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Il panfilo della Regia Aeronautica

tempo di lettura: 8 minuti

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livello elementare
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ARGOMENTO: STORIA NAVALE
PERIODO: XX SECOLO
AREA: OVUNQUE
parole chiave: nave ausiliaria

Una figura importante dell’oceanografia moderna fu il principe Albert Honoré Charles Grimaldi (Alberto I Principe di Monaco), appassionato oceanografo e biologo marino. Dopo aver servito come guardiamarina nella marina spagnola, si arruolò nella marina francese nel 1868 e partecipò alla guerra franco-prussiana nel 1870. Nel 1884 Alberto I, dopo aver raccolto nel Baltico del plancton di superficie, incominciò ad interessarsi di oceanografia e biologia marina, una passione che lo portò a far installare sulla sua nave l’Hirondelle, una moderna attrezzatura scientifica.

Albert I su una aletta di plancia – Fonte Richards, J.  (1907)  Oceanographie,  Paris: Vuibert & Nony Editeurs – collezione Università di Washington FMIB 53256 Prince de Monaco sur la passerelie.jpeg – Wikimedia Commons

Nel 1891 l’Hirondelle fu sostituita dallo yacht a vapore ausiliario da 650 tonnellate Princess Alice e, nel 1898, dallo yacht Princess Alice II, costruito dai cantieri Laird Brothers a Birkenhead nella Mersey per il principe Alberto I di Monaco (n. costr. 631), si trattava di uno Yacht di grandi dimensioni 1.368 o 1.420 grT, lungo 73 metri (76.5 metri fuori tutto) e largo 10.6. Varato il 27 novembre del 1897 e consegnato il 30 aprile 1898, lo yacht aveva un motore con una potenza di 1000 hp che gli consentiva una velocità di 13 nodi. Come si intuisce dal nome, fu il secondo panfilo dei Grimaldi a portare quel nome. Il principe Alberto I lo usò dal 1898 al 1910 per condurre insieme ad altri scienziati campagne oceanografiche nelle acque delle isole Spitsbergen, nel Mediterraneo e nell’Atlantico centrale fino alle coste brasiliane. Nel 1901 riuscì a raccogliere campioni biologici fino a 6.035 metri di profondità a Sud Ovest dell’arcipelago di Capo verde.  Nel 1911 fu sostituito con uno yacht nuovo e più modernamente attrezzato, l’ Hirondelle II, ma, nel 1913, venne venduto a N. Pemberton Billing, che lo portò sotto bandiera britannica, e, nel 1914, fu acquistato da un grande e appassionato yachtsman, James Cleland Burns, terzo barone di Inverclyde. Burns, nipote del fondatore della Cunard, lo ribattezzò BERYL, secondo yacht a riportare lo stesso nome. 

Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file è OCEANOGRAFIA-FMIB_36928_Ville_de_Monace_et_le_Yacht_Hirondelle_II_a_SAS_le_Prince_Albert_de_Monace.jpeg

Hirondelle II a Monaco,1913 – Fonte Clerc-Rampal, G. (1913) Mer : la Mer Dans la Nature, la Mer et l’HommeParis: Librairie Larousse, p. 122FMIB 36928 Ville de Monace et le Yacht ‘Hirondelle II’ a SAS le Prince Albert de Monace.jpeg – Wikimedia Commons

Nel 1911 fu sostituito con uno yacht nuovo e più modernamente attrezzato, l’ Hirondelle II, ma, nel 1913, venne venduto a N. Pemberton Billing, che lo portò sotto bandiera britannica, e, nel 1914, fu acquistato da un grande e appassionato yachtsman, James Cleland Burns, terzo barone di Inverclyde. Burns, nipote del fondatore della Cunard, lo ribattezzò BERYL, secondo yacht a riportare lo stesso nome. Come molti altri panfili di ricchi britannici frequentò il Mediterraneo ed è spesso rappresentato negli acquerelli del Golfo di Napoli da Antonio de Simone.

Una volta scoppiata la prima guerra mondiale, il Beryl venne requisito dalla Royal Navy, l’11 gennaio 1915, come hired yacht HMS Beryl (Admiralty pennant number 032) e armato con due cannoni da tre pollici (76 mm).

Le sue prime missioni, a partire dal marzo 1915, furono la ricerca covert (sotto il comando del Captain RN Cullen) delle basi di rifornimento clandestine degli U-Boot tedeschi che, secondo voci ricorrenti all’epoca, erano stati dislocati lungo le coste mediterranee spagnole e alle Isole Baleari. Questa presenza è confermata da un’abbondante documentazione, conservata all’Ufficio Storico della Marina Militare, inviata dai consoli italiani nei vari porti iberici.

A guerra finita l’HMS Beryl venne restituito al proprietario il 15 marzo 1919 che, non essendo più interessato al suo possesso, nel 1920 lo vendette alla Commercial Cable Co. di Londra, una società commerciale che, nel 1921, lo trasformò nella nave posacavi George Ward per il servizio di posa dei cavi transatlantici.

Nel 1925 l’ormai anziano panfilo cambiò di nuovo proprietario e venne acquisito come nave da carico dalla ditta Comm. Attilio Gatti Spedizioni di La Spezia, sotto bandiera italiana con il nome di ARDITA II. Nel 1927 venne rivenduto all’armatore Tito Campanella (fu Pietro SA di Navigazione di Genova) per esser utilizzato come suo yacht privato.

L’ormai vetusto yacht riprese il nome ALICE in omaggio al suo illustre passato ma la sua vita, decisamente movimentata non era finita. Nel 1930 subì nuovo passaggio di proprietà a favore della SA di Navigazione Aerea di Genova, S.A.N.A come nave appoggio idrovolanti. Da quel momento l’ALICE inizierà la parte più clamorosa della sua lunga vita in mare.

Al servizio della Regia Aereonautica italiana
Le crociere aree atlantiche ebbero tutte un importante appoggio navale, La scorta navale per quella in Sudamerica, iniziata il 17 dicembre 1930, fu assegnata ad una divisione navale composta da otto esploratori della classe Navigatori sotto il comando dell’Amm. Umberto Bucci. L’Alice fu noleggiata dalla Regia Aeronautica italiana ed inviata a Bolama nella Guinea Portoghese, una località priva di infrastrutture e non in grado di offrire assistenza tecnica per gli idrovolanti. A Bolama fu approntata una base di appoggio per lo scalo degli idrovolanti prima della traversata atlantica vera e propria.

Come scrisse Italo Balbo in Stormi in volo sull’Oceano l’appoggio dei mezzi navali fu molto importante.
Che un certo malsano spirito di corpo avesse antecedentemente messo un po’ di malumore fra le due Armate, è naturale: l’Aeronautica ha usurpato molti compiti che da secoli spettavano alla Marina, portandole via molti uomini; finalmente ha realizzato la propria autonomia, presentandosi come una forza disposta ad entrare con la Marina in una nobile e fiera emulazione. Ma in vista di una grande impresa, cui è affidato il prestigio della Nazione, la Marina non ha esitato a mettere a nostra disposizione uomini e materiali, nonché otto tra le sue navi più moderne e veloci, ultime creazioni della mirabile ingegneria navale italiana, capaci di sviluppare una velocità di quaranta nodi all’ora. Agli ordini dell’Ammiraglio Umberto Bucci, esse portano il nome di grandi navigatori italiani: Pancaldo, Da Recco, Da Noli, Malocello, Vivaldi, Pessagno, Usodimare, Tarigo”.

Suddivisa in tre sezioni, la “Divisione navale dell’Oceano” assicurerà la sorveglianza sull’Atlantico dalle Canarie, dal versante africano e da quello americano. Inoltre, per il trasporto dei carburanti, verrà ingaggiato il veloce brigantino-goletta italiano, l’Aosta, primo veliero a motore endotermico. Il ruolo di nave sede di comando spettò proprio all’Alice che, dopo aver provveduto alla preparazione delle basi sulle coste africane, fu deputato al servizio meteorologico ed al collegamento radiotelegrafico con l’Italia. 

Alice in Atlantico, collezione Giorgio Parodi post-22-0-07800100-1436523272.jpg (800×534) (aidmen.it)

Il supporto navale alla Seconda crociera atlantica fu meno appariscente dato che si ritennero gli incrociatori e gli esploratori inadatti ad operare in acque artiche. Ma di fatto  non fu meno importante dato che fu necessario assicurare la presenza di navi, come stazioni meteo lungo la rotta, unità di soccorso, radiofari e navi alloggio.

Furono inviati due sommergibili (Balilla e Millelire) e due cannoniere, Biglieri e Matteucci, ed ovviamente l’Alice, che nel frattempo era stata acquistato 1933 direttamente dalla Regia Aeronautica, operando alla fonda a Cartwright, quale nave comando della crociera. Vennero inoltre noleggiate sei baleniere con equipaggio inglese e comandante italiano sulle quali furono installati apparati ricetrasmittenti e radiogoniometri Marconi. I nomi delle baleniere (tra parentesi i nomi dei comandanti) erano: Bostonian (Ten. Bonifacio), Somersby (Ten. Zabatta), Wellvale (Ten. Bulian), S. Sebastiano (Magg. Marini), Malaga (Cap. Ardisson), Authorpe (Cap. Fragiacomo). Per il servizio meteorologico e l’eventuale soccorso furono utilizzate quattro navi danesi, Maagen e Hvidbjornen al largo delle coste groenlandesi, Fylla sulle coste islandesi e Jsland Falk alle isole Faroen.

Italo Balbo, nel “La Centuria Alata” scrisse:
Nel mese di febbraio arrivò a Santo Stefano l’Alice. Che cosa è l’Alice? E un yacht bianco, snello e robusto che fu già a Bolama nella Crociera precedente. Apparteneva in origine al Principe di Monaco che se ne serviva per le crociere del Mediterraneo: più tardi aveva fatto servizio ausiliario per la linea aerea tra Roma e l’Egitto, gestita dalla S. A. N. A., per lo scalo di Tobruk. Nella scorsa Crociera l’Alice era stata noleggiata dal Ministero: ma è parso conveniente acquistarla: infatti la Società proprietaria ce l’ha ceduta in cambio di un aeroplano aggiungendo anche trecentomila lire. Come sono deprezzate le navi! L’Alice stazza mille tonnellate e può benissimo traversare l’Atlantico. Infatti il Ministero dell’Aria la destina ai rifornimenti e ai servizi della costa nord americana: essa attenderà il nostro arrivo a Cartwright dove funzionerà anche da albergo natante per gli equipaggi della trasvolata, i quali difficilmente potrebbero trovare alloggi nella piccola stazione del Labrador. A comandare l’Alice è stato destinato il fratello di Longo, valoroso capitano marittimo, affezionato a noi per vincoli familiari e per simpatia istintiva: egli è anche ufficiale di complemento dell’Aeronautica. Il capitano Longo ha formato il suo equipaggio imbarcando uomini nostri e dando la preferenza ai marinai di Porto Santo Stefano che si trovano da anni a quotidiano contatto con gli aviatori di Orbetello. Anche sull’Alice dunque si respira un’aria di famiglia: gli aviatori, all’indomani della prima rude fatica atlantica, avranno la sensazione di trovarsi in casa propria. A Porto Santo Stefano l’Alice ha fatto alcune esercitazioni radiogoniometriche: si è spostata nell’Arcipelago toscano, corrispondendo con gli apparecchi: ha servito tra l’altro a saggiare quanto i «terrestri» siano diventati «marini»: la prova è stata presto fatta ed ha consistito nella resistenza al mal di mare! Tutti gli allievi della Scuola di Orbetello s’imbarcarono a turno: nel febbraio il Tirreno di solito è di pessimo umore e l’Alice ha navigato col mare di traverso: tanto peggio per chi non c’è abituato… Finalmente l’Alice parte il 20 marzo. Insieme con tutto il materiale destinato alle basi americane della Crociera, s’imbarca il decano dei giornalisti aviatori, Adone Nosari. Quantunque pochi capelli adornino la sua testa da antico romano, e questi per giunta siano grigi, Adone mantiene il temperamento romantico della prima giovinezza. Sotto le spoglie del brillante chroiniqueur, si nasconde un animo di cacciatore di leoni. Il viaggio sull’Alice si presenta veramente comodo e signorile e tutti augurano propizio il mare al veterano dei servizi dell’aria. Ciò non toglie che Adone salga la scaletta di bordo col di chi affronta per la prima volta le colonne d’Ercole. Penso che nel cuore di ogni italiano dormicchia un piccolo Cristoforo Colombo.”

Gli ultimi anni dell’Alice
Alice venne classificata successivamente come nave scuola per l’Accademia Aeronautica e armata con due cannoni da 76. Curioso il fatto che nel 1937 il Lloyd’s 1939/40 dichiara che il suo armatore è Balilla Longo di Genova, mentre il RINA (Registro Italiano NAvale) lo assegna al Ministero dell’Aeronautica, Roma, che la registrò come di 1094 grt, circa 2800 t di dislocamento. Oltre al servizio come nave scuola l’Alice tornò in Atlantico in appoggio dall’Ala Littoria/LATI fra 1937 e 1938. Venne infatti inviata nelle Isole di Capo Verde, all’epoca colonia portoghese, durante la costruzione di un aeroporto da impiegare come scalo tecnico agli aerei della compagnia italiana. Questi  mantennero il collegamento aereo dall’Italia verso il Sud America dal dicembre 1939 al dicembre 1941. 

Allo scoppio della II guerra mondiale l’Alice viene impiegata per servizi costieri e locali fino al 1943. Cade in mano tedesca a Port-de-Bouc nella notte tra l’8 e il 9 settembre 1943 e utilizzata dalla Kriegsmarine come SG 23 II (Schnell Geleitboot, nave scorta veloce) classificazione non molto adeguata per un panfilo vecchio di 45 anni, che faceva in origine al massimo 13 nodi. Come molte navi requisite dai Tedeschi ebbe un armamento esorbitante: 1x88mm, 2x37mm, 12x20mm, 2 lanciarazzi da 86mm, 2 lanciabombe di profondità. Entrò in servizio nella Kriegmarine come SG 23 nel luglio 1944 ma l’impiego effettivo fu consono alle sue caratteristiche ovvero come nave appoggio stazionaria per una flottiglia di sedici motolance dragamine. Il 27 agosto 1944, con l’arrivo degli Alleati, venne autoaffondato a Marsiglia nel Bassin Mirabeau insieme alla SG 24, l’ex posacavi francese Ampere. Nel 1946/47 l’Alice venne recuperato e quindi definitivamente demolito.

Gianluca Bertozzi

 

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