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Le cannoniere classe Confienza della Marina del regno di Sardegna all’assedio della fortezza di Gaeta

Reading Time: 9 minutes

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livello elementare

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ARGOMENTO: STORIA NAVALE
PERIODO: XIX SECOLO
AREA: MAR TIRRENO

parole chiave: Confienza, Gaeta

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Con piacere pubblichiamo oggi questo saggio di Aldo Antonicelli sulle pirocannoniere della marina del regno di Sardegna Classe Confienza durante il celebre assedio di Gaeta. Il saggio, corredato in originale da una interessante bibliografia, può essere letto integralmente su Accademia

Come sottolinea Valerio Manlio Gay, nella prefazione del volume Navi a Vela e Navi Miste Italiane, nel corso di una serie di riordini degli archivi navali italiani sono stati distrutti, per quel che riguarda il periodo precedente all’anno 1892, gran parte dei disegni tecnici (progetti di navi, disegni di cannoni ed affusti, ecc.) allegati alle lettere e alle pratiche che invece, nella loro componente più “letteraria”, sono state conservate anche se di scarso o nullo interesse storico.

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Fig. nr. 1 Pirocannoniera Confienza

Lo stesso vale anche per i documenti relativi alla Marina sarda conservati nel Fondo Marina dell’Archivio di Stato di Torino, sezioni riunite. Costituisce quindi un’interessante sorpresa rinvenire in una fonte inaspettata i piani poco noti relativi ad alcune delle sue unità, anche se minori. I disegni si riferiscono alla pirocannoniera Confienza, unità navale che entrò in servizio nella Marina sarda nel 1860, e sono riprodotti in una tavola dell’atlante che accompagna l’opera intitolata Il Genio nella campagna d’Ancona e della Bassa Italia, 1860-1861, edita nel 1864 dallo Stato Maggiore dell’Esercito; sono in scala 1/100 e consistono nella sezione longitudinale, nella pianta e in alcune sezioni trasversali dello scafo. Nella tavola successiva sono presentati anche gli analoghi disegni di una seconda cannoniera, il Curtatone, che, unitamente al gemello Palestro, venne impostato e varato nel 1860 dal Governo provvisorio toscano costituitosi all’atto dell’allontanamento del granduca Leopoldo. Al loro completamento le due unità entrarono immediatamente a far parte della Marina sarda.

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Fig. nr. 2 Pirocannoniera Curtatone

La presenza dei disegni del Confienza e del Curtatone in un’opera dedicata alle operazioni del Genio negli assedi delle fortezze di Ancona e di Gaeta è dovuta al fatto che ambedue furono trasformate a cura del Genio in brulotti esplosivi che avrebbero dovuto essere portati ad esplodere contro le opere di difesa del fronte a mare di quest’ultima piazza, come vedremo in seguito. La sistemazione degli spazi interni delle due cannoniere riprodotta nei disegni è quella conseguente alla loro trasformazione in brulotti, ma profilo, sezioni, pianta e la sistemazione del compartimento delle macchine sono ovviamente quelle originarie.

Oltre a questi disegni, esiste anche un modello dello scafo del Confienza  che è conservato presso il Museo dell’Istituto storico e di cultura dell’Arma del Genio di Romanella, nella sala dedicata all’assedio di Gaeta. Oltre a questi disegni, esiste anche un modello dello scafo della Confienza che è conservato presso il Museo dell’Istituto storico e di cultura dell’Arma del Genio di Romanella, sala dedicata all’assedio di Gaeta.

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Fig. nr. 3 modello delle cannoniere classe Confienza

Il 7 agosto 1859, con il decreto Reale n° 3.549, veniva ordinata “la costruzione di un vascello o di una fregata di 1° rango ad elice (sic) a grande velocità dotato della macchina della forza da stabilirsi e da armarsi di analoghe artiglierie, non che di cannoniere pure ad eliche, il tutto secondo i più recenti metodi e perfezionamenti adottati dalle principali Marine”.

Le cannoniere erano dei veloci bastimenti ad elica di piccole dimensioni e di ridotta immersione che erano utilizzate principalmente per bombardare obiettivi costieri; per questo scopo erano generalmente armate di pochi pezzi (da due a quattro) di medio o grosso calibro, spesso incavalcati su affusti girevoli “da circolare” piazzati per chiglia a centro nave.

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Nel disegno del dritto di prua che nelle unità britanniche è leggermente convesso e più o meno inclinato, mentre in quelle sarde è rettilineo ed è pressoché verticale (fig. n° 4). E’ quindi molto probabile che la Marina sarda abbia utilizzato i progetti britannici apportandovi alcune modifiche.

Le prime due cannoniere previste dal decreto reale, alle quali vennero attribuiti i nomi di Confienza e Vinzaglio, furono costruite nel Cantiere della Foce di Genova e vennero varate alla fine di marzo del 1860. A settembre del 1859 l’ingegner Mattei, direttore delle costruzioni navali, si era recato in Gran Bretagna per acquistare, oltre a legno di teak ed altre apparecchiature per le diverse unità allora in costruzione, le macchine per le due cannoniere. Le macchine, trasportate insieme a quelle del Duca di Genova dalla vecchia fregata a vela Beroldo, allora adibita ad unità “da trasporto armata in gabarra”, vennero sbarcate a Genova nel maggio del 1860.

A gennaio il Ministero aveva intanto autorizzato la costruzione della seconda coppia, Montebello e Varese, che avrebbe dovuto essere avviata non appena le prime due fossero state varate. Esse vennero completate a novembre dello stesso anno. Lo scafo delle pirocannoniere classe Confienza presentava un disegno molto semplice come si conveniva ad unità la cui costruzione doveva essere economica e rapida; nella parte centrale il fondo era pressoché piatto e, particolare interessante, da quanto si rileva dalle sezioni trasversali sembra essere stato dotato di alette di rollio; le fiancate erano leggermente rientranti e nella parte centrale dello scafo erano pressoché parallele.

Il ponte presentava un leggero cavallino ed era privo di bolzone tranne che nella parte poppiera. Lo scafo era suddiviso in tre sezioni dal compartimento delle macchine posto nella parte centrale. Nella sua parte anteriore si trovava la caldaia e in quella posteriore la macchina a vapore costruita dalla ditta britannica Penn & Sons che era del tipo a 2 cilindri orizzontali. Nella sezione trasversale del Confienza, riprodotta in fig. 5, è chiaramente rappresentata la macchina: a sinistra si trovano i condensatori e a destra i cilindri le cui bielle azionano l’asse centrale dell’elica che era bipala e non ritraibile all’interno dello scafo.

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Fig. nr. 5

I carbonili erano disposti lungo i fianchi del compartimento delle macchine ed erano delimitati da una paratia in ferro distante 65 cm dalla fiancata. Sebbene non sia indicato sui disegni, l’altezza della testa del timone rispetto al ponte di coperta indica che quest’ultimo era azionato da una semplice barra, come sulle similari unità britanniche.

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Fig. n° 6

Dalle fotografie esistenti risulta che l’attrezzatura velica era a goletta a palo. Sia il fumaiolo che i tre alberi erano inclinati verso poppa; a prua vi era un’asta di fiocco probabilmente ritraibile. L’armamento iniziale era costituito da quattro cannoni ad avancarica rigati da 40 (così definiti in base al peso in libbre piemontesi della palla piena di diametro equivalente a quello dell’anima dei pezzi) di 165 mm di calibro, appartenenti a due diverse versioni, o specie, (N° 1 e N° 3) che avevano lunghezza e peso diversi.

Si trattava dei primi cannoni ad anima rigata ad essere adottati dalla Marina sarda; erano pezzi ad anima liscia trasformati in rigati praticando all’interno dell’anima due solchi elicoidali a sezione trapezoidale ed aumentandone leggermente il calibro; sparavano granate cilindrico-ogivali del peso di 30 kg. A differenza delle cannoniere britanniche, che imbarcavano un grosso pezzo da 68 libbre posto al centro del ponte e due obici da 24 a fiancata, i pezzi delle cannoniere sarde erano disposti sul ponte di coperta due per fiancata; come risulta da un rapporto del comandante della Confienza, il capitano di fregata in 2° Saint Bon, relativo all’azione di fuoco sostenuta nell’attacco contro la fortezza di Gaeta del 22 gennaio 1861, sul ponte di coperta vi erano anche gli apprestamenti che permettevano di posizionare a prua due pezzi disposti affiancati per chiglia in modo da poter far fuoco presentando al nemico solo la prora.

La pirocannoniera Curtatone
Come si evince dai disegni, lo scafo della cannoniera Curtatone era identico a quello della Confienza ed è quindi evidente che essa venne costruita sugli stessi piani, certamente forniti alla Marina toscana dal Governo piemontese. La collaborazione tra le due Marine era già stata avviata nel 1859 quando, in occasione della campagna in Adriatico, quella sarda consegnò provvisoriamente a quella toscana il brigantino Eridano; successivamente il Ministro, in risposta ad una richiesta avanzata dal Governo toscano per la fornitura di artiglierie con le quali armare le sue cannoniere Ardita e Veloce, dispose che la Marina consegnasse quanto di meglio potesse offrire, compresi i cannoni da “18 e 24 lb inglesi”. Il Curtatone e il gemello Palestro vennero varate a luglio del 1860 nell’arsenale di Livorno ma il loro allestimento venne ultimato nel Cantiere della Foce; le loro macchine era state ordinate alla ditta scozzese Tulloch & Denny di Dumbarton ed erano del tipo a cilindro orizzontale.

Attività
L’unica azione bellica cui presero parte attiva alcune unità della classe Confienza fu l’assedio della fortezza di Gaeta, al quale parteciparono il Confienza ed il Vinzaglio insieme al Curtatone ed al Palestro. Nel corso dell’inefficace attacco della squadra sarda del 22 gennaio 1861, il Confienza ed il Vinzaglio attaccarono le batterie Transilvania e Trinità poste sulla punta meridionale della penisola di Gaeta, che costituivano l’estremità sud del Fronte di terra della fortezza.

Dopo un inconcludente bombardamento durato un paio d’ore le due unità furono costrette ad interrompere l’azione e a ritirarsi all’ancoraggio di Mola di Gaeta a causa dei danni subiti; la pirocannoniera Confienza, oltre ad aver avuto un cannone rigato “scoppiato” ed un secondo posto fuori combattimento (probabilmente a causa di un proietto incastratosi nella volata) aveva una palla conficcata al di sotto della linea di galleggiamento a prora, l’opera morta “intieramente aperta senza mezzo di chiuderla” e la coperta sfondata sopra la macchina; le sue perdite erano state di un morto e tre feriti. Riparati alla meglio i danni, il Vinzaglio tornò in azione verso le 13 mentre il Confienza riuscì a salpare solo alle ore 16:00 quando la squadra aveva appena interrotto l’attacco.

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Fig. nr. 7  Le opere di difesa della penisola di Gaeta con evidenziate le batterie Vico (1) e Santa Maria (2) che proteggevano l’ingresso del porto e il muro di cortina del porto (3) obiettivo dei brulotti e le batterie Transilvania (4) e Trinità (5) che furono l’obiettivo della Confienza e della Vinzaglio nell’attacco del 22 gennaio 1861.

Poiché la prolungata e coraggiosa resistenza della fortezza stava cominciando a causare difficoltà politiche e diplomatiche al Governo piemontese, nei giorni successivi fu deciso di utilizzare la Confienza, trasformata in brulotto esplosivo “… corazzandone la parte dello scafo soprastante la linea d’acqua con muratura di mattoni e gesso…” per distruggere “… il muro che fronteggiava il porto verso la piazza…”.

Durante l’attacco, che avrebbe dovuto aver luogo di notte, a bordo della cannoniera sarebbe rimasto solamente il Saint Bon che si era offerto volontario; una volta condotta l’unità fino all’imboccatura del porto l’avrebbe abbandonata dopo aver fermato le macchine e accese le micce, la cui lunghezza era stata calcolata in modo che l’esplosione avvenisse solo quando, sotto la spinta dell’abbrivio, la cannoniera si fosse accostata al suo obiettivo. Non è tuttavia chiaro quale risultato ci si attendesse da questa azione se non forse quello di demoralizzare la guarnigione.

La protezione in muratura e gesso del Confienza raggiungeva lo spessore massimo di 1,60 metri a prora, suddivisa tra uno strato di 1,60 m di muratura, 0,30 m di spessore delle ordinate dello scafo e 0,30 m dei tavoloni di legno che componevano le paratie di contenimento della muratura; lo spessore della protezione diminuiva gradatamente lungo i fianchi per ridursi a 1,30 metri verso poppa. Il ponte di coperta fu ricoperto di uno strato di mattoni insufficiente a impedire la penetrazione dei proietti dei cannoni da 36 libbre (misura francese) che armavano le batterie del fronte a mare ma che era efficace contro le schegge delle granate. Furono eliminate tutte le paratie interne dei due compartimenti di prua e di poppa che furono poi riempiti con 500 barili contenenti polvere da sparo per un totale di 50 tonnellate di esplosivo. Anche il Curtatone  venne trasformata in brulotto ricevendo però, a causa del poco tempo disponibile, una protezione costituita solo da un tavolato di legno e sacchi di terra e, sulle fiancate, dai carbonili pieni di carbone. La trasformazione delle due unità venne eseguita in soli 20 giorni dagli zappatori del Genio coadiuvati da alcuni carpentieri della Marina ma la resa della Fortezza ebbe luogo il giorno precedente quello previsto per l’attacco.

Il Confienza, il Montebello e il Vinzaglio presero parte anche alla campagna di Lissa, dove però non ebbero occasione di essere impiegate al fuoco. A quell’epoca il loro armamento era stato modificato in quattro cannoni rigati ad avancarica da 12 cm; si trattava di cannoni rigati con il nuovo e definitivo sistema di rigatura di tipo francese adottato sia dalla Marina che dall’Artiglieria dell’Esercito; l’anima aveva sei righe ad andamento destrorso con il passo di 3,2 m.

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Fig. nr. 8

Nel 1871 la pirocannoniera Confienza fu destinata alla stazione del Rio de la Plata dove rimase fino alla sua radiazione avvenuta nel 1880 a Montevideo. Più breve fu la vita operativa del Montebello, radiata nel 1875, del Varese, unità radiata nel 1864 e del Vinzaglio, disarmata nel 1867. Il Palestro e il Curtatone furono invece radiate rispettivamente nel 1864 e nel 1869.

Aldo Antonicelli

 

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