{"id":102392,"date":"2022-02-25T00:01:00","date_gmt":"2022-02-24T23:01:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/?p=102392"},"modified":"2024-02-09T22:46:59","modified_gmt":"2024-02-09T21:46:59","slug":"la-struttura-di-una-barca-a-vela-in-vtr-cosa-sapere-e-cosa-controllare-parte-ii","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/102392","title":{"rendered":"La struttura di una barca a vela in VTR: cosa sapere e cosa controllare &#8211; parte II"},"content":{"rendered":"<span class=\"span-reading-time rt-reading-time\" style=\"display: block;\"><span class=\"rt-label rt-prefix\">tempo di lettura: <\/span> <span class=\"rt-time\"> 6<\/span> <span class=\"rt-label rt-postfix\">minuti<\/span><\/span>\n<p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<a class=\"maxbutton-8 maxbutton maxbutton-livello-2\" href=\"javascript:void(0);\"><span class='mb-text'>livello medio<\/span><\/a>\n<p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p><strong><span style=\"color: #008000;\">ARGOMENTO: NAUTICA DA DIPORTO<\/span><\/strong><br><strong><span style=\"color: #008000;\">PERIODO: XXI SECOLO<\/span><\/strong><br><strong><span style=\"color: #008000;\">AREA: MANUTENZIONE<\/span><\/strong><br>parole chiave: acquisto barca da diporto, controlli, vetroresina<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 18pt;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">E\u2019 meglio avere uno scafo sottile e rigidissimo (compositi con fibre aramidiche, carbonio o kevlar) oppure spesso e elastico (vetroresina)?<br><\/span><\/strong><\/span><span style=\"font-size: inherit;\">I materiali pi\u00f9 elastici e quindi pi\u00f9 \u201cspessi\u201d trovano risorse e riserve nei loro carichi di rottura perch\u00e9 conservano sempre una scorta di deformazione apprezzabile. Materiali pi\u00f9 rigidi con spessori molto bassi una volta raggiunto il loro carico di rottura si rompono. Un laminato non deve flettersi molto perch\u00e9 la resina (in particolare poliestere orto) ha scarse caratteristiche meccaniche e si allunga molto prima che le fibre iniziano a sopportare i carichi.<\/span><\/p>\n<p><img decoding=\"async\" class=\"\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2022\/08\/blob-1.jpg\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 blob-1.jpg\" width=\"576\" height=\"139\"><\/p>\n<p><img decoding=\"async\" class=\"\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2022\/08\/blob2.jpg\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 blob2.jpg\" width=\"576\" height=\"139\"><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000; font-size: 18pt;\">Strutture interne e rinforzi<\/span><\/strong><br>Nelle barche moderne con chiglia \u201cappesa e imbullonata\u201d la zona del fasciame tutta attorno al profilo superiore della pinna di deriva \u00e8 il punto pi\u00f9 delicato di tutto lo scafo. L\u2019accoppiamento scafo-deriva \u00e8 una zona fondamentale, come l\u2019attacco delle lande, la base dell\u2019albero insieme a tutto quel misterioso groviglio di orditure strutturali di irrigidimento all\u2019interno delle nostre sentine. La normativa di riferimento sul dimensionamento del fondo scafo e della pinna \u00e8 la <strong><span style=\"color: #008000;\">CE \u2013 ISO 12215-9 del 2018<\/span><\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 18pt;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">&#8211; Scheletro, ragno strutturale e controstampi<\/span><\/strong><\/span><br>La soluzione pi\u00f9 usata nelle barche con deriva \u201cimbullonata\u201d \u00e8 quella di posizionare sul fondo strutture collegate tra loro madieri, correnti longitudinali, ordinate e serrette per diffondere gli sforzi concentrati provenienti dalla deriva, dall\u2019albero e dalle lande e per irrigidire il \u201ctamponamento\u201d in vetroresina.<br>Abbiamo a che fare con travi metalliche, nervature scatolari in composito con anime in espanso e pvc o come nel recente passato in legno resinato. Il tutto posato in opera e laminato manualmente sulla pelle interna, oppure troviamo strutture controstampate prefabbricate e poi incollate con resine \u201ccaricate\u201d e ( non sempre ) \u201cfazzolettate\u201d allo scafo. Tutto questo \u00e8 presente in ogni scafo sotto il paiolato in quella zona il pi\u00f9 delle volte poco considerata, spesso solo per ripulire la vaschetta della ghiotta centrale o per rifornirsi di qualche bottiglia di vino lasciata al fresco in sentina.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I controstampi integrali includono anche il fondo della sentina non pi\u00f9 per\u00f2 raggiungibile e ispezionabile. I controstampi semi-integrali, invece, sono bucati nella parte bassa tra un madiere e l\u2019altro permettendo l\u2019ispezionabilit\u00e0 e una stratificazione di collegamento a scafo maggiore. Questo ragno strutturale, ormai diventato sempre pi\u00f9 collaudato e di serie nella produzione, \u00e8 quindi un\u2019ossatura che ingloba madieri e longheroni, la base d\u2019albero, il supporto del motore e avvolte la struttura di aggancio delle lande e la base del mobilio.&nbsp;Viene di norma laminato manualmente sopra un unico stampo femmina, evitando cos\u00ec interruzioni di tessuti, con rinforzi in tutti i madieri e longitudinali. Viene poi incollato e laminato a scafo creando una struttura scatolata monolitica. I passaggi dei tubi e dei cablaggi elettrici predisposti e rinforzati in anticipo durante lo stampaggio del ragno evitano forature postume che indebolirebbero la struttura. I madieri (trasversali) e le costole (ordinate) del fianco, su cui spesso insistono le lande sartie sono rinforzati e avvolte in collegamento strutturale \u201cda falchetta a falchetta\u201d passando per la chiglia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000; font-size: 18pt;\">&#8211; Pinna di deriva e bulbi<\/span><\/strong><br>Uno scafo in PRFV ha dunque una capacit\u00e0 elastica a deformarsi reversibilmente ma la lama di deriva ad esso collegata (ghisa o piombo) \u00e8 rigida e l\u2019accoppiamento non \u00e8 tra i pi\u00f9 intimi e rassicuranti. Una volta si raccordavano e bloccavano le pinne allo scafo, sia in senso trasversale che longitudinale, erano le cosiddette \u201c<strong><span style=\"color: #008000;\">chiglie stellate<\/span><\/strong>\u201d. Oggi non si \u201caccompagna\u201d il guscio alla lama, esce dritto, profondo e sottile. Il fasciame inferiore dello scafo nella sua elasticit\u00e0 flette, si insella, si torce e reagisce dinamicamente alle spinte e carichi ma la superficie superiore della deriva rimane rigida senza adattarsi al sistema elastico a cui \u00e8 stato integrato. Un p\u00f2 \u00e8 come collegare un pannello di cartongesso a battuta su una trave di castagno di un soffitto. Entrambi si comportano diversamente ed i movimenti crepano e distaccano la giunzione, inizialmente perfetta e continua, ma non per questo crolla! Molte crepe e fessure sono spesso estetiche.<\/p>\n<figure style=\"width: 803px\" class=\"wp-caption alignnone\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2022\/01\/pinna-di-deriva.jpg\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 pinna-di-deriva.jpg\" width=\"803\" height=\"306\"><figcaption class=\"wp-caption-text\"><span style=\"color: #008000;\"><strong>photo credit @Sacha Giannini<\/strong><\/span><\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\">Chiglie lunghe strutturali, con pinna trapezoidale imbullonata, lame con siluri e bulbi, in <strong><span style=\"color: #008000;\">ghisa sferoidale ferritica o austenitica<\/span><\/strong> con perni avvitati e filettati, in <strong><span style=\"color: #008000;\">piombo \u201cindurito\u201d con antimonio<\/span><\/strong> e prigionieri annegati o con \u201ccollari\u201d di controchiglia in VTR integrati a scafo devono essere ben noti per riconoscere come interpretare i segni che nascondono un potenziale problema in quello che \u00e8 il punto pi\u00f9 delicato della barca per la sicurezza e la stabilit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Fessure e distacchi tra chiglia e scafo<\/span><\/strong>, specialmente all\u2019estremit\u00e0 anteriore, possono essere fisiologiche come anche un serio segnale di cedimento della giunzione. Controllare con lo scafo sollevato sulle fasce lo spazio del distacco e, scuotendola, provare ad osservare una eventuale oscillazione della deriva. Pulirla e valutarne la profondit\u00e0 e la natura. Una volta poggiato lo scafo sull\u2019invaso controllarla nuovamente e vedere se rimane aperta o aderisce allo scafo. Macchie di bagnato che non si asciugano ed eventuali colature marroni di ruggine lungo il bordo d\u2019attacco potrebbero indicare e confermare un sospetto di infiltrazione avvolte innocua e apparente nelle derive in ghisa perch\u00e9 fanno ruggine, come al contrario un credibile campanello di allarme in quelle di piombo con perni in inox, perch\u00e9 non fanno ruggine, ma l\u2019inox dei perni si.<\/p>\n<figure style=\"width: 781px\" class=\"wp-caption alignnone\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2022\/01\/COLLARE-CONTROCHIGLIA.jpg\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 COLLARE-CONTROCHIGLIA.jpg\" width=\"781\" height=\"295\"><figcaption class=\"wp-caption-text\"><strong><span style=\"color: #008000;\">photo credit @Sacha Giannini<\/span><\/strong><\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\">Se si trova acqua salata in sentina (escludendo perdite da prese a mare, trasduttori, tenute meccaniche asse o s-drive, losca timone o circuito raffreddamento motore) \u00e8 bene accertarsi della causa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #008000;\"><strong>Bulloni, dadi, rondelle o piastre ossidate vanno spazzolate e pulite per valutare che si tratti solo di ruggine superficiale e che non si sfogli e sgretoli a scaglie tra le mani con una colorazione nero scura. Rondelle sotto i dadi di fissaggio affossate sul fasciame con crepe concentriche sul gel coat di barche datate indicano una plasticit\u00e0 del fondo non pi\u00f9 reversibile e non un tipico ritiro<\/strong> <strong>elastico volumetrico della resina dopo la catalizzazione.<\/strong><\/span><\/p>\n<figure style=\"width: 788px\" class=\"wp-caption alignnone\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2022\/01\/RUGGINE-BULLONI-SCAFI.jpg\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 RUGGINE-BULLONI-SCAFI.jpg\" width=\"788\" height=\"530\"><figcaption class=\"wp-caption-text\"><strong><span style=\"color: #008000;\">photo credit @Sacha Giannini<\/span><\/strong><\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\">La <strong><span style=\"color: #008000;\">ghisa<\/span><\/strong> ha minore resilienza (capacit\u00e0 di assorbire un urto senza rompersi) e maggiore fragilit\u00e0 e generalmente viene incollata allo scafo con sigillanti morbidi. Spesso risulta porosa con presenza di piccoli vuoti e non esente da colature ben visibili. Il <strong><span style=\"color: #008000;\">piombo<\/span><\/strong> \u00e8 pi\u00f9 morbido e duttile, in grado di assorbire bene gli urti ammortizzandoli e l\u2019incollaggio a scafo viene fatto con resina rigide di tipo epossidiche caricata con microsfere (come la nota <strong><span style=\"color: #008000;\">araldite<\/span><\/strong>)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Incappellaggi in vetroresina o in <strong><span style=\"color: #008000;\">gel coat<\/span> <\/strong>(originale di cantiere) sulle teste dei perni e dadi, se da un lato sono una garanzia di tenuta negli anni, dall\u2019altro le possibili crepe del rivestimento permettono all\u2019acqua e all\u2019umidit\u00e0 in sentina di infiltrarsi sotto il gel coat bagnando i perni e nascondendo il reale stato di conservazione. Verificare rondelle, piastre e dadi che siano dello stesso materiale dei perni di sostegno per evitare eventuali corrosioni da contatto. I nemici dei metalli sono sempre l\u2019ossigeno, l\u2019umidit\u00e0 e la salsedine. La ruggine spesso \u00e8 superficiale e protettiva ma nel caso contrario si mangia lentamente tutto!<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Verificare che il fasciame non presenti flessioni o avvallamenti anomali a poppavia (segno di un urto) ne crepe o dossi. All\u2019interno i paglioli devono essere ben allineati e complanari tra loro e le porte chiudersi bene. Se cos\u00ec non fosse, specialmente con ossatura controstampata allora qualcosa forse \u00e8 accaduto!<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le piastre dei prigionieri si possono presentare ossidate in corrispondenza del perno. Pu\u00f2 non essere infiltrazione ma la causa \u00e8 nella foratura della piastra fatta in modo inappropriato, troppo velocemente e senza emulsione oleosa di raffreddamento, il risultato \u00e8 il surriscaldamento dell&#8217;area circostante rendendo ossidabile l&#8217;area termicamente alterata.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Alcune chiglie vengono sagomate e integrate nel recesso dedicato alla ghiotta di raccolta dentro lo scafo e incapsulato al suo interno. A mio avviso \u00e8 un punto debole e spesso causa di possibili infiltrazioni da piccole cricche sulla superficie della vaschetta inglobata nella deriva in seguito a urti o incagli.<\/p>\n<figure style=\"width: 839px\" class=\"wp-caption alignnone\"><img decoding=\"async\" class=\"\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2022\/01\/VASCHETTA-GHIOTTA.jpg\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 VASCHETTA-GHIOTTA.jpg\" width=\"839\" height=\"609\"><figcaption class=\"wp-caption-text\"><strong><span style=\"color: #008000;\">photo credit @Sacha Giannini<\/span><\/strong><\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #008000;\"><strong>In conclusione, un trafilaggio di acqua, anche rugginosa, dai bordi dell\u2019attacco pinna-scafo, la<\/strong> <strong>presenza di fratture e distacchi lungo i perimetri dell\u2019incollaggio del controstampo, eventuali crepe sui madieri e longitudinali e i perni-prigionieri fortemente ossidati <span style=\"text-decoration: underline;\">sono chiari sintomi premonitori di stress o cedimenti strutturali<\/span>.<\/strong><\/span><\/p>\n<p><strong><span style=\"color: #008000;\">Quali controlli fare allora? &#8230; di regola alzare i paglioli pi\u00f9 spesso!<\/span><\/strong><\/p>\n<p><strong><span style=\"color: #008000;\">Sacha Giannini<\/span><\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Alcune delle foto presenti in questo blog possono essere state prese dal web, citandone ove possibile gli autori e\/o le fonti. Se qualcuno desiderasse specificarne l\u2019autore o rimuoverle, pu\u00f2 scrivere a infoocean4future@gmail.com e provvederemo immediatamente alla correzione dell\u2019articolo<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<a class=\"maxbutton-3 maxbutton maxbutton-pagina-principale\" target=\"_blank\" title=\"tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"http:\/\/www.ocean4future.org\"><span class='mb-text'>PAGINA PRINCIPALE<\/span><\/a>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><span class=\"span-reading-time rt-reading-time\" style=\"display: block;\"><span class=\"rt-label rt-prefix\">tempo di lettura: <\/span> <span class=\"rt-time\"> 6<\/span> <span class=\"rt-label rt-postfix\">minuti<\/span><\/span>. . ARGOMENTO: NAUTICA DA DIPORTOPERIODO: XXI SECOLOAREA: MANUTENZIONEparole chiave: acquisto barca da diporto, controlli, vetroresina &nbsp; E\u2019 meglio avere uno scafo sottile e rigidissimo (compositi con fibre aramidiche, carbonio o kevlar) oppure spesso e elastico (vetroresina)?I materiali pi\u00f9 elastici e quindi pi\u00f9 \u201cspessi\u201d trovano risorse e riserve nei loro carichi di rottura perch\u00e9 conservano [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":2390,"featured_media":32729,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_acf_changed":false,"_monsterinsights_skip_tracking":false,"_monsterinsights_sitenote_active":false,"_monsterinsights_sitenote_note":"","_monsterinsights_sitenote_category":0,"footnotes":""},"categories":[2305],"tags":[],"class_list":["post-102392","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-nautica-e-navigazione"],"acf":[],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v27.2 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>La struttura di una barca a vela in VTR: cosa sapere e cosa controllare - parte II &#8226; OCEAN4FUTURE autore<\/title>\n<meta name=\"robots\" content=\"index, follow, max-snippet:-1, max-image-preview:large, max-video-preview:-1\" \/>\n<link rel=\"canonical\" href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/102392\" \/>\n<meta property=\"og:locale\" content=\"it_IT\" \/>\n<meta property=\"og:type\" content=\"article\" \/>\n<meta property=\"og:title\" content=\"La struttura di una barca a vela in VTR: cosa sapere e cosa controllare - parte II &#8226; OCEAN4FUTURE autore\" \/>\n<meta property=\"og:description\" content=\"tempo di lettura:  6 minuti. . 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