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La lotta antisommergibili della Regia Marina durante la II guerra mondiale

Reading Time: 5 minutes

livello elementare
.
ARGOMENTO: STORIA NAVALE
PERIODO: XVII SECOLO
AREA: OCEANO PACIFICO
parole chiave: lotta anti sommergibili

Durante la seconda guerra mondiale, molte unità italiane “leggere” italiane diedero prova della loro capacità antisommergibili. Fra queste si distinse in particolar modo la Torpediniera CIRCE (1938 – Classe SPICA serie ALCIONE) che affondò ben quattro unità nemiche (HMS UNION nel canale di Sicilia il 20/7/41, HMS TEMPEST nel Mar Ionio il 13/2/42, HMS P-38 al largo di Misurata con il concorso dei CC.TT. USODIMARE (1929 – classe Navigatori) e PESSAGNO (1930 classe NAVIGATORI) nel febbraio del 42, e HMS GRAMPUS in collaborazione con le gemelle POLLUCE (1938), CLIO (1938) e CALLIOPE (1938) della 13ª squadriglia torpediniere nel giugno del 40. Successi che furono ottenuti, sottolineo, con i limitati mezzi all’epoca disponibili; di fatto solo nel novembre del 1941, l’unità ricevette dei nuovi idrofoni ed un ecogoniometro di produzione germanica.

La Torpediniera CIRCE
A questo punto, vale la pena di raccontare la storia di questa nave, cominciata il 4 ottobre del 1938, il giorno della sua entrata in servizio. Faceva parte della classe SPICA, torpediniere veloci realizzate per la Regia Marina ma anche per l’esportazione. Queste navi erano state destinate a sostituire le vecchie e obsolete cacciatorpediniere ancora in servizio. Ne furono costruite un numero importante perché il Trattato navale di Washington permetteva la fabbricazione di un numero illimitato di unità con un dislocamento inferiore a 600 tonnellate.

NdR. Il trattato navale di Washington D.C. fu un trattato stipulato il 6 febbraio 1922 dalle cinque principali potenze vincitrici della prima guerra mondiale (Stati Uniti, Impero britannico, Giappone, Francia ed Italia), mediante al fine di limitare le costruzioni navali per prevenire una corsa agli armamenti. In particolare, il trattato limitò la costruzione di navi ed incrociatori da battaglia, e delle portaerei dei firmatari ma non fu limitato il numero di altre unità come incrociatori, caccia torpediniere e sommergibili. Il loro dislocamento complessivo fu però limitato a 10.000 long ton (10.160 t).

Se vogliamo fu un escamotage per aumentare la disponibilità delle unità della flotta. L’armamento principale delle torpediniere classe SPICA non era il massimo: tre cannoni OTO da 100/47 Mod. 1931 in impianti singoli con una portata di 16 chilometri, installati uno a prua e due a poppa, con una cadenza limitata a 8 colpi al minuto ed un alzo limitato che non consentiva un uso efficiente contraereo. L’armamento era completato con otto mitragliere da 13,2 mm in quattro impianti binati Breda Mod. 31, sostituite parzialmente con mitragliere Breda 20/65 Mod. 1935 binate durante i lavori di ammodernamento tra il 1939 e il 1941. Solo tra il 1942 ed il 1943 l’ultimo impianto binato venne sostituito con quattro impianti singoli Scotti-Isotta-Fraschini 20/70. 

I siluri erano da 450mm, calibro ridotto per testata (110 kg) e non potevano essere usati contro lo stesso bersaglio. Una limitazione non da poco. Inoltre, erano installati dei lanciabombe e tramogge per le bombe di profondità, con due lanciabombe laterali e due tramogge a poppa. Occasionalmente era predisposto per la posa di mine.  Per la lotta antisommergibile erano dotati di un ecogoniometro.  Ciononostante il loro impiego si rivelò vincente collezionando molti affondamenti in una lotta che appariva decisamente impari.

L’uso delle tramogge per le bombe anti sommergibili si rivelò funzionale. Furono imbarcate su molte unità navali grazie alla semplicità costruttiva. la foto mostra l’imbarco su di un mas delle bombe B.T.G. da 50 kg e loro sistemazione nella tramoggia multipla. (Foto 1942 – coll. F. Bargoni)

Il CIRCE svolse in tutto ben 79 missioni di scorta, nonché missioni di altra natura (caccia antisommergibile, posa mine etc.), percorrendo complessivamente oltre 49.000 miglia. Dopo una gloriosa carriera, nella notte tra il 26 ed il 27 novembre 1942, l’unità mentre stava scortando un convoglio diretto a Palermo, per un errore inspiegabile dell’ufficiale di rotta, l’aspirante guardiamarina Augusto Bini, fu speronata dall’incrociatore ausiliario CITTA’ DI TUNISI, L’urto fu terribile e quasi spezzò in due la torpediniera, che, con un enorme falla a centro nave, si abbatté sul lato di dritta ed affondò in pochi minuti a circa 40 miglia a nordovest di Castellammare del Golfo. Perirono con la nave il comandante Stefanino Palmas ed altri 65 tra ufficiali, sottufficiali e marinai. Il relitto, di grande interesse storico, non è stato ritrovato.

L’affondamento del HMS Grampus. La torpediniera Circe, agli ordini del capitano di fregata Aldo Rossi, attaccò con le bombe di profondità il sommergibile britannico Grampus, facente parte della classe “Porpoise” di 6 unità costruite fra il 1931 e il 1939. Il battello s’inabissò 105 miglia a levante di Siracusa, senza superstiti tra i 59 membri dell’equipaggio.

In sintesi, le unità della Regia Marina, nonostante le loro limitazioni per la ricerca anti sommergibile, riuscirono a collezionare molte vittorie, utilizzando il concorso anche di mezzi aerei. Nella tabella seguente ho riassunto altre navi italiane ed i mezzi subacquei alleati da loro affondati durante la guerra.

Questi furono gli affondamenti certi ma vanno menzionate anche altre unità navali britanniche che furono affondate in Mediterraneo ma per le quali non ci sono certezze:

HMS Splendid

Altri dieci risultarono danneggiati: HMS ROVER (Baia di Suda), HMS UNIQUE (a seguito un attacco aereo al largo di Tripoli), HMS PROTEUS (omonimo del greco) speronato dalla Torpediniera Sagittario l’8/2/42 (ma salvatosi), HMS THRASHER attaccato per errore da una squadriglia di Swordfish nei pressi di Porto Said, HMS PORPOISE affondato nei pressi di Bengasi da bombe di profondità ed il HMS UNBROKEN (P-42) seriamente danneggiato nell’ottobre del 1942 dopo un contrattacco da parte del Cacciatorpediniere Gioberti.

In sintesi le tecniche antisommergibili della Regia Marina, ancorché penalizzate da scarsità di apparecchiature idonee, erano da considerarsi tutt’altro che inefficaci e rappresentarono un valido elemento di contrasto nella lotta contro i mezzi subacquei alleati.

Gianluca Bertozzi

Fonti
Almanacco Storico Navi militari USMM Giorgerini-Nani 1861-1995
Uomini sul fondo di G. Giorgerini Mondadori 1994
Cacciatori e prede di Guglielmo Leprè
Le navi da guerra italiane 1940-1945 di Bagnasco-Cernuschi.

 

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