{"id":103685,"date":"2024-04-15T00:02:00","date_gmt":"2024-04-14T22:02:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/?p=103685"},"modified":"2024-04-08T21:19:25","modified_gmt":"2024-04-08T19:19:25","slug":"quale-era-la-differenza-tra-i-s-l-c-e-i-chariot-britannici","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/103685","title":{"rendered":"Quale era la differenza tra i S.L.C. e i chariot britannici? Ce lo racconta Mauro Moscatelli"},"content":{"rendered":"<span class=\"span-reading-time rt-reading-time\" style=\"display: block;\"><span class=\"rt-label rt-prefix\">tempo di lettura: <\/span> <span class=\"rt-time\"> 6<\/span> <span class=\"rt-label rt-postfix\">minuti<\/span><\/span><p><span style=\"color: #ffffff\">.<\/span><\/p>\n<a class=\"maxbutton-4 maxbutton maxbutton-livello-di-comprensione\" href=\"javascript:void(0);\"><span class='mb-text'>livello elementare<\/span><\/a>\n<p><span style=\"color: #ffffff\">.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #008000\"><strong>ARGOMENTO: STORIA NAVALE<\/strong><\/span><br><span style=\"color: #008000\"><strong>PERIODO: XX SECOLO<\/strong><\/span><br><span style=\"color: #008000\"><strong>AREA: MEZZI DI ASSALTO<\/strong><\/span><br>parole chiave: S.L.C., Chariot<\/p>\n<p align=\"justify\">&nbsp;<\/p>\n<p align=\"justify\">La storia degli Assaltatori italiani nella Seconda guerra mondiale \u00e8 universalmente conosciuta. Sulle gesta di quel manipolo di uomini che, a cavalcioni del Siluro a Lenta Corsa (S.L.C.) \u2013 frutto del pi\u00f9 puro ingegno italiano \u2013 combatterono in tutti i teatri bellici del Mediterraneo, sono stati scritti fiumi di inchiostro. Probabilmente meno conosciuta \u00e8 la storia dell\u2019omologo apparecchio britannico, lo \u201cChariot\u201d, che sull\u2019onda dei clamorosi successi italiani tent\u00f2, con la sua messa in linea nel 1942, di imitarne le gesta.<\/p>\n<p align=\"justify\">Forse per questo motivo e forse anche a causa della scarsa disponibilit\u00e0 di foto che ritraggono l\u2019S.L.C., a volte l\u2019inglese \u201cChariot\u201d viene spesso confuso, dai meno attenti, con il guerresco apparecchio letteralmente inventato da Teseo Tesei e Elios Toschi nei primi anni \u201930.<\/p>\n<table style=\"border-collapse: collapse;width: 100%\">\n<tbody>\n<tr>\n<td style=\"width: 50%\">\n<p><span style=\"color: #008000\"><strong>L&#8217;S.L.C.<\/strong><\/span><\/p>\n<p align=\"justify\">L&#8217;idea di costruire un mezzo innovativo semovente subacqueo nacque da una conferenza tenuta presso la Regia Accademia Navale di Livorno da Raffaele Rossetti sull\u2019affondamento della Viribus Unitis con la \u201c<strong><span style=\"color: #008000\">Mignatta<\/span><\/strong>\u201d. Un&#8217;idea&nbsp; che attiv\u00f2 l\u2019immaginazione di Teseo Tesei per realizzare il progetto del <strong><span style=\"color: #008000\">Siluro a (di) Lenta Corsa<\/span> <\/strong>(alcune fonti anche Siluro a Lunga Corsa) passato alla storia con il nomignolo di \u201cmaiale\u201d. Sviluppato con l\u2019aiuto di Elios Toschi, il primo prototipo dell\u2019L.S.C. fu collaudato nel Regio Arsenale di La Spezia la notte del 26 ottobre 1935. La prima versione del mezzo subacqueo semovente realizzato da Teseo Tesei e Elios Toschi presentava le seguenti caratteristiche:<\/p>\n<ul>\n<li>Peso totale 1.400 kg<\/li>\n<li>Lunghezza f.t. 7,30 m<\/li>\n<li>Diametro del corpo del cilindro 530 mm<\/li>\n<li>Propulsione motore elettrico a corrente continua da 1,6 HP<\/li>\n<li>Velocit\u00e0 massima circa 3 nodi<\/li>\n<li>Autonomia circa 15 miglia alla velocit\u00e0 di 2,3 nodi<\/li>\n<\/ul>\n<p align=\"justify\">Il siluro a lenta corsa venne impiegato in tutti i teatri del Mediterraneo con fortune alterne, soprattutto nelle prime fasi della guerra. Infatti, soprattutto a causa di colpevoli ritardi nello sviluppo di tutta la componente, le prime operazioni fallirono la prova a causa di stupide avarie che impedirono di cogliere il pieno clamoroso successo, a volte a pochi metri dall\u2019obiettivo. Fallimenti operativi che permisero agli inglesi di iniziare a raccogliere preziose informazioni sulla nuova arma sviluppata dagli italiani, che consentiranno loro, nel 1942, di realizzare la versione britannica della \u201ctorpedine semovente\u201d italiana. Ma a fronte di questi insuccessi, malgrado l\u2019imponente sistema difensivo messo in atto dagli inglesi, che ormai ben conoscevano la minaccia, numerose furono le operazioni portate a termine con pieno successo, la pi\u00f9 eclatante delle quali fu certamente l\u2019operazione del 1941 contro la roccaforte di Alessandria d\u2019Egitto, passata alla storia con l\u2019acronimo di \u201c<strong><a href=\"https:\/\/www.anaim.it\/mezzi-dassalto\/operazioni-decima\/ga3\/\">operazione G.A.3<\/a><\/strong>\u201c.<\/p>\n<\/td>\n<td style=\"width: 50%\">\n<p><strong><span style=\"color: #008000\">Il Chariot<\/span><\/strong><\/p>\n<p align=\"justify\">Il successo dell\u2019operazione ad Alessandria d\u2019Egitto, quando tre S.L.C. causarono l\u2019affondamento delle uniche corazzate della Mediterranean Fleet, indussero il <strong><span style=\"color: #008000\">Primo Ministro britannico Winston Churchill<\/span><\/strong> ad intervenire presso il Comitato dei Capi di Stato Maggiore: &#8220;<em style=\"font-size: revert;font-family: inherit;font-weight: inherit;color: initial\"><strong><span style=\"color: #008000\">Prego riferire su quanto \u00e8 stato fatto per emulare i successi degli italiani nel porto di Alessandria attraverso analoghi metodi (\u2026) C\u2019\u00e8 qualche motivo per cui noi si sia incapaci della stessa specie di scientifica azione aggressiva dimostrata dagli italiani<\/span><\/strong>?&#8221; <\/em>Il risultato di questa dura reprimenda fu la realizzazione di una copia pressoch\u00e9 speculare del semovente italiano, che gli specialisti britannici riuscirono a realizzare grazie alle abbondanti informazioni tecniche raccolte fin dal 1940. \u00c8 cos\u00ec nacque lo Chariot, letteralmente \u201ccarretto\u201d, il cui primo vero esemplare fu provato in mare nel giugno del 1942. Le principali caratteristiche tecniche e prestazioni dello \u201cChariot\u201d MK1 non si discostavano molto dai primi S.L.C. italiani:<\/p>\n<ul>\n<li>Peso totale circa 1.500 kg<\/li>\n<li>Lunghezza f.t. 6,80 m<\/li>\n<li>Diametro del corpo centrale 533 mm<\/li>\n<li>Propulsione motore elettrico a corrente continua da 2 HP<\/li>\n<li>Velocit\u00e0 massima 2,9 nodi<\/li>\n<li>Autonomia circa 17,4 miglia a 2,9 nodi<\/li>\n<\/ul>\n<p align=\"justify\">I risultati ottenuti dagli inglesi con il loro Chariot nel periodo pre-armistizio non furono esaltanti. Delle 4 operazioni avviate solo quella contro il porto di Palermo del gennaio 1943 ebbe successo, con l\u2019affondamento dell\u2019incrociatore leggero Ulpio Traiano ed il grave danneggiamento della motonave Viminale. Durante il periodo della co-belligeranza italiana con gli alleati i Chariot parteciparono nel giugno del \u201944 all&#8217;attacco della base navale di La Spezia in mano tedesca, provocando l\u2019affondamento dello scafo in abbandono della RN Bolzano. Il 19 aprile del 1945, con l\u2019operazione \u201cToast\u201d, 2 Chariots attaccarono l\u2019incompiuta portaerei Aquila all\u2019ormeggio a Genova.<\/p>\n<\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p align=\"justify\">Da questa constatazione e dalla volont\u00e0 di rendere onore a quegli incredibili combattenti, che dall\u2019una e dall\u2019altra parte combatterono per mare, ho sentito l\u2019esigenza di scrivere questo breve articolo, con l\u2019intento di indicare quegli elementi specifici che consentano di individuare inequivocabilmente, con facilit\u00e0 e certezza, quando si tratta del semovente italiano e quando di quello inglese.<\/p>\n<p align=\"justify\">Le differenze tra l\u2019equipaggiamento subacqueo del pilota inglese da quello italiano sono numerose e ben evidenti. Dovendo operare anche nelle fredde acque del nord, il pilota inglese era equipaggiato con una tuta stagna decisamente pi\u00f9 imponente. La tuta era dotata di un cappuccio che copriva completamente la testa come una sorta di elmo da palombaro. La maschera era costituita da un vetro mobile che veniva serrato sull\u2019intelaiatura del cappuccio per mezzo di alcuni galletti di fissaggio a vite. Sulla sommit\u00e0 del cappuccio era presente una valvola che consentiva di scaricare l\u2019eccesso di aria presente all\u2019interno della tuta stagna. Questi tre elementi sono facilmente individuabili in tutte le fotografie di Chariot che circolano in rete e rappresentano, di fatto, gli elementi che pi\u00f9 di altri consentono di distinguere i piloti inglesi dai piloti italiani. Molto pi\u00f9 semplice l\u2019equipaggiamento del pilota italiano che lasciava completamente libera la testa. Per proteggersi dal freddo il pilota poteva indossare una sorta di cuffia imbottita.<\/p>\n<p align=\"justify\"><img decoding=\"async\" class=\"\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2024\/03\/Screenshot-2024-03-26-191743.png\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 Screenshot-2024-03-26-191743.png\" width=\"848\" height=\"322\"><br>La maschera bioculare, visibile nella foto indossata dalla <strong><span style=\"color: #008000\">M.A.V.M. Mario Tadini<\/span><\/strong>, fu successivamente sostituita da una maschera con lente unica.<\/p>\n<p align=\"justify\"><img decoding=\"async\" class=\"\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2024\/03\/Screenshot-2024-03-26-191921.png\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 Screenshot-2024-03-26-191921.png\" width=\"864\" height=\"763\"><\/p>\n<p align=\"justify\">Nella foto che ritrae <strong><span style=\"color: #008000\">Luigi Durand De La Penne<\/span><\/strong> \u00e8 ben visibile l\u2019enorme differenza, in termine di ingombri, tra l\u2019equipaggiamento subacqueo in dotazione ai piloti italiani rispetto ai corrispettivi inglesi (due immagini sul lato sinistro).<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" class=\"\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2024\/03\/Screenshot-2024-03-26-190100.png\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 Screenshot-2024-03-26-190100.png\" width=\"872\" height=\"352\"><\/p>\n<p align=\"justify\">Anche per quanto riguarda il <strong><span style=\"color: #008000\">semovente<\/span><\/strong> si possono facilmente notare delle importanti differenze tra l\u2019apparecchio italiano (S.L.C.) e quello inglese (Chariot). In particolare, le differenze che facilmente balzano all\u2019occhio riguardano le sovrastrutture che armano la parte centrale del semovente destinata ad ospitare e proteggere i piloti. All\u2019apparenza pi\u00f9 squadrato e spigoloso quello inglese, pi\u00f9 rotondeggiante quello italiano. Inoltre lo Chariot inglese \u00e8 ulteriormente caratterizzato dai numerosi fori cilindrici delle piastre di rinforzo laterali, sempre ben visibili quando l\u2019apparecchio \u00e8 fuori dall\u2019acqua.<br><img decoding=\"async\" class=\"\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2024\/03\/Screenshot-2024-03-26-190045.png\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 Screenshot-2024-03-26-190045.png\" width=\"844\" height=\"1140\"><\/p>\n<p align=\"justify\">Queste due immagini conclusive evidenziano le caratteristiche distintive dello Chariot inglese sopra descritte. Grazie all\u2019osservazione di queste semplici caratteristiche, spero sar\u00e0 ora pi\u00f9 semplice distinguere lo Chariot inglese dall\u2019SLC italiano senza cadere in inganno.<\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000\">Mauro Moscatelli<\/span><\/strong><\/p>\n<p align=\"justify\">articolo pubblicato originariamente su <a href=\"https:\/\/www.anaim.it\/s-l-c-o-chariot-attenzione-a-non-confonderli\/?fbclid=IwAR0eTMRx6loZjE3Ijs9jgg6xkF1vQ8XkVnMT3drW75U6x3pQ0qWVdBjN_qY\">S.L.C. o Chariot? Attenzione a non confonderli | (anaim.it)<\/a><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><br><span style=\"color: #008000\">Per saperne di pi\u00f9<\/span><\/strong><br>Per chi volesse approfondire il tema trattato, consiglio le seguenti letture:<\/p>\n<p><strong><span style=\"color: #008000\">I Mezzi di assalto italiani 1940-1945<\/span><\/strong><\/p>\n<p align=\"justify\">Questo splendido volume bilingue realizzato dalla Edizioni \u201cStoria Militare\u201d \u00e8 una vera e propria bibbia sul mondo dei mezzi d\u2019assalto italiani dove vengono riportati con dovizia di particolari tutte le informazioni tecniche disponibili sui mezzi sia subacquei sia di superficie. Notevoli anche gli approfondimenti sulle realizzazioni similari prodotte da Inghilterra, Germania e Giappone. Infine non mancano approfondimenti sugli equipaggiamenti utilizzati dagli Incursori italiani, e sull\u2019organizzazione logistica messa in piedi dalla Decima Flottiglia MAS. Un libro che non pu\u00f2 assolutamente mancare nella libreria di un appassionato della storia dei mezzi d\u2019assalto.<\/p>\n<p><strong><span style=\"color: #008000\">Chariots of war<\/span><\/strong><\/p>\n<p align=\"justify\">L\u2019autore di questo volume in lingua inglese \u00e8 <strong><span style=\"color: #008000\">Robert E. Hobson<\/span><\/strong>, figlio del Lieutenant-Commander R.S. Hobson, pilota di Chariot durante la Seconda guerra mondiale. In seguito alla morte del padre avvenuta nel 1989, Robert si ritrov\u00f2 quasi per caso a curiosare su una serie di documenti relativi alla sua esperienza di guerra; tra questi documenti spiccavano alcuni che riportavano la stampigliatura \u201cTOP SECRET\u201d ed erano relativi ad un\u2019arma subacquea indicata come \u201cchariot\u201d o \u201csiluro umano\u201d. Incuriosito dalla lettura di quella documentazione, Hobson cerco\u0300 di documentarsi ulteriormente, ma si rese immediatamente conto che esisteva pochissimo materiale circa questo affascinante ed importante aspetto della guerra navale, ne tanto meno un elenco degli uomini coinvolti in questa attivit\u00e0\u0300. Per riportare la memoria su questi ardimentosi marinai interpreti di una incredibile storia, Hobson ha creato un memoriale, un museo ed infine ha scritto questo libro. <strong><em><span style=\"color: #008000\">Chariot of war<\/span><\/em><\/strong> e\u0300 il libro che racconta la storia dei \u201cmaiali\u201d inglesi nella seconda guerra mondiale.<\/p>\n<p align=\"justify\">Inoltre:<\/p>\n<p align=\"justify\"><a href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/19454\">Le armi segrete degli incursori britannici durante la seconda guerra mondiale, i chariot \u2022 (ocean4future.org)<\/a><\/p>\n<p align=\"justify\">la serie <a href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/6765\">I mezzi di assalto, dalla mignatta ai siluri a lenta corsa: le azioni che cambiarono la guerra navale &#8211; prima parte \u2022 (ocean4future.org)<\/a><br><br><\/p>\n<p align=\"justify\">NOTA: le immagini presentate in questo articolo sono tratte dai libri \u201cI mezzi d\u2019assalto italiani 1940-1945\u201d e \u201cChariots of war \u201c.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<a class=\"maxbutton-3 maxbutton maxbutton-pagina-principale\" target=\"_blank\" title=\"tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"http:\/\/www.ocean4future.org\"><span class='mb-text'>PAGINA PRINCIPALE - HOME PAGE<\/span><\/a>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p align=\"justify\">Alcune delle foto presenti in questo blog possono essere state prese dal web, citandone ove possibile gli autori e\/o le fonti. Se qualcuno desiderasse specificarne l\u2019autore o rimuoverle, pu\u00f2 scrivere a infoocean4future@gmail.com e provvederemo immediatamente alla correzione dell\u2019articolo<br><span style=\"color: #ffffff\">.<\/span><\/p>\n\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><span class=\"span-reading-time rt-reading-time\" style=\"display: block;\"><span class=\"rt-label rt-prefix\">tempo di lettura: <\/span> <span class=\"rt-time\"> 6<\/span> <span class=\"rt-label rt-postfix\">minuti<\/span><\/span>. . ARGOMENTO: STORIA NAVALEPERIODO: XX SECOLOAREA: MEZZI DI ASSALTOparole chiave: S.L.C., Chariot &nbsp; La storia degli Assaltatori italiani nella Seconda guerra mondiale \u00e8 universalmente conosciuta. 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