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L’influenza della Nina 2021-2022 sul tempo mondiale

Reading Time: 7 minutes

 

livello elementare

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ARGOMENTO: METEOROLOGIA
PERIODO: XXI SECOLO
AREA: OCEANO PACIFICO

parole chiave: Nina, Oceano, Jet stream, sistemi polari

 

Per comprendere appieno l’influenza dell’oscillazione ENSO, dobbiamo anche guardare alla sua fase calda. Di seguito abbiamo due immagini di anomalie della temperatura dell’oceano, una è l’ultima Nina nell’ottobre 2020 e la seconda è il forte evento del Nino della stagione invernale 2015/2016.

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Non è difficile osservare che sulla stessa area dell’oceano si misurarono temperature oceaniche più fresche del normale durante La Nina e più calde della media durante il Nino, con un’influenza sul clima diametralmente opposta. Guardando la temperatura effettiva, invece delle anomalie sopracitate, possiamo anche vedere una grande differenza nella temperatura della superficie dell’oceano. La prima immagine in basso mostra le temperature della superficie del mare nell’ultima Nina (2020), e la seconda le temperature durante l’evento El Nino del 2015/2016.

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Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file è el-nino-temperature-analysis-tropical-pacific-1024x679.pngCiò che colpisce è la “lingua fredda” dell’acqua oceanica più fresca durante La Nina, che crea anomalie negative con una differenza di temperatura dell’oceano fino a 10 gradi Celsius in alcuni punti. Nella fase calda la “lingua fredda” è invece molto più debole del normale. Questo è dovuto al risultato della complessa dinamica tra modelli di pressione e venti che generano gli alisei tropicali, venti costanti e persistenti che soffiano verso (e lungo) l’equatore in entrambi gli emisferi e che mescolano la superficie dell’oceano alterando le correnti oceaniche.

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L’immagine mostra una versione semplificata dei venti prevalenti globali. Gli alisei (trade winds) sono in giallo o rosso, a seconda dell’emisfero. credit Weather.gov

Quando gli Alisei rinforzano, possono effettivamente iniziare a cambiare le correnti superficiali oceaniche e spingere le acque calde oceaniche verso ovest, sostituendole con le acque più fredde profonde.

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L’immagine sotto mostra la situazione delle correnti superficiali oceaniche nelle regioni ENSO nel luglio 2021. Possiamo vedere forti correnti orientali, che spingono l’acqua verso ovest e raffreddano la superficie dell’oceano. Nota anche la bella vista della Gulf Stream, che scorre dal Golfo del Messico verso la Florida, proseguendo verso nord-est, lungo la costa orientale degli Stati Uniti.

Il Southern Oscillation Index
Una fase ENSO (Nina o Nino) risponde direttamente ad una speciale variabilità della pressione atmosferica, chiamata Southern Oscillation Index o SOI che rappresenta la differenza nella pressione atmosferica media misurata a Tahiti (Polinesia francese) e Darwin (Australia). L’immagine sotto mostra la posizione delle due zone bariche considerate.

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Valori SOI positivi indicano che la pressione a Tahiti è superiore a quella di Darwin in Australia. Ciò corrisponde alle condizioni della Nina. Se i valori sono negativi ci troviamo nelle condizioni del Nino, In altre parole il SOI descrive il modello di pressione nel Pacifico tropicale, che influenza gli alisei, riscaldando o raffreddando le regioni ENSO. Semplice …

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Ora, nel caso di quest’anno, ci troviamo chiaramente in una condizione di SOI crescenti ovvero di formazione della Nina (dopo quella dell’anno scorso sarebbe una seconda)

Possiamo vedere questo cambiamento di pressione negli alisei osservando i venti zonali (ovest-est) nel tempo. L’immagine seguente mostra il movimento ovest-est dei venti sopra l’equatore nel tempo. Le principali regioni ENSO sono comprese tra 90 W e 180 W.

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Anomalia del vento zonale positiva (rosso) significa venti deboli da est con rinforzo dei venti occidentali. Un’anomalia del vento negativa (blu) indica venti orientali più forti del normale.

Se la direzione dei venti influenza la circolazione delle masse d’acqua ha anche riscontri economici, influenzando la catena alimentare marina ai tropici.

Come ricorderete le acque che risalgono dagli strati più profondi (upwelling) sono in genere più fredde e ricche di sostanze nutritive. Questi nutrienti possono “fertilizzare” le acque superficiali, favorendo un’elevata produttività biologica. Un buon indicatore è la quantità di fitoplancton (clorofilla) nell’oceano.

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Il confronto fra le due immagini mostra le differenti concentrazioni di clorofilla tra l’ultima Nina del 2020 (sopra) e durante lo stesso periodo nell’evento Nino del 2015 (sotto)

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Durante La Nina si ha un aumento dei nutrienti lungo l’intera regione ENSO e anche dalle aree costiere del Centro e Sud America, comportando quindi una maggiore disponibilità di cibo per i pesci, che potrebbe portare una stagione di pesca potenzialmente buona nel Pacifico equatoriale orientale. Un informazione importante per Paesi, come il Perù, che hanno nella pesca la fonte economica maggiore. Valutare il valore di termoclina è quindi un fattore importantissimo sia per gli aspetti meteorologici che economici.

Nell’immagine sottostante è riportata la temperatura delle acque durante un evento Nina. Tra l’evento Nino del 2016 e quello Nina del 2020, potete facilmente osservare che la soglia dei 20°C è molto più vicina alla superficie durante La Nina.

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fase Nino

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fase Nina

Come la Nina ed il Nino influenzano il tempo globale
Le fasi ENSO non influenzano solo il tempo locale ma hanno un’importante azione sulle correnti a getto dell’Oceano Pacifico e, di conseguenza, anche di tutto il mondo. Come ricorderete, una corrente a getto può essere descritta come un grande e potente flusso d’aria a circa 8-11 km di altitudine. Scorre da ovest a est intorno all’intero emisfero, influenzando i sistemi di pressione, la loro forza e modellando così il nostro clima in superficie. I loro effetti sui voli aerei sono notevoli, basti pensare alla differenza di tempo di volo di un aeromobile andando verso Ovest o verso Est.

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Confrontando le due fasi dell’ENSO possiamo vedere che possono produrre un modello climatico invernale completamente diverso in tutto il Nord America, poiché hanno una grande influenza sulla posizione della corrente a getto. La Nina presenta una corrente a getto polare più forte ed estesa dall’Alaska e dal Canada occidentale negli Stati Uniti. Mentre l’El Nino presenta una corrente a getto del Pacifico più forte amplificata sugli Stati Uniti meridionali.

Guardando più da vicino il fenomeno della Nina, possiamo vedere che la sua caratteristica principale è la formazione di un sistema di alta pressione forte e persistente nel Nord Pacifico, che fa curvare la corrente a getto da nord-ovest a sud-est, creando uno schema a dipolo sugli Stati Uniti. In questo caso Alaska, Canada occidentale e gli Stati Uniti settentrionali, di solito, sperimentano un inverno più freddo del normale con copiose nevicate ed una maggiore quantità di precipitazioni. Al contrario, nel sud-ovest e sud degli Stati Uniti, si hanno condizioni più calde e ina seconda più secche durante l’inverno.

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grafico NOAA-Climate

Cosa ci aspettiamo questo inverno?
Secondo le previsioni dell’ufficio meteorologico australiano ci sarà un aumento del freddo nell’Oceano Pacifico tropicale fino alla fine dell’autunno, raggiungendo la soglia di una seconda Nina. Una previsione più accurata verrà rilasciata nei prossimi due mesi, ma questo andamento termico è un indicatore precoce che supporta lo sviluppo, per il secondo anno, della Nina. Questo sembra essere confermato anche per le previsioni europee anche se gli effetti di una Nina “del secondo anno” sono solitamente più deboli di quelli del primo anno con temperature più miti.

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Ma c’è un’altra anomalia: il sistema di alta pressione sulla Siberia nord-occidentale. Ciò può avere un ruolo importante nel modello invernale europeo, poiché potrebbe causare una pressione inferiore al normale su gran parte dell’Europa continentale, il che significherebbe un clima decisamente più freddo. Sembrerebbe una contraddizione ma, sebbene le previsioni a seguito della Nina mostrino condizioni più calde su gran parte dell’Europa e degli Stati Uniti occidentali, l’Europa è in realtà più lontana dalla regione dell’ENSO e non ha un collegamento diretto con la sua influenza. In Europa, la sua influenza è modificata dai modelli di pressione nel Nord Atlantico e nelle regioni polari. Per cui c’è da aspettarsi, purtroppo, l’influenza del freddo siberiano sulla circolazione locale. La domanda è quanto?

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Vedremo, intanto ricordiamoci che le previsioni si chiamano previsioni proprio perché non sono certezze, specialmente a medio e lungo termine.

In sintesi, la lezione acquisita da questi nostri ultimi articoli, dedicati alla meteorologia del Pacifico, è che ciò che accade in questo momento in un punto lontano dal mondo, prima o poi, influenzerà le condizioni ambientali dove noi viviamo. Interessarci attivamente del Pacifico può avere quindi importanti ricadute anche per Paesi lontani.

 

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