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I trawler al servizio nella Regia marina italiana – parte IV

Reading Time: 8 minutes

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livello elementare

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ARGOMENTO: PESCA
PERIODO: XX SECOLO
AREA: ITALIA
parole chiave: pesca commerciale


I trawler

Le unità che ho citato negli articoli precedenti erano per lo più grandi piropescherecci oceanici, classificati come trawler, imbarcazioni da pesca che utilizzano reti a strascico (in inglese trawl) per la pesca delle aringhe e dei merluzzi. Dato il compito a cui erano destinati e le acque in cui dovevano operare erano navi di una certa dimensione, caratterizzate da robustezza, ottima tenuta al mare e autonomia. Trattandosi di unità impegnative per la pesca mediterranea il numero di unità di questo tipo in Italia fu abbastanza ridotto e furono impiegate soprattutto dagli armatori intenzionati ad operare fuori dal Mediterraneo. 

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Genepesca I (1936) trasformato con mimetizzazione bellica da https://www.cherini.eu/

Come ricorderete dagli articoli precedenti, il loro impiego iniziò nel 1924, quando l’Italia ricevette da cinque diversi cantieri tedeschi, a titolo di riparazioni di guerra, 18 trawler di nuova costruzione, tutti consegnati alla S.A. Italiana Industria della Pesca e Sottoprodotti. Dieci erano stati ordinati al Deutsche Werft di Finkenwarder (Amburgo), con numeri di cantiere da 67 a 76,. denominati Anguilla, Acciuga, Aringa, Cefalo, Cernia, Dentice, Grongo, Merluzzo, Nasello e Orata. Tutti varati tra il 2.6.1924 e l’1.11.1924, con un dislocamento intorno ai 305 tsl. Due furono ordinati al Reiherstiegwerft (Amburgo), numeri di costruzione 522 e 523, con i nomi Pesce Spada e Sardella, 306 tsl, varati tra il 4.9.1924 e il 15.10.1924. Due furono ordinati al Flenderwerft di Lubecca, con i numeri 118 e 119, Spigola e Sogliola, varati tra il giugno e l’agosto 1924, intorno ai 300 tsl. Due furono ordinati al cantiere Unterweser di Wesermünde, numeri 209 e 210, Triglia e Tonno, 302/303 tsl, completati tra febbraio e agosto 1924. Altri due vennero ordinati al Frerichswerft di Einswarden (Amburgo), numeri di costruzione 385 e 386, chiamati Sardina e Scorfano, 305 tsl.

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Lo Scorfano (Coll. Giorgio Spazzapan, tratta da “Pesci, costellazioni e altro: la storia di 26 trawlers tedeschi in Italia”, di Giorgio Spazzapan e Francesco De Domenico, sul Bollettino AIDMEN n. 26 del 2012)

Negli anni ’30 i pescherecci passarono di mano tra più armatori, dal momento che la S.A. Italiana Industria della Pesca e Sottoprodotti li distribuì tra affiliate e noleggi vari. Oltre ai citati 18, destinati a tale società, furono costruiti altri sei pescherecci destinati alla Società Anonima. Pesca e Reti Italiane (S.A.P.R.I.), a cui furono dati nomi di costellazioni. Mi riferisco a Sirio, Orione, Orsa, Perseo, costruiti nel 1924 dal Deutsche Werke AG di Kiel, numeri di costruzione 173 a 176, tutti di 291 tsl e 110 tsn; nonché Pegaso e Procione, costruiti a Ruestringen, numeri di costruzione 124 e 125, di 296 tsl e 116 tsn.

L’impiego militare
Come ho premesso si trattava di navi molto robuste, concepite per la pesca oceanica e quindi con una buona tenuta di mare, che si prestavano ad impieghi militari. Non a caso la Regia Marina italiana ne rilevò quattro già nel 1931/33 per utilizzarli come cannoniere, dragamine e navi idrografiche. Mi riferisco al Pellegrino Matteucci (ex Dentice), il Giuseppe Biglieri (ex Merluzzo), il Mario Sonzini (ex Acciuga) e il Giovanni Berta (ex Triglia).

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Un impiego intenso fin dall’inizio
Nel 1933, Giuseppe Biglieri e Pellegrino Matteucci furono impiegati come navi di supporto durante la Crociera aerea del decennale di Balbo nel nord Atlantico come vedette e radiofari. In seguito, operarono lungo le coste delle colonie italiane e parteciparono all’occupazione dell’Albania.

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La Giovanni Berta fu la prima unità della Regia Marina italiana affondata in combattimento nella seconda guerra mondiale. Il 12 giugno 1940, alle 4 del mattino, gli incrociatori inglesi Gloucester e Liverpool, scortati da quattro cacciatorpediniere, con il supporto dell’aviazione della portaerei HMS Eagle, attaccarono il porto di Tobruk. Dopo pochi minuti vennero presi di mira dalle batterie costiere, dall’incrociatore San Giorgio e le cannoniere. 

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il comandate Angelo Paolucci

Le navi inglesi furono costrette a ritirarsi. L’unica vittima dell’attacco britannico fu la cannoniera Giovanni Berta. Ferito a morte il comandante della cannoniera, Angelo Paolucci, il secondo di bordo, Antonio Cafiero, prese il comando e tentò di portare la nave ad incagliarsi mentre stava affondando. Il suo comandante, Angelo Paolucci, Nocchiere di 1a Classe, fu decorato con la Medaglia d’oro al Valor Militare alla memoria e il suo secondo, Nocchiere di II classe Antonio Cafiero, ferito nell’azione, fu decorato con la Medaglia di Argento al Valor Militare

Anche navi spia
Nel 1936 il servizio crittografico della Regia Marina, che stava sviluppando una rete terrestre di stazioni di radio di intercettazione e radiogoniometriche ebbe l’idea di integrarle con una stazione di intercettazione mobile, imbarcata a bordo di un grosso peschereccio d’altura, al fine di poter seguire e intercettare da vicino le squadre navali britannica e francese durante le loro esercitazioni in mare. Il primo esperimento del genere fu effettuato, nei primi mesi del 1937, a bordo di un peschereccio della società Genepesca, dove furono imbarcati gli apparati di intercettazione e un ufficiale superiore con sei specialisti della V Sezione del servizio informazioni della marina. I buoni risultati ottenuti spinsero il Reparto Informazioni ad acquistare in proprio, per il tramite di un armatore compiacente, due pescherecci oceanici da attrezzare permanentemente come stazioni d’intercettazione mobili.

A tale scopo fu discretamente contattato un armatore napoletano, l’ingegnere Lucio Ercole, il quale accettò di buon grado di collaborare segretamente con il Servizio Informazioni della Marina. Nel luglio 1937 l’armatore si recò in Germania dove acquistò, grazie ai fondi riservati messigli a disposizione dal 2° Reparto, due piropescherecci oceanici dalle buone caratteristiche di tenuta al mare che entrarono, così, formalmente a far parte della sua flotta peschereccia. Si trattava dei:
Cefalo II, 273 tsl, ex Holstein (il Cefalo I era stato venduto nel 1933 alla Società Ricuperi Marittimi SORIMA di Genova e trasformato in nave salvataggio con il nome di Arpione);
Spigola II, 271 tsl, ex Johannes Klatte, (lo Spigola I era stato perduto per naufragio nel 1929 vicino a Casablanca)

Ambedue i pescherecci erano stati costruiti nel 1921 da Reinhold Holtz di Harburg, quindi un pò più vecchi e in origine più piccoli degli altri, ma vennero allungati nel gennaio-marzo 1934 e portati ad una stazza di 295 tsl la Spigola II  e 303 tsl il Cefalo II. 

Giunti in Italia i due bastimenti pur conservando il loro aspetto esteriore furono estesamente modificati: nelle due stive, normalmente adibite alla conservazione del pescato, furono realizzati altrettanti doppi fondi segreti che divennero, rispettivamente, la stazione di intercettazione radio e un carbonile ausiliario per estendere ulteriormente la già buona autonomia delle unità. La stazione di intercettazione, ove si accedeva tramite un portello nascosto ricavato nel carbonile principale, era dotata di impianti di illuminazione e di aerazione dedicati nonché di postazioni per gli operatori con scaffali per riporre pubblicazioni e documenti segreti. Completavano la dotazione di “nave spia” quattro o cinque ricevitori radio e un radiogoniometro le cui antenne furono abilmente camuffate in modo da confondersi con gli stralli e le sartie che sostenevano gli alberi dei pescherecci. Le due stazioni d’ascolto mobile o “Corrispondenti” (come erano convenzionalmente chiamati Cefalo II e Spigola II nell’ambito del servizio radio telegrafico della Marina) compirono le prime missioni nel 1937 monitorando in Mediterraneo e in Atlantico i movimenti navali le esercitazioni e le comunicazioni della Royal Navy e della marina spagnola e continuarono nelle loro missioni fino allo scoppio della guerra.

La requisizione bellica
Allo scoppio di questa, gran parte dei trawler ancora in servizio mercantile in Italia vennero requisiti dalla Regia Marina per essere utilizzati come naviglio per il pilotaggio foraneo, classificazione F (in realtà navi scorta).

nome originale Regia Marina Italiana rinominato dai Tedeschi
Orata F 27 IV60 / G322
Tonno Petsamo F 64 TR 105
Anguilla Morrhua F 79  
Cernia V 89 – F 144  
Grongo F 37  
Nasello F 67  
Sogliola F 111  
Scorfano F 113  

Tre pescherecci resteranno intrappolati nel Golfo di Biscaglia: Balena ex Sardina riuscì a raggiungere Bordeaux da Horta nelle Azzorre e qui venne messo a disposizione della base BETASOM. Gli altri due, Pesce spada e Sardella, dopo aver raggiunto Bordeaux, vennero noleggiati come dragamine dalla Kriegsmarine (M4031 e M4032)Orione, Orsa, Pegaso e Procione vennero requisiti nel maggio 1940 dalla Regia Marina e rinominati con le sigle F 31, F 56, F 66, F 68 con impiego di pilotaggio foraneo. Dal giugno all’agosto 1940 furono utilizzati per una importante missione: il recupero e il taglio dei cavi telefonici sottomarini che univano Malta a Gibilterra, missione compiuta con successo.

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una rara foto del Cefalo II, Ufficio storico della marina italiana

Due pescherecci, Sogliola, a cui era stata data la sigla F111, e Cefalo II, già impiegato dalla Regia Marina italiana come “corrispondente”, vennero adattati nel 1942 per il trasporto di mezzi d’assalto (barchini MTSM e MTM). Il Sogliola andrà perduto nel maggio 1943, affondato a cannonate da HMS Safari, mentre il Cefalo II fu il battello su cui, il 14 dicembre 1942, perse la vita il comandante Todaro a seguito di un mitragliamento di aerei alleati a La Galite (Tunisia). Il Cefalo II venne in seguito catturato dai Tedeschi a La Spezia, nel settembre del 1943, e perduto a Genova dopo un bombardamento aereo. Lo Spigola II, il 24 gennaio 1942, venne acquisito dalla Regia Marina italiana come nave recupero e poi denominata Rampino, 645 tonn di dislocamento.

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Mario Sonzini, ex Tramaglio, ex Acciuga dal sito www.marina.difesa.it

Quasi tutti i trawler andranno perduti durante la guerra, visto il loro intenso impiego. La cannoniera Mario Sonzini (ex Tramaglio, ex Acciuga) catturata al Pireo, venne utilizzata dai Tedeschi come cacciasommergibili UJ2111, e andrà perduta quasi subito nell’Egeo. Gli unici sopravvissuti alla guerra furono Aringa (uno dei pochi pescherecci non requisito dalla Regia Marina italiana) e il Rampino, ex Spigola II.

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Rampino, ex Spigola II

Dopo la guerra il Sardella, affondato a Brest, verrà recuperato e restituito all’armatore, e così pure il Pegaso, affondato da un bombardamento alleato nel settembre 1944, nonché il Petsamo, ex Tonno recuperato a Genova dove si era autoaffondato nell’aprile 1945, e infine l’Arpione, ex Cefalo I, recuperato dagli Jugoslavi a Fiume dove era affondato nel novembre 1944.

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il Petsamo (PE) nel porto di Genova

L’Orsa fu abbandonato, sabotato, a Biserta il 9.5.1943 e poi recuperato dai francesi; Orione, Pegaso, e Procione caddero in mani tedesche nel settembre 1943. L’Orione venne ribattezzato IV61 poi G323 e andò perduto. Perseo e Sirio sopravvissero alla guerra, mentre il Procione fu recuperato nel dopoguerra e divenne una nave recuperi nel 1947 a Napoli (Procione e poi Giovenale).

Gianluca Bertozzi

 

FONTI
GENEPESCA: Marinai contro le avversità del destino di Paolo Ponga
Cefalo e Sogliola: Storia di ventiquattro trawlers tedeschi in Italia  di Francesco de Domenico
Pesci, barche, pescatori nell’area mediterranea dal medioevo all’età contemporanea. Atti del Quarto Convegno Internazionale di Studi sulla Storia della pesca. Fisciano-Vietri sul Mare-Cetara, 3-6 ottobre 2007
Voce PESCA Enciclopedia italiana, 1935
Due pescherecci molto speciali di Claudio Rizza
Merlini Filippo – Dizionario Biografico degli italiani

 

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