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Professione perito navale: breve storia della figura del Surveyor dalle origini ai giorni nostri

tempo di lettura: 8 minuti

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livello elementare

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ARGOMENTO: PROFESSIONI DEL MARE
PERIODO: XXI SECOLO
AREA: LAVORO

parole chiave: Perito navale

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Un pò di storia
Nel 1524 nasceva in Inghilterra l’Ufficio del Dipartimento “Surveyor and rigger of the navy” che fu rinominato, nel 1860, Controller of the navy. L’Ufficio fu fondato sotto il regno del re Enrico VIII d’Inghilterra e, fino al 1611, l’Ufficio del Surveyor disegnava i progetti a cui i costruttori navali privati erano tenuti ad attenersi nel costruire le navi. Fino al 1745 il lavoro di progettazione effettivo per le navi da guerra, costruite in ogni Royal Dockyard, era principalmente responsabilità del singolo Master Shipwright di quel Royal Dockyard ed il titolare aveva la responsabilità generale della progettazione delle navi da guerra inglesi.

Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file è navy-board-flag.jpgTra i primi periti navali ufficiali della storia va ricordato, Benjamin Gonson (1525-1577) che fu il primo Surveyor della Royal Navy. I surveyor si occupavano principalmente di tenere i libri delle riparazioni, manutenzioni e allestimenti per le navi da guerra costruite in ogni Royal Dockyard del Paese e valutarne lo stato d’uso. Benjamin Gonson iniziò la sua carriera come maestro d’ascia privato, fino a quando, il 24 aprile 1546, fu nominato a livello Governativo nel nuovo Consiglio della Marina istituito da Enrico VIII in qualità di Ispettore e Rigger della Marina. Gonson ricoprì questo incarico fino al 1549, quando gli successe l’ammiraglio William Wynter.

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Il Lyon, nave ammiraglia di Wynter nel 1560, dall’Anthony Roll del 1547 Fonte Maryrose.org – Autore de:Anthony Anthony (16. Jahrhundert) WP Mary Rose Anthony Roll.jpg – Wikipedia

Wynter, l’8 aprile 1549, fu nominato tesoriere delle cause marine, incarico che prima mantenne da solo (fino al 18 novembre 1577) e poi insieme all’ammiraglio John Hawkins (fino al 26 novembre 1577).

Nella penisola italica, nel 1623, fu fondato il primo Istituto Nautico che ebbe sede presso il Collegio di San Giuseppe a Chiaia, Napoli, dedicato esclusivamente alle discipline nautiche. L’Istituto Nautico partenopeo, noto anche come scuola “Scipione Cosso” (dal nome del principe gesuita che lasciò in eredità, nel 1648, un’ingente somma al collegio) divenne ben presto una fucina per la formazione di ufficiali sia della Marina Mercantile che Militare, un’istituzione di prestigio frequentata prevalentemente da figli di marinai che diede impulso alla creazione di nuove scuole deputate allo scopo (Palermo, Genova, Cagliari, Nizza e Chiavari, poi Ancona, Pesaro, Rimini e Livorno). Solo in seguito sorsero scuole nautiche anche a Marsiglia (1728) ed a Le Havre poco tempo dopo; nel 1749 ne venne aperta una ad Amburgo, poi a Trieste nel 1754 e solo alla fine del ‘700 ne sorsero anche in Inghilterra.

Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file è Tanucci_Bernardo.jpg

Nato a Stia, presso Arezzo, da una famiglia della media borghesia toscana, Bernardo Tanucci poté studiare all’Università di Pisa grazie all’aiuto economico di un patrono. Si laureò in legge nel 1725 all’Università di Pisa e ben presto attirò su di sé le attenzioni degli ambienti culturali toscani difendendo l’autenticità del Codex Pisanus. Fu Carlo di Borbone a portarlo a Napoli dover ricoprì numerosi incarichi di prestigio e fu ricordato per la sua lungimiranza e modernità – Autore pittore non identificato – originally uploaded on pl.wikipedia by TomasoAlbinoni
Tanucci Bernardo 01.jpg – Wikimedia Commons

Nel 1760, il ministro Bernardo Tanucci, uomo di fiducia del re di Napoli, Carlo di Borbone, e di suo figlio Ferdinando IV, introdusse nel regno delle Due Sicilie, per venire incontro alla necessità di formare le maestranze marittime, la sezione per le costruzioni navali e per tecnici professionali in ambito nautico.

Nel 1828, nasceva ad Anversa il Bureau de Renseignements pour les assurances maritimes” (Ufficio d’Informazioni per le assicurazioni marittime), che si proponeva di informare gli assicuratori dei premi correnti sulle varie piazze commerciali e fornire nello stesso tempo una descrizione dettagliata delle buone e cattive qualità delle navi che frequentavano i porti principali dei Paesi Bassi. Nell’ottobre 1830 venne aperto il primo Ufficio a Parigi (Bureau Veritas), che divenne nel 1833 la sede ufficiale dell’azienda. Nel 1839, seguì l’apertura di una sede in Italia per ispezionare, tramite i suoi capitani-esperti, un numero crescente di navi di cui venivano iscritte all’interno del Libro Registro annuale le quotazioni (detta cote d’office). Questo per fornire una stima accurata sullo stato delle imbarcazioni e delle loro attrezzature.

Non c’era ancora l’Italia unita ma i traffici marittimi erano cospicui per l’epoca, i cantieri numerosi e di buon livello tecnico e l’industria dell’armamento era dinamica ed intraprendente. Nel 1839 vennero nominati nei porti di Genova, Napoli, Ancona, Trieste, dei capitani-esperti che lasciarono poi il posto a veri Periti esperti in costruzioni navali e capaci di giudicare, nel corso delle visite, lo stato di una nave, o di sorvegliare con competenza la riparazione di un’avaria. I consigli e l’assistenza di questi periti erano molto apprezzati dagli Armatori.

Arriviamo al 1850. I progressi della tecnica delle costruzioni navali, dovuti all’introduzione del ferro ed in seguito dell’acciaio ed allo sviluppo della propulsione a vapore, sconvolsero le basi delle informazioni raccolte ed i metodi adottati per stabilire la quotazione e le perizie navali. Nel 1861 nasceva a Genova il Registro Italiano Navale (abbreviato RINA o R.I.Na.) che, dopo vari cambi di denominazione e compiti, assunse quel nome nel 1938. Un processo che continua visto che, nel 2017, il RINA cambiò il suo logo e il suo posizionamento sul mercato, allargando le attività anche ad altri settori.

Ma torniamo al 1871. A Napoli ci fu una grande esposizione marittima ed il Bureau Veritas (prima Bureau de Renseignements pour les assurances maritimes, poi Registro di Classificazione), vi partecipò mostrando in modo assai chiaro, a mezzo di modelli di scafo di epoche diverse, di quanto le regole di costruzione dettate e applicate in certi cantieri, avessero migliorato la solidità e la razionalità delle strutture.

Nel 1934, in virtù dell’Art. 32 del regio decreto 20 settembre 1934, n. 2011, vennero compilati i primi ruoli dei periti e degli esperti e il ruolo dei mediatori. Dopo la guerra, nel 1954, con decreto ministeriale venne definito un elenco delle categorie e sub categorie per i periti ed esperti, comprese le attività marittime ed in particolare le perizie nautiche.

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Un lungo viaggio che ci porta ai giorni d’oggi, in cui questa professione del mare ha assunto sempre nuove connotazioni e campi di impiego. 

Come diventare perito nautico
Oggi per diventare perito nautico si deve essere in possesso di un titolo di studio, tecnico. In molte provincie sono sufficienti il diploma nautico ed ovviamente la laurea in ingegneria o architettura ad indirizzo navale. In particolare, si deve dimostrare una capacità e conoscenza nell’ambito delle sub-categorie per cui richiede l’iscrizione. L’iscrizione in detto ruolo non abilita all’esercizio dell’attività in quanto la stessa è un’attività libera, ha solo funzione di pubblicità conoscitiva, infatti non è obbligatoria ai fini dello svolgimento dell’attività ma è da considerarsi come una referenza.

L’iscrizione al Ruolo dovrebbe “dimostrare e garantire” la preparazione e la competenza del perito e dell’esperto nelle materie oggetto d’iscrizione. In buona sostanza, dovrebbe dimostrare e garantire la funzione di far conoscere i soggetti che sono stati ritenuti idonei dalle camere di commercio regionali ad esplicare funzioni di carattere prevalentemente pratico. Inoltre, ad effettuare perizie per determinate categorie merceologiche, con esclusione di quelle attività per le quali sussistono Albi regolati da apposite disposizioni (perito assicurativo navale).

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Detta iscrizione non è quindi condizione necessaria affinché un perito possa esercitare la propria attività professionale. La Commissione, qualora ritenga che i titoli e i documenti esibiti non siano sufficienti a comprovare l’idoneità dell’aspirante “… ha facoltà di sottoporre quest’ultimo ad un colloquio sulle materie che formano oggetto delle attività per le quali è richiesta l’iscrizione”.

Detto questo, non esistono corsi né privati né della camera di commercio per la preparazione pratica e per l’eventuale esame e riferimenti di testi di studio. In preparazione esiste, al momento come unico testo per le perizie nautiche da diporto su imbarcazioni in vetro resina, il testo della Associazione Periti Nautici Diporto (APND), unico riferimento tecnico teorico e con suggerimenti pratici per chi volesse avvicinarsi al mondo delle perizie nautiche.

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Per completezza alcuni dei requisiti per l’iscrizione (personali – morali – professionali):

Personali     

  • aver compiuto 21 anni di età;
  • residenza o domicilio professionale nella circoscrizione della Camera di Commercio a cui è diretta la domanda;
  • l’assolvimento dell’obbligo scolastico in base alle normative vigenti al momento dell’età scolare dell’interessato;
  • godimento dell’esercizio dei diritti civili.
Morali    

  • non essere stato dichiarato fallito;
  • non aver subito condanne per delitti contro la pubblica amministrazione, l’amministrazione della giustizia, l’ordine pubblico la fede pubblica, l’economia pubblica, l’industria ed il commercio;
  • non aver subito condanne per omicidio volontario, furto, rapina, estorsione, truffa, appropriazione indebita, ricettazione;
  • non aver subito condanne per delitti non colposi diversi da quelli sopra indicati, per i quali la legge commini la pena della reclusione non inferiore nel minimo a due anni e nel massimo a 5 anni, salvo che sia intervenuta la riabilitazione.

Professionali

È richiesto il possesso di requisiti che comprovino l’idoneità all’esercizio dell’attività di perito ed esperto nelle categorie e sub categorie (vedi riquadro sottostante) per le quali è richiesta l’iscrizione. In sintesi, chi richiede l’iscrizione nel ruolo dei periti ed esperti deve dimostrare il possesso di tali requisiti con l’esibizione di ogni titolo e documento ritenuto valido allo scopo.

Le sub categorie di riferimento sono le seguenti: 

CATEGORIA XXI  Attività marittime, aeree e di navigazione interna 

Sub Categorie:

1) Nautica (condotta della navigazione, attrezzatura e manovra delle navi)

2) Navi galleggianti in genere (costruzione, picchettaggio, carenaggio, dipinture, valutazione commerciale)

3) Portuali, funzioni relative al traffico portuale, misuratori di bordo misuratore di legname, stazzatori e stivatori di bordo, carico e scarico, sbarchi ed imbarchi.

4) Avarie, scafi ed apparecchi motori

5) Perdite e danni derivanti da avarie marittime

6) Aeronautica (condotta della navigazione, attrezzatura e manovra degli aerei).

Concludendo
La figura del perito navale ha una storia di più di cinque secoli alle spalle che, evolvendosi, ha assunto nei nostri tempi scopi e obbiettivi diversi da quelli precedenti. In particolare, oggi si è affermata in maniera sempre più decisa un’importante figura professionale, fino a poco tempo fa ritenuta marginale, superflua o di nicchia, quella del Perito Navale del diporto

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photo credit @Sacha Giannini

Un consulente di parte per le perizie tecnico estimative di imbarcazioni da diporto nelle procedure di compravendita privata (pre-acquisto), assicurative e sinistri che richiede conoscenze e capacità professionali solide, in un mercato che, si spera, trovi sempre maggiore spazio. 

Sacha Giannini

 

foto e documenti di corredo forniti dall’autore 

in anteprima vecchi marinai: foto scattata a bordo di USS Mohican nel 1888 dall’assistente chirurgo H.W. Whitaker, USN. I marinai nella fotografia sono (da sinistra a destra): David Ireland, Gilbert H. Purdy, John T. Griffith e John King # NH 2889 – National Museum of the U.S. NavyPublic domain
NH 2889 (23362624404).jpg – Wikimedia Commons

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Alcune delle foto presenti in questo blog possono essere state prese dal web, citandone ove possibile gli autori e/o le fonti. Se qualcuno desiderasse specificarne l’autore o rimuoverle, può scrivere a infoocean4future@gmail.com e provvederemo immediatamente alla correzione dell’articolo
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