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Petizione OCEAN4FUTURE

Titolo : Impariamo a ridurre le plastiche in mare

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Il coralligeno di Luigi Piazzi

livello elementare
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ARGOMENTO: ECOLOGIA
PERIODO: NA
AREA: MAR MEDITERRANEO
parole chiave: coralligeno

 

Al di sotto del limite inferiore delle praterie, laddove la quantità di luce incidente risulta fortemente diminuita e l’azione delle onde comincia ad essere attenuata, le scogliere sono caratterizzate dallo sviluppo di strutture calcaree edificate da alghe rosse dell’ordine delle Corallinales. Queste strutture danno origine ad un substrato secondario estremamente eterogeneo nella sua morfologia che permette la creazione di un habitat particolare, definito “coralligeno”.

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Questo habitat ospita i popolamenti bentonici più ricchi e diversificati del Mediterraneo e rappresenta la meta prediletta di tutti i subacquei. I talli incrostanti delle Corallinales costituiscono strutture tridimensionali che creano moltissimi microhabitat permettendo l’ancoraggio e lo sviluppo di una grande varietà di organismi vegetali e animali; questi, in competizione perpetua per lo spazio, tendono a stratificarsi incrementando ulteriormente la biodiversità.

gorgonia rossa – photo credit andrea mucedola

Gli elementi più appariscenti del coralligeno sono le gorgonie, principalmente quelle rosse (Paramuricea clavata), gialle (Eunicella cavolinii) e bianche (Eunicella singularis), ma anche specie più rare, come Leptogorgia sarmentosa, Eunicella singularis e E. verrucosa. Anche il corallo (Corallium rubrum), vero oro rosso del Mediterraneo, costituisce un elemento importante delle scogliere coralligene e, nonostante l’intenso prelievo di cui è stato vittima negli anni passati, presenta ancora popolamenti importanti lungo le coste dei mari toscani, corsi e sardi.

corallo rosso – photo credit andrea mucedola

Molte sono le specie algali caratteristiche del coralligeno, tra cui alcune alghe rosse foliacee particolarmente belle e appariscenti, come Halymenia floresia, Chrysymenia ventricosa e Neurocaulon foliosum, che donano un ulteriore tocco di colore alle scogliere. Comuni sono anche invertebrati sessili capaci di edificare strutture calcaree, come i briozoi, i policheti e i madreporari, che contribuiscono al consolidamento delle scogliere coralligene.

Attorno agli organismi sessili, si aggirano molti invertebrati vagili, come aragoste (Palinurus elephas) e pesci, sia tipici di questa profondità, sia caratteristici delle zone più superficiali, ma rifugiati in questo habitat come conseguenza della pesca subacquea.

eunicella dettaglio – photo credit andrea mucedola

Tra le specie tipiche possiamo ricordare le castagnole rosse (Anthias anthias), i tordi fischietto (Labrus mixtus) e i ghiozzi dorati (Gobius aureus); tra le specie che trovano qui rifugio vi sono cernie, corvine e mostelle (Phycis phycis) Le strutture calcaree sono anche abitate da organismi scavatori, come spugne es bivalvi, che al contrario contribuiscono alla demolizione delle strutture stesse.

Gobius auratus – photo credit andrea mucedola

Le scogliere coralligene, in quanto edificate da organismi viventi, sono in continua evoluzione. La loro morfologia è data dall’equilibrio che si crea tra i meccanismi di costruzione, principalmente delle alghe ma anche degli animali che edificano scheletri calcarei, e quelli di demolizione, ad opera di organismi scavatori. Dal prevalere degli uni o degli altri si arriva all’incremento o alla distruzione delle strutture, in una dinamica che può presentare fasi alterne che vanno avanti da milioni di anni. Purtroppo oggi le azioni dell’uomo possono influenzare tali dinamiche minando la sopravvivenza stessa di tale habitat.

Infatti, a dispetto della sua ricchezza e biodiversità, l’habitat coralligeno è estremamente sensibile alle alterazioni ambientali in conseguenza del fatto che si sviluppa ad una profondità dove le caratteristiche chimiche e fisiche dell’acqua risultano meno variabili rispetto agli ambienti superficiali. Gli organismi che vi si trovano sono, nella maggior parte dei casi stenoeci, cioè non possono tollerare ampie variazioni delle condizioni ambientali, e per questo motivo possono essere fortemente minacciati dalla pressione umana sulla fascia costiera.

Biocostruzione
Con il termine “biocostruzione” si intende la creazione di strutture da parte di organismi viventi. L’esempio più famoso di biocostruzione è rappresentato dalle barriere madreporiche che caratterizzano gli oceani tropicali. Si tratta di immense strutture calcaree costruite dai polipi, organismi di pochi centimetri, che conducono per lo più vita in colonia e sono capaci di edificare strutture anche imponenti assorbendo atomi e ioni disciolti nell’acqua di mare e depositando carbonato di calcio. Se le barriere madreporiche rappresentano l’esempio più grandioso di biocostruzione, nei mari di tutto il pianeta vi sono moltissimi altri organismi capaci di costruire strutture complesse che resistono ben oltre la vita degli organismi che le hanno edificate. Anche in Mediterraneo sono molti gli organismi costruttori, dalla superficie fino alle grandi profondità.

colonizzazioni – photo credit andrea mucedola

I maggiori biocostruttori sono tuttavia dei vegetali, delle alghe rosse appartenenti all’ordine delle Corallinales. Queste alghe riescono a depositare carbonato di calcio ed edificare strutture che, per estensione e dimensioni sono comparabili alle barriere madreporiche tropicali. Soprattutto in condizioni di luce ridotta, quindi a profondità compresa tra i trenta ed i centocinquanta metri, alcune specie di Corallinales non solo edificano strutture che ricoprono completamente la roccia per diversi decimetri di spessore ma sono anche capaci di costruire simili strutture calcaree sui fondi sabbiosi profondi. Attraverso la loro opera questi organismi riescono a modificare completamente l’ambiente originario, creando nuovi habitat e incrementando di conseguenza la biodiversità. Anche animali come i coralli, i briozoi, molte tipi di vermi e di molluschi sono capaci di costruire strutture calcaree e concorrono quindi a costituire, insieme alle Corallinales, l’habitat coralligeno tipico del Mediterraneo.

 

Luigi Piazzi
docente universitario e ricercatore subacqueo scientifico presso l’Università di Sassari

 

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