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Operation Petticoat, tra fiction e realtà

Reading Time: 8 minutes

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livello elementare

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ARGOMENTO: STORIA NAVALE
PERIODO: XX SECOLO
AREA: SOMMERGIBILI
parole: Operation Petticoat, sommergibili statunitensi, classe Balao, Sommergibile Torricelli 

 

Operazione sottoveste, un film di successo che racconta tante verità
Il film venne realizzato con ampio supporto del Dipartimento della Difesa e della Marina USA. La maggior parte delle riprese ebbe luogo all’interno e sia nei pressi della Naval Air Station (NAS) Key West, in Florida, che presso la Naval Station di San Diego, in California. Il suo successo cinematografico fu certamente legato alla bravura dei protagonisti, Gary Grant e Tony Curtis, che fecero di una commedia un capolavoro.

Una curiosità
Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file è tony-curtis-sailor.jpgTony Curtis si era arruolato nella Marina degli Stati Uniti durante la seconda guerra mondiale all’età di 17 anni. Sembrerebbe che, diventato attore, Curtis chiese di fare un film ambientato su un sommergibile con Cary Grant, che aveva interpretato il comandante Cassidy nel film Destinazione Tokyo. La storia lo affascinò e nacque così l’idea di  Operation Petticoat. Quello che molti non sanno è che alcuni elementi della sceneggiatura di questo film furono tratti da eventi reali, accaduti a bordo di alcuni sommergibili della flotta del Pacifico durante la seconda guerra mondiale.

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Nel film l’equipaggio è condotto dall’impassibile comandante Sherman, interpretato da Gary Grant. Irreprensibile ma che dimostra all’occorrenza di saper temporaneamente chiudere ambedue gli occhi sul regolamento  quando, per necessità di sopravvivenza, alcuni membri dell’equipaggio agiranno come dei simpatici pirati per approvvigionare i pezzi di rispetto ed i rifornimenti necessari per la sopravvivenza del suo sommergibile.

E’ curioso che chi ha indossato la divisa, specialmente in tempi di guerra, ricordi azioni al limite (ma anche oltre) del politically correct, storie di una vita vissuta pericolosamente che ogni tanto ritornano umanamente alla memoria leggendo i diari del tempo passato.

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dal film Operation Petticoat

Non immaginatevi cose strane: piccoli dispetti fatti anche ai colleghi della nave affianco, nello spirito piratesco del mare. Ecco perché questo film, visto con gli occhi di un marinaio, può ricordare tanti episodi passati di vita quotidiana, potremmo dire senza tempo. Storie vere quando i Comandanti in mare dovevano inventarsi ogni giorno nuove soluzioni per sopravvivere alla apparente cecità o sordità della burocrazia, nella logica non scritta che i Superiori queste cose già le avevano viste e alla fin fine al di sopra del Comandante c’è solo Dio e che, come scrisse in un suo bel racconto l’ammiraglio Scialdone, tanto i Superiori vedono tutto … e se non fanno nulla c’è sempre una ragione.

Operazione sottoveste, un film di successo che racconta tante verità
Tornando al film, alcuni episodi non sono di fantasia ma avvennero veramente e furono registrati sul diario di bordo dei vari comandanti di sommergibili che li vissero in prima persona.

Ad esempio, nel film vediamo che il USS Sea Tiger è costretto, a causa di una prossima invasione dell’isola da parte delle truppe giapponesi, ad evacuare del personale sanitario. Infermiere che nel film causeranno non pochi guai al povero sommergibile ed al suo equipaggio.

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immagine dal film Operation Petticoat

Questo evento ebbe realmente luogo il 3 maggio 1942 da parte del sommergibile USS Spearfish in Australia, quando evacuò un gruppo di infermiere della Marina e dell’esercito da Corregidor due giorni prima dell’arrivo dei Giapponesi. Non sappiamo cosa successe a bordo ma la loro storia è stata tramandata e i loro nomi ricordati.

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La prima infermiera della Marina degli Stati Uniti a fuggire dalla base di Corregidor e ad arrivare in Australia fu la guardiamarina Ann Bernatitus (nella foto) che faceva parte di un gruppo di 13 donne americane e altri ufficiali di alto livello della Marina e dell’esercito nonchè due clandestini messi in salvo grazie al sommergibile USS Spearfish, domenica 3 maggio 1942, ovvero circa 48 ore prima che Corregidor cadesse in mano ai giapponesi. Arrivarono a Fremantle, nell’Australia occidentale, il 20 maggio 1942. Le altre donne erano undici infermiere dell’esercito americano e la signora Margaret Janson, moglie di un ufficiale della marina.

Andando su uno degli episodi più divertenti del film, ricordiamo quello del camion che “viene affondato” dopo essere stato silurato con l’ultimo siluro disponibile. L’episodio si ispira ad un fatto reale che ebbe luogo durante un attacco a Minami Daito il 16 luglio 1944, quando il sommergibile USS Bowfin, colpì un molo e fece saltare l’autobus parcheggiato nel porto.

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Una macchia nel pedigree di un sommergibile che affondò 179.646 tonnellate (34 grandi navi, più altre 10 sotto le 500 tonnellate) e danneggiò 33.934 tonnellate (cinque grandi navi, più due più piccole) per un totale di 213.580 tonnellate affondate o danneggiate. Considerato ancora oggi una leggenda nella comunità dei US Submariner, perché tra i 188 sommergibili della seconda guerra mondiale il USS Bowfin è collocato al 15° posto per numero di navi affondate. Chissà se anche l’autobus fu inserito nell’elenco.

Non ultimo, vale la pena di menzionare la lettera del comandante del USS Sea Tiger Sherman (Gary Grant) al dipartimento di approvvigionamento sull’inspiegabile risposta negativa (materiale sconosciuto) alla richiesta di carta igienica. Per chi ha indossato l’uniforme blu questo episodio non è così assurdo. Il problema della logistica ha sempre attanagliato gli uomini in divisa, in particolare in momenti in cui le difficoltà belliche rendevano tutto più complesso. Quello che non è noto è che la arguta lettera del comandante del sommergibile rosa è basata su una missiva realmente inviata al Dipartimento di approvvigionamento del Cantiere navale di Mare Island da parte del capitano di corvetta James Wiggins Coe, comandante del sottomarino USS Skipjack

La storia è molto divertente e vale la pena di essere raccontata. Secondo un sito di ex sommergibilisti statunitensi la bozza della lettera fu consegnata al segretario di bordo (in gergo chiamato sulle navi americane Yeoman), dicendogli di batterla a macchina. Prima di riconsegnarla per la firma, come prassi, lo Yeoman la fece controllare al Comandante in seconda che, con l’ufficiale di guardia, si recò dal Comandante per avere conferma se la volesse veramente mandare. La sua risposta fu ferma: ” “I wrote it, didn’t I?”  ovvero l’ho scritto io, giusto?”.

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trascrizione della lettera originale estratto dal sito  http://www.submarinesailor.com/history/toiletpaper.asp

La lettera partì e, dodici giorni dopo, il 22 giugno 1942 James Wiggins Coe fu insignito della Navy Cross per le sue azioni sull’S-39, ma non solo … la lettera sulla “carta igienica” arrivò al Deposito di forniture di Mare Island scatenando un putiferio. Un membro di quell’ufficio ricorda che tutti gli ufficiali del dipartimento dei rifornimenti “dovettero stare sull’attenti per tre giorni a causa di quella lettera“. A quel punto, la lettera divenne virale (pensate che a quei tempi non c’era ancora internet), diffondendosi in tutta la flotta, fino ad arrivare anche al figlio del presidente degli Stati Uniti, John Roosevelt, che era imbarcato sulla USS Wasp.

Ma le sorprese non erano finite … quando il sommergibile rientrò alla base dopo una missione di pattugliamento l’equipaggio vide piramidi di carta igienica accatastate sul molo. Due uomini portavano una lunga tavola con sopra dei rotoli di carta igienica con metri di carta srotolata che scorrevano dietro di loro mentre una banda suonava un inno di benvenuto. Non ultimo, i membri della banda indossavano cravatte di carta igienica al posto dei loro fazzoletti della Marina e quando soffiavano negli strumenti a fiato, striscioni bianchi si dispiegavano da trombe e corni. Un’accoglienza degna di un film di Hollywood visto che, come consuetudine, al ritorno dei battelli, in genere sul molo si trovavano solo casse di frutta/verdura fresca e l’immancabile gelato. Il USS Skipjack fu invece accolto con cartoni di carta igienica. 

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capitano di fregata  James Wiggin “Red” Coe

La lettera, il cui originale è conservato al Bowfin Museum alle Hawaii, divenne famosa nei libri di storia dei sottomarini e, non a caso, fu inserita nel copione del film Operation Petticoat. Ancora oggi, alla Navy Supply School di Pensacola, Florida, è ancora appesa in un quadro sotto una scritta che recita: “Non lasciare che questo ti accada!“. Per ironia della sorte, quella lettera è passata alla storia più dell’autore, il capitano di fregata  James Wiggin “Red” Coe che, in seguito, risultò disperso in mare con il suo nuovo sommergibile, l’USS Cisco, il  6 novembre 1943. Coe era considerato un asso e aveva comandato con onore e capacità il USS Skipjack e l’USS Cisco durante le operazioni nel teatro del Pacifico della seconda guerra mondiale. 

Non uno ma tre
Tornando alle riprese del film Operazione sottoveste (Operation Petticoat), diretto da Blake Edwards (lo stesso regista di capolavori come Breakfast at Tiffiany’s (1961) e The Pink Panther) vanno menzionati i battelli subacquei che furono usati durante le riprese.

Per girare le scene del USS Sea Tiger furono utilizzati ben tre diversi sommergibili statunitensi, tutti appartenenti alla fortunata classe Balao:
USS Queenfish, che appare nelle scene di apertura e di chiusura (girate nel 1959), e nelle quali è visibile il numero distintivo 393 sulla torretta.Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file è USS_Queenfish_SS-393_underway_at_sea_in_the_1950s.jpg

USS Archerfish, che fu impiegato in tutte le scene dove il battello subacqueo appare dipinto in grigio e nero.

Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file è USS_Archerfish.jpg

e l’USS Balao, capo classe, che appare in tutte le scene nelle quali il Sea Tiger è pitturato di rosa.

Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file è USS-BALLAO.png

Tutti e tre appartenenti alla classe Balao; una classe fortunata di cui  furono costruiti 120 esemplari, alcuni ceduti o venduti nel dopoguerra anche all’estero. Uno di essi, l’USS Catfish, fu acquistato dalla Marina argentina e ribattezzato ARA Santa Fe (S-21), il sommergibile che fu perso nella guerra delle Falkland, nel 1982, dopo essere stata danneggiato quando era ormeggiato ad un molo. Il ARA Santa Fe fu rimesso poi a galla e dismesso pochi anni dopo la guerra. Portato in acque profonde, fu poi affondato.

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i tre sommergibili ex classe Balao acquisiti dalla Marina Militare italiana

Una curiosità
Per molto tempo si pensò che il sommergibile rosa fosse stato ceduto all’Italia. Questa leggenda nacque per il fatto che durante il carenamento del sommergibile Evangelista Torricelli sullo scafo affiorò una pittura rosa, simile a quella che si vede nel film Operazione sottoveste. In effetti la classe dei sommergibili Torricelli della Marina Militare italiana fu costituita da tre vecchi sommergibili statunitensi della classe Balao, ceduti all’Italia nel quadro di un programma di assistenza militare. Si trattava dell’USS Lizardfish, USS Capitaine e USS Besugo, veterani della guerra nel Pacifico e rispettivamente ribattezzati Evangelista Torricelli, Alfredo Cappellini e Francesco Morosini. Per un errore la USN comunicò che proprio il USS Lizardfish era stato il battello protagonista del film, per cui la storia venne creduta a lungo. Solo in un secondo tempo, la Marina statunitense comunicò che il sommergibile rosa era in realtà il USS Balao, capo classe della classe omonima.

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Sommergibile Evangelista Torricelli, ex USS Lizardfish, Taranto 1963, collezione Duilio Ranieri

E quel colore rosa? Chi il ferro lo ha “pittato” a lungo sa che può essere probabilmente riconducibile al viraggio di una mano della pittura protettiva al minio. Ed ora non vi resta che riguardare questo film senza tempo, uno dei pochi che possiamo rivedere tante volte senza mai stancarci.

Andrea Mucedola

 

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1 commento

  1. Francesco Brecciaroli Francesco Brecciaroli
    15/08/2021    

    Bella la storia del sommergibile rosa! Ho già visto più di una volta il film e non ci si stanca mai di rivederlo!

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