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Petizione OCEAN4FUTURE

Titolo : Impariamo a ridurre le plastiche in mare

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  Address: OCEAN4FUTURE

La spedizione pontificia in Egitto

Reading Time: 8 minutes

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livello elementare

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ARGOMENTO: STORIA NAVALE
PERIODO: XIX SECOLO
AREA: MAR MEDITERRANEO
parole chiave: Stato Pontificio

 

La notte del 15 luglio 1823 si sviluppò un grave incendio che distrusse quasi completamente la basilica romana di San Paolo fuori le mura. La notizia fu tenuta nascosta al Papa Pio VII, ormai in fin di vita, e il nuovo pontefice Leone XII, non appena fu eletto, lanciò un appello a tutta la cristianità per una sottoscrizione destinata a ricostruire la chiesa. Risposero con generosità non solo i cattolici, ma anche gli ortodossi e i protestanti e perfino il Vicerè d’Egitto Mehmet Alì che offrì colonne di alabastro e altro materiale da costruzione.

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Il dono egiziano non era esattamente disinteressato perché Mehmet Alì stava conducendo una lunga guerra contro il sultano di Costantinopoli finalizzata a far acquistare all’Egitto la piena indipendenza ed era alla ricerca di consensi in Europa, come si suol dire … Parigi val bene una messa. Tuttavia, come capita spesso quando si riceve un regalo, c’era la clausola “Però dovete venirvelo a prendere”. Non era un problema da poco e, anche perché i lavori di ricostruzione andavano a rilento, prima che venisse presa un decisione passò molto tempo.

La Marina Militare dello Stato Pontificio, nonostante la sua minuscola consistenza (1), disponeva di personale esperto e in grado di affrontare qualcosa di più delle navigazioni sottocosta laziali ed adriatiche, ma mancavano le navi: l’unica unità disponibile, il brigantino San Pietro, ottenuto completando uno scafo abbandonato in costruzione dai francesi a Civitavecchia quasi trent’anni prima, ogni volta che si presentava un impegno di qualche importanza veniva regolarmente chiamato in causa solo per sottolineare che non poteva essere usato a causa delle sue permanenti condizioni di scarsa efficienza. Fu così necessario rivolgersi alla marina mercantile che anch’essa, in fatto di navi, non aveva molto da offrire, noleggiando tre unità: il mistico Fedeltà da 57 tonnellate (2), promosso a nave capitana e le tartane da pesca da 70 tonnellate San Pietro e San Paolo. Per l’occasione furono installati a bordo di tutta la flottiglia  alcuni pezzi di artiglieria.

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Capitano di marina Alessandro Cialdi

Gli ufficiali destinati ad essere imbarcati erano quattro: il Capitano di marina Alessandro Cialdi, comandante la spedizione e il Fedeltà, il Tenente in 2^ Matteo Caraman comandante il San Pietro, e gli aspiranti Raffaele Castagnola e Prospero Palomba, l’uno comandante il San Paolo e l’altro incaricato del dettaglio. Completavano l’organico una trentina di uomini fra sottufficiali e marinai. Papa Gregorio XVI, succeduto da tempo a Leone XIII, uomo colto e appassionato di arte e archeologia, che l’anno precedente alla spedizione aveva inaugurato la sezione egizia dei Musei Vaticani,  pensò che potesse essere anche l’occasione per arricchire le conoscenze sull’antico Egitto e per procurarsi materiale da esporre. Dispose quindi che venissero aggregati ufficiali del Genio per studiare la topografia e le costruzioni, un disegnatore-scultore e un geologo. Completavano gli equipaggi esperti di navigazione fluviale, interpreti e un medico.

Il viaggio di quella che venne chiamata “spedizione romana” iniziò a Civitavecchia il 21 settembre 1840 e il 30 giunse a Malta fermandosi fino al 9 ottobre; i giorni di sosta furono impiegati  in visite ai monumenti, ai musei dell’isola e alle caserme inglesi, il tutto corredato da visite protocollari alle autorità civili e religiose, ricevimenti, musica, balli e cene più o meno di gala. Il 19 ottobre,   dopo aver incontrato un tempo pessimo, le navi giunsero a La Canea nell’isola di Creta e successivamente si portarono ad Hiraklion. Anche laggiù si ripeterono le visite turistiche e di cortesia: si rilevò che le condizioni di vita nell’isola erano miserabili, ma che l’accoglienza dei turchi fu molto più cordiale di quella degli inglesi, troppo compassati. Finalmente il 2 novembre la squadra fece vela per Alessandria. Era  stata prevista anche una visita in Terra Santa che non fu possibile effettuare a causa della cosiddetta “crisi orientale” che vide ancora una volta in guerra l’Egitto di Muhammad Alì contro la Turchia e nella quale intervennero anche alcune potenze europee. Considerata l’impossibilità di effettuare questa tappa, si pensò di sostituirla con un viaggio di risalita del Nilo, di cui si dirà più avanti.

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Sicuramente in quel viaggio di andata prevalse il buonumore generale tanto che i resoconti sembrano quasi dei diari di croceristi: non si contano le volte in cui gli ufficiali dovettero indossare l’assisa di gala e poi confetture e bevande spiritose … il valzer e il ballo greco ebbero la preferenza né mancarono i giuochi  Anche gli uomini dell’equipaggio se la passarono bene: i marinai suonano a sera di violino e di tamburo un marinaro nostro col violino avea supplito al difetto di orchestra … e così via.

L’8 novembre le navi, munite di un apposito lasciapassare, entrarono nel porto di Alessandria bloccato dalla flotta inglese dell’ammiraglio Stapford. Si ebbe un momento di forte tensione quando le tre unità furono in vicinanza di quelle egiziane i cui comandanti, nonostante fossero stati più volte preavvertiti, erano convinti che si trattasse di brulotti inglesi sotto bandiera di comodo e stavano per aprire il fuoco; la situazione si risolse solo grazie al contrammiraglio Said Bey  che, con alcune scialuppe e  poca scorta, arrivò sottobordo dei nuovi arrivati per accertarsi personalmente della loro identità. Il 21 fu lasciata Alessandria; il giorno successivo la squadra entrò nel Nilo per la bocca di Rosetta e il 6 dicembre gettò le ancore all’arsenale di Bulack al Cairo. Le due tartane si fermarono iniziando i lavori preparatori in vista del carico del materiale che, trovandosi ancora alle cave che erano lontane qualche decina di miglia, non sembrava tanto prossimo. Se per effettuare tali lavori la tappa al Cairo era comunque indispensabile, si rilevò che contrariamente a quanto previsto sarebbe stato più comodo e si sarebbe risparmiato tempo se il carico fosse stato direttamente spedito a Rosetta e quindi si dispose che fosse imbarcato laggiù. Mentre le altre due unità erano in arsenale, il Fedeltà cominciò a navigare verso sud: il 9 gennaio 1841 era ad Assiut, il 12 fu avvistato il primo coccodrillo e, infine, si gettò l’ancora ad Assuan il 21 gennaio: fu la prima nave europea a raggiungere la prima cateratta del Nilo. Qui fu salutata dal forte egiziano da ventun colpi di cannone ai quali l’equipaggio rispose con il saluto alla voce.

Di fronte alle vestigia dell’antico Egitto l’emozione fu profondissima tanto che … gli stessi marinari, mossi dal genio per le arti  che riceve ogni italiano nascendo, si lanciavano a contemplare quanto è sfuggito alla mano sterminatrice di Cambise e degli altri barbari Lungo il percorso vennero fatte anche molte escursioni ai luoghi più celebri, acquistando antichità e mummie e ricavando mappe e disegni dei monumenti. Su uno degli scogli della prima cateratta fu incisa un’iscrizione commemorativa:

GREGORIO XVI F.R.

PEGLI AUSPICI DEGLI EMINENTISSIMI PP.

GAMBERINI E TOSTI

FIN QUI LA SPEDIZIONE ROMANA

SUL BORDO LA FEDELTA’

CHE DAL TEVERE A QUESTI SCOGLI

IL 21 GENNAIO 1841

APPRODAVA

Il Cialdi accarezzava l’idea di procedere con l’esplorazione verso l’Abissinia ed individuare le sorgenti del Nilo Azzurro e così organizzò una piccola spedizione via terra. Si proseguì verso sud per qualche giorno, ma i limiti dell’incarico ricevuto impedirono di allontanarsi ulteriormente rimandando questa esplorazione a un momento successivo che …. non si presentò mai. Durante il ritorno furono fatte alcune escursioni in pieno deserto e  furono visitati gli antichi monumenti della Tebaide.

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Il 26 marzo il Fedeltà fu di ritorno a Bulack e con le altre due navi, opportunamente adattate e rinforzate, partì per Rosetta. A Rosetta gli equipaggi si sistemarono a terra in quindici tende, facendo custodire da marinai armati il materiale archeologico che avevano portato con loro. La scelta di Rosetta, anche se conveniente per le operazioni di carico, non si dimostrò fortunata perché la città fu raggiunta da un’epidemia di una non meglio specificata “peste” congiunta ad una di tifo petecchiale.

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Anche se l’accampamento pontificio era fuori città e vennero prese tutte le possibili cautele, queste non bastarono. Fu colpito per primo dalla malattia il medico Ruga che venne seppellito sul posto; seguirono lo scultore Calvi, il pilota Jacono e il nostromo Camillieri che vennero avviati all’ospedale di Rosetta, ma di loro non si seppe più nulla. Nonostante fosse stato impossibile reclutare personale indigeno a causa dell’epidemia, gli equipaggi delle navi sotto la guida del Cialdi e degli ufficiali del Genio riuscirono a caricare in 20 giorni le colonne e tutto il restante materiale così che il 12 maggio le tre unità avevano guadagnato il mare aperto mettendosi sulla rotta di ritorno. La spedizione sostò poi ad Alessandria per la quarantena e in sostituzione del Ruga fu imbarcato il medico Domenico Cecconi di Arezzo che dopo un periodo trascorso in Egitto stava ritornando in patria. Seguendo una rotta tortuosa a causa del tempo molto cattivo, dopo aver toccato Rodi e Cerigo ed aver costeggiato la Grecia, le navi dovettero sottoporsi ad un’ulteriore quarantena a Malta e dopo un altro giro di visite turistiche e  protocollari nell’isola,  il 5 agosto si fece vela per Civitavecchia che fu raggiunta il 16. Il 23 il convoglio ripartì per Roma e risalendo il Tevere si ormeggiò vicino alla basilica di San Paolo dove era stato allestito un porticciolo provvisorio a servizio del cantiere per la ricostruzione della chiesa e dove lo attendeva una grande folla e il cardinale Tosti, tesoriere generale della Reverenda Camera Apostolica.

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Una settimana dopo Gregorio XVI visitò il Fedeltà e al Papa, interessatissimo e visibilmente emozionato, furono consegnati i molti regali inviatigli dal Viceré d’Egitto e i vari reperti archeologici (3). Tutti i partecipanti alla spedizione ricevettero  onorificenze e il Cialdi fu nominato prima maggiore e poco più tardi tenente colonnello di marina; non molto tempo dopo  sarebbe diventato il comandante del Corpo. Quella spedizione instaurò un legame professionale e di amicizia fortissimo fra gli ufficiali che vi parteciparono e li ritroveremo  sempre insieme, sempre più esperti anche se naturalmente sempre meno giovani, a destreggiarsi con successo nelle successive prove che li avrebbero aspettati: l’inizio della navigazione a vapore, la guerra del 1848 e il periodo inquieto della Repubblica Romana e, a proseguire, fino ai fatti del 1859 e del 1870. Il materiale archeologico che fu raccolto nel corso del viaggio fa bella mostra di sé ancora oggi nella sezione Gregoriana-Egizia dei Musei Vaticani.

Guglielmo Evangelista
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NOTE

1) Nel 1834 il Corpo comprendeva solo 29 uomini.

2) Il mistico era una nave dalle quaranta alle sessanta tonnellate con struttura composita che nella forma dello scafo e nell’alberatura riprendeva mischiandole le forme di navi di tipo diverso in modo da non poter essere inquadrato in nessuno dei tipi classici di velieri.

3) Il carico di alabastro sbarcato a Roma si componeva precisamente di:

– Due blocchi parallelepipedi per colonne della lunghezza di m. 8.04 e del diametro di m. 0,89

– Due blocchi analoghi della lunghezza di metri 7,54  dello stesso diametro

– Quattro blocchi di m. 2,68 x 1,68 x 1,02

– Cinque massi di m. 1,80 x 1,00 x 0,60

Fra le antichità c’era perfino una mummia acquistata personalmente dal Cialdi e dono personale per il Papa.

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