Ocean for Future

Ultima Clock Widget

  • :
  • :

che tempo che fa

Per sapere che tempo fa

Per sapere che tempo fa clicca sull'immagine
dati costantemente aggiornati

OCEAN4FUTURE

La conoscenza ti rende libero

su Amazon puoi trovare molti libri sulla storia del mare (ma non solo) e sulla sua cultura :) clicca sull'immagine ed entra in un nuovo mondo :)

i 100 libri da non perdere

NO PLASTIC AT SEA

NO PLASTIC AT SEA

Petizione OCEAN4FUTURE

Titolo : Impariamo a ridurre le plastiche in mare

Salve a tutti. Noi crediamo che l'educazione ambientale in tutte le scuole di ogni ordine e grado sia un processo irrinunciabile e che l'esempio valga più di mille parole. Siamo arrivati a oltre 4000 firme ma continuiamo a raccoglierle con la speranza che la classe politica al di là delle promesse comprenda realmente l'emergenza che viviamo, ed agisca,speriamo, con maggiore coscienza
seguite il LINK per firmare la petizione

Ultimi articoli

  Address: OCEAN4FUTURE

Marittimità romana – parte II

Reading Time: 7 minutes

.

livello elementare

.

ARGOMENTO: STORIA ROMANA
PERIODO: VIII – IV SECOLO a.C.
AREA: DIDATTICA
parole chiave: marittimità, Roma

 

L’Urbe possedeva dunque, già in epoca regia, un sistema portuale fluviale-marittimo unito da un breve tratto di fiume strettamente controllato fino alla foce. Questa felice situazione indusse gli antichi a valutare che Roma godesse fin dalle origini di tutti i vantaggi di una città marittima senza averne i difetti (Cicerone), potendo beneficiare del commercio marittimo pur senza essere esposta alle incursioni provenienti dal mare (Livio), e che la fondazione di Ostia avesse fatto di Roma una città marittima (Dionigi di Alicarnasso), predisponendola a ricevere viveri e ricchezze da tutto il mondo (Floro) [20].

Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file è Sesterzio.-Zecca-di-Roma-64-d.C.-Nerone-2.jpg

Poiché queste considerazioni, ancorché riferite al periodo regio, sono state formulate molti secoli dopo, viene normalmente da pensare che i rispettivi autori avessero espresso opinioni più influenzate dalla mentalità corrente che non dalla conoscenza di quell’epoca arcaica. In effetti abbiamo sempre la presunzione di poter giudicare il mondo antico con maggior cognizione di causa di quanto potessero farlo i contemporanei. Eppure questi ultimi disponevano di documenti storiografici molto più remoti, che non ci sono pervenuti. Per i periodi anteriori, questi ultimi testi avevano a loro volta potuto beneficiare di altre fonti precedenti a noi precluse, quali gli Annales Maximi, il materiale epigrafico, i riti religiosi e la trasmissione orale, le cui sempre possibili distorsioni erano comunque alquanto limitate dal “controllo del gruppo sociale” [21]. Va peraltro riconosciuto che i dati essenziali tramandati dalla storiografia romana sulle epoche più arcaiche hanno finora ricevuto sempre maggiori conferme dall’archeologia e dalle altre discipline ad essa collegate.

Alla caduta della monarchia, i Cartaginesi stipularono con la neonata repubblica un importante trattato navale, “la cui datazione nell’ultimo quarto del VI secolo non dovrebbe più oggi sollevare dubbi[22]. Si tratta infatti di un documento del tutto coerente con gli accordi bilaterali che i Punici stipulavano a quell’epoca con varie città etrusche e che consistevano, secondo l’autorevole testimonianza di Aristotele (ipse dixit!), in “convenzioni a tutela della sicurezza e trattati di alleanza per la mutua difesa … allo scopo di premunirsi da qualsiasi danno reciproco” [23]. Nel caso del trattato con i Romani, il cui testo originale in latino arcaico è stato reperito da Polibio [24], vi sono soprattutto dei vincoli ai movimenti delle navi da guerra romane, cui era interdetto il golfo di Cartagine, e qualche restrizione meno drastica per le onerarie romane che approdavano in Africa, in Sardegna ed in Sicilia, mentre veniva riconosciuto che la costa laziale ricadeva nella sfera d’influenza di Roma. In pratica questo documento, oltre ad evidenziare lo squilibrio fra l’embrionale potenza romana e lo strapotere navale cartaginese nel Mediterraneo occidentale, denota una certa attenzione punica nei confronti del naviglio di Roma, che includeva già delle unità da guerra ed i cui mercantili si spingevano fino alla costa nordafricana.

L’utilizzo di navi da parte dei Romani nei primi decenni della repubblica è stato anche menzionato dalle fonti per sottolinearne l’indispensabilità nel fronteggiare situazioni di estrema emergenza, quali lo stato d’assedio e le più gravi carestie [25]. Ciò corrisponde d’altronde ad un’esigenza costante in tutta la storia dell’antica Roma: quella “necessità” di navigare (efficacissimamente espressa dalla celebre esclamazione di Pompeo Magno [26]) che i Romani hanno provato sia nell’epoca arcaica, quando la città circondata da popolazioni ostili dovette importare per via marittima i propri rifornimenti vitali, sia nelle epoche dell’espansione e dell’impero, poiché la crescita dell’Urbe comportò un’ininterrotta sua dipendenza dagli approvvigionamenti provenienti dalle regioni d’oltremare.

Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file è 20220823_104411-1024x867.jpg

nave oneraria romana presso il faro di Pharos, mosaico museo navale di Albenga

Rimane infine da capire quali fossero le prime navi utilizzate dai Romani e come facessero quei natanti a risalire il Tevere prima che fosse istituito il complesso servizio di rimorchio delle navi fluviali (codicarie) con i buoi da traino che procedevano lungo la riva sinistra. In realtà nessuno sa quando tale antichissimo servizio [27] entrò in funzione, perché nessuna fonte classica ne ha mai parlato [28]. In assenza di un rimorchio, sarebbe stato molto difficile ad una nave da carico percorrere controcorrente tutti i meandri del Tevere fino a Roma con la sola propulsione velica; per contro vi riuscivano le navi dotate di remi come quelle da guerra e certe onerarie arcaiche. Nel VI e V secolo a.C., inoltre, erano sempre in uso nel Mediterraneo le versatili pentecontore: navi da 50 remi disposti su di un solo ordine, originariamente concepite come unità da guerra e poi adattate ad altri compiti quando furono surclassate dalle triremi. Sappiamo da Erodoto [29] ch’esse furono usate dai Focesi per le loro lunghe navigazioni. Esse continuarono poi ad essere apprezzate [30] come mezzo di trasporto celere di personale o materiale, essendo sufficientemente veloci [31] per eludere gli attacchi dei pirati e idonee a risalire il corso dei fiumi. Queste potrebbero pertanto essere state fra le prime navi che i Romani fecero ormeggiare nel Portus Tiberinus, per scaricare le merci importate e caricarvi quelle destinate all’esportazione. Abbiamo infatti la certezza che Roma abbia posseduto delle proprie pentecontore, visto che un esemplare di questo tipo di unità fu gelosamente conservato in una sorta di sacro museo navale situato sulla riva meridionale del Campo Marzio, laddove c’erano i Navalia, la base navale cittadina. Quell’eccezionale cimelio, accuratamente sottoposto a continue manutenzioni nel proprio sacrario, si trovava ancora lì nel VI secolo d.C., venerato come “la nave di Enea”, quando venne esaminato da Procopio di Cesarea, giunto a Roma al seguito delle truppe bizantine nel corso della Guerra Gotica [32].

Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file è Pozzuoli-relief.jpg

Trireme romana, museo di Napoli

Abbiamo fin qui delineato per sommi capi quale possa essere stato il rapporto fra i Romani dell’epoca arcaica ed il mare: dagli scarni dati in nostro possesso, tutto lascia capire che si trattò fin dall’inizio d’un rapporto molto stretto, tanto che – come si è detto – nell’antichità l’Urbe fu considerata funzionalmente equivalente ad una città marittima [33]. Per le nostre valutazioni conviene però andare oltre questa categorizzazione generica, riferendoci invece al concetto di marittimità, nel suo significato più ampio.

In particolare, se ci si limita alla geografia fisica, la marittimità viene normalmente definita [34] come il carattere marittimo di un territorio. Se invece si considera, oltre a quella fisica, anche la geografia umana, per marittimità dobbiamo necessariamente intendere il carattere marittimo dello Stato nella sua interezza (territorio, popolazione, economia, infrastrutture, ecc.), e dunque anche la familiarità della relativa popolazione con l’ambiente marittimo e con la navigazione. Sotto quest’ottica dobbiamo riconoscere che la marittimità di Roma fu apprezzabile fin dalle più lontane origini della città e diventò elevata dopo la fondazione di Ostia, ancora in epoca regia, quando i movimenti del naviglio utilizzato dai Romani iniziarono ad attirare l’attenzione della “superpotenza” navale punica.

Se continuassimo ad esaminare la millenaria storia navale e marittima dell’antica Roma, troveremmo un numero di navi progressivamente crescente, una prima squadra navale nel IV sec. a.C. e delle flotte poderose a partire dal secolo successivo; troveremmo anche una serie impressionante di combattimenti navali contro le maggiori ed espertissime potenze navali del Mediterraneo, con l’immancabile successo finale delle navi romane, divenute imbattibili anche sul piano prettamente marinaresco; troveremmo quindi due secoli di espansione oltremare, con l’uso delle flotte per lo sbarco su tutte le sponde e le isole di quello che doveva diventare il Mare Nostrum; troveremmo dunque un impero genuinamente marittimo, interamente disteso intorno a questo “mare immenso” [35]; troveremmo, in definitiva, un mare felice, che per oltre quattro secoli rimase pacificato e bonificato della pirateria, accuratamente controllato dalle navi e dalla legge di Roma, e pertanto godibilissimo, brulicante di attività navali – commerciali, pescherecce e lusorie – ed attorniato da porti, moli, fari, peschiere e splendide ville marittime.

Questo straordinario risultato, che non era mai stato nemmeno immaginato prima dei Romani, non è mai più stato conseguito, dopo di essi, da alcun’altra grande potenza navale al mondo. Eppure permane piuttosto tenace il tarlo del preconcetto secondo cui i Romani rimasero sempre condizionati dalla loro (presunta) avita rusticità, aliena dal mare e dalla navigazione [36]. Perdurando tale sospetto, il dominio di Roma sul mare continuerebbe ad essere sottovalutato alla stregua di un’anomalia casuale – quasi fosse un accidentale effetto collaterale dell’espansione oltremare (anziché esserne stato l’indispensabile propulsore) –, se non si ponesse una minima attenzione anche alle più remote origini della marittimità romana.

Domenico Carro

Note
[20] Cic. rep. 2, 5; Liv. 5, 64; Dion. Hal. ant. 3, 44, 1-4; Flor. epit. 1, 4, 2.
[21] E. Gabba, Introduzione alla storia di Roma, Milano 1999, pp. 24-26.
[22] M. Pallottino, Storia della prima Italia, Milano 1994, p. 102.
[23] Aristot. pol. 3, 10,1280a.
[24] Pol. 3, 22.
[25] Eventi degli anni 508 (Dion. Hal. ant. 5, 26, 3-4), 492 e 491 a.C. (Liv. 2, 34).
[26] Plut. Pomp. 50.
[27] Se ne presume l’antichità perché Seneca fa derivare la denominazione delle navi codicarie ex antiqua consuetudine (Sen. brev. 13, 4).
[28] Ne abbiamo solo la descrizione redatta da Procopio in epoca altomedievale, quando il servizio era rimasto funzionante sulla riva destra (Proc. B.G. 1, 26, 2).  
[29] Hdt. 1, 163.
[30] Anche in Italia (Pol. 1, 20, 14).
[31] Veloci come le liburne, ma meno delle triremi (Zos. 5, 20).
[32] Proc. B.G. 4, 22, 2-3; F. Coarelli, Il Foro … cit., pp. 123-127.
[33] Precedente nota 20.
[34] Dizionario Enciclopedico Italiano, Roma 1970.
[35] Cic. prov. 31.
[36] Un analogo pregiudizio influenzò anche qualche antico Greco. Ad esempio, Polibio era convinto che i Romani avessero avuto solo nel 260 a.C., durante la I Guerra Punica, la prima esperienza di utilizzo di una propria flotta da guerra (Pol. 1, 20, 8), mentre essi già operavano in mare con una squadra navale fin dal IV sec. a.C. (Liv. 8, 13-14; 9, 30 e 38; Theophr. h. plant. 5, 8).

 

 

Una sorpresa per te su Amazon Music unlimited   Scopri i vantaggi di Amazon Prime

 

Alcune delle foto presenti in questo blog possono essere state prese dal web, citandone ove possibile gli autori e/o le fonti. Se qualcuno desiderasse specificarne l’autore o rimuoverle, può scrivere a infoocean4future@gmail.com e provvederemo immediatamente alla correzione dell’articolo

 

PAGINA PRINCIPALE

 

PARTE I PARTE II

print

(Visited 85 times, 1 visits today)
Share

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Legenda

Legenda

livello elementare articoli per tutti

livello medio articoli che richiedono conoscenze avanzate

livello difficile articoli specialistici

Traduzione

La traduzione dei testi è fornita da Google translator in 42 lingue diverse. Non si assumono responsabilità sulla qualità della traduzione

La riproduzione, anche parziale, a fini di lucro, e la pubblicazione per qualunque utilizzo degli articoli e delle immagini pubblicate è sempre soggetta ad autorizzazione da parte dell’autore degli stessi che può essere contattato tramite la seguente email: infoocean4future@gmail.com


If You Save the Ocean
You Save Your Future

OCEAN4FUTURE

Salve a tutti. Permettetemi di presentare in breve questo sito. OCEAN4FUTURE è un portale, non giornalistico, che pubblica articoli e post di professionisti e accademici che hanno aderito ad un progetto molto ambizioso: condividere la cultura del mare in tutte le sue forme per farne comprendere la sua importanza.

Affrontiamo ogni giorno tematiche diverse che vanno dalla storia alle scienze, dalla letteratura alle arti.
Gli articoli e post pubblicati rappresentano l’opinione dei nostri autori e autrici (non necessariamente quella della nostra redazione), sempre nel pieno rispetto della libertà di opinione di tutti.
La redazione, al momento della ricezione degli stessi, si riserva di NON pubblicare eventuale materiale ritenuto da un punto di vista qualitativo non adeguato e/o non in linea per gli scopi del portale. Grazie di continuare a seguirci e condividere i nostri articoli sulla rete.

Andrea Mucedola
Direttore OCEAN4FUTURE

Chi c'é online

21 visitatori online

Ricerca multipla

Generic selectors
Exact matches only
Search in title
Search in content
Filter by Categories
Archeologia
Associazioni per la cultura del mare
Astronomia e Astrofisica
Biologia
Cartografia e nautica
Chi siamo
Climatologia
Conoscere il mare
Didattica
Didattica a distanza
disclaimer
Ecologia
Emergenze ambientali
Fotografia
Geologia
geopolitica
Gli uomini dei record
I protagonisti del mare
Il mondo della vela
L'immersione scientifica
La pesca
La pirateria
La subacquea ricreativa
Lavoro subacqueo - OTS
Le plastiche
Letteratura del mare
Malacologia
Marina mercantile
Marine militari
Materiali
Medicina
Medicina subacquea
Meteorologia e stato del mare
nautica e navigazione
Normative
Ocean for future
OCEANO
Oceanografia
per conoscerci
Personaggi
Pesca non compatibile
Programmi
Prove
Recensioni
Reportage
SAVE THE OCEAN BY OCEANDIVER campaign 4th edition
Scienze del mare
Sicurezza marittima
Storia della subacquea
Storia della Terra
Storia Navale
Storia navale del Medioevo (post 476 d.C. - 1492)
Storia Navale dell'età antica (3.000 a.C. - 476 d.C,)
Storia navale dell'età moderna (post 1492 - oggi)
Storia navale della prima guerra mondiale (1914-1918)
Storia navale della seconda guerra mondiale (1939 - 1945)
Storia navale Romana
Subacquea
Subacquei militari
Sviluppi della scienza
Sviluppo compatibile
Tecnica
Uomini di mare
Video
Wellness - Benessere

I più letti di oggi

 i nodi fondamentali

I nodi fanno parte della cultura dei marinai ... su Amazon puoi trovare molti libri sul mare e sulla sua cultura :) clicca sull'immagine ed entra in un nuovo mondo :)

Follow me on Twitter – Seguimi su Twitter

Tutela della privacy – Quello che dovete sapere

> Per contatti di collaborazione inviate la vostra richiesta a infoocean4future@gmail.com specificando la vostra area di interesse
Share
Translate »