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Titolo : Impariamo a ridurre le plastiche in mare

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I segreti del Nautilus di Domiziana D’Aniello

Reading Time: 5 minutes

 

livello elementare

.

ARGOMENTO: LETTERATURA
PERIODO: XIX SECOLO
AREA: DIDATTICA
parole chiave: Nautilus, Jules Verne

In questo articolo vorrei mettere in luce alcuni dei misteri legati al Nautilus, iniziando dal nome stesso del sottomarino verniano.

Gli antichi Greci erano soliti indicare i marinai con il generico nautilus, ma solamente nel 1800, quando Robert Fulton lo scelse come nome per il primo sommergibile mai realizzato, il termine si impresse nella storia dell’innovazione umana e da allora furono numerose le successive citazioni in ambito di tecnologia sottomarina: si pensi ai fratelli Coessin, che nel 1809 francesizzarono il sostantivo in Nautile per battezzarci il loro nuovo modello di batiscafo, oppure all’americano Hallelt che sfoggiò la versione originale in lingua greca, presentandola all’Esposizione parigina del 1867, la stessa alla quale assisté Verne durante la stesura di Ventimila Leghe Sotto i Mari.

Come accennato in precedenza, anche la struttura meccanica del Nautilus era ispirata ad un originale esposto nel 1867: il sottomarino Le Plongeur, creato dal capitano Bourgois e l’ingegnere Bruni, il cui modello è visibile ancora oggi presso il Musée national de la Marine (Museo nazionale della Marina) a Parigi (Fig. 2.40).

Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file è MARINA-FRANCESE-SOMMERGIBILI-Le_plongeur_submarine_model-1024x443.jpg

Fig.2.40: Modello del sottomarino Le Plongeur, Museo Nazionale della Marina, Parigi – Foto Remy Kaupp Le plongeur submarine model.jpg – Wikimedia Commons

Dal sommergibile reale il Nautilus ereditò scafo, paratie e particolari vari, Verne mantenne inalterate le proporzioni e le forme, però cambiando le misure: i quarantaquattro metri di lunghezza furono trasformati in settantasette, mentre i sei metri di larghezza divennero otto.

La novità romanzesca consisteva nell’esclusiva risorsa energetica sfruttata dal batiscafo, citando direttamente il capitano Nemo: «C’è un agente potente, obbediente, facile, che si piega ad ogni uso e che regna padrone a bordo della mia nave. Ogni cosa si fa per opera sua. Esso mi rischiara, mi riscalda, è l’anima dei miei apparecchi meccanici: l’elettricità» (J. VERNE, 2018, p.104).

All’epoca la corrente elettrica era considerata una forza misteriosa e per questo in grado di conferire un carattere quasi soprannaturale al Nautilus. Nonostante ciò, anche in questo caso si può osservare come Verne cercasse di mescolare la propria creatività al sapere scientifico e, proseguendo con la spiegazione all’interno del romanzo: «vi dirò innanzitutto che esistono in fondo ai mari delle miniere di zinco, di ferro, d’argento e d’oro che si potrebbero certamente sfruttare. Io non ho chiesto nulla a questi materiali terrestri e non volli domandare se non allo stesso mare i mezzi per produrre la mia elettricità […] io devo tutto all’oceano, che esso produce l’elettricità, e che l’elettricità dà al Nautilus il calore, la luce, il movimento, per farla breve la vita» (J. VERNE, 2018, p.105).

Un’altra caratteristica del Nautilus era lo sfarzo dei suoi ambienti, che sembravano imitare i saloni Ottocenteschi della ricca aristocrazia europea in un’atmosfera generale di lusso, nella quale si riservava un ruolo privilegiato ad arte e cultura: infatti, nel rispetto di un disordinato gusto eclettico erano presenti le più importanti opere letterarie e scientifiche, condensate nella quantità simbolica di dodicimila volumi, insieme ad una trentina di tavole pregiate, ammirevoli statue antiche, marmi e bronzi, una collezione inestimabile di conchiglie e di perle rare (Fig. 2.41).

Dunque, la biblioteca del capitano rappresentava il compendio perfetto del patrimonio umano di letteratura, arte e scienza, unito ai tesori naturali e a questo punto appare curioso che Nemo rifiutasse il titolo di uomo civile, dichiarando il suo totale estraniamento dalla società.

Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file è fig-1-ventimila-leghe.jpg

Fig. 2.41 : Incisione di H. T. Hildibrand, Vingt Mille Lieues Sous les Mers: Illustrations par de Neuville et Riou, 1871 – fonte Alphonse de Neuville e Édouard Riou | VENTIMILALEGHE (wordpress.com)

Il complesso degli studi del capitano e del professor Aronnax, unito alle osservazioni scientifiche più volte menzionate, conferiva al romanzo un contenuto pedagogico di alto livello, trasformato dallo scrittore in spettacolo per il piacere dei lettori. Tuttavia, se in un primo momento le profondità oceaniche per i passeggeri a bordo del Nautilus apparivano come un meraviglioso acquario senza limiti, con il passare del tempo allo stupore si sostituirono gradualmente sensazioni più sinistre e fu il fiociniere Ned Land, il più reticente tra i compagni di Arronax, ad introdurre l’idea che il viaggio negli Abissi potesse essere una trasgressione della legge divina, dichiarando: «Io penso che stiamo vedendo cose che Dio ha voluto nascondere agli esseri umani» (J. VERNE, 2018, p.424).

Dunque, proprio come sottolineano le osservazioni di Noiray, il romanzo così iniziava ad abbracciare i toni del macabro, lasciando emergere il concetto di spazi che non andrebbero violati ed esperienze che l’uomo non dovrebbe compiere, ma che la scienza rende comunque possibili e mentre il viaggio negli Abissi si arricchiva di incontri con creature mostruose, relitti e rovine sommerse, mostrando i drammi nascosti nelle profondità, il Nautilus stesso da strumento conoscitivo di meraviglie e bellezza assumeva un ruolo ambiguo, sostituendo immagini più oscure e inquietanti a quelle edeniche dei primi tempi, fino a rivelarsi un’arma nelle mani del capitano, responsabile di violenza e morte, come nel caso del massacro dei capodogli oppure dell’episodio narrato verso le ultime pagine del romanzo e in cui, dopo aver speronato la nave da guerra ignota, Nemo invitò i suoi ospiti a banchettare, obbligandoli ad assistere all’inghiottimento del vascello. La scena in questione sconvolse il professore, facendo crollare l’ammirazione provata nei confronti del capitano, che in quell’occasione definì un «terribile giustiziere, vero arcangelo dell’odio» (J. VERNE, 2018, p.496).

Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file è fig-2-ventimilaleghe.wordpress.com20130604illustrazioni-by-alphonse-de-neuville-e-edouard-riou.jpg

Fig. 2.42: Incisione di H. T. Hildibrand, Vingt Mille Lieues Sous les Mers: Illustrations par de Neuville et Riou, 1871 – fonte Alphonse de Neuville e Édouard Riou | VENTIMILALEGHE (wordpress.com)

Quindi, al pari della letteratura antica, in Vingt Mille Lieues Sous les Mers, le profondità di oceani e mari trasparivano come elementi di un mondo surreale, straordinarie risorse potenzialmente illimitate, ma al contempo pericolose e mortifere per chiunque osasse navigarne le acque (Fig.2.42), salvo nel caso di individui eccezionali, non più semidei, bensì uomini intellettuali dotati di straordinari macchinari tecnologici (J. NOIRAY, 2008, pp.273-282).

Domiziana D’Aniello 

 

in anteprima piani di costruzione del Le Plongeur – 1867 anonymous document File:Le Plongeur plan.jpg – Wikimedia Commons

 

Riferimento
estratto dalla tesi “Oceani, Mari e Abissi tra storia, letteratura e scienza: dall’immaginario antico alle attuali teorie scientifiche” di Domiziana D’Aniello

Illustrazioni di Neuville e Riou, incisioni di H. T. Hildibrand, dal libro Vingt Mille Lieues Sous les Mers, 1871, fonte Alphonse de Neuville e Édouard Riou | VENTIMILALEGHE (wordpress.com)

 

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