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Uno sguardo alla guerra fredda: l’auge della Marina Sovietica e la crisi dei missili a Cuba come sua motivazione

Reading Time: 7 minutes

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livello elementare

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ARGOMENTO: STORIA NAVALE
PERIODO: XX SECOLO
AREA: DIDATTICA

parole chiave: Unione Sovietica, Cuba, Stati Uniti, NATO, crisi di Cuba

 

Oggi si torna a parlare nel mondo (anche se poco in Italia per vizi ideologici), dell’attuale crisi di Cuba e della sua influenza. Ritengo che possa essere curioso ma anche istruttivo tornare indietro, praticamente di mezzo secolo, per ricordare il grande peso che ebbe la piccola Cuba durante la guerra fredda.

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L’incrociatore pesante USS Camberra in un foto circa 1968-1969, con il pennant (CA-70); durante la crisi cubana fu una delle unità più moderne messe in linea. Lo spiegamento di unità con maggiori capacità antiaeree di era motivato dal dispiegamento a Cuba, oltre che dei missili, di bombardieri bireattori IL 28

Un particolare forse poco conosciuto è il peso che ebbe la crisi cubana nella strategia navale sovietica e nella ricostruzione della Marina, disegnata dall’Ammiraglio Gorshkov. Una Marina, quella sovietica, descritta dall’assioma “l’orso ha imparato a nuotare”.

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Nel dicembre 1962 un P2V Neptune fotografa il cargo OKTHOTSK in rotta verso nord con in coperta bombardieri IL 28 ritirati da Cuba

Attribuire la crescita della Marina Sovietica e la percezione della sua minaccia solo all’influenza della crisi missilistica cubana del 1962 è una eccessiva semplificazione della storia navale: certamente l’esperienza acquisita durante la crisi missilistica cubana servì ad ambedue i contendenti del momento, ma la crisi non creò molti cambiamenti nella strategia marittima e nello sviluppo delle capacità della NATO o degli Stati Uniti mentre impose delle scelte politiche all’establishment sovietico che ratificarono una sorta di  rifondazione della Marina sovietica.

La contrapposizione fu breve, con esito a favore occidentale, un evento molto sfruttato politicamente ma con risultati di equilibrio strategico minori di quanto si volle esibire. Per i sovietici invece l’operazione ebbe un impatto maggiore per le chiare lezioni acquisite che imposero un diverso disegno della loro Marina sino ad allora sbilanciata sull’arma subacquea, principalmente di tipo convenzionale

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Il 9 Novembre1962 un sommergibile classe Foxtrot in superficie presso la linea di quarantena

 A livello tattico la Marina sovietica si rese conto che:
–  tutti i sommergibili sovietici furono rilevati mentre stavano emergendo per esigenze di snorkeling o di comunicazione durante le ore diurne;
– i sommergibili furono rilevati visivamente da aerei o da navi di superficie (da ritenersi anche a seguito di scoperta radar);
– i sommergibili sovietici riuscirono a evadere dopo il completamento dello snorkeling,

A livello strategico risultò evidente che i sommergibili non erano né lo strumento migliore di proiezione, soprattutto in un quadro di diplomazia navale, né il mezzo ideale per combattere guerre o conflitti limitati.

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A nord della linea di quarantena operavano anche aerei pattugliatori tanto statunitensi quanto canadesi = qui ripresi un P2V Neptune della US Navy ed un Argus canadese. La collaborazione con il Canada risultò fondamentale per il controllo degli approcci dal Nord atlantico

Partendo da queste considerazioni si afferma che la strategia navale offensiva sovietica mutò in forma radicale tra la fine degli anni ’60 e l’inizio degli anni ’70; sebbene la relazione causa/effetto con la crisi cubana sia solo parzialmente corretta, anche se da non sopravvalutare, per una migliore analisi occorre risalire alle radici del pensiero navale sovietico, alla stessa “vecchia scuola”.

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Una delle fasi conclusive della crisi: mentre un P2V Neptune armato di bombe convenzionali sorvola il mercantile VOLGOLES in rotta il 9 novembre verso nord, il caccia VESOLE DD876 defila contro bordo per l’ispezione visiva del carico. Fu un’azione che durò un certo tempo ovvero sino a quando al comandante dell’unità non fu ordinato di scoprire i carichi in coperta a dimostrazione che si trattava dei missili smantellati da Cuba di ritorno in URSS

Certamente l’Ammiraglio Gorshkov ebbe riconoscimenti e fu identificato come artefice unico, il suo pensiero (fu uno scrittore prolifico) fu accettato quale base della nuova strategia navale, con una sua visione di flotta oceanica. In realtà si trattava di una evoluzione già maturata all’interno dei vertici navali, nella tradizione della “vecchia scuola”. La strategia era infatti maturata già prima della crisi dei missili di Cuba del 1962, per impiegare la flotta baltica in operazioni oceaniche, in attività di proiezione. (1)

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La portaerei Essex (CVS) era la più anziana, come varo, delle portaerei USA ed era appena rientrato in servizio dopo un ciclo di lavori iniziato nel 1960 presso il New York Navy Yard di Brooklin per la trasformazione in unità per la caccia Anti Sommergibili (ASW Support carrier). Lavori che poi furono replicati su altre unità della classe, con l’ installazione di un sonar a bulbo SQUS23, un completo rifacimento del sistema elettrico di bordo, un nuovo sistema iconorama di consolle tattiche, ed un completo sistema di contromisure elettroniche

Non risultò possibile implementarla, probabilmente perché le condizioni della flotta di superficie erano scese sotto livelli accettabili di efficienza a causa della politica di Krusciov di scostamento dai piani originali della flotta oceanica elaborati a metà degli anni ’50. Le stesse opinioni di Gorshkov erano improponibili, oltre che inaccettabili, quando nel 1956 fu designato al vertice della Marina. (2)

La crisi dei missili di Cuba va pertanto considerata come un monito ricevuto e conseguente ripensamento di Krusciov sulla correttezza dell’establishment navale, al quale va invece attribuita la conferma della pianificazione per la modernizzazione della flotta di superficie. Un processo avviato già nel 1961, faticosamente ed in controtendenza con gli indicizzi del vertice politico, che dimostrava l’abilità ed il potere dello stesso Gorshkov. Quale esempio basta ricordare che al momento della crisi cubana quattro incrociatori della classe Kynda erano già in costruzione nei cantieri navali sovietici.

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USS Lawrence (DDG-4) era una delle più recentissime unità statunitensi che parteciparono al blocco di Cuba (la quarantena), il primo dispiegamento operativo USA di unità missilistiche in un’area di crisi 

Dopo l’umiliante sconfitta politica nei Caraibi, Krusciov assicurò al suo Capo di Stato maggiore della Marina che né lui né i suoi successori avrebbero mai più dovuto sperimentare questo e Gorshkov non poteva che considerarlo un riconoscimento al potenziamento che di fatto era già in atto.  (3) Tuttavia, le ambizioni di proiezione, e le capacità di una nuova forma di diplomazia e presenza navale, non si sarebbero concretate fino a dopo l’assunzione del potere da parte di Breznev, nel 1964.

Si deve pertanto concludere che la crisi dei missili cubani piuttosto che uno shock fu il momento di riconoscimento e normalizzazione della strategia marittima e navale che era maturata nella marina sovietica sin dalla metà degli anni ’30, con qualche scossone all’ascesa al potere di Krusciov.

D fatto la crisi missilistica cubana influì sulle sorti e sul destino di Krusciov piuttosto che costituire una svolta radicale per la marina sovietica, mentre la valutazione del potere navale e della sua importanza cambiò con l’ascesa al potere di Breznev. L’era Breznev segnò un passaggio di maggiore autonomia di ciascuna delle FFAA in materia di pianificazione e dotazioni, con maggiore attenzione verso le forze convenzionali (4) e dopo il 1964 la Marina acquisì maggior potere (e riconoscimento) nell’apparato militare sovietico.

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La linea di quarantena partiva da Est delle Bahamas per congiungersi a Nord di Portorico con la linea congiungente la Giamaica, dove operava la Task Force 135, simbolicamente e politicamente rafforzata da unità di altre marine, tra cui quella venezuelana e quella Argentina

Lo stesso avvenne, come logica conseguenza, per lo sviluppo dell’industria navale e la cantieristica, con la diffusa percezione che, per le imposizioni e gli orientamenti a livello centrale, le forze armate sovietiche inseguissero costantemente la tecnologia militare occidentale.

Successive ricerche hanno messo in discussione tale percezione. (5) In effetti, dopo il periodo di Krusciov, il complesso dell’industria militare non solo godette di maggiore autonomia ma assunse una grande influenza, grazie ad una nuova dinamica nel processo di potenziamento dello strumento militare (e navale) e all’emersione di una vera e propria concorrenza tra i diversi uffici di progettazione.

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Il caccia USS English (DD62) in rifornimento laterale dalla USS  Indipendence CVA 62. L’adozione di questa procedura di rifornimento in mare permise di mantenere compatte e sempre complete le task forces nelle aree più critiche, mentre nelle altre aree il rifornimento in mare era assicurato dai normali rifornitori di squadra

Uno degli autori più attenti a quel periodo, Sergei Chernyavskii, riconosce un ruolo centrale all’ammiraglio della flotta per l’aumento dell’influenza navale all’interno dei circoli militari e politici: “Gorshkov non era solo uno stratega di talento, ma eccelleva anche nella politica, dominava la burocrazia, e riuscì a convincere la leadership sovietica dell’assoluta necessità di sviluppare una flotta oceanica”. (6) Quasi tutti gli analisti, e tra questi Andrei Kokoshin, fissano alla fine degli anni ’60 l’auge dell’influenza della Marina nell’ambito del complesso militare/industriale sovietico.  (7)

In questo quadro la crisi dei missili cubana non va vista come il punto di svolta, ma solo come l’opportunità di accelerare e consolidare un processo già in atto da tempo, ma non ancora completamente accetto dalla guida politica dell’Unione Sovietica. Per cui la crisi di Cuba segnò un passaggio verso una potente flotta di superficie come strumento di proiezione, una fattore importante, ma non la sola spiegazione.

Gian Carlo Poddighe

 

Bibliografia e note

  1. Savranskaya, Svetlana: “New sources on the role of soviet submarines in the Cuban missile Crisis”, Journal of Strategic Studies, vol. 28, April 2005.
  2. Kurth, Ronald: “Gorshkov’s Gambit”, The Journal of Strategic Studies, vol. 28, no. 2, April 2005.
  3. Winkler, David F.: Cold War at Sea, Naval institute press, Annapolis 2000.
  4. Friedman, Norman: The US Maritime Strategy, jane’s publishing, London 1988.
  5. Bluth, Christopher: “the Soviet Union and the Cold War: Assessing the technological Dimension”, Journal of Slavic Military Studies, 23/2010
  6. Chernyavskii, Sergei : Soviet Navy, a  brief history – jane’s publishing, London
  7. Gjert-Lage, Dyndal : The rise of the Soviet Navy, a re-visited Western view – SIPRI – Stockholm Nr3 juli/september 2013

 

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