{"id":100832,"date":"2024-01-04T00:01:00","date_gmt":"2024-01-03T23:01:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/?p=100832"},"modified":"2026-01-11T12:49:28","modified_gmt":"2026-01-11T11:49:28","slug":"laffondamento-del-u-s-s-maine-le-premesse","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/100832","title":{"rendered":"L&#8217;affondamento del U.S.S. Maine: le premesse"},"content":{"rendered":"<span class=\"span-reading-time rt-reading-time\" style=\"display: block;\"><span class=\"rt-label rt-prefix\">tempo di lettura: <\/span> <span class=\"rt-time\"> 5<\/span> <span class=\"rt-label rt-postfix\">minuti<\/span><\/span><p>&nbsp;<\/p>\n<a class=\"maxbutton-4 maxbutton maxbutton-livello-di-comprensione\" href=\"javascript:void(0);\"><span class='mb-text'>livello elementare<\/span><\/a>\n<p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p><strong><span style=\"color: #008000;\">ARGOMENTO: STORIA NAVALE<\/span><\/strong><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">PERIODO: XIX SECOLO<\/span><\/strong><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">AREA: OCEANO ATLANTICO<\/span><\/strong><br \/>\nparole chiave: USS Maine, inchiesta<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p align=\"justify\">Il USS MAINE fu una delle prime corazzate americane, spesso considerata una classe con la quasi gemella Texas; la sua costruzione, approvata nel 1886 come incrociatore corazzata, fu impostata nel 1888 presso il N.Y. Navy Yard di Brooklyn, dove fu varata nel 1890, venendo riclassificata corazzata di seconda classe prima della sua consegna, il 17 settembre 1895<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" class=\"\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2023\/12\/Screenshot-2023-12-15-114748.png\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 Screenshot-2023-12-15-114748.png\" width=\"856\" height=\"525\"><\/p>\n<p align=\"justify\">E&#8217; noto come l\u2019<strong><span style=\"color: #008000;\">affondamento del Maine<\/span><\/strong> nel porto dell\u2019Avana nella serata del 15 febbraio 1898 sia stata, a seconda delle interpretazioni o dell\u2019uso, la causa oppure il pretesto del conflitto ispano\/americano:<\/p>\n<ul>\n<li><strong><span style=\"color: #008000;\">causa dichiarata: una mina posta sotto lo scafo, dalla banchina,<\/span><\/strong><\/li>\n<li><strong><span style=\"color: #008000;\">pretesto: un\u2019esplosione interna.<\/span><\/strong><\/li>\n<\/ul>\n<p align=\"justify\">Di fatto l\u2019esplosione del USS Maine, il 15 febbraio del 1898, avvenuta in un clima di confronto con la Spagna,&nbsp; forn\u00ec su un piatto d&#8217; argento a <strong><span style=\"color: #008000;\">Theodore Roosevelt<\/span><\/strong> la giustificazione per la guerra, nel momento di massima tensione con il decadente impero spagnolo. Fu adottata da subito l\u2019ipotesi &#8220;<strong><span style=\"color: #008000;\"><em>comoda e politica<\/em><\/span><\/strong>&#8221; dell&#8217;attentato o sabotaggio, a causa di&nbsp; un\u2019esplosione esterna, evitando che la US Navy ricorresse ad indagini ed analisi serie e profonde da parte dei suoi organi tecnici, effettuate con funzionari tecnicamente preparati in materia degli incidenti a bordo che cominciavano a ripetersi ed erano tenuti sotto osservazione.<\/p>\n<p align=\"justify\"><img decoding=\"async\" class=\"\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2023\/12\/Havana_-_USS_Maine_entering_Havana_harbor.jpg\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 Havana_-_USS_Maine_entering_Havana_harbor.jpg\" width=\"858\" height=\"543\"><\/p>\n<p align=\"justify\">Gli Spagnoli cercarono di cooperare al fine che venissero raccolti elementi che provassero la loro estraneit\u00e0, ma questi non vennero presi in considerazione. La guerra era strategicamente \u201cnecessaria\u201d per gli Stati Uniti proprio per assicurarsi le stazioni di carbonamento spagnole, soprattutto nel Pacifico, ed evitare che le stesse cadessero sotto il controllo di potenze rivali. Riguardo all\u2019incidente del Maine, una prima commissione di inchiesta statunitense, attivata nel 1898 e presieduta dal <strong><span style=\"color: #008000;\">C.te William T. Sampson<\/span><\/strong>, identific\u00f2 rapidamente e facilmente le cause dell\u2019affondamento e concluse che la detonazione delle munizioni da sei pollici del deposito prodiero era stata innescata da una torpedine (mina) esterna, all&#8217;altezza dell\u2019ordinata 18 (in zona prodiera). Curiosamente, nemmeno a guerra terminata, quando avvenne il recupero del Maine nel 1911, si riapr\u00ec una seria indagine sulle cause dell\u2019esplosione.<\/p>\n<p align=\"justify\"><img decoding=\"async\" class=\"\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2023\/12\/Screenshot-2023-12-15-114821.png\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 Screenshot-2023-12-15-114821.png\" width=\"834\" height=\"1210\"><\/p>\n<p align=\"justify\">&#8220;<span style=\"color: #008000;\"><strong>Remember Maine<\/strong><\/span>&#8221; fu lo slogan di un secolo (ed ancora non sopito), quasi una pietra tombale contro ogni ripensamento, e dopo 76 anni ci vollero la curiosit\u00e0 e testardaggine del leader carismatico della rifondazione della US Navy, l\u2019<strong><span style=\"color: #008000;\">ammiraglio Hyman Rickover<\/span><\/strong>, per riaprire il caso ed effettuare un\u2019indagine seria sull\u2019evento.<\/p>\n<p align=\"justify\">Le conclusioni di Rickover furono rivoluzionarie, in controtendenza con le precedenti, attribuendo l\u2019affondamento ad un\u2019esplosione interna allo scafo, ipotizzando l\u2019innesco ad un incendio per autocombustione in un carbonile contiguo ad un deposito munizioni. La saga del U.S.S. Maine \u00e8 duratura, ed il mito del sabotaggio restio a morire; malgrado la documentata esposizione di Rickover, pubblicazione di 23 pagine del 1976, definita <strong><span style=\"color: #008000;\">Hansen-Pryce analysis<\/span><\/strong>, anche la prestigiosa National Geographic nei venti anni successivi condusse una campagna tesa a confutarla per confermare la tesi dell\u2019esplosione esterna quindi dell\u2019atto di sabotaggio. Rickover, pur non disponendo allora degli attuali modelli matematici e di simulazione, aveva costituito e fatto lavorare per oltre due anni un consistente team di ricercatori, tra cui appunto Hansen e Pryce che avevano collaborato con lui all\u2019inchiesta sull\u2019 affondamento dello Scorpion, SSN 598, perso nel maggio del 1968.Sarebbe interessante entrare nell\u2019esame comparativo delle due tesi, ma mi limiter\u00f2 all\u2019esposizione della tesi di Rickover che, anche per esperienza diretta, condivido. La tesi di Rickover \u00e8 oggi quella di fatto accettata dalla US Navy, e riportata nelle pubblicazioni ufficiali, ma resta la meno accettata dai media. Nell\u2019imminenza del centenario del drammatico evento la polemica intorno alle cause dell\u2019incidente si riaccese in forma molto aspra. Nel 1995 l\u2019USNI pubblic\u00f2 una seconda edizione del lavoro di Rickover, verificato con strumenti e modelli pi\u00f9 aggiornati che arriv\u00f2 per\u00f2 alle stesse conclusioni.<\/p>\n<p align=\"justify\"><img decoding=\"async\" class=\"\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2023\/12\/Screenshot-2023-12-15-114836.png\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 Screenshot-2023-12-15-114836.png\" width=\"884\" height=\"330\"><\/p>\n<p align=\"justify\">Per descrivere l\u2019incidente, partiamo dal principale presupposto, relativo all&#8217; autocombustione del carbone, un fenomeno intuito e temuto alla fine del XIX secolo anche se non conosciuto a fondo nella totalit\u00e0 delle cause e dinamiche. Tra i tipi di carbone l\u2019antracite, di alta qualit\u00e0, \u00e8 praticamente esente dal fenomeno dell\u2019autocombustione, anche per la sua durezza e compattezza che la rendono poco soggetta alla rottura ed allo sbriciolamento. In parole semplici, l\u2019autocombustione si verifica quando, con la rottura della pezzatura del carbone, le superfici di rottura vengono a contatto con l\u2019ossigeno (dell\u2019aria) e ossidandosi generano calore.&nbsp; Il fenomeno viene esasperato con carbone bagnato o comunque in presenza di elevata umidit\u00e0 in climi come quelli tropicali, come erano esattamente le condizioni all\u2019Avana.<\/p>\n<p align=\"justify\">Va osservato come le modalit\u00e0 di imbarco del carbone, ed in particolare la sua caduta nei carbonili, facilitasse la rottura dei pezzi di carbone, creando le condizioni di ossidazione delle superfici, ed innescando l\u2019autocombustione. I rimedi pratici erano quelli di compattare al massimo il carbone per evitare un\u2019eccessiva circolazione dell\u2019aria tra il combustibile, ma anche quello di raffreddare i depositi con l\u2019arieggiamento e, soprattutto, ruotare il pi\u00f9 frequentemente possibile l\u2019uso dei carbonili in maniera da evitare lunghe permanenze dello stesso carbone negli stessi. In caso di autocombustione, quando il protrarsi del fenomeno faceva raggiungere una temperatura di 400-425 \u00b0 C (circa 750-800 \u00b0 F), il carbone iniziava a bruciare, anche senza fiamma, con quel pericoloso fenomeno che viene definito smoldering, caratteristico della combustione lenta, occulta, senza fiamma, in ambienti poco ventilati. La situazione si complicava con alcuni tipi di carbone, potendosi associare ad altri fenomeni; la US Navy, che inizialmente utilizzava antracite estratta dai monti Appalachi, i pi\u00f9 antichi delle Montagne Rocciose, pass\u00f2 sul finire del secolo, contrariamente alla pratica ed alle norme impiegate dalla Royal Navy, &nbsp;all\u2019uso di carboni bituminosi, non solo per ragioni economiche ma anche per una pratica \u2013 prevalente sulla teoria &#8211; che riteneva profittevole per le alte prestazioni la combustione degli stessi.&nbsp;<\/p>\n<p align=\"justify\"><img decoding=\"async\" class=\"\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2023\/12\/Havana_-_Maine_wreck.jpg\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 Havana_-_Maine_wreck.jpg\" width=\"850\" height=\"550\"><\/p>\n<p align=\"justify\">Una delle caratteristiche dei carboni bituminosi \u00e8 il notevole rilascio di componenti volatili di cui il pi\u00f9 noto, per maggior quantit\u00e0, era il gris\u00f9, una miscela pericolosa ed esplosiva di gas (composto principalmente da &nbsp;metano).&nbsp; Tale gas (incubo dei minatori e causa di disastrosi e tragici incidenti in miniera, soprattutto quando il carbone era combinato a vene solforose e di pirite) \u00e8 esplosivo in concentrazioni comprese tra il 4% ed il 16%, comportando un maggior rischio e potenza esplosiva intorno al 10%. A questi fattori di rischio se ne pu\u00f2 aggiungere un altro (e sembra sia stato il caso) facilmente associato al carbone bituminoso: la pirite, un minerale composto da solfuro di ferro noto ed utilizzato sin dall&#8217;antichit\u00e0 come acciarino. &nbsp;Inoltre, un altro fattore rischioso e di possibile combinazione era il tipo di acciaio utilizzato per la costruzione dei carbonili a causa della sua ossidazione. Non ultimo elemento di rischio era lo stato di pulizia dei carbonili, la cui manutenzione costante avrebbe dovuto evitare l\u2019accumulazione di polverino di carbone. Nella prossima parte vedremo le dinamiche dell\u2019evento e della sua controversa inchiesta.<\/p>\n<p><strong><span style=\"color: #008000;\">Fine I parte \u2013 continua<\/span><\/strong><\/p>\n<p><span style=\"color: #008000;\"><strong>Gian Carlo Poddighe<\/strong><\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>immagini da <a href=\"https:\/\/www.academia.edu\/39907842\/USS_Maine_analisi_cause_e_conseguenze_dell_esplosione\">USS Maine &#8211; analisi cause e conseguenze dell&#8217; esplosione | Gian Carlo Poddighe &#8211; Academia.edu&nbsp; <\/a>&nbsp;e da wikimedia commons in open access<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p align=\"justify\">Alcune delle immagini possono essere state prese dal web, citandone ove possibile gli autori e\/o le fonti. Se qualcuno desiderasse specificarne l\u2019autore e le fonti o rimuoverle, pu\u00f2 scrivere a infoocean4future@gmail.com e provvederemo immediatamente alla correzione dell\u2019articolo<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<a class=\"maxbutton-3 maxbutton maxbutton-pagina-principale\" target=\"_blank\" title=\"tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"http:\/\/www.ocean4future.org\"><span class='mb-text'>PAGINA PRINCIPALE - HOME PAGE<\/span><\/a>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><a class=\"maxbutton-13 maxbutton maxbutton-parte-i\" target=\"_blank\" title=\" tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/100832\"><span class='mb-text'>PARTE I<\/span><\/a> <a class=\"maxbutton-14 maxbutton maxbutton-parte-ii\" target=\"_blank\" title=\" tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/100833\"><span class='mb-text'>PARTE II<\/span><\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><span class=\"span-reading-time rt-reading-time\" style=\"display: block;\"><span class=\"rt-label rt-prefix\">tempo di lettura: <\/span> <span class=\"rt-time\"> 5<\/span> <span class=\"rt-label rt-postfix\">minuti<\/span><\/span>&nbsp; . 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Transitato all\u2019industria nazionale ha svolto incarichi di responsabilit\u00e0 per le costruzioni della prima legge navale diventando promotore delle Mostre Navali Italiane. Ha occupato posizioni dirigenziali sia nel settore impiantistico che delle grandi opere e dell\u2019industria automobilistica, occupandosi della diversificazione produttiva e dei progetti di decarbonizzazione, con il passaggio alle motorizzazioni GNV. E\u2019 stato membro dei CdA di alcune importanti JV internazionali nei settori metallurgico, infrastrutturale ed automotive ed \u00e8 stato chiamato a far parte di commissioni specialistiche da parte di organismi internazionali, tra cui rilevanti quelle in materia di disaster management. Giornalista iscritto all\u2019OdG nazionale dal 1982, ha collaborato con periodici e quotidiani, ed \u00e8 stato direttore responsabile di quotidiani ricoprendo incarichi di vertice in societ\u00e0 editoriali. 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Transitato all\u2019industria nazionale ha svolto incarichi di responsabilit\u00e0 per le costruzioni della prima legge navale diventando promotore delle Mostre Navali Italiane. Ha occupato posizioni dirigenziali sia nel settore impiantistico che delle grandi opere e dell\u2019industria automobilistica, occupandosi della diversificazione produttiva e dei progetti di decarbonizzazione, con il passaggio alle motorizzazioni GNV. E\u2019 stato membro dei CdA di alcune importanti JV internazionali nei settori metallurgico, infrastrutturale ed automotive ed \u00e8 stato chiamato a far parte di commissioni specialistiche da parte di organismi internazionali, tra cui rilevanti quelle in materia di disaster management. Giornalista iscritto all\u2019OdG nazionale dal 1982, ha collaborato con periodici e quotidiani, ed \u00e8 stato direttore responsabile di quotidiani ricoprendo incarichi di vertice in societ\u00e0 editoriali. 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