{"id":100204,"date":"2023-12-10T00:01:00","date_gmt":"2023-12-09T23:01:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/?p=100204"},"modified":"2023-12-10T08:36:49","modified_gmt":"2023-12-10T07:36:49","slug":"le-caratteristiche-della-pirofregata-re-ditalia-parte-iv","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/100204","title":{"rendered":"Le caratteristiche della pirofregata Re d&#8217;Italia &#8211; parte IV"},"content":{"rendered":"<span class=\"span-reading-time rt-reading-time\" style=\"display: block;\"><span class=\"rt-label rt-prefix\">tempo di lettura: <\/span> <span class=\"rt-time\"> 5<\/span> <span class=\"rt-label rt-postfix\">minuti<\/span><\/span><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span>\n<a class=\"maxbutton-4 maxbutton maxbutton-livello-di-comprensione\" href=\"javascript:void(0);\"><span class='mb-text'>livello elementare<\/span><\/a>\n\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span>\n\n<span style=\"color: #008000;\"><strong>ARGOMENTO: STORIA NAVALE&nbsp;<\/strong><\/span>\n<span style=\"color: #008000;\"><strong>PERIODO: XIX SECOLO<\/strong><\/span>\n<span style=\"color: #008000;\"><strong>AREA: REGIA MARINA<\/strong><\/span>\nparole chiave: pirofregata Re d&#8217;Italia, caratteristiche tecniche e di armamento\n\n&nbsp;\n\n<strong><span style=\"color: #008000;\">Le dimensioni della Re d\u2019Italia, indicate sui piani originali, erano le seguenti:<\/span><\/strong>\n<p align=\"justify\">lunghezza tra le perpendicolari 86,5 m, larghezza massima 16,15 m; dislocamento a pieno carico 6.248 t, delle quali 2.600 costituivano il peso del solo scafo; l\u2019altezza metacentrica era di 3,14 m<sup>29<\/sup>. L\u2019immersione ovviamente variava a seconda delle condizioni di carico della nave: nel viaggio di trasferimento in Italia, con a bordo 1.026 tonnellate di carbone<sup>30<\/sup> e provviste per tre mesi per 300 uomini, era di 6,8 m a prua e 7,21 a poppa. L\u2019armamento previsto era di trentadue cannoni. Lo scafo era molto slanciato con ruota di prua rettilinea e leggermente inclinata; le sue linee eleganti e la forma concava delle linee d\u2019acqua a prora erano simili a quelle delle navi mercantili disegnate da Webb, anche se meno accentuate. Anche la sezione trasversale dello scafo era molto pi\u00f9 massiccia per poter sostenere il maggior peso derivante dalla corazzatura e dall\u2019armamento. L\u2019accentuata rientranza delle murate, evidente nella fotografia n. 3, aveva lo scopo di avvicinare maggiormente all\u2019asse longitudinale della nave il peso della sezione pi\u00f9 alta della corazza, aumentando la stabilit\u00e0 e riducendo il rollio.<\/p>\n<p align=\"justify\"><img decoding=\"async\" class=\"\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2023\/11\/Screenshot-2023-11-22-215707-1.png\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 Screenshot-2023-11-22-215707-1.png\" width=\"976\" height=\"832\"><\/p>\n<p align=\"justify\">Secondo i resoconti giornalistici statunitensi era la prima volta che un tale accorgimento veniva applicato ad una corazzata, ma in realt\u00e0 anche le murate delle altre corazzate europee coeve alla Re d\u2019Italia presentavano una rientranza simile, anche se forse meno accentuata. Fatta eccezione per la lunghezza inferiore, il profilo delle Re d\u2019Italia era molto simile a quello dell\u2019Ammiraglio Generale. Lo scafo fu costruito con legno di quercia bianca americana. Le ordinate raggiungevano lo spessore massimo di 50 cm a centro nave e nella sezione coperta dalla corazza erano affiancate senza spazi vuoti tra l\u2019una e l\u2019altra. Lo spessore del fasciame esterno in corrispondenza della cintura corazzata avrebbe dovuto essere di 22,8 cm, ma Webb di sua iniziativa ridusse quello delle tavole sottostanti i corsi superiori di corazza a 20,3 cm, per formare un \u201cdente\u201d di sostegno alle piastre.<\/p>\n<p align=\"justify\"><img decoding=\"async\" class=\"\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2023\/11\/Screenshot-2023-11-26-151307-1024x340.png\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 Screenshot-2023-11-26-151307-1024x340.png\" width=\"879\" height=\"292\"><\/p>\n<p align=\"justify\">Un secondo \u201cdente\u201d era costituito da un \u201cbottazzo\u201d dello spessore di 45 cm fissato alle ordinate in corrispondenza dell\u2019estremit\u00e0 inferiore della corazza. Secondo un appunto scritto presumibilmente dal costruttore su uno schizzo della prua della nave lo spessore complessivo della fiancata sottostante la corazza variava tra 61 e 76 cm. Lo scafo era irrobustito da una doppia maglia di bande di ferro incrociate a X, spesse 2,2 cm, che si estendeva lungo tutta la superficie interna dello scafo stesso. Una maglia era annegata nella superficie esterna delle ordinate e l\u2019altra, collocata sulla superficie interna delle ordinate, era annegata nel fasciame interno. Una fascia longitudinale di ferro dello stesso spessore, fissata alle estremit\u00e0 superiori delle bande diagonali ed alle ordinate, correva lungo tutta la lunghezza dello scafo. La cintura corazzata si estendeva per l\u2019intera lunghezza dello scafo; in verticale andava dal trincarino del ponte di coperta fino al disotto della linea di galleggiamento dove a centro nave arrivava alla profondit\u00e0 massima di circa 1,8 m, mentre si riduceva a circa 1,2 m all\u2019estrema prua e a 1, 37 all\u2019estrema poppa (valori approssimativi ricavati dal piano longitudinale). Il suo spessore era di 12 cm fino al galleggiamento e di 11 al di sotto di esso, mentre a poppa e a prua si riduceva a soli 9 cm <sup>31<\/sup>; il suo peso totale era di circa 900 tonnellate.<\/p>\n<img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2023\/11\/Screenshot-2023-11-26-151533-1024x405.png\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 Screenshot-2023-11-26-151533-1024x405.png\" width=\"1024\" height=\"405\">\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Legenda: A: ponte di coperta. B: ponte di batteria. C: ponte di corridoio. 1: bordi della cintura corazzata. 2: alloggio del comandante. 3: quadrato ufficiali. 4: magazzino del comandante e degli ufficiali. 5 boccaporto di accesso all\u2019asse dell\u2019elica. 6: depositi munizioni. 7: magazzini del pane. 8: serbatoi dell\u2019acqua. 9: depositi delle granate. 10: locale scuola guardiamarina. 11: cabina del capo-macchinista. 12: macchina alternativa a due cilindri. 13: caldaie. 14: carboniere. 15: pompa. 16: apparato di distillazione dell\u2019acqua. 17: pozzo delle catene. 18: magazzini del vino. 19: magazzini viveri. 20: magazzino delle vele. 21: ripostiglio degli ufficiali. 22: latrine infermeria ufficiali. 23: infermeria equipaggio. 24: cucina equipaggio. 25: canna della cucina. 26: latrine equipaggio. 27: osteriggi e carabottini. 28: occhi di bue per l\u2019illuminazione del ponte di corridoio. 29: boccaporti delle carboniere. 30: locale equipaggio. 31: casse vestiario equipaggio. 32: cuccetta del comandante. 33: armadio e vasca da bagno del comandante. 34: vasche da bagno degli ufficiali (a dritta) e dei fuochisti (a sinistra). 35: camerini dei guardiamarina e del secondo macchinista. 36: camerini degli ufficiali. 37: pozzo dell\u2019elica. 38: testa del timone. 39: apparato di sollevamento dell\u2019elica. 40: \u201cpalco di comando\u201d. 41: fumaiolo retratto. 42: portelli per eventuali cannoni di coperta. &#8211; per una migliore visione dello schema vedere il<a href=\"https:\/\/www.academia.edu\/108755759\/La_pirofregata_corazzata_Re_dItalia?email_work_card=abstract-read-more\">sito originale<\/a>&nbsp;<\/span><\/strong><\/p>\n<p align=\"justify\">Per quanto riguardava la fornitura, il contratto lasciava libero Webb di ricorrere ad una fonderia europea o statunitense. Nel primo caso il Governo italiano si sarebbe fatto carico del costo del trasporto delle piastre a New York. Poich\u00e9 Webb ebbe difficolt\u00e0 nel reperire negli Stati Uniti piastre della qualit\u00e0 richiesta per superare le prove di resistenza prescritte dalla Marina italiana, mutuate da quelle della Marina francese, si dovette rivolgere alle fonderie francesi Marrel. Solo le piastre dell\u2019estrema poppa e prua furono prodotte negli Stati Uniti dalla <strong><span style=\"color: #008000;\">Nashua Company<\/span><\/strong> <sup>32<\/sup><\/p>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">Fine IV parte &#8211; continua<\/span><\/strong>\n\n<strong><span style=\"color: #008000;\">Aldo Antonicelli<\/span><\/strong>\n\n&nbsp;\n\n&nbsp;\n\nEstratto da <strong><span style=\"color: #008000;\"><em>La Pirofregata corazzata Re d\u2019Italia<\/em> <\/span><\/strong>di Aldo Antonicelli &#8211; NAM anno 4 (2023), Fascicolo n. 16 Storia Militare contemporanea (novembre) che pu\u00f2 essere letto integralmente seguendo questo link <a href=\"https:\/\/www.academia.edu\/108755759\/La_pirofregata_corazzata_Re_dItalia?email_work_card=abstract-read-more\">https:\/\/www.academia.edu\/108755759\/La_pirofregata_corazzata_Re_dItalia?email_work_card=abstract-read-more<\/a>\n\n&nbsp;\n<h4><strong><span style=\"color: #008000;\">Note<\/span><\/strong><\/h4>\n<p align=\"justify\">29 Le dimensioni effettive superarono quelle stabilite dal contratto che erano: lunghezza 83,8 m, larghezza 15,8, dislocamento 5.791 t.<\/p>\n<p align=\"justify\">30 Come risulta dalla nota presente sul piano verticale della Re d\u2019Italia In quell\u2019occasione erano stati riempiti di carbone anche i depositi delle granate e la parte poppiera della stiva.<\/p>\n<p align=\"justify\">31 ACdS, busta 60, n. 7.524, Ministero della Marina, Direzione Generale, Informazioni circa la perdita del Re d\u2019Italia e circa le costruzioni e l\u2019artiglieria navale italiana.<\/p>\n<p align=\"justify\">32 ACdS, busta 60, 23\/9\/1863 New York, Articoli addizionali al contratto per la costruzione di due fregate corazzate.<\/p>\n&nbsp;\n\n&nbsp;\n<p align=\"justify\">Alcune delle foto presenti in questo blog possono essere state prese dal web, citandone ove possibile gli autori e\/o le fonti. Se qualcuno desiderasse specificarne l\u2019autore o rimuoverle, pu\u00f2 scrivere a infoocean4future@gmail.com e provvederemo immediatamente alla correzione dell\u2019articolo<\/p>\n&nbsp;\n\n<a class=\"maxbutton-3 maxbutton maxbutton-pagina-principale\" target=\"_blank\" title=\"tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"http:\/\/www.ocean4future.org\"><span class='mb-text'>PAGINA PRINCIPALE - HOME PAGE<\/span><\/a>\n\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span>\n\n<a class=\"maxbutton-13 maxbutton maxbutton-parte-i\" target=\"_blank\" title=\" tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/99438\"><span class='mb-text'>PARTE I<\/span><\/a> <a class=\"maxbutton-14 maxbutton maxbutton-parte-ii\" target=\"_blank\" title=\" tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/99442\"><span class='mb-text'>PARTE II<\/span><\/a> <a class=\"maxbutton-15 maxbutton maxbutton-parte-iii\" target=\"_blank\" title=\" tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/99574\"><span class='mb-text'>PARTE III<\/span><\/a>\n\n<a class=\"maxbutton-16 maxbutton maxbutton-parte-iv\" target=\"_blank\" title=\" tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/100204\"><span class='mb-text'>PARTE IV<\/span><\/a> <a class=\"maxbutton-17 maxbutton maxbutton-parte-v\" target=\"_blank\" title=\" tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/100205\"><span class='mb-text'>PARTE V<\/span><\/a> <a class=\"maxbutton-18 maxbutton maxbutton-parte-vi\" target=\"_blank\" title=\" tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/99575\"><span class='mb-text'>PARTE VI<\/span><\/a>\n\n<!-- \/wp:post-content -->","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><span class=\"span-reading-time rt-reading-time\" style=\"display: block;\"><span class=\"rt-label rt-prefix\">tempo di lettura: <\/span> <span class=\"rt-time\"> 5<\/span> <span class=\"rt-label rt-postfix\">minuti<\/span><\/span>. . 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