on the invasion front\u201d<\/span><\/strong> di Davide Bottacini, Bart J. A. Pollux, Reindert Nijland, Patrick A. Jansen, Marc Naguib, Alexander Kotrschal<br \/>\n<a href=\"https:\/\/neobiota.pensoft.net\/article\/110442\/\">Lionfish (Pterois miles) in the Mediterranean Sea: a review of the available knowledge with an update on the invasion front (pensoft.net)<\/a><\/p>\n<p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p>[wpedon id=17555]<br \/>\nTi \u00e8 piaciuto questo articolo? Pensa se puoi fare una piccola donazione per sostenere il nostro progetto. Sostieni OCEAN4FUTURE, il portale del Mare e della Marittimit\u00e0. La donazione pu\u00f2 essere singola o puoi decidere di renderla automatica ogni mese. 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