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Bella ma pericolosa: il tocco della caravella portoghese

Reading Time: 7 minutes

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livello elementare

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ARGOMENTO: BIOLOGIA MARINA
PERIODO: XXI SECOLO
AREA: DIDATTICA

parole chiave: Fisalia

 

Le abbiamo viste nei documentari naturalistici, galleggiare sulla superficie del mare, spinte dalle onde. Apparentemente sembrano dei piccoli sacchetti di plastica pieni d’aria ma in realtà sono animali molto insidiosi che possono provocare gravi conseguenze se non letali.

Sebbene erroneamente considerata una medusa, in realtà la Fisalia o caravella portoghese (Physalia physalis Linnaeus, 1758) è un celenterato marino, un sifonoforo. Non si tratta cioè di un singolo organismo pluricellulare, ma un’aggregazione di ben quattro tipi diversi di individui specializzati, appartenenti allo zooplancton. Essi vivono fisiologicamente integrati, reciprocamente dipendenti per la sopravvivenza dell’animale. Ciò che rende la Fisalia molto pericolosa sono i suoi lunghi tentacoli, capaci di infliggere punture molto dolorose e pericolose per l’Uomo.

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Immagine di cortesia da Islands in the Sea 2002, NOAA/OER. – U.S. Department of Commerce, National Oceanic and Atmospheric Administration, immagine da wikipedia – Pubblico dominio, da link

Descrizione biologica
Conosciamola meglio. La caravella portoghese è composta da quattro tipi di polipi: il primo è chiamato pneumatoforo ed è facilmente identificabile dalla sua forma che richiama quella di una vela (da cui deriva il nome caravella portoghese). In altre parole, si tratta di una sacca galleggiante della dimensioni comprese tra i 9 e i 30 cm, colma di gas, che consente alla fisalia di galleggiare.

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da Lesueur – Voyage de découvertes aux terres Australes, Pubblico dominio, da link 

La sacca è prevalentemente trasparente con delle belle tinte blu, viola, rosa o malva. Una cosa straordinaria è il fatto che il pneumatoforo è in grado di generare autonomamente o prelevare dall’atmosfera i gas necessari per gonfiare la sacca, creando una miscela che è composta per il 14% da monossido di carbonio e, per il resto, da azoto, ossigeno e argon nonché tracce di biossido di carbonio; un’altra cosa incredibile è che questo gas può essere espulso da un orifizio provvisto di sfintere che si trova all’estremità del pneumatoforo. Inoltre, la sua forma idrodinamica può essere modificata, contraendo la sua cresta; come un’abile velista, la fisalia viene sospinta dal vento e può modificare l’angolazione della sua vela, creando una maggiore o minore resistenza della parte sommersa. La fisalia è infatti in grado di spostarsi mediamente di 20 metri al minuto e, in caso di vento favorevole, può percorre tra 8 a 15 miglia nautiche al giorno. La cosa curiosa è che può “navigare di bolina”, come le barche a vela, e muoversi controvento. Ma non è finita … sembrerebbe che, in caso di aggressione da parte di predatori, grazie allo sfintere, possa sgonfiarsi per immergersi per brevi periodi per fuggire al pericolo. Al di sotto di essa del pneumatoforo si trovano i temibili tentacoli, che possono esser lunghi fino a 50 metri (sebbene la loro lunghezza media si aggiri intorno ai 10 metri). Essi sono fortemente urticanti e costituiti da individui dattilozoidi, che sono incaricati di ricercare e catturare le prede e portarle verso gli individui gastrozoidi, che si occupano della loro digestione. I gastrozoidi si aggrovigliano sulle prede, solitamente piccoli pesci e plancton, e le digeriscono secernendo enzimi in grado di scomporre le proteine, i carboidrati ed i lipidi. Non ultimo questo organismo estremamente funzionale è in grado di riprodursi con degli individui specializzati, i  gonozoidi.

Un killer silenzioso
Per paralizzare ed uccidere le prede la fisalia utilizza oltre dieci tipi di veleno, ognuno caratterizzato da un suo colore, e per alcuni di essi non sono ancora conosciuti rimedi. Una ragione per evitarli con cura. Inoltre, i tentacoli staccati e gli esemplari di fisalia morti rimangono purtroppo pericolosi per ore se non giorni dopo l’avvenuto distacco o la morte. Una minaccia da non trascurare se si pensa che ogni anno si registrano oltre 10.000 casi in Australia, particolarmente sulla costa orientale.

Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file è tocco-fisalia.pngContatti accidentali con i suoi lunghi tentacoli causano solitamente un forte dolore, lasciando ferite simili a frustate, vere e proprie piaghe arrossate che durano normalmente due o tre giorni, mentre il dolore solitamente scompare dopo circa un’ora. Ci sono però casi in cui gli effetti possono aggravarsi, causando uno shock anafilattico, febbre ed interferenze con le funzioni cardiache e polmonari che possono portare alla morte. Questo è il motivo che un aiuto medico va ricercato al più presto.  

Specie immuni al veleno e loro comportamento
Esistono delle specie animali che sembrano essere immuni al veleno secreto dalle nematocisti dei dattilozoidi. Tra di essi un piccolo pesce, Nomeus gronovii, che può vivere tra i tentacoli della fisalia, evitando però con cura i tentacoli più grandi, e cibandosi di quelli più piccoli vicini allo pneumatoforo.

Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file è Nomeus-gronovii.jpg

Nomeus gronovii tra i tentacoli di una fisalia

Non è l’unico. In mezzo ai tentacoli, si ritrovano anche ii pesci pagliacci, protetti dal loro muco protettivo capace di bloccare le nematocisti, ed un carangide, Carangoides bartholomaei.

Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file è Carangoides-bartholomaei.png

Carangoides bartholomei

Tutti questi pesci, rifugiandosi tra i tentacoli velenosi, si riparano dai propri predatori, e attirano altri organismi di cui la caravella si ciba. Curioso il comportamento di uno straordinario polpo, del genere Tremoctopus, che, essendo immune ai veleni della Fisalia, ne strappa i tentacoli per … usarli a scopo difensivo.

Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file è Tremoctopus-1024x576.jpg

Questa specie di polpi è decisamente particolare. Il maschio del Tremoctopus infatti ha una dimensione di poco più di due centimetri a fronte dei quasi due metri della femmina. Un’altra sua particolarità è rappresentata da degli insoliti quanto ingegnosi sistemi di difesa: essendo immuni dal veleno della caravella portoghese, le femmine strappano i tentacoli per utilizzarli successivamente a scopi difensivi. 

Tra i predatori della Fisalia abbiamo anche la tartaruga comune, Caretta caretta, che grazie alla sua spessa pelle non teme le punture. Purtroppo la diminuzione di questi rettili marini potrebbe facilitare la crescita delle popolazioni di  fisalia anche nei nostri mari dove la presenza delle caravelle portoghesi sta aumentando.

Distribuzione e habitat
La caravella portoghese è una specie oceanica che vive al largo, molto comune nelle fasce subtropicali e tropicali degli oceani Atlantico, Indiano e Pacifico, ma capace di sopravvivere anche verso nord, fino alle latitudini della Baia di Fundy e delle isole Ebridi. È presente nel mar Mediterraneo occidentale, dove gli avvistamenti sembrano aumentare di anno in anno, in particolare in Spagna (Murcia) ed in Sicilia. Nel corso del tempo c’è stato un aumento degli avvistamenti nel Mar Mediterraneo, ma sembra che la temperatura delle acque troppo bassa, rispetto al suo ambiente naturale, ne ha impedito per ora la proliferazione. L’aumento delle temperature superficiali di questi ultimi anni e la diminuzione dei suoi predatori, come le tartarughe ed i grandi pesci, potrebbe però comportare in futuro un aumento delle sue popolazioni.

Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file è Santucci-angela-cnr-lesina.pngAngela Santucci, biologa marina e ricercatrice dell’Istituto di Scienze Marine del ISMAR – CNR di Lesina (Foggia) ha sottolineato come negli ultimi dieci anni, gli avvistamenti delle meduse e di altri “organismi gelatinosi” sia aumentato di addirittura dieci volte nelle acque italiane. Alcuni esemplari sono stati osservati e fotografati nel mese di marzo di quest’anno (2021) dal personale Area Marina Protetta Isole Pelagie.

Una puntura che può essere letale
Cosa fare in caso di contatto con i suoi tentacoli? Sulla base di diversi trial clinici i medici consigliano, come misura immediata, di immergere la parte urticata in acqua salata e poi in acqua calda ad una temperatura di 45° per 20 minuti. Nel frattempo è opportuno ricercare aiuto medico. Bisogna infatti considerare che il  tocco di una caravella portoghese, anche se raramente, può provocare reazioni tali da essere letale per gli esseri umani.

Comunemente, sono considerati appropriati i seguenti trattamenti:
– evitare ulteriori contatti sulla pelle con l’animale e rimuovere ogni eventuale residuo di tentacoli o di altre parti della caravella;
– applicare nell’immediato acqua salata sulla parte interessata (non acqua dolce, perché potrebbe peggiorare la situazione);
– in seguito applicare acqua calda a 45 °C per almeno 15-20 minuti, al fine di ridurre il dolore denaturando le tossine;
– se si è stati colpiti agli occhi, sciacquarli abbondantemente con acqua dolce, a temperatura ambiente, per almeno 15 minuti. Se la visione dovesse cominciare a sfocarsi o gli occhi continuassero a lacrimare, dolere, gonfiarsi o mostrare poca sensibilità dopo averli sciacquati, o nel caso di qualsiasi altro problema persistente, è necessario consultare un medico o andare al pronto soccorso il prima possibile.

E’ ancora controverso l’utilizzo dell’aceto in quanto potrebbe facilitare la penetrazione delle tossine e peggiorare i sintomi delle punture.

Infine, sembra che sia stato confermato il pericolo di emorragie anche a seguito di punture da parte di esemplari giovanili per cui, meglio starci molto alla larga e, se avvistate, avvisare immediatamente la Guardia Costiera.

 

 

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