{"id":103430,"date":"2024-03-27T00:02:00","date_gmt":"2024-03-26T23:02:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/?p=103430"},"modified":"2024-03-25T15:57:12","modified_gmt":"2024-03-25T14:57:12","slug":"un-anno-pieno-di-incognite","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/103430","title":{"rendered":"Un anno pieno di incognite"},"content":{"rendered":"<span class=\"span-reading-time rt-reading-time\" style=\"display: block;\"><span class=\"rt-label rt-prefix\">tempo di lettura: <\/span> <span class=\"rt-time\"> 9<\/span> <span class=\"rt-label rt-postfix\">minuti<\/span><\/span><p><span style=\"color: #ffffff\">.<\/span><\/p>\n<a class=\"maxbutton-4 maxbutton maxbutton-livello-di-comprensione\" href=\"javascript:void(0);\"><span class='mb-text'>livello elementare<\/span><\/a>\n<p><span style=\"color: #ffffff\">.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #008000\"><strong>ARGOMENTO: GEOPOLITICA<\/strong><\/span><br \/>\n<span style=\"color: #008000\"><strong>PERIODO: XXI SECOLO<\/strong><\/span><br \/>\n<span style=\"color: #008000\"><strong>AREA: STABILITA&#8217; INTERNAZIONALE<\/strong><\/span><br \/>\nparole chiave: equilibri mondiali<br \/>\n<span style=\"color: #ffffff\">.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\">Se il 2022 \u00e8 stato l\u2019anno dell\u2019aggressione russa all\u2019Ucraina, con uno scontro ad alta intensit\u00e0 sul territorio europeo, e il 2023 ci ha confermato lo sconvolgimento degli equilibri geopolitici mondiali, l\u2019inizio del 2024 ci ha presentato un contesto internazionale particolarmente difficile che, durante i primi due mesi, \u00e8 ulteriormente cresciuto in complessit\u00e0. Una nuova e aspra competizione strategica internazionale sembra voler essere la caratteristica di questo anno bisestile, con nuovi motivi di attrito che si sommano a quelli irrisolti degli anni precedenti.<\/p>\n<p><strong><span style=\"color: #008000\">Le principali aree di crisi\/conflitto<\/span><\/strong><\/p>\n<p align=\"justify\">L\u2019inquietante situazione in Ucraina desta particolare preoccupazione anche perch\u00e9, mentre rimane ferma la consapevolezza che il sostegno a Kiev \u00e8 fondamentale per la prosecuzione del suo sforzo bellico in risposta all\u2019aggressione russa, i promessi aiuti economici occidentali e, soprattutto, statunitensi, stanno attraversando un momento di flessione. Aiuti che potrebbero compensare, almeno in parte, la superiore disponibilit\u00e0 di cannoni e di giovani vite buttate sul campo di battaglia da Putin. Una flessione che ha causato dapprima l\u2019impantanarsi dell\u2019azione di Kiev e poi la ripresa dell\u2019aggressione da parte di Mosca, che ha ultimamente preso il controllo di alcune aree che erano tornate sotto il legittimo controllo ucraino. Putin vuole sicuramente cercare di ottimizzare il momento di flessione del conflitto, tornando anche a diffondere inquietudine e sfidando l\u2019Occidente con un grande classico del suo repertorio, la minaccia nucleare. Questa nuova spinta offensiva \u00e8 anche favorita dalla trasformazione del sistema russo in economia di guerra, che permette una eccezionale produzione di armamenti. Tuttavia, dato che non vi sono pasti gratis, la scelta (obbligata) dovrebbe avere nel medio termine delle significative implicazioni sociali, specialmente in un Paese che gi\u00e0 non brillava per ricchezza pro-capite.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2024\/03\/AREE-DI-GUERRA-2024-1024x537.jpg\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 AREE-DI-GUERRA-2024-1024x537.jpg\" width=\"1024\" height=\"537\"><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000\">conflitti in corso nel mondo &#8211; legenda colori per numero di decessi nell&#8217;ultimo anno: marrone &gt; 10.000 &#8211; rosso tra 1.000 a 9.999 &#8211; arancio&nbsp; da 100 a 999 &#8211; giallo &lt;100&nbsp;<\/span><\/strong><a href=\"https:\/\/commons.wikimedia.org\/wiki\/File:Ongoing_conflicts_around_the_world.svg\">Ongoing conflicts around the world.svg &#8211; Wikimedia Commons<\/a><\/p>\n<p align=\"justify\">Ad aggravare la situazione complessiva di quest&#8217;area a noi cos\u00ec vicina, <strong><span style=\"color: #008000\">va sottolineato che il rinnovato vigore russo in Ucraina potrebbe riflettersi anche nella postura navale nelle acque del Mediterraneo<\/span><\/strong>, un bacino di estrema importanza geopolitica e strategica, che la <strong><span style=\"color: #008000\">Voenno Morskoj Flot (VMF)<\/span><\/strong> sta tentando di \u201c<em>russizzare<\/em>\u201d gi\u00e0 da qualche tempo, occupando tutti gli spazi disponibili. Ad alimentare la confusione generata dalla disinformazione proveniente da Mosca, nel campo occidentale (e italiano, come sottolineato dalla recente relazione annuale della nostra intelligence) prosegue la propaganda ideologica di pseudo-pacifisti, che continuano a indignarsi se in Ucraina vengono inviati sistemi di difesa antiaerea (allo scopo di impedire che i missili russi entrino nelle case), mentre guardano con indulgenza verso chi uccide civili inermi utilizzando droni.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2024\/03\/GEOPOLITICA-USS_Carney_engages_Houthi_missiles_2.jpg\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 GEOPOLITICA-USS_Carney_engages_Houthi_missiles_2.jpg\" width=\"872\" height=\"582\"><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000\">USS Carney intercetta un missile Houthi in mar Rosso<\/span><\/strong><\/p>\n<p align=\"justify\">Nell\u2019area Mediorientale una soluzione rapida sembra sempre pi\u00f9 remota e, mentre al confine israelo-libanese \u00e8 sempre presente la minaccia di nuovi scontri, con Teheran sullo sfondo, si fa sempre pi\u00f9 evidente la spaccatura all\u2019interno di Hamas. Si \u00e8 poi aperto un nuovo fronte sul Mar Rosso, dove gli attacchi al traffico navale da parte degli Houthi sta influendo negativamente il commercio marittimo mondiale e, quindi, l\u2019economia globale. Nonostante gli oltre duecento obiettivi distrutti dai raid statunitensi e britannici, infatti, sembra che non sia diminuita la capacit\u00e0 di fuoco dei ribelli, che gestiscono il potere sul territorio yemenita che si affaccia sul Mar Rosso a nord di Aden. La veemenza degli attacchi sembra riuscire in qualche modo a sopperire alla mancante complessit\u00e0 tecnologica degli armamenti in uso (missili a corto raggio e droni) giocando sul fattore numero. In alcuni casi i danni causati sono risultati estremamente limitati, mentre un attacco ha causato l\u2019affondamento della nave e la perdita del carico. Successi parziali, esaltati dai ribelli, che hanno diramato un comunicato avvertendo che tutte le navi che transitano al largo dello Yemen devono indentificarsi via radio o via mail, altrimenti saranno considerate ostili. Successi che non sembrerebbero possibili senza un aiuto informativo \u201cesterno\u201d e la presenza di una nave iraniana nelle acque dove sono avvenuti gli attacchi pi\u00f9 precisi ha fatto sollevare pi\u00f9 di un interrogativo. Sul Mar Rosso, quindi, esiste un problema di sicurezza che ha profonde implicazioni economiche e causa significativi danni sia ad alcuni paesi arabo-mussulmani, come l\u2019Egitto, che ha visto crollare gli introiti per il passaggio da Suez, ma anche ai Paesi (come l\u2019Italia) fortemente dipendenti dal commercio marittimo per l\u2019importazione di materie prime e risorse energetiche e per l\u2019esportazione dei prodotti lavorati. Non solo, il reindirizzamento del flusso marittimo commerciale via il Golfo di Guinea ha causato un aumento dei costi di trasporto (nolo e assicurazione) e un aumento del movimento dei porti europei sull\u2019Atlantico, depauperando i porti mediterranei, italiani compresi.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/AUMENT-COSTI-ASSICURATIVI-MARITTIMI-MAR-ROSSO-TG.2024.01.12-2048x2048-1-1024x1024.jpg\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 AUMENT-COSTI-ASSICURATIVI-MARITTIMI-MAR-ROSSO-TG.2024.01.12-2048x2048-1-1024x1024.jpg\"><\/p>\n<p align=\"justify\">Dalla caduta di Gheddafi nel 2011, favorita da una improvvida decisione franco-britannica, i paesi del Sahel hanno conosciuto una crescente instabilit\u00e0, sia sotto il profilo politico che sotto quello della sicurezza. Alla minaccia jihadista nell\u2019area, stabilmente attiva ormai dal 2003, si sono aggiunte altre istanze che hanno portato la regione a un preoccupante livello di instabilit\u00e0 e, in alcuni casi, a colpi di Stato che hanno fatto partire una spirale di violenza che ha rapidamente coinvolto la regione e altre aree del continente africano. In tale ambito, va detto che tutta l\u2019Africa sta purtroppo diventando l\u2019epicentro del jihadismo mondiale, con cinque teatri che si evidenziano per criticit\u00e0 e violenza: Sahel, Somalia, Ciad, Mozambico e Africa settentrionale. Pi\u00f9 in generale, l\u2019Africa, si sta affermando ogni giorno di pi\u00f9 come un teatro di <strong><span style=\"color: #008000\">policrisi<\/span><\/strong> dove i pochi equilibri, quando faticosamente raggiunti, rimangono estremamente precari. Le cause di questa instabilit\u00e0 non risiedono solo nelle attivit\u00e0 dei jihadisti, ma sono numerose e in parte collegate all\u2019esistenza di Stati fragili, spesso attraversati da povert\u00e0 endemica, alla mancanza di prospettive per i giovani, alla corruzione dei quadri e anche ad ataviche rivalit\u00e0 tra etnie presenti su uno stesso territorio.<\/p>\n<p align=\"justify\">Un continente che ha anche grandissime risorse naturali, che stuzzicano gli appetiti di attori sempre pi\u00f9 voraci e cinici, che mirano al controllo delle ricchezze locali, spesso attraverso l\u2019opera di attori esterni ai governi, come gruppi armati nazionali o transnazionali. In tale quadro emerge l\u2019area pi\u00f9 orientale della Repubblica Democratica del Congo, quella al confine con Uganda, Ruanda e Burundi<strong><span style=\"color: #008000\"><sup>1<\/sup><\/span><\/strong>, in cui da tempo \u00e8 in corso un aspro conflitto per il controllo delle risorse agricole e dei suoi vasti giacimenti minerari di enorme valore come il cobalto, elemento fondamentale per l\u2019industria delle batterie. Tutto ci\u00f2 fa dell\u2019Africa un terreno di proiezione di influenze, uno spazio eminentemente geopolitico e geoeconomico, dove le forti tensioni endogene potrebbero sfociare in ulteriori sommosse e contestazioni popolari, accrescendo l\u2019instabilit\u00e0 complessiva del continente.<\/p>\n<p align=\"justify\"><img decoding=\"async\" class=\"\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2021\/05\/GEOPOLITICA-CINA-One-belt-one-road.jpg\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 GEOPOLITICA-CINA-One-belt-one-road.jpg\" width=\"911\" height=\"612\"><\/p>\n<p align=\"justify\">In Estremo Oriente, la Cina continua ad alimentare la tensione in tutto il Mar cinese e nei confronti di Taiwan, conducendo esercitazioni navali e inviando segnali non fraintendibili. Oltre alle note motivazioni politiche per assorbire definitivamente l\u2019isola all\u2019interno del territorio cinese, Pechino \u00e8 infatti convinta di essere circondata da vicini ostili e vede Taiwan come il fulcro della sua difesa marittima. Nell\u2019area, l\u2019equilibrio militare si sta spostando a suo favore, ma la Cina \u00e8 apparentemente frenata dall\u2019effettuare azioni di forza dalla possibilit\u00e0 che uno scontro aperto con Taipei possa costituire un casus belli con Washington. Una eventualit\u00e0 che, al momento, Pechino non sembra far rientrare nella gamma di possibili evoluzioni della competizione sino americana.<\/p>\n<p>In tutto questa instabilit\u00e0, la Corea del Nord lavora sotto traccia, continuando ad armarsi e a rinforzare i propri legami con la Russia (fornitura di armi e munizioni) e la Cina, contribuendo a irrobustire l\u2019asse Mosca-Pechino-Pyongyang, con l\u2019intento di indebolire l\u2019Occidente.<\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000\">Aspetti politici<\/span><\/strong><\/p>\n<p align=\"justify\">Sotto il profilo politico, Kiev e tutte le capitali occidentali guardano con estrema attenzione alle elezioni americane del prossimo 5 novembre che, in maniera abbastanza anomala, si sta caratterizzando per i toni particolarmente duri e per un linguaggio estremamente aggressivo e, talvolta, offensivo e volgare. In tale ambito, se l\u2019imprevedibile Trump dovesse effettivamente mantenere ci\u00f2 che ha dichiarato in passato e che sta promettendo in campagna elettorale, la vittoria repubblicana potrebbe significare non solo la fine (o un drastico ridimensionamento) degli aiuti a Kiev da parte di Washington, ma anche un cambiamento degli equilibri in ambito NATO e, probabilmente, anche l\u2019ulteriore polarizzazione della scena internazionale. Cambiamenti di cui non si sente il bisogno, specialmente in un periodo di estrema fluidit\u00e0 (leggi instabilit\u00e0) come l\u2019attuale. L\u2019Unione Europea si sta preparando per le prossime elezioni (6-9 giugno), in cui i cittadini dei paesi membri verranno chiamati a votare per il rinnovo del Parlamento. Inoltre, principalmente sotto la spinta rappresentata dalla minaccia russa, ma anche tenendo conto di quanto affermato da Trump durante il suo mandato da presidente, sta predisponendo un piano per diventare pi\u00f9 autonoma nel settore della Difesa, accrescendo la produzione di armi ma, soprattutto, ottimizzando le capacit\u00e0 industriali europee nel settore, attraverso l\u2019aumento (almeno il 40%) degli acquisti congiunti tra gli Stati membri. Qualunque sia l\u2019esito del conflitto ucraino, secondo molti analisti internazionali la minaccia russa non cesser\u00e0 di incombere sul Vecchio Continente, anzi potrebbe allargarsi. Basta riflettere su ci\u00f2 che gi\u00e0 oggi sta avvenendo in Moldavia-Transnistria.<\/p>\n<p align=\"justify\">E cos\u00ec, mentre Kiev ha reso pi\u00f9 concreta la prospettiva dell\u2019adesione all\u2019UE, Bruxelles sta predisponendosi affinch\u00e9 per il 2035 almeno il 65% degli armamenti europei sia prodotto da industrie dell\u2019Unione. In tale ambito, la proposta legislativa per il Programma Europeo per l\u2019Industria della Difesa (EDIP &#8211; European Defence Industry Programme) \u00e8 stato presentato dalla Commissione Europea il 5 marzo. Tuttavia, diventare produttori indipendenti non sar\u00e0 facile. Ad ogni modo, le elezioni americane non saranno il solo elemento politico di attenzione del 2024. In ben 76 paesi quest\u2019anno sono previste elezioni nazionali, a partire proprio da quella recente in Russia (15-17 marzo), un Paese che ha riportato la guerra sul suolo europeo e che sta usando l\u2019aggressione e i crimini di guerra e contro l\u2019umanit\u00e0 (ultimamente la Corte Penale Internazionale ha spiccato due mandati di arresto per due ufficiali russi<sup>2<\/sup>) come metodo per ottenere il suo \u201cspazio vitale\u201d.<\/p>\n<p align=\"justify\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2022\/03\/PUTIN-OSSERVA-UN-APARTA-ANAVALE-NEL-BALTICO.jpg\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 PUTIN-OSSERVA-UN-APARTA-ANAVALE-NEL-BALTICO.jpg\"><\/p>\n<p align=\"justify\">In tale ambito <strong><span style=\"color: #008000\">Putin<\/span><\/strong>, che \u00e8 al comando da un quarto di secolo, ha corso sostanzialmente da solo per ottenere il suo quinto mandato. Mentre il suo successo (probabilmente plebiscitario) non era in discussione a est degli Urali, dove la popolazione \u00e8 estremamente povera e abbastanza frammentata sul territorio, \u00e8 stato interessante vedere l\u2019esito delle consultazioni nelle grandi citt\u00e0, a partire da Mosca e San Pietroburgo, anche se reperire informazioni indipendenti non \u00e8 semplice e molto rischioso e si \u00e8 notato un certo dissenso verso la guerra, espresso in varie forme. Secondo alcuni, infatti, circa il 52% dei russi vorrebbe la pace e circa il 17% vorrebbe restituire i territori occupati all\u2019Ucraina<strong><span style=\"color: #008000\"><sup>3<\/sup><\/span><\/strong>. Come dicevamo, ci saranno molte elezioni nazionali che vedono andare alle urne, tra gli altri, i cittadini di India, Messico, Indonesia, Sudafrica, Etiopia e dell\u2019ambigua Turchia (31 marzo). Elezioni nelle quali il 51% della popolazione mondiale si trover\u00e0 a scegliere chi e che forma di governo desidera avere. Tra questi, mentre il nuovo presidente argentino sta scombussolando i piani cinesi, anche Per\u00f9, Venezuela e Haiti dovrebbero andare al voto in un quadro di grande instabilit\u00e0, fomentata dalla presenza di attori inseriti ad-hoc da potenze esterne. Nel frattempo, Taiwan ha gi\u00e0 fatto una scelta, nonostante le forti pressioni cinesi. La vittoria del candidato indipendentista ha fatto irritare Pechino che, tuttavia, oltre alle rinnovate e note dichiarazioni sulla questione, nel corso del 2024 dovr\u00e0 vedersela con una crisi economica di notevoli dimensioni.<\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000\">Conclusioni<\/span><\/strong><\/p>\n<p align=\"justify\">La parola \u201cguerra\u201d sembra stia diventando piuttosto comune nel nostro discutere quotidiano. Ci\u00f2 \u00e8 dovuto alla sempre pi\u00f9 diffusa applicazione della forza bruta e della politica del \u201cfatto compiuto\u201d da parte di alcuni Stati illiberali che, preso atto dell\u2019inefficacia dell\u2019ONU e della sostanziale paralisi del suo Consiglio di Sicurezza, ormai si muovono nel sistema di relazioni internazionali con estremo cinismo, con disprezzo per la vita umana e senza alcun rispetto per il diritto internazionale, un libro che viene aperto o richiuso come un tavolino da pic-nic, a seconda dell\u2019esigenza del momento. Si tratta, infatti, di Paesi che si riempiono la bocca con il principio di \u201csovranit\u00e0\u201d (riferendosi solo alla loro) e non a quella di chi viene brutalizzato dalla loro arroganza e violenza. La Russia in Ucraina ne \u00e8 un esempio. Ma anche la Cina, nel Mar cinese meridionale, dove dimostra un atteggiamento estremamente assertivo nei confronti degli altri paesi rivieraschi, o l\u2019Iran, che continua a sostenere gli Hezbollah in Libano e a rifornire di droni i ribelli Houthi che stanno mettendo a ferro e fuoco il Mar Rosso, attaccando il traffico mercantile internazionale e tranciando i cavi di comunicazione sottomarini, in una sorta di sfida alle potenze occidentali. A queste gravi minacce oggi si aggiungono una molteplicit\u00e0 di sfide epocali globali, come il clima, la sovrappopolazione, i flussi migratori, l\u2019intelligenza artificiale, la ricerca di risorse energetiche, sfide che devono essere affrontate da societ\u00e0 che oggi appaiono pi\u00f9 frammentate, con maggiori tensioni endogene e una maggiore propensione alla contrapposizione internazionale. Un cocktail niente affatto gradevole.<\/p>\n<p align=\"justify\">Siamo, quindi, immersi in un periodo molto delicato, nel quale troppi elementi cercano di gettare benzina sul fuoco delle rivalit\u00e0. Una situazione non dettata dal destino ma frutto di responsabilit\u00e0 umane, spesso perfettamente identificabili. Collaborazione o confronto, norme condivise o prepotenza, multilateralismo o individualismo, il futuro non \u00e8 mai gi\u00e0 scritto e le possibili alternative sono solo una nostra scelta. Le consultazioni elettorali potrebbero dare alcune risposte, fornendoci elementi di valutazione per cercare di comprendere le possibili evoluzioni dello scenario mondiale. In sintesi, abbiamo appena iniziato un anno pieno di incognite, nel corso del quale speriamo di dissipare, almeno in parte, le nubi che si stanno addensando su questo disgraziato pianeta.<\/p>\n<p><strong><span style=\"color: #008000\">Renato Scarfi<\/span><\/strong><\/p>\n<p><strong><span style=\"color: #008000\">originariamente pubblicato su DIFESA ON LINE <a style=\"color: #008000\" href=\"https:\/\/www.difesaonline.it\/evidenza\/punti-di-vista\/un-anno-pieno-di-incognite\">Un anno pieno di incognite &#8211; Difesa Online<\/a><\/span><\/strong><\/p>\n<p><strong><span style=\"color: #008000\">Note<\/span><\/strong><\/p>\n<p align=\"justify\">1 Mi riferisco alle regioni Ituri, Nord e Sud Kivu, compresa l\u2019area del Parco nazionale dei Monti Virunga.<\/p>\n<p align=\"justify\">2 Mi riferisco al Tenente Generale Sergei Ivanovich Kobylash e l\u2019Ammiraglio Viktor Kinolayevich Sokolov, nel periodo 10 ottobre 2022 \u2013 9 marzo 2023 rispettivamente Comandante dell\u2019Aviazione a lungo raggio delle Forze aeree russe e Comandante della Flotta del Mar Nero, quali presunti responsabili di crimini di guerra per aver lanciato attacchi contro obiettivi civili e aver causato danni eccessivi ai civili o a strutture civili, e di crimini contro l&#8217;umanit\u00e0.<\/p>\n<p align=\"justify\">3 Antonello Guerrera, La Repubblica, 14 marzo 2024<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<a class=\"maxbutton-3 maxbutton maxbutton-pagina-principale\" target=\"_blank\" title=\"tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"http:\/\/www.ocean4future.org\"><span class='mb-text'>PAGINA PRINCIPALE - HOME PAGE<\/span><\/a>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Alcune delle foto presenti in questo blog possono essere state prese dal web, citandone ove possibile gli autori e\/o le fonti. Se qualcuno desiderasse specificarne l\u2019autore o rimuoverle, pu\u00f2 scrivere a infoocean4future@gmail.com e provvederemo immediatamente alla correzione dell\u2019articolo<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><span class=\"span-reading-time rt-reading-time\" style=\"display: block;\"><span class=\"rt-label rt-prefix\">tempo di lettura: <\/span> <span class=\"rt-time\"> 9<\/span> <span class=\"rt-label rt-postfix\">minuti<\/span><\/span>. . ARGOMENTO: GEOPOLITICA PERIODO: XXI SECOLO AREA: STABILITA&#8217; INTERNAZIONALE parole chiave: equilibri mondiali . 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