{"id":104737,"date":"2024-08-09T00:02:00","date_gmt":"2024-08-08T22:02:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/?p=104737"},"modified":"2024-08-06T15:32:21","modified_gmt":"2024-08-06T13:32:21","slug":"le-ricerche-ed-il-ritrovamento-del-titanic","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/104737","title":{"rendered":"Le ricerche ed il ritrovamento del Titanic"},"content":{"rendered":"<span class=\"span-reading-time rt-reading-time\" style=\"display: block;\"><span class=\"rt-label rt-prefix\">tempo di lettura: <\/span> <span class=\"rt-time\"> 5<\/span> <span class=\"rt-label rt-postfix\">minuti<\/span><\/span><p><span style=\"color: #ffffff\">.<\/span><\/p>\n<a class=\"maxbutton-4 maxbutton maxbutton-livello-di-comprensione\" href=\"javascript:void(0);\"><span class='mb-text'>livello elementare<\/span><\/a>\n<p><span style=\"color: #ffffff\">.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #008000\"><strong>ARGOMENTO: STORIA NAVALE<\/strong><\/span><br \/>\n<span style=\"color: #008000\"><strong>PERIODO: XX SECOLO<\/strong><\/span><br \/>\n<span style=\"color: #008000\"><strong>AREA: OCEAN ATLANTICO<\/strong><\/span><br \/>\nparole chiave: Titanic<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p align=\"justify\">Anche il <strong><span style=\"color: #008000\">Dott. Robert Ballard<\/span><\/strong>, della Woods Hole Oceanographic Institution, era convinto che il relitto del TITANIC giacesse integro in fondo al mare. Da tantissimi anni, nell\u2019immaginario collettivo, esisteva un TITANIC a 4.000 metri di profondit\u00e0, tutto intero come scafo, fatta eccezione per una o due ciminiere che testimoni oculari avevano visto staccarsi e precipitare in mare.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2023\/05\/OCEANOGRAFIA-RELITTI-TITANIC-Titanic_wreck_bow-1024x717.jpg\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 OCEANOGRAFIA-RELITTI-TITANIC-Titanic_wreck_bow-1024x717.jpg\" width=\"1024\" height=\"717\"><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000\">Vista della prua del RMS Titanic fotografata nel giugno 2004 dal ROV Hercules durante una spedizione di ritorno al relitto del Titanic. Per gentile concessione del NOAA\/Institute for Exploration\/University of Rhode Island (NOAA\/IFE\/URI)<\/span><\/strong> <a href=\"https:\/\/commons.wikimedia.org\/wiki\/File:Titanic_wreck_bow.jpg\">Titanic wreck bow.jpg &#8211; Wikimedia Commons<\/a><\/p>\n<p align=\"justify\">Nel 1976 <strong><span style=\"color: #008000\">Clive Cussler<\/span><\/strong> scrisse un libro, \u201c<strong><span style=\"color: #008000\">Ricuperate il TITANIC<\/span><\/strong>\u201d, in cui si descrive un TITANIC tutto intero che riemerge dopo tanti anni, arrugginito e pieno di incrostazioni ma senza la minima frattura nello scafo. Dal libro fu prodotto un film dagli effetti molto spettacolari. Negli anno \u201880 il <strong><span style=\"color: #008000\">petroliere texano Jack Grimm<\/span> <\/strong>condusse e finanzi\u00f2 una spedizione per il ritrovamento del TITANIC e per poco non vi riusc\u00ec: manc\u00f2 il bersaglio di soli due chilometri. Ritrovare il TITANIC non era impresa facile: le coordinate della nave rilevate dal <strong><span style=\"color: #008000\">Quarto Ufficiale Boxhall<\/span><\/strong> subito dopo la collisione erano suscettibili di molti errori, cio\u00e8 si trattava di un punto stimato in base all\u2019ultima posizione rilevata col sestante, la rotta seguita e la velocit\u00e0 sviluppata il giorno precedente. C\u2019\u00e8 poi da tener conto dell\u2019abbrivo della nave e della deriva dovuta alle correnti. Anche se fall\u00ec nell\u2019impresa, va a <strong><span style=\"color: #008000\">Jack Grimm<\/span><\/strong> il merito di aver partecipato alla corsa per il ritrovamento del TITANIC ed aver spronato altri a perseguire l\u2019obiettivo.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2024\/08\/titanic-640px-Captain_Smiths_bathroom.jpg\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 titanic-640px-Captain_Smiths_bathroom.jpg\" width=\"845\" height=\"845\"><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"color: #008000\"><strong>Una vista della vasca da bagno del bagno del capitano Smith. Si osservano delle rustiche che crescono sulla maggior parte dei tubi e degli impianti nella stanza &#8211; Autore Lori Johnston, RMS Titanic Expedition 2003, NOAA-OE<\/strong><\/span> <a href=\"https:\/\/commons.wikimedia.org\/wiki\/File:Captain_Smith%27s_bathroom.jpg\">File:Captain Smith&#8217;s bathroom.jpg &#8211; Wikimedia Commons<\/a><\/p>\n<p align=\"justify\">Nel 1985, a bordo della nave statunitense <strong><span style=\"color: #008000\">KNORR<\/span><\/strong> e per conto della <strong><span style=\"color: #008000\">Woods Hole Institution<\/span><\/strong>, il Dott. Ballard esegue una ricerca accurata del relitto, non pi\u00f9 basata su passaggi sonar, come nelle ricerche&nbsp; precedenti, ma con rilievi ottici effettuati da una telecamera subacquea. L\u2019attenzione di Ballard non era tanto rivolta al relitto dello scafo, quanto al ritrovamento di qualcuno di quei frammenti che inevitabilmente vengono sparsi sul fondo del mare dopo un naufragio. Il campo della ricerca, in questo caso, sarebbe stato molto pi\u00f9 vasto, ma con maggiore probabilit\u00e0 di colpire il \u201cbersaglio\u201d.<br \/>\nLa sua esperienza e la sua capacit\u00e0 furono ben presto premiate: il<strong><span style=\"color: #008000\"> 1\u00b0 settembre 1985<\/span><\/strong>, dopo settimane di lavoro estenuante, finalmente il primo risultato di tante fatiche: sullo schermo televisivo a bordo del KNORR comparve una caldaia del TITANIC, una di quelle caldaie ausiliarie tenute spente e quindi rimaste intatte. Consultando il \u201cShipbuilder\u201d del 1911, relativo alla costruzione delle due navi gemelle OLIMPIC e TITANIC, non vi furono pi\u00f9 dubbi: lo scafo del TITANIC non doveva essere molto distante. Il campo dei detriti si presentava pi\u00f9 vasto del previsto, circa un chilometro quadrato, pezzi di lamiera, tubazioni, ammassi di carbone, tronconi di ciminiera e i pi\u00f9 svariati oggetti come sedie di ferro, pale da fuochista, tazze, piatti, e le cinque caldaie scozzesi rimaste intatte ma anch\u2019esse sparse per una campo assai pi\u00f9 vasto.<\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"color: #008000\"><strong>La prima parte dello scafo individuata fu il troncone di prora e poi, a seicento metri di distanza, la poppa della nave, o meglio quell\u2019ammasso di rottami che somigliava alla poppa di una nave.<\/strong> <\/span>Si trovava inverosimilmente a seicento metri dalla prora, ma voltata in senso opposto. Furono scattate molte fotografie ed in base ad esse furono eseguite delle ricostruzioni fotografiche. Quei pochi, ma purtroppo autorevoli testimoni che avevano affermato che il TITANIC era affondato intero, ormai erano, dopo settantatr\u00e9 anni, inequivocabilmente smentiti.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2018\/10\/OCEANOGRAFIA-BALLARD-640px-Dr_Robert_Ballard_-_Titanic_Drawing_Office_-_Belfast_31st_Octobe_24130072651.jpg\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 OCEANOGRAFIA-BALLARD-640px-Dr_Robert_Ballard_-_Titanic_Drawing_Office_-_Belfast_31st_Octobe_24130072651.jpg\" width=\"861\" height=\"634\"><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"color: #008000\"><strong>Dott. Robert Ballard &#8211; Fotografia di Declan Roughan \/ Irish News Ltd. Titanic Drawing Office &#8211; Belfast 31 ottobre 2011. Il dott. Robert Ballard, l&#8217;oceanografo che scopr\u00ec il Titanic nel 1985, sul luogo di nascita della nave, sta fornendo materiale inedito del Titanic per il nuovo centro di attrazione turistica dedicato al Titanic a Belfast<\/strong><\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"color: #008000\"><strong>La prima parte dello scafo che fu individuata fu il troncone di prora e poi, a seicento metri di distanza, la poppa della nave, o meglio quell\u2019ammasso di rottami che somigliava alla poppa di una nave.<\/strong> <\/span>Si trovava inverosimilmente a seicento metri dalla prora, ma voltata in senso opposto. Furono scattate molte fotografie ed in base ad esse furono eseguite delle ricostruzioni fotografiche. Quei pochi, ma purtroppo autorevoli testimoni che avevano affermato che il TITANIC era affondato intero, ormai erano, dopo settantatr\u00e9 anni, inequivocabilmente smentiti.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2024\/08\/Titanic-640px-Detached_rusticles_hires.jpg\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 Titanic-640px-Detached_rusticles_hires.jpg\" width=\"847\" height=\"635\"><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000\">Rusticle staccati sotto l&#8217;ancora di dritta, che indicano che i rusticle attraversano un ciclo di crescita, maturazione e poi caduta. Questo particolare &#8220;raccolto&#8221; probabilmente rientrava in un ciclo di cinque o dieci anni. Immagine per gentile concessione di Lori Johnston, RMS Titanic Expedition 2003, NOAA-OE. Data 2003 &#8211;<\/span> <span style=\"color: #008000\">Autore Lori Johnston, RMS Titanic Expedition 2003, NOAA-OE &#8211; Fonte<\/span><\/strong> <a href=\"http:\/\/oceanexplorer.noaa.gov\/explorations\/03titanic\/rusticles\/media\/conditioned_rusticles.html\">http:\/\/oceanexplorer.noaa.gov\/explorations\/03titanic\/rusticles\/media\/conditioned_rusticles.html&nbsp;<\/a><a href=\"https:\/\/commons.wikimedia.org\/wiki\/File:Detached_rusticles_hires.jpg\">Detached rusticles hires.jpg &#8211; Wikimedia Commons<\/a><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000\">Non solo, ma lo stesso Ballard espresse il parere che il TITANIC si fosse spezzato in prossimit\u00e0 della superficie o poco al di sotto di essa.<\/span> <\/strong>Nel libro di Robert D. Ballard \u201c<strong><em><span style=\"color: #008000\">Il ritrovamento del TITANIC<\/span><\/em><\/strong>\u201d (titolo originale dell\u2019opera: \u201c<strong><span style=\"color: #008000\">The Discovery of the TITANIC<\/span><\/strong>\u201d) sono pubblicate fotografie e ricostruzioni fotografiche del relitto, o per meglio dire, dell\u2019insieme dei relitti di quella che un tempo fu una delle pi\u00f9 belle navi del mondo. A questo punto viene da chiedersi: quale \u00e8 stata la causa della frattura, quale potenza ha divelto le lamiere, sradicato le caldaie proiettandole a centinaia di metri di distanza, staccato i cilindri delle macchine alternative, squarciato i depositi del carbone disseminandolo per un\u2019area di un chilometro quadrato? Esaminando le ricostruzioni fotografiche si pu\u00f2 osservare che manca tutta una zona dello scafo che va dalla paratia della sala macchine compresa, alla paratia fra i locali caldaia N\u00b02 e N\u00b03, oltre quindici metri di scafo. <span style=\"color: #008000\"><strong>Pu\u00f2 una frattura dovuta allo stress compiere un simile sfacelo?<br \/>\n<\/strong><\/span>Mentre le cinque caldaie ausiliarie sono state trovate nel campo dei detriti, delle cinque caldaie principali a doppia fronte non c\u2019\u00e8 alcuna traccia: ovvero esaminando le ricostruzioni fotografiche viene da pensare se certi pezzi di lamiera non siano proprio dei mantelli di caldaia. Il Dott. Ballard, in una successiva spedizione con il Jason Junior, un robot filoguidato capace di infiltrarsi nell\u2019interno del relitto, tent\u00f2 invano di esplorare la zona della frattura, ma trov\u00f2 soltanto lamiere contorte e dovette desistere per il pericolo di perdere il prezioso strumento. Delle cinque caldaie principali, manca ancora tutta la zona destinata a contenerle.<br \/>\n<span style=\"color: #008000\"><strong>Renato Cerutti<\/strong><\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>[wpedon id=17555]<\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000\">Ti \u00e8 piaciuto questo articolo? Pensa se puoi fare una piccola donazione per sostenere il nostro progetto. Sostieni OCEAN4FUTURE, il portale del Mare e della Marittimit\u00e0. La donazione pu\u00f2 essere singola o puoi decidere di renderla automatica ogni mese. 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Successivamente, dopo un breve periodo passato all\u2019Ansaldo a Genova, inizia una lunga carriera come ufficiale di macchina che lo porter\u00e0 ad effettuare imbarchi su varie tipologie di navi mercantili e compagnie di navigazione quali, ad esempio, Home Lines, Costa e Texaco, ricomprendo incarichi di livello sempre pi\u00f9 elevato, fino a quello di Direttore di Macchina di varie Unit\u00e0. Continuer\u00e0 con tale attivit\u00e0, intervallata da un paio di brevi esperienze a terra, fino alla pensione. Appassionato di materie tecnologiche, soprattutto (ma non solo) quelle attinenti alla propulsione navale, ha coltivato, oltre alla passione per la marineria, anche un entusiastico interesse per l\u2019aeronautica, quale \u201cmancato pilota\u201d (per motivi contingenti transitori). Da pensionato ha collaborato con l\u2019UNUCI e la Marina Militare Italiana tramite i sui scritti nautici, come quello qui proposto, pubblicato dalla Rivista Marittima nel 1998. 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Successivamente, dopo un breve periodo passato all\u2019Ansaldo a Genova, inizia una lunga carriera come ufficiale di macchina che lo porter\u00e0 ad effettuare imbarchi su varie tipologie di navi mercantili e compagnie di navigazione quali, ad esempio, Home Lines, Costa e Texaco, ricomprendo incarichi di livello sempre pi\u00f9 elevato, fino a quello di Direttore di Macchina di varie Unit\u00e0. Continuer\u00e0 con tale attivit\u00e0, intervallata da un paio di brevi esperienze a terra, fino alla pensione. Appassionato di materie tecnologiche, soprattutto (ma non solo) quelle attinenti alla propulsione navale, ha coltivato, oltre alla passione per la marineria, anche un entusiastico interesse per l\u2019aeronautica, quale \u201cmancato pilota\u201d (per motivi contingenti transitori). Da pensionato ha collaborato con l\u2019UNUCI e la Marina Militare Italiana tramite i sui scritti nautici, come quello qui proposto, pubblicato dalla Rivista Marittima nel 1998. 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