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NO PLASTIC AT SEA

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Titolo : Impariamo a ridurre le plastiche in mare

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  Address: OCEAN4FUTURE

Slapton Sands, una pagina dimenticata: errori ed orrori dell’esercitazione Tiger

Reading Time: 7 minutes

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livello elementare

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ARGOMENTO: STORIA NAVALE
PERIODO: XX SECOLO
AREA: CANALE DELLA MANICA
parole chiave: Esercitazione Tiger,  operazioni anfibie, US Navy, UK Royal Navy, Kriegsmarine

 

Era la fine di aprile del 1944 e il sole mattutino scintillava sulla superficie dell’acqua mentre i pesanti trasporti Landing Ship Tank (LST) statunitensi si avvicinavano tra le onde increspate verso la riva. La loro destinazione era un tratto di spiaggia di ghiaia sul canale della Manica, chiamato in codice “U” per Utah. Pochi istanti dopo lo sbarco dei soldati, i proiettili iniziarono a piovere intorno agli LST dalla linea di costa mentre le raffiche ritmate delle mitragliatrici squarciavano l’aria. I soldati, appesantiti dai loro equipaggiamenti, sbarcarono tra le onde correndo faticosamente verso il bagnasciuga. Come ordinato, incominciarono a correre sulla grande spiaggia, tra quelle pozze di marea, per cercare di raggiungere la cima delle dune. Sebbene fra di loro vi fossero dei veterani dello sbarco in Nord Africa del 1942 e dell’invasione della Sicilia nel 1943,  per la maggior parte di loro era il battesimo del fuoco.

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Non si trattava del D-Day, lo sbarco alleato sulla costa settentrionale della Francia, che sarebbe avvenuto qualche mese dopo (il 6 giugno 1944), ma di un’esercitazione preparatoria denominata Tiger. Avrebbe dovuto andare tutto liscio e invece, per una serie di incredibili errori, si trasformò in una carneficina inutile. Furono due eventi separati, a terra e in mare, altrettanto drammatici che portarono ad una rivisitazione di molte delle procedure di combattimento e, soprattutto, alla consapevolezza dell’importanza del coordinamento tra forze amiche.

Fuoco amico
Per quanto possa essere paradossale questi incidenti, definiti fuoco amico, avvengono tutt’oggi. Per dare un’idea della sua gravità cito le fonti statunitensi per gli incidenti attribuibili a fuoco amico relative ai soli militari americani; nella seconda guerra mondiale perirono circa 21.000  militari (16% delle vittime) a causa di errori di questo tipo, nella guerra del Vietnam 8.000 (14%), nella prima guerra del Golfo il 23% (comprendendo i feriti si arriva oltre il 50%) ed in Afghanistan (2002) il 13%. Numeri importanti le cui cause sono legate principalmente ad errori di coordinamento, identificazione e posizione. Si presume che sia lo stesso, se non peggio, per forze armate di altri Paesi dove le capacità operative, in termini di comando, coordinamento e controllo, sono minori.  

Esercitazione Tiger
Quello che racconteremo può sembrare paradossale ma purtroppo avvenne veramente in quella primavera del 1944, in un momento tra i più delicati della guerra quando le forze alleate si preparavano ad effettuare lo sbarco in Normandia, necessario per aprire un secondo fronte contro le forze dell’Asse.

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un’unità Liberty impiegata per il trasporto di mezzi e truppe dagli Stati Uniti

Dopo l’entrata in guerra degli Stati Uniti, a seguito dell’attacco giapponese, avvenuto il 7 dicembre 1941, contro la flotta americana del Pacifico a Pearl Harbor, Hitler dichiarò guerra agli Stati Uniti. Questo comportò che il peso della potenza industriale e militare americana si concentrò nella lotta contro il Terzo Reich, con l’invio di uomini e materiale bellico attraverso l’Atlantico in una catena di approvvigionamento navale di truppe, carri armati ed aerei. La maggior parte delle forze statunitensi si concentrò nelle isole britanniche e, dopo quasi tre anni di guerra, nel 1943 si incominciò a pianificare la prima fase per la riconquista dell’Europa occidentale, uno sbarco combinato anglo-americano sulle coste della Francia, l’Operazione Overlord.

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la spiaggia di Slapton Sands due giorni prima dell’evento

I Britannici crearono un campo di addestramento segreto nel Devon, sulla costa orientale dell’Inghilterra, Slapton Sands, particolarmente adatto per addestrarsi per la futura operazione in quanto la sua topografia era molto simile a quella della costa della Francia settentrionale su cui si prevedeva sarebbe avvenuto lo sbarco.

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una foto dell’epoca che mostra la linea di spiaggia dove si svolse l’esercitazione. Il muro lungo la strada fu abbattuto dal tiro contro costa della nave inglese HMS Hawkins

La lunga spiaggia di ghiaia, affacciata su una lingua di terra ed un piccolo lago appena oltre nell’interno, faceva quindi di Slapton Sands un sito di addestramento perfetto. Dopo aver effettuato due sbarchi di prova venne deciso di effettuare l’ultimo e il più completo dei tre, il più reale per simulare lo sbarco che sarebbe stato presto effettuato sulle coste atlantiche europee. I Britannici, padroni di casa, cercarono di proteggere al massimo la segretezza dell’esercitazione. Oltre 3.000 persone che vivevano in quell’angolo tranquillo dell’Inghilterra furono evacuate sommariamente e l’area divenne deserta, praticamente isolata dal mondo esterno da uno stretto cordone militare. 

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Ma qualcosa andò storto
La prima fase dell’esercitazione era prevista per il 22 e 25 aprile con una serie di esercitazioni di imbarco dei soldati sulle unità da sbarco, LST, in vari porti lungo la Manica, ed il loro trasporto nelle zone di sbarco in tempo utile per l’esecuzione dell’esercitazione. La Royal Navy mise a disposizione due cacciatorpediniere, tre torpediniere e due cannoniere a motore armate con mitragliatrici Vickers .303,  bombe di profondità e cannoni da 6 libbre con compiti di interdizione di qualsiasi mezzo navale e subacqueo nemico. In particolare, si temeva un’infiltrazione delle E-Boot tedesche che operavano regolarmente dalla loro base vicino di Cherbourg, ad una distanza di appena 21 miglia dalle coste inglesi nell’area di Lyme bay.

La notte del 26 aprile, il primo contingente di truppe si imbarcò sui LST che li avrebbero portati a Lyme Bay dopo aver effettuato un ampio giro per simulare le tempistiche del viaggio verso la costa della Normandia. Fu così che, nella notte, quelle pesanti e lente navi specializzate per le operazioni anfibie incominciarono a dirigersi verso le acque al largo di Slapton Sands dove avrebbero dovuto arrivare poco prima dell’alba del 27 aprile, in attesa dell’ora H, ovvero dell’inizio degli sbarchi, prevista per le 7:30.

Inutile dire che la complessità era nel coordinamento delle diverse fasi dello sbarco. In particolare era stato previsto un’attività di fuoco, poco prima dello sbarco, per dare agli uomini un piccolo assaggio di ciò che avrebbero subito nello sbarco reale in Normandia. Sarebbero stati impiegati proiettili veri, sparati direttamente sopra le loro teste durante la fase di sbarco, e la Royal Navy britannica avrebbe dovuto bombardare la spiaggia per mezz’ora prima dell’arrivo degli LST. L’idea di impiegare armi caricate con munizionamento da guerra, per aumentare il realismo dell’esercitazione, fu del comandante supremo alleato generale Dwight D. Eisenhower che, sebbene avesse supervisionato nel 1942 lo sbarco americano nel Nord Africa francese, operazione TORCH, e l’invasione anglo-americana della Sicilia l’anno successivo, non aveva una formazione anfibia. 

Eisenhower, visitando regolarmente i campi di addestramento per incontrare i suoi soldati, si era reso conto che la maggior parte di quei ragazzi provenienti della provincia americana erano senza esperienza e non si rendevano conto di cosa li avrebbe aspettati sul campo di battaglia. Per questo motivo era convinto che l’addestramento avrebbe dovuto essere quanto più reale possibile per temprarli prima della prova del fuoco che sapeva, fin troppo bene, avrebbero dovuto attendere in breve tempo.

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Un giorno di sangue
Come previsto, l’incrociatore pesante l’HMS Hawkins si posizionò nel punto stabilito da dove, alle 6:30 del mattino del 27 aprile per mezzora esatta, avrebbe dovuto iniziare un bombardamento di trenta minuti della spiaggia. Da pianificazione, alle 07:00 il personale sulla spiaggia di Slapton Sands avrebbe avuto quindi 30 minuti per ispezionare la spiaggia alla ricerca di ordigni inesplosi e certificare che l’area era sicura per lo sbarco delle truppe programmato alle 7:30.

Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file è ammiraglio-Don-P.-Moon.jpgQuesto era il programma ma alcune delle navi che avrebbero dovuto partecipare all’esercitazione ebbero un forte ritardo sul programma. Questo comportò che il contrammiraglio USN Don Pardee Moon, un valente ufficiale a cui era stata assegnata la responsabilità dell’esercitazione, prese la decisione di posticipare la parte a fuoco di un’ora e, di conseguenza, il successivo sbarco delle truppe sarebbe dovuto avvenire alle 8 :30 am.

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HMS Hawkins

L’ordine di Moon, che disponeva un ritardo di un’ora, fu prontamente inoltrato e debitamente ricevuto dall’HMS Hawkins, ma errori di comunicazione tra le stazioni radio americane e britanniche provocarono un disastro. Alcuni degli LST americani, che erano riusciti a rispettare il loro programma quella mattina, si stavano ormai avvicinando agli obiettivi assegnati e non ricevettero la variante oraria all’esercitazione.

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Diversi LST, in accordo con l’ordine iniziale dell’esercitazione, sbarcarono i loro uomini e mezzi a Slapton Sands proprio nel momento del bombardamento navale inglese. Secondo il piano, le mitragliatrici sulle dune cerano state indirizzate a sparare raffiche sul terreno a pochi metri dalla zona di sbarco per fornire un’idea più realistica. Quando le mitragliatrici incominciarono a spazzare la spiaggia, i soldati comprensibilmente disorientati reagirono come ordinato, rispondendo al fuoco contro il loro nemico immaginario mentre avanzavano sulla spiaggia come previsto. A causa dello sfalsamento orario divennero vittime inconsapevoli del fuoco amico. Nel frattempo, secondo i piani, l’HMS Hawkins continuò il bombardamento in una sezione designata della spiaggia che era stata delimitata con un cordone di nastro bianco. Nel caos e nella confusione, decine di soldati che tentavano disperatamente di uscire dalla linea di tiro delle mitragliatrici, attraversarono la linea di demarcazione bianca e finirono direttamente nella zona di tiro, fatti a pezzi dai grossi cannoni della nave. La spiaggia si macchiò presto di sangue innocente e … quel maledetto giorno purtroppo non era ancora finito.

Fine I parte – continua

Andrea Mucedola

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