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livello elementare.
ARGOMENTO: STORIA NAVALE
PERIODO: XX SECOLO
AREA: ARMI SUBACQUEE
parole chiave: torpedini, siluri
Un’arma rivoluzionaria
Nell’autunno del 1869 una delegazione della UK Royal Navy visitò Fiume e si espresse favorevolmente sulle nuove armi prodotte da Whitehead. Le prove successive, effettuate nel Regno Unito, portarono alla commessa di un lotto di siluri che furono ricevuti nel 1870. Nel 1871 l’Ammiragliato britannico acquistò i diritti di produzione per sole £ 15.000 e l’anno successivo iniziò la produzione dei siluri presso i Royal Laboratories, Woolwich.
L’esempio della UK Royal Navy fu presto seguito da francesi, tedeschi e cinesi. Whitehead esportò i suoi siluri in tutto il mondo, che si differenziavano fra loro per le numerose richieste di miglioramento delle prestazioni tecniche ed operative. Ad esempio, i Tedeschi richiesero una velocità di 16 nodi con una portata di almeno 550 iarde, richiesta che portò alla sostituzione del motore bicilindrico Vee con un motore a tre cilindri, costruito da Peter Brother-hood, Ltd., di Peterborough. Nel 1872 Whitehead acquistò l’azienda e la ribattezzò Silurificio Whitehead mantenendo lo standard raggiunto a seguito dell’introduzione del nuovo motore, che aveva migliorato le caratteristiche propulsive, e delle eliche controrotanti per stabilizzarne in parte il moto. Di fatto, fino al 1895, non furono apportati miglioramenti significativi fino all’introduzione del giroscopio per la guida azimutale.
Ma Whitehead non era solo
I Tedeschi, oltre a ordinare i siluri Whitehead, nel 1873, iniziarono a costruirne di propri con la ditta di L. Schwartzkopf, poi Berliner Maschinenbau A.G., che iniziò a produrre ottimi siluri in bronzo fosforoso, una lega ad alto contenuto di stagno e fosforo con alti valori di resistenza di carico, ed un’elevata elasticità e resistenza.

siluro Schwartzkopff in seguito acquisito dalla marina russa – Fonte Le Patriote Illustré – autore disegno sconosciuto – user Ioki11 Schwartzkopff-torpedo.jpg – Wikimedia Commons
L’azienda iniziò presto ad esportare armi in Russia, Giappone, Gran Bretagna e Spagna. Ad esempio, nel 1885, la Gran Bretagna ordinò 50 siluri Schwartzkopf perché la produzione degli Whitehead in Italia ed a Fiume non poteva soddisfare la domanda. Oltre alle armi standard, furono prodotti diversi tipi di siluro conformi alle specifiche delle diverse marine straniere. Nello stabilimento Whitehead di Fiume, solo nel 1884, furono prodotti non meno di 17 diversi tipi di armi. La tabella seguente mostra i Paesi in cui furono esportati questi siluri fino al 1881.
Paesi /in pollici | 16 | 15 | 14 |
Argentina | – | – | 40 |
Belgio | – | 40 | – |
Danimarca | – | 58 | 25 |
Germania | – | 103 | 100 |
Gran Bretagna | – | – | 254 |
Francia | – | 105 | 113 |
Italia | – | – | 70 |
Grecia | – | 30 | 40 |
Austria | – | – | 100 |
Portogallo | – | – | 50 |
Russia | 25 | 215 | 10 |
altri | – | 51 | 27 |
Il loro primo impiego bellico
Storicamente la prima vittima di un siluro fu il vapore turco Intibah che, il 16 gennaio 1877, fu affondato con dei siluri lanciati dalla nave russa Velikiy Knyaz Konstantin, comandata dal comandante Stepan Osipovich Makarov durante la guerra russo-turca.
Nell’aspetto esteriore i siluri erano molto simili, sia nella forma che nelle prestazioni, costruiti con sezioni di coda e testa standard ma con sezioni centrali diversificate in relazione alle esigenze. La forma della testa originale, molto appuntita, era ritenuta più funzionale ma di fatto limitava il trasporto delle testate più grandi. Nel 1883, un comitato istituito per esaminare gli aspetti progettuali dei siluri condusse delle prove tecniche per verificare se la forma della testa avesse qualche effetto sulle prestazioni di velocità dell’arma. Grazie allo studio di un ingegnere idrodinamico, William Froude, emerse che una testa smussata non mostrava svantaggi eccessivi nelle prestazioni di velocità per cui la sua forma assunse le caratteristiche odierne.La prima volta che un siluro fu impiegato con successo in un’azione bellica fu nel 1891 quando il monitore cileno Blanco Encalada fu affondato da una cannoniera torpediniera a seguito del lancio di cinque siluri, il cui l’ultimo le fu fatale.
L’impiego di questa nuova arma si prospettò di un certo interesse per equipaggiare anche i primi sommergibili, in pratica riprendendo il concetto operativo del Nautilus di Fulton. Tra le prime marine a dotarsene fu l‘impero ottomano che, nonostante fosse in decadenza, si dimostrò particolarmente sensibile alla modernizzazione militare seguendo l’emergere delle nuove tecnologie comparse nel XIX secolo. Il sultano Abdul Hamid II incaricò il ministro della Marina di acquisire al più presto dei sommergibili (la cui acquisizione era in corso anche da parte della marina ellenica) per proteggere le acque dell’Egeo. Fu così che la Turchia acquistò in Gran Bretagna due battelli sommergibili a vapore, l’Abdül Mecid e l‘Abdül Hamid che, storicamente, fu il primo sommergibile, nel 1888, a lanciare un siluro contro una nave bersaglio.
La storia è curiosa L’ingegnere svedese Nordenfelt, nel 1885, progettò un prototipo di un battello subacqueo a vapore con un’autonomia di 15 miglia alla velocità di 4 nodi. I battelli furono costruiti dai Barrow Shipyard e venduti all’Impero Ottomano ed alla Russia (battello che però non raggiunse mai la sua destinazione ed affondò sulla costa dello Jutland durante il suo viaggio di consegna). I primi test in mare furono effettuati il 5 febbraio 1887 con tre immersioni di 20 secondi ciascuna, mantenendo la sola cabina di pilotaggio sopra l’acqua. In un altro test, all’inizio del 1888, il sommergibile fu in grado di navigare attraverso le forti correnti, dei Dardanelli, raggiungendo una velocità di 10 nodi e affondando con successo una vecchia nave bersaglio con un solo siluro. I sommergibili, Abdül Hamid e l’Abdül Mecid, entrarono ufficialmente in servizio nella Marina ottomana il 24 marzo 1888 ma restarono in seguito inutilizzati per difficoltà di esercizio. Di fatto, nel 1914, furono ritrovati dai Tedeschi pressoché intatti – foto: il sommergibile ottomano Abdül Hamid, Istanbul, 1 gennaio 1886. |
Tra le armi subacquee autopropulse, per completezza, voglio citare un’arma decisamente innovativa per la sua epoca. Questo siluro, ideato da John Louis Lay [1], differiva dagli altri perché poteva essere controllato nella sua corsa sul bersaglio. Un concetto decisamente moderno. Il suo inventore, arruolatosi nella USN nel 1861, si dedicò da subito allo sviluppo delle torpedini, conducendo studi al Philadelphia Navy Yard. Nel 1865, insieme all’ingegnere Wood, ottennero quattro brevetti relativi ad un nuovo tipo di arm, un siluro di discrete dimensioni autopropulso (US Letters Patent No’s 46.850-46.853, del 14 marzo 1865).

Illustrazione su The Scientific American sui recenti miglioramenti nella guerra con le torpedini ( edizione July 19, 1873). Illustrazione del siluro Lay presa da Science Record del 1873 – Autore sconosciuto – Fonte The Scientific American File:Lay Torpedo – Scientific American – 1873.png – Wikimedia Commons
Forse perché aspirava a rapidi guadagni, non certo assicurati da una carriera nella Marina statunitense, Lay si congedò ed iniziò a lavorare per il governo peruviano per potenziare le difese del porto di Callao. Al suo ritorno, nel 1867, perfezionò il “Lay Moveable Torpedo Submarine”, simile a quello di Whitehead, ma filoguidabile. Ne vennero realizzati due modelli, di diverse lunghezze (16 e 23 piedi), di sezione cilindrica e con estremità coniche, che contenevano cariche da 100 o 200 libbre di esplosivo. Questi strani siluri differivano anche per gli aspetti propulsivi, inizialmente dotati di una sola elica e poi di due eliche controrotanti, alimentate da un motore da 9 HP azionato ad anidride carbonica compressa o ammoniaca. Durante i primi test in mare, un siluro Lay da 23 piedi raggiunse in prova la discreta velocità di 9 nodi.
il siluro Lay – circa 1870 – 1880 – autore Naval History and Heritage Command – Fonte: ritaglio dell’immagine originale su Naval History and Heritage CommandLay torpedo.jpg – Wikimedia Commons
Come premesso, la caratteristica più importante di questo siluro era che, a differenza del siluro WHITEHEAD, poteva essere controllato da una nave o da un operatore a terra tramite un cavo elettrico multipolare. Un’idea decisamente innovativa per quei tempi. A seguito di dimostrazioni tenutesi sia negli Stati Uniti che in Europa, il governo russo ne acquistò i diritti di produzione in Russia e, dopo aver importato impianti, macchinari e manodopera qualificata dall’America, produsse almeno dieci grandi siluri.
Questo siluro, sebbene meccanicamente avanzato, non ebbe però molto successo, essendo estremamente costoso (nel 1878 costava la cifra di 15.000 dollari) e poco prestante, a fronte dei nuovo modelli realizzati da Whitehead.
Un’arma rivoluzionaria ma con tanti problemi
In linea con la dottrina di Alfred Thayer Mahan, l’obiettivo strategico era l’affondamento delle unità militari avversarie per acquisire il dominio del mare; va compreso che l’affondamento del naviglio mercantile era ancora proibito dalle regole di guerra per cui lo scontro in mare sarebbe stato solo tra unità da guerra. Il targeting, grosso problema allora ancora non risolto con l’impiego delle mine tradizionali, era quindi un fattore fondamentale che implicava necessariamente il riconoscimento del nemico, un avvicinamento quanto più occulto possibile al bersaglio ed il lancio del siluro. Un combattimento occulto tutt’altro che semplice da attuare e nei corridoi delle Marine non considerato molto cavalleresco; di fatto molti comandanti preferivano emergere e sparare con il cannone contro le navi. Eccesso di cavalleria o una mancanza di fiducia verso quelle armi che spesso mancavano il bersaglio, non scoppiavano e, cosa non trascurabile, potevano far perdere l’assetto del battello dopo il lancio, causandone l’emersione incontrollata ed esponendolo al fuoco nemico?
Ma quali erano i problemi tecnici dei siluri?
Nella trattazione che seguirà non parlerò dei siluri navali e di quelli impiegati dagli aerei, che ebbero anch’essi non pochi problemi, ma di quelli lanciati principalmente dai sommergibili. La difficoltà di reperire informazioni ha richiesto una ricerca complessa delle valutazioni tecnico e operative di queste armi nel periodo degli anni ’30 –’40 del secolo scorso che influenzarono i risultati operativi di queste armi subacquee. Queste valutazioni sono relativamente disponibili in ambiente anglosassone ma molto meno in campo nazionale, dove spesso si ritrovano apprezzamenti di difficile valutazione, che a volte sembrano voler quasi nascondere tristi realtà nazionali, paradossalmente non tanto dissimili da quelle degli alleati e degli allora avversari. Di fatto i problemi ci furono, potremmo dire in maniera simile, in tutti i siluri impiegati dalle marine dell’epoca. Li vedremo nei particolari nei prossimi articoli.
Fine II parte – continua
Andrea Mucedola
in anteprima disegno del primo siluro filoguidato, ideato da Lay da Gray, Edwyn Nineteenth Century Torpedoes and Their Inventors, Naval Institute Press, Annapolis, Maryland, 2004
Nota
Ringrazio la Rivista Marittima per la gentile concessione alla pubblicazione del saggio che è stato arricchito di nuove informazioni e diviso in sei parti per facilitarne la lettura. A differenza della prima versione, ho escluso la situazione dei siluri italiani (contenuta nell’articolo pubblicato sulla Rivista Marittima, 2022) che riprenderò in un saggio dedicato.
Riferimenti
[1] Edwyn Gray, Nineteenth Century Torpedoes and Their Inventors, Naval Institute Press, Annapolis, Maryland, (2004).
Karl Doenitz, Memoirs: Ten Years And Twenty Days Paperback, March 22, (1997).
David Wright, Habersham, Wolves Without Teeth: The German Torpedo Crisis in World War Two (2010), Electronic Theses and Dissertations.
Caly Blair, Hitler’s U-Boat War: The Hunters 1939-1942. New York: Random House, (1996).
Stephen Roskill, The War at Sea 1939-1945, Vol. II (Uckfield, East Sussex, United Kingdom, Naval & Military Press, (1956).
Buford Rowland, William B.Boyd, U.S. NAVY Bureau of Ordnance in World War II, Chapter VI, the Library of the University of California, (1953).
OP 635 (1st Rev)-TORPEDOES MK 14 AND 23 TYPES manual.
Winston S. Churchill, The Second World War, Vol Two: Their Finest Hour (Boston: Houghton Mifflin, (1985).
Morison, Samuel, History of United States Naval Operations in World War II, Vol 10, The Atlantic Battle Won, May 1943-May 1945. Champaign, University of Illinois Press. ISBN 978-0252070617, (2002).
Gian Carlo Poddighe, Sistemi di protezione subacquea nella Seconda guerra mondiale. Precedenti, scelte, tecnologie, aspetti costruttivi, (2018).
Giorgio Miovich, Sistemi d’arma delle forze A/S e subacquee con elementi di acustica subacquea, edizioni Accademia navale Livorno, (1978).
Erminio Bagnasco, Maurizio Brescia, Sommergibili italiani 1940-1943 parte I Mediterraneo, Dossier Storia Militare, (2013)
Philip A. Crowl, “Alfred Thayer Mahan: The Naval Historian” in Makers of Modern Strategy from Machiavelli to the Nuclear Age, ed. Peter Paret (Oxford: Clarendon Press, 1986)
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ammiraglio della Marina Militare Italiana (riserva), è laureato in Scienze Marittime della Difesa presso l’Università di Pisa ed in Scienze Politiche cum laude all’Università di Trieste. Analista di Maritime Security, collabora con Centri di studi e analisi geopolitici italiani ed internazionali. È docente di cartografia e geodesia applicata ai rilievi in mare presso l’I.S.S.D.. Nel 2019, ha ricevuto il Tridente d’oro dell’Accademia delle Scienze e Tecniche Subacquee per la divulgazione della cultura del mare.