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I terremoti sottomarini, cause ed effetti di Andrea Mucedola

Reading Time: 7 minutes

livello elementare 
.

ARGOMENTO: GEOLOGIA
PERIODO: na
AREA: SISMOLOGIA
parole chiave: sismi, tsunami, terremoti

 

Nascono negli abissi, nei movimenti tra le faglie
Come sappiamo, tra i disastri naturali più devastanti, i terremoti sono da sempre considerati i più temuti. Plinio riferiva che erano provocati da venti che penetravano nelle profondità della terra sconvolgendola e che erano in grado di staccare isole dalla terraferma o riunirle o farle sparire completamente delle terre (riferendosi alla Atlantide citata nei dialoghi di Platone). 

In Europa, durante il Rinascimento, nacquero fantasiose teorie come quella di Pierre Gassendi che nel 1600 pensava che i sismi fossero dovuti a sacche di gas che esplodevano o quella  dell’abate Pierre Bertholon de Saint-Lazare che, nel 1779, vi vedeva un effetto dell’elettricità accumulata nel suolo, che provocava un tuono  sotterraneo. Nel 1854 il geologo Robert Mallet pubblicò la prima carta sismica del mondo, ma un importante contributo alla fondazione della sismologia scientifica venne dagli italiani. Fu in particolare padre Timoteo Bertelli a costruire i primi strumenti in grado di rilevare fenomeni micro-sismici ed a rendersi conto della loro frequenza, trasformando quello che era stato lo studio occasionale di fenomeni considerati eccezionali in una rilevazione costante dell’attività sismica. All’inizio del XX secolo con il geologo Richard Dixon Oldham si giunse ad identificare i differenti tipi di onde sismiche. Oggigiorno lo studio dei terremoti è una branca della geofisica che studia i fenomeni sismici e la propagazione delle onde elastiche ed anelastiche da essi generate. Tale disciplina si interessa anche dello studio di eventi disastrosi come i maremoti (tsunami).

Scala Richter o Scala Mercalli  … che confusione !!!Non tutti sanno che gli eventi sismici possono avvenire anche sotto il mare e, in certe circostanze, possono causare effetti catastrofici in superficie, i tristemente famosi tsunami. Come vedremo questi fenomeni avvengono spesso in prossimità delle faglie attive ai margini delle grandi dorsali oceaniche.

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L’intensità dei terremoti sottomarini, a similitudine di quelli terrestri, può essere misurata scientificamente mediante l’uso della scala Richter. Spesso si sente usare dai mass media la scala Mercalli-Càncani-Sieberg (MCS), comunemente chiamata scala Mercalli.

In realtà le due scale indicano parametri diversi: la scala Richter si riferisce all’energia del terremoto mentre la Mercalli agli effetti causati dal terremoto che non dipendono solo dall’energia liberata ma anche dalla profondità dell’ipocentro, dalla natura del terreno, dalla distanza dall’epicentro, dalla quantità e tipologia  degli edifici costruiti (aderenza alle norme antisismiche). Per cui due terremoti di ugual scala Richter potrebbero aver due valori della Mercalli diversi. In pratica, quando parliamo di intensità del terremoto con riferimento Mercalli ci riferiamo ad una quantificazione dei suoi effetti distruttivi riportati nella scala (dai valori più piccoli non avvertiti dall’uomo a quelli più elevati che comportano  la distruzione del territorio).

Ovviamente quando parliamo di terremoti avvenuti in mare aperto questa scala non può essere applicata e ci si riferisce alla scala Richter che si basa su un parametro chiamato magnitudo, ovvero alla misura indiretta dell’energia meccanica sprigionata all’ipocentro. Essa è determinata dall’ampiezza delle onde sismiche registrate dai sismografi in superficie o sul fondo del mare. In sintesi, la magnitudo Richter è una misura della grandezza relativa tra terremoti e non una stima della reale grandezza dei terremoti. Dato che le energie e di conseguenza le ampiezze delle onde sismiche hanno un campo di variazione estremamente ampio, nel 1935 un sismologo statunitense, Charles Francis Richter, propose un metodo per la classificazione dei terremoti in base alla loro potenza prendendo come riferimento una traccia di ampiezza 0,001 mm lasciata su un sismografo orizzontale a torsione relativa ad un sisma avvenuto a 100 km di distanza.

Calcolando il logaritmo dell’ampiezza massima registrata dal sismografo durante un sisma, messo in relazione all’ampiezza di riferimento, si può ricavare una scala di valori logaritmici delle energie registrate ovvero la scala RichterIl suo valore presenta però delle imprecisioni, tenendo conto che l’analisi delle frequenze registrate dal sismografo ha dimostrato che le energie in gioco variano a differenti frequenze. Questo portò, negli anni ’70, allo sviluppo di una nuova scala delle magnitudo da parte di due geologi, Kanamori e Hanks, che introdussero la Scala di Magnitudo del Momento Sismico o MSS (Mw) che può fornire maggiori precisioni della scala Richter; in parole semplici la magnitudo del momento sismico equivale al prodotto tra l’area di faglia, la dislocazione e la resistenza delle rocce e rappresenta quindi la migliore stima della reale grandezza del terremoto. 

Tra le due scale (Richter e Kananori) possono quindi esistere delle differenze. Nei resoconti stampa sui terremoti spesso le due scale vengono confuse e i valori indicati come misurati sulla scala Richter.

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Ecco svelata la differenza fra le scale, spesso confusa dai mass media, che comporta polemiche inutili e, di fatto, che non comportano nessuna ricaduta sugli eventi, essendo di effettiva importanza e valore solo per gli scienziati.

Perché avvengono i terremoti sotto gli oceani?
La teoria della tettonica a zolle ci può aiutare a comprendere la causa dei terremoti sottomarini.

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La superficie della Terra comprende placche tettoniche, che hanno uno spessore medio di circa cinquanta miglia e sono in continuo e lento movimento su un letto di magma posto tra l’astenosfera (la fascia superficiale del mantello terrestre che giace sotto la litosfera e sopra la mesosfera) ed il mantello inferiore. In parole semplici, l’interazione tra la litosfera ed astenosfera è simile a quella di una zattera che galleggia su del liquido più denso sottostante.

L’astenosfera è stata individuata con certezza sotto la crosta oceanica, mentre sotto la crosta continentale non è stata ancora individuata ma si suppone si possa trovare a profondità maggiori. Le zolle muovendosi lentamente possono distaccarsi (tensional stress) o convergere l’una sull’altra, scivolando una sotto l’altra (compressional stress).

Nelle zone dove avviene uno shear stress, le placche possono muoversi  in senso orizzontale una accanto all’altra. Ogni azione comporta un accumulo di energia che, prima o poi, viene rilasciata producendo un sisma. Piccoli movimenti, detti fault creep, possono non comportare un’attività sismica ma possono creare comunque delle rotture superficiali visibili.

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le aree di confine delle placche tettoniche e e direzioni dei loro movimenti – wikipedia

Quando le placche si incontrano, se vi sono asperità, si arrestano nel loro movimento (compressional stress) fino a quando le forze accumulate nella spinta sfociano in un attività di rottura violenta che rilascia energia sismica. Questa zona di slittamento, che può essere orizzontale o verticale o di entrambi, viene chiamata  epicentro, ed è la zona dove si registra la massima ampiezza che provoca danni maggiori. Con il termine ipocentro, dal greco ὑπόκεντρον, centro al di sotto, si intende invece il punto all’interno della Terra dove comincia a propagarsi la frattura che genera poi un terremoto. Come per un sisma terrestre anche in quello sottomarino l’indice di gravità dei danni non è causato dal terremoto nella zona di spaccatura ma piuttosto dagli eventi che vengono attivati ​​dal terremoto. Un terremoto sottomarino altera il fondale marino causando la generazione di una serie di onde enormi, in funzione della lunghezza e ampiezza del terremoto, che gravano sulle città costiere con danni e perdite di vite umane.

Il filmato di seguito è esemplificativo degli effetti  causati da un terremoto sottomarino e si riferisce al sisma avvenuto nel 2011 al largo della costa del Pacifico di Tohoku con una magnitudo di 9,0. Il terremoto sottomarino avvenne al largo delle coste del Giappone alle 14:46 JST (5:46 UTC ) di venerdì 11 marzo 2011, con epicentro a circa 70 chilometri (43 mi) dalla penisola Oshika di Tohoku e ipocentro ad una profondità sottomarina di circa 30 km (19 mi).  

Questo sisma fu il più forte terremoto mai registrato in Giappone ed il quarto più potente terremoto nel mondo moderno, generando potenti onde di tsunami che raggiunsero altezze di 40,5 metri in Miyako e che, nella zona di Sendai, viaggiarono fino a 10 km nell’interno. Da misure geodetiche fu rilevato che il terremoto spostò Honshu (l’isola principale del Giappone) di 2,4 metri verso Est e spostò la Terra sul suo asse con un valore compreso tra i 10 ai 25 cm. I terremoti sottomarini possono danneggiare anche i cavi sottomarini creando a volte importanti interruzioni dei servizi elettrici e telefonici.

Nel 2006, nell’oceano Pacifico, un forte terremoto sottomarino scosse con violenza la costa meridionale dell’isola di Taiwan, interrompendo linee di telecomunicazione e collegamenti telefonici necessari per il data exchange ed internet, necessari per i rapporti sociali e di lavoro di centinaia di milioni di persone in quell’area geografica. A seguito del sisma, i conseguenti smottamenti e fratture del fondo marino danneggiarono una decina di cavi sottomarini in più di venti punti e furono necessari costosi interventi subacquei di riparazione che richiesero settimane di lavoro. 

Nel 2011 un grande terremoto, che scosse la costa orientale del Giappone, determinò numerosi guasti su cinque diversi cavi sottomarini e anche le stazioni di approdo dei cavi subirono seri danni a causa dello tsunami seguito al terremoto. La rottura dei cavi sottomarini è particolarmente frequente in Asia dove molti cavi subacquei attraversano zone fortemente sismiche come l’anello di fuoco del Pacifico e la grande faglia di Sumatra. Ma il problema potrebbe interessare anche il Mediterraneo. Torneremo presto sull’argomento … 

 

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