Le grandi navi mercantili di Domenico Carro

Domenico Carro

16 Ottobre 2023
tempo di lettura: 6 minuti

.
livello elementare

.

ARGOMENTO: STORIA NAVALE ROMANA
PERIODO: IMPERO
AREA: DIDATTICA
parole chiave: Archeologia delle acque

 

Le grandi navi da trasporto
A partire dal principato di Augusto, lo straordinario sviluppo della marina mercantile nel mondo romano [64] fu certamente favorito dalle benefiche condizioni di pace e di stabilità, oltre che di libertà e sicurezza della navigazione. Ma quello sviluppo si giovò in modo significativo anche dell’effetto trainante prodotto dalle maggiori commesse imperiali, che stimolarono più di ogni altra l’ingegno dei costruttori navali romani. Ad esempio, un indubbio impulso all’attività dei cantieri navali provenne dall’esigenza di varare in breve tempo un elevato numero di grandi onerarie per realizzare lo spettacolare ponte di navi fra Pozzuoli e Baia sperimentato dal giovane imperatore Caligola a scopo dimostrativo [65].

Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file è 20230910_182534-1-1024x1010.jpg

Le commesse imperiali che maggiormente incentivarono un perfezionamento delle metodologie di costruzione degli scafi furono tuttavia quelle relative alla realizzazione delle maggiori navi da trasporto. Andando in ordine di grandezza, vi furono innanzi tutto le grandi unità lapidariae, destinate al carico dei marmi [66] da prelevare presso le cave disseminate su tutte le sponde del Mediterraneo e da utilizzare in modo sempre più massiccio per le costruzioni imperiali, per gli edifici pubblici ed anche per l’edilizia privata. Per quanto grandi e particolarmente robuste, le predette navi non furono sempre sufficienti a soddisfare le esigenze degli imperatori. Gaio Caligola, ad esempio, volendo far trasportare a Roma la statua di Giove Olimpio, per sistemarla in un tempio da erigere sul Palatino, fece costruire una nave su misura per poter imbarcare quel particolare carico [67]. Le navi da trasporto più grandi costruite dai Romani furono però quelle che servirono a trasportare per mare, da Alessandria, i maggiori obelischi. Iniziò Augusto, dopo aver incluso l’Egitto fra le province romane. Egli portò a Roma quattro obelischi, i cui due maggiori sono attualmente a Piazza del Popolo ed a Piazza Montecitorio. Per trasportare il primo fu costruita una nave che lo stesso Augusto giudicò talmente pregevole da lasciarla in permanente esposizione al pubblico in un bacino di Pozzuoli [68].

Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file è 20230910_182513-1024x857.jpg

Venne poi costruita dal giovane Caligola una nave decisamente più grande, che portò l’obelisco che si trova ora a Piazza S. Pietro, unitamente ai relativi quattro grandi sostegni in granito. Plinio il Vecchio, che vide questa nave, la giudicò “la più mirabile di tutte quelle che avessero mai solcato i mari” e riferì che il suo albero era così grande che occorrevano quattro uomini per abbracciarlo. Qualche anno più tardi, la nave fu affondata dall’imperatore Claudio davanti al nuovo porto imperiale dell’Urbe per farne il nucleo dell’isola artificiale sulla quale venne poi eretto il grande faro di Roma [69]. Tre secoli dopo, il sinistro imperatore Costantino fece costruire un’altra gigantesca nave da trasporto, con la quale il figlio Costanzo fece pervenire sul Tevere il maggiore obelisco di Roma, quello attualmente sistemato in Piazza S. Giovanni in Laterano [70].

Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file è MUSEO-VENTOTENE-MUCEDOLA-1.jpg

Le navi Lusorie
Per concludere questa serie di esempi mi sembra particolarmente appropriato, in questo consesso, un cenno al naviglio lusorio nel mondo dell’antica Roma. La grande diffusione dei natanti da diporto [71] nelle acque antistanti le ville marittime e le località marine più amene, testimoniata da un’infinità di affreschi romani ritrovati nelle città della Campania ed in molti altri siti archeologici, dimostra quanto fosse fervida l’attività dei cantieri navali anche in questo settore. Tuttavia, in assenza di ritrovamenti di antichi relitti di barche da diporto, non risulta possibile trarre dalle sole fonti iconografiche delle attendibili indicazioni sulle tecniche costruttive degli scafi rappresentati. Per contro, abbiamo avuto la fortuna di acquisire delle conoscenze dirette molto precise sui relitti di due panfili di lusso, due navi da diporto dalle dimensioni colossali, tanto che risultano essere fra le maggiori costruzioni navali in legno finora conosciute. Si tratta ovviamente delle due gigantesche navi fatte costruire da Gaio Caligola nel lago Nemi, per un utilizzo lusorio e religioso, e conservatesi per 19 secoli in quelle acque, fino a quando furono messe a secco negli anni Trenta e ricoverate in un museo costruito su misura. Nonostante la loro tragica perdita nel corso del conflitto mondiale, i rilievi su di esse effettuati ci hanno comunque fornito dei dati incontrovertibili sullo straordinario livello di perfezione raggiunto dalle costruzioni navali romane e dai relativi allestimenti, tanto pregevoli e raffinati quanto efficienti e tecnicamente avanzati [72]. Questi due colossi, che ci hanno riempito di meravigliata ammirazione, non sono nemmeno citati dalle fonti antiche, poiché furono ben poca cosa a fronte delle fastose deceremi – o deceres Liburnicae – che lo stesso giovane principe utilizzò per le proprie crociere di piacere al largo della Campania. Esse abbagliarono i contemporanei per le loro poppe gemmate, le vele multicolori e per la presenza di triclini, terme, portici e giardini [73].

Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file è STORIA-ROMANA-DIAGRAMMA-Penteres.pngMa questo non vuol certo dire che i Romani considerassero che la qualità delle navi coincidesse con il lusso del loro allestimento. Tutt’altro. Come scrisse Seneca [74]:

«La nave che viene giudicata buona non è quella dipinta con colori preziosi, o dal rostro argentato o dorato, né è quella con la divinità protettrice scolpita in avorio, o carica di tesori o di altre ricchezze regali, ma è la nave ben stabile e robusta, con giunture saldamente connesse ad impedire ogni penetrazione dell’acqua, tanto solida da resistere agli assalti del mare, docile al timone, veloce e non succube dei venti.»

Domenico Carro

 

Note

[64] Per grandezza di navi e volume di carico, la flotta mercantile romana dell’epoca imperiale rimase la maggiore della storia fino al XIX secolo, quando fiorirono le grandi compagnie di navigazione dell’epoca moderna. Vedasi Lionel Casson, Navi e marinai dell’antichità, Mursia, Milano, 1976.

[65] Suet. Cal. 19; Cass. Dio 59, 9. Quel ponte sperimentale, lungo circa 3 miglia nautiche, era costituito da una duplice fila di navi affiancate, al di sopra delle quali correva una larga strada rettilinea, percorribile con dei grandi carri come la via Appia. Esso era stato realizzato per dimostrare le potenzialità romane agli occhi dei Germani e dei Britanni, per dissuaderli dal venir meno ai patti stabiliti.

[66] Plin. nat. 36, 2.

[67] Cass. Dio 59, 28. Quella nave fu effettivamente costruita. Tuttavia il trasporto della celebre opera colossale di Fidia non avvenne, forse perché (lo riferiscono le fonti greche) la nave fu colpita da un fulmine.

[68] Plin. nat. 36, 70. I due maggiori obelischi di Augusto vennero originariamente sistemati nel Circo Massimo e nel Campo Marzio (per la gigantesca Meridiana, detta Horologium o Solarium).

[69] Suet. Claud. 20; Cass. Dio 60, 11; Plin. nat. 16, 202-203 e 36, 70. L’obelisco di Gaio Caligola venne sistemato nel Circo Vaticano (poi detto Circo di Gaio e Nerone) a brevissima distanza dalla collocazione attuale.

[70] Amm. 16, 10, 17 e 17, 4,1-14. La nave è stata descritta dallo storico romano Ammiano Marcellino come una “nave di inusitata grandezza”. Essa era propulsa a vela ed a remi, con un armo di trecento rematori. Costantino l’aveva fatta costruire per imbarcarvi il maggior obelisco di Tebe, che egli destinava certamente alla sua nuova capitale (Nova Roma, ovvero Costantinopoli). L’obelisco era però ancora ad Alessandria alla morte di Costantino (337 d.C.). Venti anni dopo il figlio Costanzo, colpito dalla maestà di Roma, decise di farne omaggio alla Città eterna. Trasportato da Alessandria al Tevere con la predetta nave, anche questo obelisco fu sistemato nel Circo Massimo, come quello di Augusto.

[71] Il naviglio da diporto dell’epoca romana era costituito dalle “lusorie”, navi e altri natanti che i Romani agiati utilizzavano dai pontili delle proprie ville marittime per servizi di utilità e per navigazioni di piacere. Alle lusorie si aggiungevano le miriadi di barche a bordo delle quali nella bella stagione i meno abbienti andavano in mare, sui laghi e sui fiumi, per pescare o per il semplice diletto di navigare, a remi o a vela.

[72] Guido Ucelli, Le Navi di Nemi, Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato, Roma, 1983; Id., Il contributo dato dalla impresa di Nemi alla conoscenza della scienza e della tecnica di Roma, XLI Riunione della Società Italiana per il Progresso delle Scienze – Roma, Settembre 1942-XX, Milano, 1943. Le meraviglie offerte dalle due navi romane di Nemi abbracciano molteplici campi, fra i quali: l’architettura navale, per la robustezza degli scafi – che sostenevano sovrastrutture complesse e pesanti (di cui si sono conservate colonne, pavimenti in marmo e tegole) –, per la perfezione degli incastri e per il rivestimento metallico delle carene; l’attrezzatura marinaresca, per i bozzelli, le carrucole, i timoni e le grandi ancore, inclusa una di ferro a ceppo mobile (analoga alla cosiddetta ancora dell’Ammiragliato, brevettata dai Britannici nel 1851); l’arte, per la raffinatezza delle sculture ornamentali in bronzo; la metallurgia, per la sapiente utilizzazione delle più appropriate combinazioni del rame con il piombo e lo stagno (ed anche con il ferro, per certi chiodi) a seconda dello specifico uso dei singoli manufatti; la meccanica (ruote dentate, piattaforme girevoli su cuscinetti a sfere, ecc.) e l’idraulica (tubazioni, valvole, norie e pompe a stantuffo).

[73] Suet. Cal. 37.

[74] Sen. epist. 9, 2.

 

Alcune delle immagini possono essere state prese dal web, citandone ove possibile gli autori e/o le fonti. Se qualcuno desiderasse specificarne l’autore o rimuoverle, può scrivere a infoocean4future@gmail.com e provvederemo immediatamente alla correzione dell’articolo

 

PAGINA PRINCIPALE - HOME PAGE
.

(Visited 582 times, 1 visits today)
Share

Lascia un commento

Share
Traduci l'articolo nella tua lingua
errore: Content is protected !! ATTENZIONE Il contenuto è protetto - Per eventuali autorizzazioni contattare la redazione all'indirizzo infoocean4future@gmail.com