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23 aprile 1891: il siluramento della corazzata cilena Blanco Encalada

Reading Time: 6 minutes

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livello elementare

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ARGOMENTO: STORIA NAVALE
PERIODO: XIX SECOLO
AREA: SUDAMERICA
parole chiave: Blanco Encalada

 

Nelle prime ore del 23 aprile 1891 la fregata corazzata cilena Blanco Encalada fu affondata da un siluro Whitehead lanciato da una delle due torpediniere che l’avevano attaccata. Divenne così la prima nave il cui affondamento fu provocato con certezza da un siluro.

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La Blanco Encalada e la sua gemella Almirante Cochrane furono ordinate dal governo cileno al cantiere britannico Earle Shipbuilding Co. di Hull, e furono progettate dal celebre ingegnere britannico Edward Reed. L’Almirante Cochrane salpò alla volta del Cile a dicembre del 1874 prima di essere completata, per evitare un’eventuale embargo britannico nel caso di una guerra tra il Cile e l’Argentina il cui scoppio sembrava imminente. Tornò in gran Bretagna per completare l’allestimento nel 1877 dopo che la gemella Blanco Encalada, originariamente battezzata Valparaiso, era giunta in Cile l’anno precedente.

Lunghe 64 m, larghe 14, dislocavano 3500 tonnellate ed erano mosse da due macchine a cilindri orizzontali che azionavano due eliche. La potenza nominale di ciascuna macchina era di 500 CV. La velocità era di 12-13 nodi. Le due unità erano del tipo a cittadella centrale; i sei cannoni rigati ad avancarica da 9 pollici (229 mm) pesanti 12,7 t, incavalcati su affusti a slitta a perno di ferro, erano collocati in una “scatola” corazzata posta a centro nave.

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Grazie al fatto che la cittadella corazzata sporgeva notevolmente dalle fiancate rientranti e agli “sgusci” ricavati nelle fiancate stesse, due verso prora e altrettanti verso poppa, i due cannoni prodieri potevano far fuoco da dritto di prua fino a 3° a poppavia del traverso, con un arco di 93°; i due cannoni poppieri avevano lo stesso arco di tiro verso poppa. I due cannoni centrali invece potevano far fuoco da circa 20° a dritta o a sinistra della prora fino a 15° a poppavia del traverso, con un arco di 85°.

La cittadella corazzata non era suddivisa da alcuna paratia. La cintura corazzata completa al galleggiamento aveva uno spessore massimo di 229 mm, la corazza della cittadella di 203 mm e la torre di comando di 76 mm. In corrispondenza dei locali macchine e caldaie la carena era a doppio fondo; le paratie trasversali erano dotate di portelli stagni, così come erano stagni i ponti parziali che costituivano il cielo dei compartimenti inferiori. Le pompe raggiungevano ogni compartimento stagno tramite un sistema di tubolature. Secondo il periodico britannico Engineering, il complesso di questi allestimenti le rendeva in grado di resistere altrettanto bene ai siluri quanto le più moderne corazzate britanniche.

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Nel corso della guerra del Pacifico combattuta tra Cile e Perù dal 1879 al 1884, l’8 ottobre 1879 nella battaglia di Capo Angamos, ila Blanco Encalada e la gemella costrinsero alla resa il celebre ariete corazzato a torre peruviano Huascar, che fu incorporato nella marina cilena ed è a tutt’oggi conservato come nave-museo. A gennaio del 1891 praticamente l’intera flotta cilena si schierò con il partito del congresso che era insorto contro il presidente Balmaceda accusato di mirare ad instaurare una dittatura. Tra le poche unità rimaste a disposizione del presidente vi erano le due nuovissime torpediniere Condell e Almirante Lynch che erano appena giunte dalla Gran Bretagna e i cui equipaggi essendosi trovati all’estero all’inizio della ribellione erano rimasti fedeli al presidente.

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Si trattava di due battelli simili ai “torpedo-boat catchers” (letteralmente “acchiappa-torpediniere) costruiti per la Royal Navy negli anni ’80 dell’800; dislocavano circa 750 t ed avevano una velocità alle prove di 21 nodi.

Erano armati ciascuno con 2 cannoni a tiro rapido da 14 libbre (75 mm) e 5 tubi di lancio per siluri Whitehead, dei quali uno fisso a prua e quattro brandeggiabili. Il 21 aprile 1891 il Blanco Encalada giunse nella baia di Caldera scortando alcune navi da trasporto cariche di truppe che sbarcarono ed occuparono la città e il terminale della ferrovia. Appreso dell’arrivo delle navi congressiste a Caldera, i comandanti delle due torpediniere del partito presidenziale decisero di attaccarle. Alle 4 del mattino del 23, con luna piena e cielo nuvoloso, le due torpediniere, che avevano appena terminato un raddobbo dopo la traversata dell’Atlantico, entrarono nella baia in linea di fila con il Condell in testa alla velocità di circa 10 nodi.

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Il comandante Goñi del Blanco Encalada era convinto che fossero in corso negoziati di pace e che comunque i Balmacedisti non sapessero della sua presenza e quindi non aveva predisposto alcun battello di sorveglianza all’ingresso della baia né sentinelle a bordo della corazzata. Inoltre, i portelli delle paratie stagne erano aperti [1].

Giunta a 500 m di distanza dal Blanco Encalada il Condell rallentò a 7 nodi e lanciò il siluro di prua che mancò il bersaglio, poi accostò a dritta e lanciò altri due siluri che mancarono anch’essi la corazzata; solo dopo il lancio del secondo siluro il Blanco Encalada aprì il fuoco contro il Condell; a quel punto il Lynch che seguiva l’unità gemella a circa 5 o 600 m di distanza mise le macchine a tutta forza e diresse contro la corazzata, lanciando un siluro dalla distanza di circa 140 m; il siluro però deviò e passò sotto la sua poppa.

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siluro Whitehead, 1891

La sua velocità portò il Lynch quasi addosso al Blanco Encalada e per evitare la collisione dovette mettere tutta la barra a dritta e mettere la macchina di dritta indietro a tutta forza. Da una distanza di circa 130 m lanciò un secondo siluro che colpì il fianco destro della corazzata all’altezza dell’albero di mezzana. Le due torpediniere si allontanarono velocemente: il Condell non era stata colpita e il Lynch riportò solo lievi danni. Mentre i marinai del Blanco Encalada cessavano il fuoco e cercavano di raggiungere il ponte di coperta, la nave si inclinò prima sulla sinistra, poi rollò sulla dritta e affondò in cinque minuti. Su un equipaggio di 284 uomini 11 ufficiali e 171 marinai perirono.

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Il comandante Goñi fu scaraventato in acqua dall’esplosione attraverso un tubo di ventilazione e riuscì a raggiungere la riva aggrappandosi al collo di un lama, mentre un membro della Giunta ribelle si salvò in modo analogo aggrappandosi al collo di una mucca che faceva parte delle provviste di viveri per le truppe sbarcate.

Quando successivamente alcuni palombari esaminarono il relitto affondato, videro che l’esplosione del siluro aveva prodotto un foro lungo 4,5 m e largo 2. Rilevarono anche che tutti gli oblò del fianco sinistro erano aperti. Uno dei siluri che avevano mancato la corazzata fu recuperato e risultò essere un siluro MK IV costruito a Fiume con una portata di 600 m, predisposto per navigare alla profondità di 3 m e dotato di una testata bellica di fulmicotone del peso di 53 kg (oppure 26 a seconda delle fonti). L’affondamento del Blanco Encalada fu evidentemente provocato dal completo stato di impreparazione della nave nei confronti di un attacco col siluro, ma è comunque probabile che come le altre corazzate dell’epoca fosse molto vulnerabile all’offesa subacquea, come dimostrò l’analogo affondamento il 16 aprile 1864 della corazzata brasiliana Aquidaba da parte di due siluri lanciati da una torpediniera, episodio avvenuto anch’esso nell’ambito di una guerra civile.

Aldo Antonicelli
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Nota
[1]: secondo Branfill (cit.) prima di salpare per la baia di Caldera il Blanco Encalada aveva lasciato le reti parasiluri in porto; secondo Stern (cit.) aveva invece disteso una rete parasiluri solamente lungo il fianco rivolto verso l’imboccatura della baia. L’articolo del periodico Engineering, ricavato da testimoni oculari, non cita invece la presenza delle reti.

Fonti
R. Branfill-Cook, Torpedo.
R. Stern, Destroyer Battles.
H. W. Wilson, Battleships in Action, vol. I, 1995, ristampa dell’edizione del 1996.
Engineering, 25 dicembre 1874.
Engineering, 15 luglio 1892.
Pagine Wikipedia relative alle corazzate Almirante Cochrane e Blanco Encalda.

 

 

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