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Crawl o stile libero: dal mito di Leandro a Tarzan.

Reading Time: 8 minutes

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livello elementare
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ARGOMENTO: NUOTO
PERIODO: XXI SECOLO
AREA: DIDATTICA
parole chiave: stile libero
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«Se credi alla verità, venendo mi sembra di essere nuotatore, tornando mi sembra di essere un naufrago.
E se mi credi, verso di te la via mi sembra in discesa, quando parto da te, è un monte di acqua insensibile» Ovidio, Eroidi, Lettera XVIII (di Leandro ad Ero)

A Roma, nel Museo Nazionale Romano, è conservata una lunetta del 30 a.C. che raffigura la scena mitologica del giovane Leandro che attraversa a nuoto lo stretto dell’Ellesponto (l’odierno stretto dei Dardanelli) per raggiungere sulla costa opposta l’amata Ero, rappresentata in cima a una torre. Nelle sue traversate notturne da Abydos a Sestos, Leandro era guidato da una lucerna accesa da Ero. Una notte, una tempesta spense la lampada, disorientando Leandro che annegò tra le onde. 

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immagine di Leandro che nuota, foto dell’autore

Quando, all’alba, Ero vide il suo corpo senza vita sulla spiaggia, affranta, si tolse la vita. La pittura, per datazione e stesura, può essere classificata come un’opera del “secondo stile pompeiano avanzato“. A margine, rileviamo come la torre di Ero e la struttura a ponte che la accompagna assomiglino curiosamente agli edifici razionalisti del Foro Italico a Roma, che ospitano le piscine del CONI, costruiti quasi duemila anni dopo. Ma qui non ci interessa tanto lo stile architettonico dell’edificio, né quello pittorico con il quale Leandro è stato rappresentato, quanto, piuttosto, lo stile natatorio che il giovane sembrerebbe esibire. Da questo punto di vista, rimangono ben pochi dubbi: l’anonimo artista di età Augustea ci mostra la bracciata a stile libero, o più correttamente, a “crawl” di Leandro: braccio allungato in avanti, mano destra in fase di appoggio-presa, gomito e polsi correttamente piegati per ottimizzare la trazione.

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Osservate, braccio sinistro indietro lungo il fianco, leggermente flesso e rilassato all’inizio della fase di recupero aereo. Sebbene la posizione della testa, un pò troppo alta e ruotata in direzione del braccio avanzato, potrebbe essere considerata un errore tecnico, presumibilmente, il giovane e romantico Leandro stava cercando con lo sguardo la sua luce guida tra le onde.

E’ anche probabile che lo stesso Ovidio, a sua volta, sapesse nuotare: la sua “via in discesa” e il suo “monte di acqua insensibile” somigliano in maniera più che sospetta alle descrizioni degli atleti quando raccontano le sensazioni proprie delle fasi inziali e finali di una gara in vasca.

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Richard Westall (1765-1836), George Gordon Byron, 6th Baron Byron, 1813. Image: ©National Portrait Gallery, London.

Se le abilità acquatiche di Ovidio rimangono nell’ambito delle nostre supposizioni, quelle di un altro poeta, stavolta di età romantica,  Lord Byron, sono invece ben documentate; il 3 maggio 1810 volle ripetere proprio l’impresa di Leandro, traversando a nuoto l’Ellesponto insieme ad un Ufficiale della Marina Britannica, Mr. Ekenhead.

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Un dettaglio della mappa dell’Ellesponto di Barbie du Bocage. Ci mostra Sestos, il Tour de Hero e Abydos. La regione ha una ricca storia: in basso a sinistra è l’ipotesi settecentesca sulla posizione della città di Troia, a pochi chilometri dalle rovine moderne, la cui posizione venne determinata per la prima volta nel 1822.

All’impresa Lord Byron dedicò ovviamente alcuni versi (auto) celebrativi: 

For me, degenerate modern wretch,
⁠Though in the genial month of May,
My dripping limbs I faintly stretch,
⁠And think I’ve done a feat to-day.
  

But since he crossed the rapid tide,
⁠According to the doubtful story,
To woo,—and—Lord knows what beside,
⁠And swam for Love, as I for Glory;

Lord Byron scriveva versi certamente glorificanti (visto che il suo scopo era quello di tuffarsi – letteralmente – anche lui nel mito) però del tutto privi di indicazioni tecnico-natatorie; non ci risultano descrizioni riguardo il suo stile e possiamo solo supporre che nuotasse a rana, come ogni rispettabile britannico di quei tempi, visto che lo “stile di Eton“, questo sì ben descritto con dovizia di particolari e che andò per la maggiore nella prima metà del XIX secolo era sostanzialmente un antenato tranquillo e scivolato della rana odierna.

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LEAHY, “Sergeant” (John Corbitt). The Art of Swimming in the Eton Style. With a Preface by Mrs Oliphant. Macmillan; Nottingham: Shepherd Bros. 1875

Di questa nuotata però ne parleremo ampiamente in un prossimo articolo, perché oggi trattiamo, appunto, la storia del “crawl”.

Il Crawl
Sappiamo per certo che la bracciata alternata, tipica del crawl, che in seguito sarebbe stata perfezionata da nuotatori americani, fu vista e raccontata per la prima volta nel mondo occidentale moderno solo nel 1844 a Londra, per merito dei nuotatori nativi americani della tribù Ojibwe Flying Gull e Tobacco. Costoro erano stati invitati dalla British Swimming Society per un’esibizione ai bagni di High Holborn a Londra, gareggiando l’uno contro l’altro (sfida e rivincita) per una medaglia d’argento. Per la cronaca Flying Gull vinse entrambe le sfide. Riportiamo testualmente la cronaca d’epoca:

At a signal, the Indians jumped into the bath, and, on a pistol being discharged, struck out and swam to the other end, a distance of 130 feet, in less than half a minute.  The Flying Gull was the victor by seven feet. They swam back again to the starting-place, where Flying Gull was a second time the victor. Their style of swimming is totally un-European.  They lash the water violently with their arms, like the sails of windmill, and beat downwards with their feet, blowing with force, and fanning grotesque antics. They then dived from one end of the bath to the other with the rapidity of an arrow, and almost as straight tension of limb.  They afterwards entered the lists with Mr. Kenwerthy, one of the best swimmers in England, and who beat them with the greatest ease.

Le indicazioni cronometriche forniscono per Flying Gull una velocità di circa 1,3 metri al secondo. Tutto considerato senz’altro una buona prestazione, visto che l’attuale primatista mondiale dei 50 stile libero, l’americano Caeleb Dressel, 175 anni di progresso dopo, viaggia ad una velocità neanche doppia, pari a 2,38 m/sec.

Il campione locale, il nuotatore inglese Harold Kenworthy, che era furbo, fresco e riposato, utilizzò poi lo stile rana per sfidare i due stanchi Ojibwe in una terza gara, vincendola facilmente: come prevedibile, questo risultato fu utilizzato per giustificare la presunta superiorità dello stile britannico con il risultato che gli Inglesi, già conservatori per attitudine culturale, continuarono imperterriti a nuotare solamente a rana per altri 30 anni; precisamente fino al 1873 quando John Arthur Trudgen (1852-1902), anche lui britannico, apprese da altri indigeni del Sud America un’altra versione del crawl: stavolta caratterizzato dalle gambe a forbice e dalla bracciata “successiva”, ovvero con un braccio che completa il proprio ciclo prima che parta l’altro.

Trudgen’s style
Il successo del nuovo stile di Trudgen fu tale che la nuotata “gambe a forbice – bracciata a crawl” viene tuttora chiamata col suo nome. Il Trudgen viene ancora utilizzato per alcune tecniche di salvamento a nuoto. Il Trudgen venne ulteriormente modificato agli inizi del ‘900 da un australiano, Dick Cavill, che sviluppò la bracciata ispirandosi ad alcuni nuotatori delle Isole Salomone, che enfatizzavano rollio del corpo e allungamento della bracciata, lasciando le gambe semplicemente libere di coordinarsi naturalmente con un movimento a “serpentina”; tale stile venne chiamato “il gattonare australiano“. La serpentina si ottiene facilmente, lasciando libere le gambe di fluttuare senza cercare la propulsione; è uno stile energeticamente scivolato, non dispendioso, quindi adatto a fondisti e mezzofondisti, a “trazione anteriore”, dove l’avanzamento è affidato sostanzialmente alle sole braccia.

Poco dopo Il nuotatore americano Charles Daniels (1885 – 1973), invece, per aumentare sensibilmente la velocità sulle brevi distanze, pur a prezzo di un consumo energetico non sostenibile a lungo, reintrodusse il movimento di gambe di Flying Gull e Tobacco, che oggi chiameremmo canonico. In pratica, specificando la necessità di coordinare sei tempi di battuta per ogni ciclo di bracciata e definendo così, una volta per tutte, il nuovo stile che combinava la bracciata allungata ed articolata di Cavill con la poderosa battuta di gambe degli OJibwe. Daniels, con questa tecnica vinse varie medaglie d’oro alle Olimpiadi di St. Louis (1904) e Londra (1908).

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ritratto di Charles Daniels – da wikipedia 

Charles Daniels, da allora, viene considerato il fondatore del “front crawl americano“. Americano come, peraltro, americani (sebbene l’uno di origine hawaiana, l’altro di natali austro-ungarici) furono i due più grandi campioni ed interpreti di questo stile, negli anni dieci e venti del secolo scorso, Duke Kahanamoku (1890-1968) e Johnny Weissmuller (1904-1984), due star assolute, la cui celebrità debordava ben al di là del mondo del nuoto, nonostante le numerose medaglie d’oro vinte da entrambi nelle olimpiadi che vanno dal 1912 al 1928. Nel video potete vedere l’americano di origine Hawaiana Duke Kahanamoku vincere i 100 metri stile libero ai Giochi Olimpici di Anversa del 1920.

La fantastica carriera di Duke si concluse a Parigi nel 1924 dove conquistò l’argento nei 100 m dietro a Johnny Weissmuller, il più famoso Tarzan cinematografico di sempre.

Nella clip, potete vedere una ripresa subacquea della nuotata di Johnny Weissmuller nei panni di Tarzan.

Dai tempi di Daniels, Kahanamoku e Weissmuller, quindi da oltre un secolo, la nuotata a crawl è rimasta sostanzialmente la stessa e le differenze di prestazioni tra i campioni di allora e quelli odierni sono da attribuirsi esclusivamente ai naturali progressi medico-scientifici (teorie dell’allenamento, alimentazione) e tecnologici (costumi, frangi-corsie) che sono nel frattempo intervenuti. Ad esempio, ritengo che un talento naturale ed assoluto come Weissmuller, che chiuse la carriera imbattuto, a parità di materiali e di allenamento potrebbe competere ancora con i migliori campioni di oggi.

Una curiosità
Tornando al mitico Leandro, il suo front crawl “americano” fu definito tale dagli americani, che forse non conoscevano i miti classici, e quindi non potevano sapere nemmeno che lo stile del giovane eroe era in uso fin da tempi ancora più antichi di quelli di Augusto.

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C’è un bassorilievo mesopotamico del IX sec. a.C. conservato al British Museum di Londra, proveniente dal palazzo di Ashurnasirpal II a Nimrud (Irak) che rappresenta dei guerrieri “assaltatori”, che nuotano verso il nemico con la copertura degli arcieri Assiri.

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Notate nel dettaglio, che mentre i due personaggi in basso si avvalgono ad un otre, a modo di salvagente gonfiato con la bocca, il terzo nuotatore mostra un crawl praticamente perfetto con tanto di corretto posizionamento dei piedi … tanto per confermare, ancora una volta, che “non c’è mai nulla di nuovo sotto il sole“, soprattutto in acqua.

Giancarlo De Leo 

 

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