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Una storia curiosa: quando Peter Jansen Wessel di Norvegia chiese le munizioni al nemico per continuare a combattere

Reading Time: 5 minutes

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livello elementare

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ARGOMENTO: STORIA NAVALE
PERIODO: XVII SECOLO
AREA: DIDATTICA

parole chiave: Peter Wessel, Danimarca, Norvegia, Svezia, great northern war 
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Ci sono episodi curiosi della storia navale tanto assurdi da non sembrare veri  … Shakespeare avrebbe potuto dire, questa volta a maggior ragione, che c’era qualcosa di folle in Norvegia. 

Durante la Grande guerra del Nord, un lungo conflitto per l’egemonia sul Mar Baltico combattuto tra il 1700 e il 1721, la Danimarca-Norvegia si oppose, insieme ai russi e al principe di Sassonia, alla Svezia di Carlo XII. Uno degli eroi norvegesi, ai tempi, fu un certo Peter Jansen Wessel, conosciuto anche come Peter Tordenskiold, che iniziò a combattere per mare all’età di 15 anni, diventando poi vice-ammiraglio in poco tempo. Wessel fu sicuramente un personaggio singolare, tanto audace e spregiudicato in combattimento da scivolare nella sconsideratezza, che passò alla storia anche per un suo alquanto bizzarro comportamento in battaglia avvenuto nel lontano 26 luglio del 1714.

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“The end of Peter Wessel Tordenskiold’s naval battle in the North Sea”, 1919, di Christian Ferdinand Andreas Mølsted

Mentre pattugliava in acque norvegesi con la sua nave, la Løvendals Gallej, una fregata da 18 cannoni, incrociò una fregata con bandiera inglese, la De Olbing Galley, armata con 28 cannoni che stava trasportando armi per gli Svedesi. In realtà l’Inghilterra non era in guerra con la Norvegia-Danimarca, ma la fregata inglese, alla vista della nave norvegese, ammainò la sua bandiera e, alzando quella svedese,  incominciò a sparare contro la Løvendals Gallej, che ovviamente si preparò subito alla battaglia. 

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Peter Wessel trovò nel capitano inglese, Bactmann, un avversario di valore. Il combattimento durò tutto il giorno, e il capitano inglese con il favore delle tenebre provò a sfuggire al combattimento senza successo. Dopo la pausa per la notte, la battaglia riprese, ma dopo 14 ore di lotta le due navi erano ambedue pesantemente danneggiate. Wessel era rimasto senza munizioni e mandò un inviato sulla nave inglese. Ringraziando cortesemente l’altro capitano per il duello in mare, chiese se per caso potesse prendere in prestito alcune delle sue munizioni per continuare la battaglia. Si avete letto bene … chiese se poteva avere polvere da sparo e palle di cannone per continuare lo scontro. La sua richiesta venne naturalmente respinta ed il capitano inglese e Wessel, valutata la situazione, decisero di allontanarsi ma … non prima di aver brindato l’uno alla salute dell’altro, prima che le navi si separassero.

Nel novembre 1714 Wessel fu processato ed accusato di aver rivelato al nemico informazioni militari vitali (la sua mancanza di munizioni), mettendo in pericolo una nave del Re per combattere una nave nemica di forza superiore. Ma ancora una volta lo spirito indomabile con cui Wessel si difendeva e il disprezzo che riversava sui suoi compagni meno coraggiosi conquistarono Federico IV. Fu quindi assolto, uscendo brillantemente dal processo. Fu la prima ma non l’ultima volta … in altre occasioni i suoi avversari tentarono di mandarlo in disgrazia ma senza successo.

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ritratto di Peter Wessel Harris Museum & Art Gallery

Ma chi era Peter Jansen Wessel?
Il giovane Peter Wessel, di famiglia benestante ed originario della città norvegese di Trondheim, si recò a Copenaghen nel 1704 per entrare come cadetto della scuola navale ma la sua candidatura non fu accettata. Amante del mare ma soprattutto dell’avventura, si arruolò all’età di 15 anni nella Marina Reale Danese-Norvegese durante la Grande Guerra del Nord contro la Svezia, su un nave impiegata lungo la costa svedese per raccogliere informazioni utili sul nemico.

Nel giugno 1712, con l’appoggio dell’ammiraglio norvegese barone Waldemar Løvendal gli fu assegnata la fregata da 18 cannoni Løvendals Galej, contro il parere dell’ammiragliato danese, che considerava Peter Wessel un personaggio inaffidabile. Dopo essersi ufficialmente lamentato del suo diretto comandante in Norvegia, Wessel fu trasferito nel Mar Baltico agli ordini di Ulrik Christian Gyldenløve, che apprezzò e utilizzò il coraggio di quel bizzarro comandante che era già famoso per due cose: l’audacia con cui attaccava ogni nave svedese che incontrava, indipendentemente dalle probabilità di successo, e la sua abilità marinaresca che gli permetteva sempre di sfuggire alla cattura. I suoi successi costrinsero gli Svedesi a mettere una buona ricompensa per la sua cattura, ma Wessel aveva nemici anche nella marina danese, che deploravano il suo modo di agire che lo faceva apparire più come un corsaro che un comandante della Marina Reale.

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Re Federico IV

Il soprannome Tordenskjold (ovvero ‘Thunder Shield’) gli fu dato per il suo coraggio e spregiudicatezza proprio dal re Federico IV nel 1716. Per i suoi meriti nella Grande Guerra del Nord raggiunse rapidamente il grado di viceammiraglio. La sua più grande impresa avvenne proprio nel 1716, quando distrusse la flotta di rifornimento di Carlo XII di Svezia nella battaglia di Dynekilen, di fatto facendo fallire l’assedio a Fredriksten. A causa della sua irrefrenabile guasconeria, nel 1720, durante un viaggio ad Hannover, durante un duello, nato per futili morivi, fu trafitto a morte dalla spada del colonnello Jakob Axel Staël von Holstein, che aveva servito per la corona svedese …  aveva solo 30 anni.

La Royal Danish Navy gli ha intitolato diverse navi, tra cui una nave da difesa costiera all’inizio del XX secolo e la corvetta Peter Tordenskiold, classe Niels Juel, che ha prestato servizio fino all’agosto 2009. Anche la Royal Norwegian Navy gli ha intitolato una nave ed il Royal Norwegian Naval Training Establishment a Bergen (KNM Tordenskjold).

Andrea Mucedola

 

in anteprima un dipinto dell’ufficiale di marina Bernhard Grodtschilling che mostra le navi della marina danese nella Grande Guerra del Nord. La nave al centro è il “Løvendals Galej“. 

 

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