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Mar Baltico: una nuova area di crisi?

Reading Time: 6 minutes

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livello elementare

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ARGOMENTO: GEOPOLITICA
PERIODO: XXI SECOLO
AREA: MAR BALTICO
parole chiave: Mar Baltico

 

Negli anni passati ho spesso incontrato ufficiali svedesi e finlandesi, partecipanti alle riunioni NATO aperte a possibili futuri partner. Per un marinaio mediterraneo, sentir parlare delle condizioni di navigazione in quel lontano mare nordico, chiuso dai ghiacci per molti mesi all’anno, ciononostante con secoli di seafaring alle spalle, era affascinante; un mare con frequentazioni commerciali antiche, conosciuto già dai tempi dei Romani, il cui nome potrebbe essere connesso con l’isola Baltia, nominata da Plinio il Vecchio.

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Baltico
Il mare suebicum, come lo chiamavano i Romani, ha raggiunto l’attuale configurazione geologica negli ultimi diecimila anni, ovvero al termine dell’ultima glaciazione. Ha una profondità media abbastanza bassa, di circa 55 metri, con una massima di circa 460 metri in acque svedesi. Il problema maggiore di questo mare è la sua disponibilità; nei mesi invernali si ghiaccia fino al 45% della sua superficie, bloccando l’accesso a numerosi porti che restano così isolati.

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il porto di Helsinky bloccato dai ghiacci ancora in tarda Primavera, 2011, foto dell’autore

Un handicap per le nazioni più settentrionali, in particolare per la Russia, che se lo contesero nei secoli. Non a caso, con i progressi nella navigazione commerciale, quelle acque divennero presto territorio di scontro. Non ultimo, durante la Seconda Guerra Mondiale, vi furono affondate numerose navi e sommergibili, relitti che popolano ancora quei fondali, spesso ben preservati dalle acque relativamente dolci e dalle estreme condizioni ambientali.

Geopolitica
Sulle sue coste si affacciano sei Paesi appartenenti alla NATO (Estonia, Lituania, Lettonia, Polonia, Germania, Danimarca), due paesi neutrali,  Svezia e Finlandia, e la Russia con l’Oblast di Kaliningrad, un exclave compresa tra Polonia e Lituania, che rappresenta un territorio strategicamente importante per la Federazione russa. A differenza dei porti russi del nord del Baltico, sia Kaliningrad che Baltijsk sono gli unici due porti russi a restare aperti tutto l’anno dove, non a caso, la marina russa ha dislocato la sua flotta del Baltico.

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unità russe della flotta del Baltico in esercitazione a Kaliningrad © RIA/Scanpix

Un’area dove però esistono ruggini secolari
Dopo questa breve introduzione a quest’area marittima, prima di affrontare l’argomento di oggi, è doveroso ricordare alcuni punti fondamentali della sua storia:

–  tra il 30 novembre 1939 e il 12 marzo 1940 l’Unione Sovietica (URSS) invase la Finlandia, repubblica indipendente dal 1919, per acquisire alcuni territori finlandesi ritenuti per sé di importanza strategica dal punto di vista militare. Le perdite finlandesi furono di circa 48.000 tra morti e dispersi ma quelle dei sovietici furono maggiori. I numeri sono diversi ma recenti studi negli archivi militari dell’URSS hanno stimato oltre 126.000 tra morti e dispersi solo tra i soldati sovietici. Nonostante l’invasione fosse stata condannata internazionalmente il supporto del mondo occidentale, soprattutto francese e britannico, fu tardivo se non inesistente.

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Di fatto i Finlandesi combatterono coraggiosamente tra quelle regioni ghiacciate, bloccando l’invasione delle truppe di Stalin, tanto che, nel marzo 1940, si arrivò ad un accordo di pace, il trattato di Mosca, per il quale la Finlandia, a denti stretti, dovette accettare di cedere all’Unione Sovietica circa il 10% del proprio territorio, tra cui gran parte della Carelia ed alcune isole nel golfo di Finlandia. Di fatto, il patto Molotov-Ribbentrop, firmato alla fine di agosto 1939 tra la Germania nazista e l’Unione Sovietica sconvolse l’equilibrio regionale e durante la seconda guerra mondiale, come la vicina Svezia, si mantenne neutrale.

–  Dopo la seconda guerra mondiale, Finlandia e Svezia, a differenza della Norvegia e della Danimarca che entrarono nella NATO, decisero di mantenere la loro tradizionale neutralità nei confronti dell’Unione Sovietica anche durante la Guerra Fredda. Non in possesso di forze armate competitive, la loro Home guard si sviluppò lentamente in un quadro geopolitico che vedeva da un lato un URSS aggressivo, sebbene più interessato al lato meridionale europeo, e dall’altro una cornice di Paesi scandinavi che avevano aderito alla NATO con entusiasmo. Negli ultimi anni non sono mancati momenti di tensione; i Svedesi hanno segnalato spesso l’infiltrazione di mezzi russi nelle loro acque territoriali, episodi che Mosca aveva sempre negato fino all’imbarazzante arenamento su un banco roccioso svedese del S-363, un sottomarino sovietico classe Whisky.

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il S-363, un sottomarino classe Whisky della marina sovietica della flotta baltica, apparì sulla stampa internazionale a seguito del suo arenamento il 27 ottobre 1981 sulla costa meridionale della Svezia, a circa 10 chilometri da Karlskrona, una delle maggiori basi navali svedesi. Il battello restò incastrato sulle rocce per quasi 10 giorni e fu restituito alla flotta sovietica il 5 novembre dopo essere stato scortato nelle acque internazionali.

L’evento fu talmente clamoroso da essere definito scherzosamente sulla stampa internazionale come il “whisky on the rocks“, un’espressione normalmente usata per descrivere uno dei modi più popolari per bere il whisky, versandolo in un bicchiere contenente del ghiaccio. Non credo che la battuta piacque molto al comandante del sommergibile sovietico.

–  Finlandia e Svezia hanno aderito il 9 maggio 1994 al programma Partnership for peace, un programma di cooperazione bilaterale tra singoli paesi partner euro-atlantici e la NATO istituito nel 1994 per sviluppare rapporti individuali con l’Alleanza atlantica secondo priorità ad hoc per la cooperazione. Un programma di successo che favorì l’entrata nella NATO di molti paesi ex sovietici, desiderosi di entrare in un ombrello di protezione comune. Va ricordato, per completezza, che in quegli anni anche la Russia aderì a tale programma mettendo le basi all’importante consiglio NATO-Russia che si dimostrò inizialmente molto promettente.

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–  Sia La Finlandia che la Svezia hanno contribuito in passato a missioni a guida NATO: la Svezia in Afghanistan, alle operazioni KFOR in Kosovo e alla Missione NATO in Iraq, e la Finlandia alle operazioni e missioni nei Balcani, in Afghanistan e in Iraq.

Un cambio epocale?
Nonostante la loro sempre dichiarata neutralità, l’invasione dell’Ucraina da parte della Russia ha di fatto creato i presupposti ad un cambio di paradigma. In pratica, come avrete sentito nelle news, il primo ministro svedese Magdalena Andersson e la finlandese Sanna Marin hanno dichiarato che entrambi i Paesi stanno valutando l’adesione alla NATO “da quando la Russia ha invaso l’Ucraina“.

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il primo ministro finlandese Sanna Marin e il Segretario generale della Nato Jens Stoltenberg (ANSA)

Il loro ingresso nell’Alleanza farebbe sì che potrebbero godere della clausola prevista dall’articolo 5 della NATO che afferma che un attacco ostile contro uno Stato membro è considerato come un attacco contro tutti. La decisione da parte dei due Paesi potrebbe essere molto rapida, entro la fine di maggio, al fine di aderire all’Alleanza atlantica entro giugno. Sebbene la Finlandia sembra essere maggiormente motivata ad un’immediata adesione, la Svezia ha deciso di esaminare una serie di opzioni alternative per la sua sicurezza, tra cui l’approfondimento della cooperazione nordica in materia di difesa e l’invito all’Unione Europea a sviluppare politiche di difesa rafforzate per offrire una maggiore protezione militare agli Stati membri dell’UE che confinano con quelle regioni altamente sensibili del Mar Baltico.

La reazione di Mosca
La reazione della Russia è stata immediata ed il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov ha affermato che, nel caso, la Russia “riequilibrerebbe la situazione” nel Baltico. Il 14 aprile, Dmitry Medvedev, vicepresidente del consiglio di sicurezza russo, ha dichiarato che, se Finlandia e Svezia dovessero aderire alla NATO, la Russia rinuncerebbe alla sua politica di zona franca nucleare per il Mar Baltico, dispiegando nella sua exclave armi nucleari. Una minaccia che non apporta nessun valore aggiunto in quanto la flotta russa del Baltico, di base nella exclave di Kaliningrad, già possiede la capacità nucleare per cui di fatto l’equilibrio della sicurezza non cambierebbe molto. 

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Dmitry Medvedev, vicepresidente del consiglio di sicurezza russo a sinistra con Vladimir Putin

Una minaccia che non sembra spaventare però i Finlandesi visto che, secondo un sondaggio condotto dal Finnish Business Policy and Forum (FBPF), pubblicato il 12 aprile, circa l’84% dei Finlandesi considera la Russia una “minaccia militare significativa” per la Finlandia ed una minaccia costante per l’Europa, il Mar Baltico e le regioni dell’Alto Nord; inoltre il 60% è risultato favorevole all’adesione alla NATO, rispetto al 26% nell’ottobre 2021.  Una situazione che Mosca avrebbe potuto evitare … vedremo presto cosa succederà. 

 

in anteprima corvetta HMS_Stockholm_in_Kalmar – autore Marcus Roos – wikipedia

 

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