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Il magico raggio verde: tra folklore e fisica

Reading Time: 5 minutes

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livello elementare
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ARGOMENTO: METEOROLOGIA E CLIMATOLOGIA
PERIODO: XXI SECOLO
AREA: DIDATTICA
parole chiave: Raggio verde, Jules Verne

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Avete mai sentito parlare del fenomeno del raggio verde? Forse avete avuto la fortuna di osservarlo quando il Sole sul mare, all’alba o al tramonto, crea per pochi istanti una sottile striatura luminosa verde sull’orizzonte.

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Il fenomeno del raggio verde a Santa Cruz (California) – da wikipedia

Il fenomeno è tutt’altro che misterioso ed è dovuto ad un certo numero di fattori tra cui la rifrazione della luce solare da parte dell’atmosfera. Come in un prisma, i raggi solari radenti, attraversando uno strato d’aria più spesso, vengono scomposti nelle componenti colorate. Quella verde si distingue particolarmente per contrasto con la tonalità dei crepuscoli (di colore giallo-arancione) del cielo.

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sviluppo del raggio verde al tramonto – da wikipedia

Un altro fattore è legato al fenomeno della dispersione atmosferica. Considerando che la distanza percorsa dalla luce nell’atmosfera aumenta in prossimità dell’orizzonte (al momento dell’alba e del tramonto) potremmo osservare che il Sole, in questi due brevi periodi, apparirà come una serie di dischi leggermente sfasati tra di loro, che scompaiono progressivamente seguendo il grado di rifrazione delle varie componenti spettrali della luce. Sfumeranno quindi prima il rosso e il giallo (le lunghezze d’onda maggiori), e a seguire il verde e il blu che hanno lunghezze d’onda minori.

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spettro della luce visibile

Diversi altri fenomeni, oltre a quelli della rifrazione e della dispersione, concorrono nel loro insieme alla formazione del raggio verde. Ad esempio l’assorbimento. Vi sono infatti diverse sostanze e particelle presenti nell’atmosfera, come l’ozono (bande di Chappuis), l’ossigeno, il vapore acqueo ed anche il particolato, che assorbono selettivamente i colori, iniziando sempre dalle frequenze maggiori (rosso e giallo) favorendo la visibilità del verde (che ha una frequenza minore).
Ma sembra che vi sia anche una causa fisiologica, dovuta alla sensibilità nel rosso dei coni nella nostra retina, che determina una visione più chiara del disco solare tale farlo apparire più verde di come lo sia in realtà.

La durata, osservata dalla latitudine media italiana, può essere quasi istantanea (2-3 secondi)  ed è legata alla velocità del tramonto durante l’anno che varia a seconda della latitudine (maggiore ai Poli minore all’Equatore). K. Birkeland riuscì ad osservare dei raggi verdi della durata di alcuni minuti all’Isola di Novalia Zemlja (Russia) e l’ammiraglio Byrd, al ritorno da una spedizione alle latitudini nord (78°), osservò un raggio dalla durata straordinaria di … 35 minuti.

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Un fenomeno antico
Il raggio verde fu osservato e riferito sin dall’antichità. I primi astronomi caldei, babilonesi ed egizi, lo osservarono e diedero delle spiegazioni legate ai loro miti. Ad esempio, gli Egizi ritenevano che al tramonto il disco solare, una volta immersosi al di sotto dell’orizzonte, si tingesse di verde smeraldo, per poi riprendere la colorazione usuale all’alba successiva.

L’interesse per le origini di questo fenomeno crebbe grazie alle diverse testimonianze di chi vi assisteva. Forse la sua fama crebbe grazie a Jules Verne, che nel 1882 gli dedicò un romanzo, Le Rayon vert. Sembrerebbe che Verne si rifece ad una leggenda del folclore scozzese, secondo cui colui che riusciva a catturare con lo sguardo quest’effimero «raggio dell’anima» sarebbe stato in grado di riconoscere con chiarezza i sentimenti propri e altrui.  Jules Verne gli dedicò un fortunato romanzo che in seguito ispirò l’ambito accademico, dove fu oggetto di diversi studi e dibattiti; Joule nel 1869 e Lord Kelvin nel 1893 descrissero il raggio verde nei loro appunti, ritenendolo però una pura illusione ottica. Questa tesi ricevette una decisiva smentita nel Novecento, quando venne pubblicato un cospicuo corpus di opere al riguardo: tra i libri più autorevoli vi è The Green Flash and Other Low Sun Phenomena, scritto nel 1958 da D. J. K. O’ Connell, che accluse al testo una corposa documentazione fotografica del fenomeno.

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Mattonella in maiolica dal belvedere del Raggio Verde, a Capri – da wikipedia

Il raggio verde nel folklore e nell’arte
Nelle isole del Golfo di Napoli, si narra una romantica leggenda che racconta che quando l’acqua e gli astri si incontrano, per un breve ma intenso momento come se fossero due amanti, si scaturisce un raggio verde.

A Ischia si narra che solo le persone pure di cuore e che si affacciano dalla terrazza della chiesetta di Santa Maria del Soccorso, siano in grado di vedere il raggio verde smeraldo. Credenza che in qualche modo trova riscontro nel citato romanzo di Jules Verne: “Chi lo vede riesce a leggere meglio nei propri sentimenti e in quelli degli altri”. A Capri, invece, al fenomeno è stato dedicato addirittura il belvedere dinanzi a Villa Lysis. Qui il raggio è interpretato come simbolo di cambiamento, come ricordato da una colorata maiolica affissa sul posto.

Nei tempi moderni, lo ritroviamo anche nella cinematografia. Malgrado la sua spiegazione scientifica questo fenomeno non ha mai cessato di esercitare un certo fascino, tanto che il raggio verde fu oggetto anche di un film nel 1986 girato da Éric Rohmer, “Le Rayon vert” che vinse anche il Leone d’oro a Venezia.

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Più recentemente, nel 2007, nel film Pirati dei Caraibi – Ai confini del mondo, si racconta che per recuperare l’improbabile pirata Jack Sparrow, prigioniero dello Scrigno di Davy Jones, i pirati ribaltano la nave facendola oscillare, così da essere sott’acqua nel momento del «Verde Baleno», fenomeno che si manifesta con un lampo di luce color smeraldo quando il sole scompare nel mare. Un raggio che collegherebbe il mondo dei vivi a quello dei morti che sono ancora in attesa d’essere giudicati. Una reminiscenza delle superstizioni dei marinai che attribuivano a quel raggio verde un qualche potere arcano. Come non chiudere con il pirata Will Turner, che nel film sentenzia: «Oltre il limite … ancora più in là … l’alba cala … verde baleno»

Cieli sereni

Paolo Giannetti

 

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