{"id":102271,"date":"2024-02-13T00:01:00","date_gmt":"2024-02-12T23:01:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/?p=102271"},"modified":"2024-02-13T08:13:12","modified_gmt":"2024-02-13T07:13:12","slug":"il-ritorno-della-pirateria-in-somalia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/102271","title":{"rendered":"Il ritorno della pirateria in Somalia"},"content":{"rendered":"<span class=\"span-reading-time rt-reading-time\" style=\"display: block;\"><span class=\"rt-label rt-prefix\">tempo di lettura: <\/span> <span class=\"rt-time\"> 7<\/span> <span class=\"rt-label rt-postfix\">minuti<\/span><\/span><p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\n<a class=\"maxbutton-4 maxbutton maxbutton-livello-di-comprensione\" href=\"javascript:void(0);\"><span class='mb-text'>livello elementare<\/span><\/a><br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">ARGOMENTO: SICUREZZA MARITTIMA<\/span><\/strong><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">PERIODO: XXI SECOLO<\/span><\/strong><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">AREA: OCEANO INDIANO<\/span><\/strong><br \/>\nparole chiave: Pirateria<br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\">La domanda di oggi \u00e8: sar\u00e0 in grado l\u2019Unione europea di assicurare la sicurezza marittima nei mari orientali?<\/span><\/strong><br \/>\nLa situazione \u00e8 da anni complessa a causa dei rischi connessi alla pirateria somala e agli eventi che, in maniera ricorrente, si affacciano tra il Golfo Persico e l&#8217;Oceano Indiano, interessando uno dei choke point maggiormente strategici per il traffico energetico internazionale ovvero <strong><span style=\"color: #008000;\">Hormuz<\/span><\/strong>. Non ultimo, da ormai quasi due mesi, si \u00e8 aperto un nuovo fronte nel mar Rosso meridionale le cui conseguenze si incominciano a sentire.&nbsp;In risposta alle aspettative delle societ\u00e0 armatoriali per una nuova operazione di sicurezza marittima, \u00e8 stata concordata in ambito EU l&#8217;operazione <strong><span style=\"color: #008000;\">ASPIDES<\/span><\/strong>, intesa a vanificare gli attacchi aerei con missili e droni contro le navi mercantili da parte degli Houthi.<\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Va compreso che il problema non \u00e8 operativo<\/span><\/strong>, in quanto le forze marittime europee hanno la capacit\u00e0 per operare in maniera efficace contro queste milizie che stanno condizionando il traffico internazionale di fatto danneggiando il flusso delle navi mercantili occidentali (quelle russe e cinesi non vengono interessate). Si tratta di una coercizione economica che vede una strana alleanza tra Cina, Iran e Russia per colpire, sebbene per motivi diversi, gli interessi europei. Di fatto i ripetuti ed insensati attacchi effettuati dagli Houthi stanno comportando costi significativi per il commercio marittimo diretto a Suez, paventando nello scenario peggiore la chiusura totale di questa rotta commerciale con conseguenze drammatiche per le economie regionali, in particolare l\u2019Egitto, ma anche globali.&nbsp;&nbsp;<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2024\/02\/MARINA-ITALIANA-Caio_Duilio_D_554-1024x683.jpg\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 MARINA-ITALIANA-Caio_Duilio_D_554-1024x683.jpg\" width=\"1024\" height=\"683\"><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Secondo le ultime notizie, iI cacciatorpediniere ITS Caio Duilio sar\u00e0 sede del Comando tattico dell&#8217;operazione ASPIDES ospitando il Force Commander (l&#8217;ufficiale ammiraglio che esercita il comando imbarcato degli assetti navali che partecipano all&#8217;operazione).<a href=\"https:\/\/commons.wikimedia.org\/wiki\/File:Caio_Duilio_D_554.JPG\">Caio Duilio D 554.JPG &#8211; Wikimedia Commons<\/a><\/span><\/strong><\/p>\n<p align=\"justify\">La risposta europea con l\u2019operazione <strong><span style=\"color: #008000;\">ASPIDES<\/span><\/strong>, basata sul recente mandato del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, dovrebbe incrementare ulteriormente la difesa aerea dei mercantili, gi\u00e0 messa in atto dall\u2019operazione <strong><span style=\"color: #008000;\">PROSPERITY GUARDIAN<\/span><\/strong> a guida statunitense, ma presenta limiti di impiego delle forze navali ancora non chiari. Sebbene la si voglia far passare per una semplice missione di sicurezza marittima, in realt\u00e0, ASPIDES \u00e8 un primo forte segnale che l\u2019UE non vuole pi\u00f9 tollerare interruzioni della libert\u00e0 di navigazione nelle acque internazionali, per lo pi\u00f9 se causate da fazioni militari non governative. Da un punto di vista tecnico, le unit\u00e0 navali disponibili sono moderne ed in grado di opporsi alla minaccia degli Houthi ma il loro successo sar\u00e0 legato solo alle regole di ingaggio approvate: se si tratter\u00e0 solo di distruggere le armi dirette dalla costa contro il traffico mercantile la missione potrebbe essere lunga, dispendiosa e non priva di rischi dal punto di vista politico. In altre parole, una volta passata l\u2019onda mediatica del momento, si instaurerebbe una missione poco efficace dal punto di vista risolutivo, tra un Occidente che operer\u00e0 sempre &#8220;in trasferta&#8221; ed una fazione continuamente foraggiata dall\u2019Iran con lo scopo di mantenere l\u2019instabilit\u00e0 nella regione. L\u2019alternativa sarebbe tornare indietro ai tempi di Pompeo Magno che, identificato il problema (nel caso quello dei pirati), lo eradic\u00f2 alla radice, mantenendo una pax marittima che dur\u00f2 per oltre tre secoli. Questo ai tempi moderni \u00e8 ovviamente inaccettabile per motivi etici che per\u00f2, va compreso, solo l\u2019Occidente, dopo secoli di storia, si pone. Non \u00e8 il caso di altre marine del sud est asiatico che da tempo attuano policy operative con minori restrizioni, non ponendosi problemi a sparare su imbarcazioni minori anche solo in sospetto di pirateria.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2024\/02\/PIRATERIA-Faina_highjacked-1024x569.jpg\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 PIRATERIA-Faina_highjacked-1024x569.jpg\" width=\"1024\" height=\"569\"><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\">L&#8217;equipaggio della nave mercantile MV Faina sul ponte dopo una richiesta della Marina americana di verificare la loro salute e il loro benessere. La nave mercantile, battente bandiera del Belize, posseduta e gestita da Kaalbye Shipping, Ucraina, fu sequestrata dai pirati il 25 settembre 2008 e costretta a procedere all&#8217;ancoraggio al largo della costa somala. La nave trasportava un carico di carri armati T-72 ucraini e relativo equipaggiamento militare &#8211; Autore U.S. Navy Mass communication Specialist 2nd Class Jason R. Zalasky<\/span><\/strong><\/p>\n<p align=\"justify\">A proposito di pirati, sembrerebbe che i decisori di Bruxelles non si siano ancora accorti della recente recrudescenza del fenomeno della pirateria nelle acque della Somalia. L\u2019<strong><span style=\"color: #008000;\">IMB, International Maritime Bureau<\/span><\/strong>, aveva segnalato che il numero di incidenti di pirateria segnalati nel 2023 era aumentato leggermente rispetto all\u2019anno precedente, invitando le navi mercantili alla massima cautela per la sicurezza degli equipaggi. La situazione in mar rosso e lo spostamento dell&#8217;attenzione delle poche unit\u00e0 occidentali nell&#8217;area,&nbsp; sembrerebbe aver fornito ai pirati nuove occasioni ed una certa preoccupazione \u00e8 sorta dopo il primo dirottamento di una nave avvenuto il 14 dicembre 2023 al largo delle coste della Somalia, di fatto il primo dopo il 2017.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2024\/02\/Screenshot-2024-02-07-163942.png\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 Screenshot-2024-02-07-163942.png\" width=\"831\" height=\"562\"><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\">la zona costiera di Eyl (Somalia) \u00e8 un&#8217;area infestata dai pirati che possono ripararsi all&#8217;interno della laguna<\/span><\/strong><\/p>\n<p align=\"justify\">Secondo dati <strong><span style=\"color: #008000;\">IMB<\/span><\/strong>, una nave portarinfuse, la <strong><span style=\"color: #008000;\">HANDYMAX<\/span><\/strong> \u00e8 stata abbordata e dirottata da presunti pirati somali a circa 700 miglia nautiche ad est di Bosaso, Somalia. Il comandante, dopo aver lanciato l&#8217;allarme, aveva contattato le autorit\u00e0 locali, attivato il SSAS e tutto l&#8217;equipaggio si era, come da norma, radunato nella cittadella per mettersi in protezione. Per fortuna, in zona era presente un\u2019unit\u00e0 della marina indiana che, dopo aver risposto alla chiamata di emergenza, ha provveduto ad inviare un elicottero per localizzare la nave. All\u2019arrivo della nave da guerra, i pirati, armati di mitragliatrici e lanciarazzi, si sono dileguati sui loro dhow. Va segnalato che nella stessa giornata una nave battente bandiera maltese, la <strong><span style=\"color: #008000;\">MV RUEN<\/span><\/strong>, \u00e8 stata abbordata e dirottata dai pirati. Da allora la nave e il suo equipaggio, tenuti in ostaggio sulle coste della Somalia <span style=\"color: #008000;\"><strong>tra<\/strong> Eyl e la penisola di Xaafun<\/span> (Somalia), sono in attesa di essere liberati a seguito del pagamento del riscatto. Ultimo caso, per quanto di conoscenza, \u00e8 avvenuto il 5 gennaio 2024 quando la <strong><span style=\"color: #008000;\">MV LILA NORFOLK<\/span><\/strong>, battente bandiera della Liberia, \u00e8 stata catturata. Ancora una volta sulla scena di azione \u00e8 intervenuta la Marina indiana con un team di commando che hanno messo in sicurezza il mercantile dopo uno scontro durato 24 ore al largo della costa somala nel Mar Arabico. Dalle notizie pervenute, un gruppo di pirati (cinque o sei) armati erano saliti a bordo del cargo che stava navigando a 450 miglia nautiche al largo della costa della Somalia, con lo scopo di prenderne il controllo. L\u2019equipaggio, rifugiatosi nella cittadella, aveva dichiarato l\u2019emergenza che era prontamente affrontata dalla marina indiana con il <strong><span style=\"color: #008000;\">cacciatorpediniere INS Chennai<\/span><\/strong> (D65), oltre a diversi elicotteri e aerei, tra cui un aereo da pattugliamento marittimo P-8 ed un drone SeaGuardian MQ-9B.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2024\/02\/PIRATERIA-Pirates_Surrender_to_Royal_Marine_Boarding_Teams_MOD_45149776.jpg\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 PIRATERIA-Pirates_Surrender_to_Royal_Marine_Boarding_Teams_MOD_45149776.jpg\" width=\"904\" height=\"496\"><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\">pirati somali si arrendono alla squadra di boarding dei Royal Marines dell&#8217;HMS Cumberland nel Golfo di Aden. Durante uno schieramento nel Golfo di Aden, la fregata Type 22 HMS Cumberland contribuirono in modo significativo allo sforzo internazionale per combattere la pirateria al largo delle coste della Somalia, in Africa. La nave intercett\u00f2 quattro navi pirata, sequestrando 20 fucili d&#8217;assalto, 3 lanciagranate e pistole, confiscando e, successivamente, affondando le loro imbarcazioni a colpi di arma da fuoco &#8211; Fonte UK MOD ROYAL NAVY &#8211; anno 2008<\/span><\/strong><a href=\"https:\/\/commons.wikimedia.org\/wiki\/File:Pirates_Surrender_to_Royal_Marine_Boarding_Teams_MOD_45149776.jpg\">Pirates Surrender to Royal Marine Boarding Teams MOD 45149776.jpg &#8211; Wikimedia Commons<\/a><\/p>\n<p align=\"justify\">Questa recrudescenza del fenomeno \u00e8 favorita dalla situazione regionale che richiama le altre unit\u00e0 in zona in supporto del traffico mercantile. Il pericolo \u00e8 di tornare alla drammatica situazione che caus\u00f2 il caos nel commercio mondiale, danneggiando gravemente lo sviluppo sostenibile regionale tra il 2008 e il 2012 ovvero fino a quando un articolato piano di sorveglianza e protezione iniziato dal CMF pose fine al business della pirateria somala. All&#8217;epoca intervenne in maniera decisiva anche l&#8217;Unione Europea che decise di continuare a mantenere una forza navale nell&#8217;Indiano con l&#8217;operazione antipirateria, <strong><span style=\"color: #008000;\">EUNAVFOR ATALANTA<\/span><\/strong>.<\/p>\n<p align=\"justify\">Sebbene l\u2019<strong><span style=\"color: #008000;\">IMB<\/span><\/strong> incoraggi le navi a seguire le pratiche raccomandate dal <strong><span style=\"color: #008000;\">BMP5<\/span><\/strong>, i pirati somali sono ancora una minaccia concreta e gli stati regionali \u2013 molti dei quali piccoli paesi insulari in via di sviluppo \u2013 non sono in grado di far fronte alla situazione da soli. Il problema \u00e8 che di fatto manca anche un adeguato appoggio politico: il mandato delle Nazioni Unite per le operazioni di antipirateria \u00e8 scaduto e le forze attualmente assegnate ad <strong><span style=\"color: #008000;\">ATALANTA<\/span><\/strong>, sebbene qualitativamente adeguate, sono in un numero trascurabili. Anche il fondo fiduciario che fornisce le risorse per i procedimenti giudiziari sulla pirateria (<strong><span style=\"color: #008000;\"><em>nota dolens<\/em><\/span><\/strong> al fine di poter processare questi criminali) \u00e8 stato chiuso. \u00c8 ancora in vigore solo il sistema di condivisione delle informazioni fornito dall\u2019UE e dal Regno Unito attraverso i centri marittimi regionali. Non a caso le ultime operazioni sono state condotte grazie all\u2019India che ha portato la sua presenza navale nella regione a dodici navi.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2024\/02\/PIRATERIA-Operatie_Atalanta_onderscheiding-3-1024x680.jpg\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 PIRATERIA-Operatie_Atalanta_onderscheiding-3-1024x680.jpg\" width=\"1024\" height=\"680\"><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Non solo azioni difensive: 4 sommozzatori olandesi della Task Force Barracuda nell&#8217;ambito dell&#8217;Operazione ATALANTA nel 2011 danneggiarono due navi madre pirata somale impedendone l&#8217;impiego per molto tempo &#8211; Fonte MOD NLD<\/span><\/strong> <a href=\"https:\/\/commons.wikimedia.org\/wiki\/File:Operatie_Atalanta_onderscheiding-3.jpg\">Operatie Atalanta onderscheiding-3.jpg &#8211; Wikimedia Commons<\/a><\/p>\n<p align=\"justify\">I pianificatori militari europei dovrebbero tenere conto che questa situazione dovrebbe essere affrontata con un rinnovato impegno e visione, operando quanto pi\u00f9 sinergicamente con le unit\u00e0 impegnate in zona sia per <strong><span style=\"color: #008000;\">ATALANTA<\/span><\/strong> sia, in futuro, per <strong><span style=\"color: #008000;\">ASPIDES<\/span><\/strong>. Inoltre bisognerebbe portare al termine il progetto <strong><span style=\"color: #008000;\">SAFE<\/span><\/strong> <strong><span style=\"color: #008000;\">SEAS AFRICA<\/span><\/strong>, che dovrebbe prendere in considerazione un fondo di emergenza che fornisca risorse per i procedimenti giudiziari regionali, al fine di perseguire legalmente i pirati e rafforzare ulteriormente l\u2019architettura regionale di sicurezza marittima (nota come <strong><span style=\"color: #008000;\">MASE<\/span><\/strong>) al fine mantenere sotto controllo la situazione al largo della Somalia. Come sempre quando l\u2019attenzione cala le cattive abitudini si risvegliano.<\/p>\n<p><strong><span style=\"color: #008000;\">Andrea Mucedola<\/span><\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<a class=\"maxbutton-3 maxbutton maxbutton-pagina-principale\" target=\"_blank\" title=\"tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"http:\/\/www.ocean4future.org\"><span class='mb-text'>PAGINA PRINCIPALE - HOME PAGE<\/span><\/a>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Alcune delle foto presenti in questo blog possono essere state prese dal web, citandone ove possibile gli autori e\/o le fonti. Se qualcuno desiderasse specificarne l\u2019autore o rimuoverle, pu\u00f2 scrivere a infoocean4future@gmail.com e provvederemo immediatamente alla correzione dell\u2019articolo<br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">,<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><span class=\"span-reading-time rt-reading-time\" style=\"display: block;\"><span class=\"rt-label rt-prefix\">tempo di lettura: <\/span> <span class=\"rt-time\"> 7<\/span> <span class=\"rt-label rt-postfix\">minuti<\/span><\/span>. . ARGOMENTO: SICUREZZA MARITTIMA PERIODO: XXI SECOLO AREA: OCEANO INDIANO parole chiave: Pirateria . La domanda di oggi \u00e8: sar\u00e0 in grado l\u2019Unione europea di assicurare la sicurezza marittima nei mari orientali? 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