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Petizione OCEAN4FUTURE

Titolo : Impariamo a ridurre le plastiche in mare

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  Address: OCEAN4FUTURE

Gli uomini della Marina siciliana – parte II

Reading Time: 6 minutes

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livello elementare

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ARGOMENTO: STORIA NAVALE
PERIODO: XIX SECOLO
AREA: DIDATTICA
parole chiave: Marina siciliana


E neppure i capi 
La diffidenza sulle idee politiche e sulla capacità professionale non risparmiò equanimemente neppure coloro che si alternarono nei vertici della marina garibaldina. Per loro non ci fu la consacrazione ad eroi nazionali come tanti generali e ufficiali di Garibaldi e, a differenza di questi, a nessuno di loro fu intitolato uno dei cacciatorpediniere “tre pipe” del periodo 1910-1920. Nel complesso, non ebbero grandi soddisfazioni.

Amilcare Anguissola (1820-1901). Da Capitano di fregata fu il protagonista della consegna della corvetta Veloce alla quale si è già accennato. Non fu un ufficiale particolarmente popolare: un imbarazzatissimo Persano, presente a Palermo con la squadra piemontese, ritenne la sua  defezione intempestiva e improduttiva e lo indirizzò alle forze garibaldine. Fu Ministro della Marina Siciliana dal 20 settembre al 18 ottobre 1860 e, come tale, sembra che abbia frettolosamente cercato di farsi strada con troppa disinvoltura a scapito dei suoi colleghi. Promosso capitano di vascello, il 18 ottobre 1860 fu ulteriormente promosso a retro-ammiraglio seguendo ancora l’antica denominazione napoletana dei gradi e Cavour, che sic et simpliciter lo considerava un traditore, lo fece mettere in disponibilità tre mesi dopo. Per spiegare questa grave ombra di tradimento che pesò sempre sull’Anguissola, che fu condivisa da tutti i colleghi ed ex colleghi e che fu giudicata riprovevole dal noto scrittore di cose navali Jack La Bolina, suo contemporaneo, sta il fatto che non furono pochi gli ufficiali, sia borbonici che piemontesi, che accorsero sotto le bandiere garibaldine, ma tutti avevano dato le dimissioni ed erano divenuti di fatto e di diritto borghesi, senza contare che nessuno aveva consegnato navi o materiali, né indotto gli equipaggi a seguirli mettendoli di fronte a un fatto compiuto.

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Le reazioni di un giornale napoletano dopo la diserzione di Amilcare Anguissola

Fu richiamato in servizio nel 1863 mantenendo eccezionalmente il grado di contrammiraglio, non fu presente a Lissa e infine fu nominato Comandante della Divisione dell’America Meridionale che, fra tutti gli incarichi di vertice, era il meno ambito: mentre andava a raggiungere il suo posto sul Conte di Cavour, il piroscafo si incagliò su una spiaggia uruguaiana.

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Nave trasporto Conte di Cavour (da www.Cherini.eu)

Scese a terra per cercare soccorso e con parte dell’equipaggio si inoltrò nella regione lasciando a bordo il comandante Burone-Lercari che riuscì a disincagliarsi e a raggiungere Montevideo senza l’ammiraglio che, invece, arrivò più tardi via terra con grande mormorazione dei cittadini come testimonia il Randaccio nella sua “Storia delle Marine Militari”. Non fu una bella figura e questo gli valse il richiamo e il collocamento a riposo nel 1868.  

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Amilcare Anguissola (Archivio Ciro La Rosa)

Salvatore Castiglia (1819-1895). Fu un capitano mercantile, attivissimo seguace di Mazzini e della Giovane Italia ed era un reduce dell’insurrezione siciliana del 1848 durante la quale era stato nominato Capitano di Vascello e Comandante della marina.

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Salvatore Castiglia

Comandò il Piemonte nel viaggio da Quarto a Marsala e il 17 giugno 1860, riconfermato nell’antico grado, venne nominato Direttore Provvisorio presso il Segretario di Stato per il ramo marina; lavorò bene e a lui si devono i primi passi per la costituzione del Ministero e del Corpo. Fu poi nominato comandante del Corpo Equipaggi e dell’Arsenale di Palermo (dove sembra abbia chiuso gli occhi su un’incredibile serie di furti di materiale) e organizzò il traghettamento delle truppe garibaldine attraverso lo Stretto di Messina, venendo promosso contrammiraglio il 20 ottobre 1860. Il grado, obiettivamente troppo elevato e raggiunto solo per meriti politici,  non gli fu riconosciuto nella Marina italiana e venne retrocesso a Capitano di vascello nello Stato Maggiore dei porti: ovviamente non ne fu per nulla soddisfatto  e come tale si rifiutò di prendere servizio: alla fine l’intervento  di potenti amicizie  lo convinse ad accontentarsi  di  “barattarlo”  con un  posto di Console d’Italia ad Odessa, ufficio  che, appartato e senza più occuparsi di politica, resse per decenni fino alla morte.

Giovan Battista Fauchè (1815-1884). E’ uno dei personaggi più noti dell’epopea garibaldina perché, come direttore della Compagnia Rubattino, mise a disposizione dei Mille i due piroscafi che condussero la spedizione a Marsala. Dopo una breve esperienza giovanile come aspirante di marina e qualche imbarco  sotto gli austriaci nella natia Venezia, passò tutta la vita a terra, sostanzialmente come contabile. Seguì Garibaldi e il 14 luglio 1860 fu nominato Commissario Generale della marina e più tardi Ministro, ottenendo la nomina a Capitano di vascello. Anche nel suo caso il grado non gli fu riconosciuto e fu nominato Console di Marina di prima classe. Il figlio Pietro che scrisse il libro “Giambattista Fauchè la spedizione dei Mille – memorie documentate” (Ed. Dante Alighieri, Roma-Milano 1905) afferma che fu un trattamento umiliante senza però rendersi conto che si trattava del grado più elevato della gerarchia dei Consolati di Marina  e che con questo si era proprio voluta riconoscere la sua capacità di ottimo funzionario e amministratore ignorando giustamente la sua minima esperienza di uomo di mare: infatti nel nuovo incarico  figurò molto bene – forse fu colui che fece la miglior riuscita fra gli ufficiali della Marina siciliana – reggendo il Consolato di Ancona e, transitato nel Corpo delle Capitanerie di porto come Capitano di porto di prima classe, comandò gli importanti porti di Messina, Livorno e di Genova.

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Giovan Battista Fauchè in uniforme da Capitano di porto

Fu messo a riposo nel 1882: il figlio afferma che fu amareggiato dal provvedimento ma anche qui non tenne conto che aveva raggiunto i normali limiti di età e quindi non c’era niente discriminatorio. Rimasto vedovo si trasferì a Venezia dove morì di polmonite e, ancora secondo il figlio, morì in povertà. Forse in questa recriminazione c’è qualcosa di vero perché all’epoca, per il suo grado, lo stipendio era di 500 lire al mese quando come impiegato di Rubattino, venti anni prima, ne percepiva già 1.000 e, tra l’altro non risulta che gli fosse stata ancora liquidata la pensione.  

In conclusione … 
La retorica risorgimentale ha quasi “santificato” tutti i protagonisti di quel periodo, sorvolando sugli errori, la miopia, i ladrocini e perfino i crimini che nell’arco dei cinquant’anni intercorsi fra il 1820 e il 1870 si pretesero purificati perché ammantati di un patriottismo, spesso di comodo e talvolta perfino indice di ossessioni e turbe mentali. In fondo, in questo fosco quadro, alla Marina Siciliana non si possono formulare accuse di particolare gravità ma ciò non toglie che la sua breve esistenza sia stata costellata di sprechi, favoritismi e meschinità. Potremmo concludere facendo nostre le parole del Randaccio: “denari buttati in navi inutili per la guerra ed in una milizia marittima inetta a qualunque opera militare. Ma in tempo di rivoluzione si ragiona quanto e come si può”.

Guglielmo Evangelista

 

Appendice

Le navi della marina siciliana
Escludendo la fregata Tuckery, tutte le altre navi erano ex mercantili che quando furono incorporate nella Regia Marina furono riclassificate navi trasporto o rimorchiatori. Durante la spedizione garibaldina non erano armati, ma dopo il 1861 ciascuno ricevette due o quattro cannoni. Oltre alle navi acquistate e qui elencate, varie altre furono noleggiate in Italia e all’estero.

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Nave trasporto Plebiscito

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Nave trasporto Washington

 

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