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Il viaggio dei Fenici: la potenza marittima

Reading Time: 5 minutes

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livello elementare

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ARGOMENTO: STORIA NAVALE
PERIODO: V – VI SECOLO a. C.
AREA: MAR MEDITERRANEO – OCEANO ATLANTICO
parole chiave: Fenici, Cartaginesi

 

Alla fine del VI sec. a.C., la presenza cartaginese nella penisola iberica meridionale si fece via via sempre più consistente. Gli avvenimenti che spinsero Qart Hadesh (Cartagine, la città nuova) a diventare la guida e il riferimento per tutte le colonie fenicie in occidente, furono la sottomissione della città madre di Tiro ad opera prima degli Assiri e poi del re di Babilonia Nabucodonosor II. In precedenza la fondazione fenicia centro di Gadir (colonia fondata da cittadini provenienti da Tiro intorno all’VIII sec. a.C.), aveva già portato a degli scontri con la vicina popolazione dei Tartessi, come ci ricorda Macrobio (Saturnali I, 20, 12): 

… Terone, re dell’Hispania citerior, spinto dalla pazzia ad assediare il tempio di Ercole, allestì una flotta. I Gaditani gli vennero, allora, incontro con navi da guerra. Scoppiato lo scontro, la battaglia ristagnava in una situazione di parità fino a quando, d’un tratto, le navi del Re si volsero in fuga e furono distrutte bruciate da un incendio improvviso. I pochissimi nemici che sopravvissero, quando furono catturati, affermarono che erano apparsi dei leoni sopra la prora delle navi gaditane. Le loro imbarcazioni avevano preso fuoco, allora, come se le avessero colpite i raggi che si dipartono dalla testa del sole; come nei dipinti.

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 Manufatto di Tartesso conservato al Museo di Siviglia 

Dopo questo scontro intorno all’VIII sec. a.C., i Tartessi fino all’egemonia fenicia, almeno fino al VII sec. a.C., quando i Focesi di Massalia cominciarono ad estendere i loro traffici nel sud della penisola iberica, complice la debole resistenza fenicia dovuta alla sottomissione della madre-patria Tiro a seguito degli avvenimenti citati in precedenza. Fu allora, o forse anche prima, come ci suggerisce Cyprian Broodbank (Il Mediterraneo, cap. X, 580), che Cartagine poco alla volta divenne il punto di riferimento delle colonie di Occidente, la potenza egemone in grado di riunire sotto la sua protezione tutte le colonie fenicie dell’occidente.

Alla fine del VI sec, la presenza cartaginese sullo stretto di Gibilterra, a seguito della sconfitta focese di Alalia del 535 a.C., si stabilizzò e la distruzione di Tartesso intorno al 500 a.C., spalancò loro le porte per il monopolio del commercio dei metalli in particolare dello stagno proveniente dalla direttrice nord del continente europeo, e dell’oro che arrivava dal continente africano.

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Il tesoro di El Carambolo, un insieme di vari pezzi d’oro e di ceramica di probabile origine tartessica, ritrovati nel 1958, sulla collina di El Carambolo nel comune di Camas.  Gli archeologi ritengono che sia stato deliberatamente sepolto nel VI secolo a.C.. Erodoto nel primo Libro delle Storie, racconta che Tartesso si trovava oltre le Colonne d’Ercole, quindi sull’Oceano Atlantico. Sappiamo che commerciava in metalli, specialmente quelli preziosi come l’argento.

La strategia commerciale nei confronti dei rivali, ed in particolare di quelli greci, non si limitò al solo uso della forza ma fu supportata da racconti (esasperati ad arte), che narravano della presenza di pericoli immani per chi si accingeva a superare i limiti posti da Eracle: un mondo popolato da mostri e forze sovrannaturali costituiva il “menu” per chi avesse voluto osare tanto. Insomma un limite da non oltrepassare, se si teneva alla propria vita.

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“The Universal Geography”; by Élisée Reclus, Edited by A.H. Keane, Published by J.S. Virtue & Co., London

In questo periodo di massima potenza politica, il senato cartaginese decise di affidare a due navigatori, il compito di aprire nuove vie commerciali. Annone avrebbe condotto una spedizione per circumnavigare l’Africa, mentre Imilcone (forse fratello di Annone, e figlio di Amilcare, il generale cartaginese morto a Imera nel 480 a.C.), ne avrebbe condotta una verso nord, costeggiando prima le coste della Lusitania (l’attuale Portogallo) per poi raggiungere l’estremo del continente europeo. Ci concentreremo su quest’ultima, anche se sono giunti a noi pochi stralci del suo diario di bordo, narrati da Rufo Festo Avieno, storico latino dl V sec. d.C. in “Ora Maritima”, e da Plinio il Vecchio in “Naturalis Historia“.

Il viaggio, che racconteremo nei prossimi articoli, si svolse molto probabilmente nel V sec. a.C., con partenza da Gadir (la Gades romana) seguendo quindi una rotta che costeggiava le coste della penisola iberica, seguendo quella già percorsa dai Tartessi, frequentatori di un non ben definito territorio chiamato Oestrymnin (Estrimnide) che, seguendo le indicazioni di Avieno, corrisponderebbe all’attuale area del Finistère bretone.

Si tratta probabilmente della Pointe de St. Mathieu, a sud della quale si apre la baia di Douarnenez; le Estriminidi, perciò, andrebbero identificate con le piccole isole sparse in questo braccio di mare. Quindi, la posizione più probabile dovrebbe essere la Bretagna visto che la Cornovaglia, ancora attualmente una zona ricca di miniere non è però un arcipelago, mentre nelle isole Scilly non ci sono giacimenti. Vi è da sottolineare il fatto, che già i nativi andalusi commerciavano non solo con gli abitanti della Bretagna, ma anche con quelli della Cornovaglia e forse con quelli dell’attuale Galles. Le rilevanze archeologiche hanno portato a conoscenza l’esistenza di contatti commerciali e culturali della frangia Atlantica europea, già a partire dal II millennio, con le regioni dell’estremo Nord.

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Molto probabilmente, i Tartessi ricevevano metalli ed in particolare l’ambito stagno, dalle popolazioni celtiche che ne gestivano l’estrazione e il commercio (come ad esempio gli Osismi e forse anche i Veneti di cesariana memoria) per poi trasferirlo nella penisola iberica, come ci riporta Avieno (Ora Maritima 113-114) “Tartessiisque in terminos Oestrymnidum negotiandi mos erat.” … ed era abitudine dei Tartessi spingersi a commerciare sino ai confini con gli Estriminidi.

Fine parte I  – continua

Giuseppe Ferrada

immagine in anteprima, probabile nave fenicia da un bassorilievo di Tebe

 

Bibliografia principale
Paolo Bernardini: I Fenici sulle rotte dell’Occidente nel IX sec. a.C. Cronologie, incontri, strategie. (Rivista della Scuola Archeologica Italiana di Cartagine)

Gabriella Amiotti: I precursori di Cristoforo Colombo nell’Atlantico e la cultura classica del grande navigatore (Vita e Pensiero)

Luca Antonelli: Rufo Festo Avieno, Ora Maritima (Historika, studi di storia greca e romana)

Federica Cordano: La geografia degli antichi (Laterza editore)

Jean Rougé: La navigazione antica (Massari editore)

Lionel Casson: Navi e marinai dell’antichità (Mursia editore)

Sara Sebenico: I Mostri dell’Occidente Medievale

Cyprian Broodbank: Il Mediterraneo (Piccola Biblioteca Einaudi)

 

 

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