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  Address: OCEAN4FUTURE

L’eruzione di Tonga potrebbe contribuire a modificare la temperatura della Terra per anni

Reading Time: 4 minutes

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livello elementare

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ARGOMENTO: GEOLOGIA
PERIODO: XXI SECOLO
AREA: OCEANO PACIFICO
parole chiave: Vulcanismo, cambiamenti climatici, emissioni in atmosfera

 

Abbiamo accennato in un precedente articolo la devastante eruzione del vulcano sottomarino Hunga Tonga-Hunga Ha’apai avvenuta nel gennaio scorso (2022), più di otto mesi fa vicino a Tonga. Torniamo sull’argomento per un’interessante notizia che fa riflettere su una delle cause maggiori di riscaldamento globale: le eruzioni vulcaniche.

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L’eruzione del vulcano sottomarino il 15 gennaio 2022. (Credito immagine: Tonga Geological Services)

Recentemente, i ricercatori hanno calcolato che l’eruzione di Hunga Tonga-Hunga Ha’apa ha vomitato nell’atmosfera l’incredibile quantità di circa 50 milioni di tonnellate di vapore acqueo, oltre naturalmente a enormi quantità di cenere e gas vulcanici. Questa massiccia emissione di vapore ha aumentato la quantità di umidità nella stratosfera globale di circa il 5% che potrebbe persistere per mesi. Di certo l’eruzione del grande vulcano sottomarino, iniziata il 13 gennaio e culminata due giorni dopo, è stata una delle maggiori se non la più potente osservate sulla Terra da decenni. Secondo la National Oceanic and Atmospheric Administration (NOAA) gli effetti della violenta esplosione si sono estesi per un raggio 162 miglia, emettendo alte colonne di cenere, vapore e gas in atmosfera fino alla quota di 20 chilometri. In quei tre giorni il vulcano sottomarino Hunga Tonga-Hunga Ha’apa espulse circa 400.000 tonnellate di anidride solforosa, circa il 2% della quantità sprigionata dal Monte Pinatubo durante l’eruzione del 1991. 

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L’influenza sul clima delle eruzioni vulcaniche è fonte di studi in tutto il mondo
Da studi climatologici è noto che grandi eventi vulcanici possono proiettare ceneri, gas e vapori negli strati superiori dell’atmosfera terrestre. Secondo la University Corporation for Atmospheric Research della National Science Foundation, in certe situazioni la presenza di ceneri e gas può bloccare la luce solare, contribuendo a variazioni temporanee della temperatura del pianeta. È noto come nelle Ere geologiche vi furono lunghi periodi caratterizzati da forte vulcanesimo durante i quali violente e ripetute eruzioni contribuirono a modificare anche drammaticamente il clima globale, causando in alcuni casi eventi di estinzioni di massa.

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Monte Pinatubo, Filippine

Effetti di raffreddamento a seguito di violente eruzioni sono stati confermati da recenti eventi. Nel 1991, quando il Monte Pinatubo nelle Filippine esplose, i gas e le ceneri emesse abbassarono le temperature globali di circa 0,9 gradi Fahrenheit (0,5 gradi Celsius) per almeno un anno. L’effetto di raffreddamento globale avvenne anche a seguito dell’esplosione del vulcano Krakatoa le cui polveri, trasportate dalle correnti a getto, interessarono tutto il pianeta. L’evento sprigionò un’energia equivalente a 200 megatoni, provocando uno spaventoso tsunami e la morte di oltre 36 mila persone.

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Krakatoa, dopo la terribile eruzione, periodicamente continua ad eruttare

L’esplosione ridusse in cenere l’isola sulla quale sorgeva il vulcano e scatenò un’onda di maremoto alta 40 metri che corse alla velocità di 300 km/h. I suoi effetti sull’atmosfera furono apprezzati anche in Europa ed è ancora oggi uno dei disastri conosciuti più spaventosi avvenuti sul pianeta Terra.

Ma non è sempre così
A differenza del monte Pinatubo (e della maggior parte delle grandi eruzioni vulcaniche, che si verificano sulla terraferma), le emissioni del vulcano sottomarino di Tonga hanno invece trasportato quantità di vapor acqueo sostanziali nella stratosfera. Si pensi che nelle prime 24 ore dall’inizio dell’eruzione, il pennacchio si era esteso per oltre 31 km nell’atmosfera sovrastante.

Secondo un recente studio, pubblicato il 22 settembre sulla rivista Sciences, “le eruzioni sottomarine possono trarre gran parte della loro energia esplosiva dall’interazione di acqua e magma caldo“, spingendo enormi quantità di acqua e vapori nella colonna eruttiva. Nel caso le emissioni siano principalmente di vapore acqueo questo assorbe la radiazione solare riemettendola sotto forma di calore. Quindi non avviene un raffreddamento ma un riscaldamento. I ricercatori hanno analizzato la quantità di vapor acqueo del vulcano di Tonga, valutando i dati raccolti dalle radiosonde trasportate in atmosfera dai palloni meteorologici. Tramite i loro sensori è stato infatti possibile misurare la temperatura e la pressione dell’aria nonché l’umidità relativa nella colonna, poi trasmessi ad un ricevitore a terra.

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I dati della missione NASA/CNES Cloud-Aerosol Lidar e Infrared Pathfinder Satellite Observations (CALIPSO) mostrano il materiale dell’eruzione del vulcano di Tonga che sale a un’altitudine di 31 chilometri (19 miglia). Crediti: Osservatorio della Terra della NASA

È proprio la quantificazione dei valori del vapore acqueo atmosferico che ha consentito di comprendere l’assorbimento della radiazione solare poi riemessa sotto forma di calore; secondo gli scienziati, decine di milioni di tonnellate di vapor acqueo sono ora alla deriva nella stratosfera, cosa che potrebbe ulteriormente influire sull’effetto serra. Come aggravante, essendo il vapore acqueo più leggero di altri aerosol vulcanici (e quindi meno influenzato dalla gravità), ci vorrà più tempo prima che questo effetto di riscaldamento aggiuntivo si mitighi, indebolendo in alcune aree lo strato di ozono.

Gli effetti continueranno ad essere monitorati nei prossimi mesi e i dati raccolti potrebbero aiutare gli scienziati a studiare dei modelli per effettuare delle previsioni su eventuali eruzioni future.

 

 

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