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Elios Toschi: il suo testamento spirituale

Reading Time: 9 minutes

 

livello elementare

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ARGOMENTO: STORIA NAVALE
PERIODO: XX SECOLO
AREA:DIDATTICA

parole chiave: Elios, eredità del Serchio
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Un testamento spirituale
Dopo aver raccontato la vita di Elios Toschi, che forse meriterebbe una trasposizione cinematografica, credo sia doveroso concludere questo viaggio con il  suo “testamento spirituale”. Purtroppo, ad oltre 70 anni dalla fine della guerra, l’eredità del Serchio è spesso macchiata da interpretazioni materiali che vanno a svilire il valore etico di quegli Uomini straordinari. Ancora oggi spesso sono confusi come membri di un regime in decadenza, che loro stessi consideravano fallimentare: un’interpretazione limitativa e storicamente inesatta. Non si consideravano dei superuomini, anzi probabilmente riderebbero delle definizioni di “rambo” che gli vengono talvolta attribuite da giornalisti e storici della domenica. In realtà erano Uomini come noi, con le loro fragilità e fortitudini ma che guardavano ad un nuovo futuro da costruire sulle ceneri di un Italia ormai distrutta, eticamente e fisicamente. Sapevano che la guerra era persa ma volevano lasciare una traccia per ricostruire il futuro di una nuova Italia. Tutti avevano una visione morale che li rende speciali ancora oggi, basata sullo Spirito del Serchio.

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Un intimo legame di ex-ragazzi di diversa estrazione, usciti da un’Accademia Navale dura, che non faceva sconti a nessuno, in cui non sempre i Comandanti erano esempi da seguire ed i primi dei corsi, futuri ammiragli, erano scelti secondo meccanismi spesso poco comprensibili. Non a caso, osservando le loro posizioni nel Corso dell’Accademia, non erano quasi mai tra i primi ma si collocavano in quella fascia mediana che da sempre ha regalato le migliori pagine di valore alla Marina Militare italiana. 

Ma chi erano quegli Uomini che, combattendo contro la burocrazia becera e le gerarchie politicizzate, furono capaci di scrivere pagine gloriose per la nostra Marina Militare e per il nostro Paese, spesso a costo della loro vita? Quale fu il loro cammino spirituale? 

Cercheremo di capirlo leggendo le ultime pagine scritte da Toschi, nel suo libro memoriale “Tesei e i cavalieri Subacquei“, una sorta di testamento spirituale. Una spiegazione che non vuol essere una giustificazione di quegli anni ma un messaggio senza tempo, per “coloro che verranno”.

Per molti giovani di oggi, abituati ad una vita facile, in cui si cerca di annullare il dolore, le responsabilità e le preoccupazioni invece di imparare ad affrontarle, che vivono a volte in un mondo artificiale sempre più lontani dalla realtà tra le tastiere di un computer, queste parole possono sembrare anacronistiche. In realtà, leggendole attentamente, ci rendiamo conto che sono campanelli di allarme che anticipano la crisi della società di oggi, della decadenza dei valori umani giustificata dai media con “la logica conseguenza del cambiare dei tempi”. Oggi come ieri, nei momenti più pesanti, riemerge la constatazione delle debolezze etiche del mondo in cui viviamo. La corruzione delle Istituzioni, il degrado morale, la vigliaccheria verso i più deboli, l’ignavia davanti a ciò che ci circonda, che sono ormai mali endemici in un mondo consumista e materialista. Mali senza tempo, che esistevano nell’Ottocento, nel Novecento e continuano ad esserci anche nel III millennio. 

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Il valore delle pensiero di Toschi, che si riscontra nelle lettere di Tesei e nei messaggi video di Gino Birindelli, è senza tempo, e non dovrebbe essere utilizzato per bassi scopi politici. Gli Uomini del Serchio, ufficiali, sottufficiali, marinai e operai, al di là del loro rango e stato sociale, erano uniti da una profonda fede in un mondo diverso in cui le brutture e le ipocrisie che li circondavano sarebbero stati cancellati dal loro esempio. Non una ricerca di vittoria ma un esempio di abnegazione e spirito di sacrificio da tramandare alle generazioni future.

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Lascio ora alle parole di Elios Toschi la descrizione del loro cammino spirituale:
La disciplina a bordo è ancor più dura che a terra. Se durante il pranzo cade una posata si rischia un giorno di prigione; per una risposta men che corretta i giorni di prigione sono cinque; una slealtà o l’addormentarsi durante la guardia comportano sette giorni di rigore; nessuno osa immaginare cosa accadrebbe per un atto di viltà: sarebbe certo l’espulsione immediata. Durante i quattro mesi estivi le navi scuola girano il mondo; spesso attraversano l’Atlantico o si spingono fino all’estremo Nord. In questo periodo aleggia su tutto e su tutti uno spirito internazionale, cosmopolita. I giovani sono spinti ad intrecciare amicizie, flirts, rapporti ideali con giovani d’altre nazioni. Durante i ricevimenti e le feste tutti cercano di essere brillanti, allegri, autosufficienti. La padronanza pratica delle lingue si palesa subito molto importante, così come la conoscenza della mentalità e dei costumi degli altri popoli. Molto più importante, vivendo all’estero, essi si abituano a considerare la bandiera. Il tricolore rappresenta per i giovani cadetti il Paese, lo Stato, gli italiani tutti; la sua difesa è la difesa dei valori umani e civili di tutto il popolo. Altrettanto importante per i giovani allievi è il senso dell’onore. Per difendere l’onore ogni sacrificio è ritenuto giusto. Anche quello della vita.

Ed ecco che quei giovani, uniti da una forza etica e morale straordinaria arrivarono al Serchio.

Divenuti uomini i ragazzi di Livorno sono arrivati al Serchio. Sono in gran parte tecnici che amano la meccanica e l’astronomia più delle leggi economiche ed una buona barca a vela più di una lussuosa automobile. Di questa apprezzano più il motore e l’ugello innovatore del carburatore che la vistosa carrozzeria. Trovano il modesto stipendio che ricevono un pò ristretto per tutte le loro necessità pratiche, ma non ne parlano mai, né sperano in scatti d’anzianità o fulgide carriere.

Vivono per necessità un pò fuori della concezione normale della vita e ne vedono le scosse e gli sviluppi quasi «dall’esterno ». Sono uomini comuni, come tanti altri, ma nel loro intimo differiscono dai più nel sentirsi ancora, in parte inconsapevolmente, il prodotto, o meglio gli ultimi discendenti di un’epoca di splendore che va lentamente morendo. Per gli uomini di quel tempo l’imperativo più immediato era quello di lottare in ogni campo con coraggio, tenacia, disinteresse personale, lottare per il piacere della lotta, per sentirsi vivi in un mondo sempre più conscio della supremazia spirituale dell’uomo.

I miti, gli ideali di quegli uomini, erano l’eroismo, l’avventura, l’espansione e la conquista, la fede in Dio, nel Dio distaccato dalle gerarchie umane, profonda e spontanea. Gli eroi erano Garibaldi e Galileo, Mazzini e Amundsen, Livingstone e Baracca, Madame Curie e Don Bosco. Ma già in quell’epoca ricca di motivi ideali, mentre gli uomini si battevano spesso a prezzo della vita, importante sì ma meno dei propri ideali, si era diffusa una teoria materialistica, il marxismo, che in nome di una ipotetica e irraggiungibile eguaglianza fra gli uomini, tendeva alla distruzione delle basi stesse del vecchio modo europeo di concepire la vita. La lotta era accanita. Da una parte si chiedeva sempre più insistentemente giustizia, spesso con ragione, anche a costo di sacrificare alcuni dei valori spirituali più radicati, come quello religioso; dall’altra si resisteva, talvolta con una fatale involuzione in difesa di vecchi privilegi, ma con il giusto obbiettivo di fondo di salvare le basi ideali della vita. Gli uomini del Serchio non rimangono estranei a questa lotta. Credono negli ideali, ma vedono anche l’ingiustizia. Sono vicini alle sofferenze dei miseri, ma avvertono bene la spinta demagogica che le sfrutta per i propri fini politici. Pensano che lo Stato debba avere un ordine, una disciplina, una moralità, ma ritengono che ciò debba avvenire in un quadro che consenta all’uomo, conscio dei suoi doveri, di godere della libertà come del dono più prezioso.

Quanto avviene a Roma, nei centri politici del potere, li trova consenzienti sulla difesa risoluta degli ideali e degli interessi italiani, ma spinge spesso il loro spirito critico a lanciar strali, talvolta anche su toni umoristici, di fronte a manifestazioni esteriori troppo vistose e di gusto assai dubbio. Amano tutti la vita. Le arti, soprattutto la musica e la letteratura, sono considerate importantissime per la vita dell’uomo ed il tempo libero viene ad esse dedicato con passione. Di politica, di letteratura, di musica, si discute spesso al Serchio; si discute più dell’avvenire che del presente e del passato. Ognuno, pur nella solidarietà di gruppo, ha la sua vita privata completamente indipendente. Poco, pochissimo conoscono l’uno dell’altro, delle rispettive vite intime, eppure sono come fratelli. Gli ufficiali vengono da Livorno, gli altri sono pescatori, operai, marittimi, formatisi alla scuola palombari. Fra i primi e i secondi nessuna differenza morale e materiale: vita comune, stessi sacrifici e privilegi, pochissima disciplina formale, moltissima sostanziale.

L’ideale di fondo che sospinge tutti è che l’uomo matura il suo spirito, vive degnamente la sua esperienza terrena, serve sé stesso e gli altri, solo attraverso il proprio coraggio morale e fisico, osando il nuovo con metodo, tenacia, meticolosità, ma anche cercando di bruciare le tappe in ogni campo. Per gli uomini del Serchio, il missionario fra i lebbrosi, il pilota collaudatore di un nuovo aereo, l’impiegato o il deputato che preferisce perdere il posto pur di non cedere al sopruso, lo scienziato battagliero, Enrico Toti, pur su piani diversi, sono esempi da seguire, fermenti di una vita ideale.

Nella lotta fra i due mondi, fra le due visioni della vita, la scelta, per gli uomini del Serchio, é quasi istintiva: condanna della teoria materialistica, pur nella comune aspirazione ad una più alta giustizia sociale, e difesa ad oltranza di tutti i valori permanenti di cui sono intessute le epoche d’oro della lunga storia dell’uomo. Questa difesa però non può essere fatta tra l’affiorare di interessi personali e l’ammorbidirsi del primitivo slancio ideale per la lunga coercizione, e ancor meno con certa rimbombante e vistosa propaganda che pensa di ritemprare lo spirito del popolo prima di avergli dato una cultura ed un’anima.

Si rendono conto dell’importanza del fare più che del dire … anche a costo dell’estremo sacrificio

Pensano che l’azione sia sempre superiore alla critica e si preparano ad agire. Lo fanno convinti che il loro sacrificio non sarà in nessun caso inutile. Se verrà la vittoria gli uomini e le cose cambieranno e la stessa coercizione politica, assolta la sua funzione nel momento più acuto della lotta, dovrà fatalmente dissolversi in un nuovo respiro di libertà, come sempre avvenuto nella storia. L’esempio di luminosi coscienti sacrifici, del battersi duramente anche nell’ora della incertezza, senza calcoli interessati, senza pensare solo a vincere, dovrà pur pesare sugli uomini che verranno, una testimonianza sicura che alcuni fra quelli che li hanno preceduti hanno saputo e voluto sacrificarsi per gli altri in circostanze avverse ed anche quando la guerra era già sicuramente perduta. Di fronte al futuro, nel quadro di così gigantesca tragedia, racchiuso fra i canneti del minuscolo fiume di Toscana, l’episodio, il messaggio di soli cento uomini, può sembrare marginale, una piccola cosa. Invece è grande.

Se invece sarà la sconfitta, il nuovo mondo che sorgerà dalle ceneri del precedente, pur dopo un lungo  periodo di incertezze, dovrà ritrovare anch’esso i suoi  ideali. Ed allora l’olocausto di uomini puri influenzerà le nuove scelte. L’uomo, dopo millenni di vita, non può certo inventare molto di nuovo nel campo degli ideali. Se la sconfitta dei vecchi miti porterà ad un mondo materialista ed ateo, gli uomini resteranno in compagnia delle macchine, del televisore, del frigorifero, della bistecca, per qualche decennio. Forse cercheranno di riempire il vuoto della loro esistenza con il mito del progresso tecnico. Poi si chiederanno ancora perché vivono e dove sono diretti. Dovranno sempre spiegarsi la morte e soprattutto la vita.

Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file è elios-toschi.jpgVi invito a rileggere con attenzione queste parole. Non nascondo che ci sono tornato più volte per capire il loro messaggio, che fa male, perché tocca il nostro intimo, ci richiama ad un’interiorità in cui non siamo più abituati in un mondo ormai pervaso da un arido materialismo. Un pensiero a cui dobbiamo rispetto, indipendentemente dalle nostre convinzioni, per la sua integrità morale ed etica, e che non deve e non può essere infangato per scopi personali o politici. Elios Toschi si è spento a Grottaferrata, il 26 aprile 1989, ma non è stato dimenticato.

Andrea Mucedola
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Bibliografia
Beppe Pegolotti, Uomini contro navi, Vallecchi, 1959
Elios Toschi, Tesei e i Cavalieri subacquei, Giovanni Volpe Editore, 1967, Roma
Elios Toschi, In Fuga oltre l’Himalaia, Edizione EDIF, 1968
Ghetti, Storia della Marina italiana nella seconda guerra mondiale, De Vecchi Editore, 1968
Luis de la Sierra, Gli assaltatori del mare, Mursia, 1971
Alfredo Brauzzi, I mezzi di assalto della Marina Militare, supplemento alla Rivista Marittima, 1991
Junio Valerio Borghese, Sea Devils, Italian Commandos in WWII, Naval Institute Press, Annapolis, Maryland 1995
Alessandro Turrini, Una breve storia dei siluri a lenta corsa e della X MAS, Supplemento alla Rivista Marittima, 2000
Carlo De Risio, Ufficio storico della Marina Militare, La marina italiana nella seconda guerra mondiale Volume XIV / I mezzi di assalto
Documenti ed immagini Ufficio Storico della Marina Militare

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