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Petizione OCEAN4FUTURE

Titolo : Impariamo a ridurre le plastiche in mare

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Gino Birindelli, l’ammiraglio scomodo

livello elementare
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ARGOMENTO: PROTAGONISTI DEL MARE
PERIODO: XX SECOLO
AREA: MAR MEDITERRANEO
parole chiave: uomini gamma, X MAS, incursori, COMSUBIN, Serchio
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“Lo scopo della vita è creare, fare, dare. L’azione è gioia dello spirito” 
Gino Birindelli


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Capita spesso di leggere sulla rete giudizi su eventi e personaggi storici, basate su interpretazioni talvolta non suffragate da fatti ma solo da presupposti legati al proprio credo politico. Essendo la rete un veicolo potente di diffusione questa non obiettività nelle analisi storiche porta alla diffusione di false informazioni, a volte opportunamente manipolate,  che non risparmiano anche le testate prestigiose.

In molti casi non si tratta di casualità o di superficialità di analisi ma da una precisa volontà di perseguire ed imporre interpretazioni politicizzate al fine di imporre la propria opinione sugli altri. Se queste logiche sono poi imposte, allora l’informazione diviene strumento di manipolazione, uccidendo di fatto la realtà storica. Purtroppo ci sono numerosi esempi di figure di rilievo, vissute a cavallo dell’ultima guerra, che sono state dimenticate solo perché vissero in un’epoca diversa e in situazioni diverse. In un’epoca che ha fatto del materialismo e del consumismo nuovi ideali per i giovani, parlare di figure eticamente corrette non è sempre popolare. Questo ha portato a nascondere alcuni protagonisti della nostra storia recente che meriterebbero un maggiore risalto se non altro come esempio etico per le nuove generazioni.

Gino Birindelli, il marinaio scomodo
Oggi parliamo di un protagonista del mare poco conosciuto, Gino Birindelli, un ufficiale della Marina Militare, eroe della seconda guerra mondiale, che per valori etici e morali dovrebbe essere conosciuto e preso da esempio da molti, in particolare dai più giovani.  

La straordinarietà di Birindelli è sintetizzata nel suo testamento spirituale che descrive il suo pensiero ancora oggi attualissimo. Al di là dei suoi meriti di servizio, possiamo dire che visse fino all’ultimo giorno della sua vita sempre con semplicità, correttezza e fermezza, come raccontato sul sito La voce del marinaio da Pancrazio Vinciguerra. Invitandovi a leggere l’articolo originale, vorrei riassumere in poche righe la sua lunga ed avventurosa vita e, soprattutto, sottolineare il suo pensiero, sperando che possa essere di ispirazione a molti.  

GinobiriGino Birindelli nacque a Pescia (Pistoia) il 19 gennaio 1911. Nel 1925, appena quattordicenne, lasciò il Collegio degli Scolopi di Firenze ed entrò nella Regia Accademia Navale di Livorno, da cui uscì con il grado di Guardiamarina del Corpo di Stato Maggiore nel 1930. Iniziò così una lunga e brillante carriera su varie unità di superficie e sommergibili della Regia Marina, tra cui l’incrociatore “Ancona”, la corazzata “Andrea Doria”, i cacciatorpedinieri “Quintino Sella”, “Confienza”, “Monzambano” e “Giovanni Nicotera” e i sommergibili “Santarosa”, “Naiade”, “Foca” e “Domenico Millelire”. Promosso Sottotenente di Vascello nel 1931 e Tenente di Vascello nel 1935 assunse, nel 1939, il comando dei sommergibili “Dessié” e “Rubino”. L’intensa attività di servizio non gli impedì di dedicarsi allo studio e, nel 1937,  si laureò in Ingegneria Civile presso l’Università di Pisa. 

Nel settembre 1939 fu destinato a La Spezia alla Squadriglia MAS per iniziare l’addestramento sui mezzi d’assalto insieme ad altri grandi personaggi del suo tempo: Teseo Tesei, Elios Toschi e Luigi Durand de la Penne. In quell’impegnativo periodo emerse quella tempra eccezionale di uomo e combattente che lo contraddistinse per l’intero arco della sua vita.

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Durante l’intensa attività alla Bocca del Serchio, base segreta di addestramento degli uomini dei maiali, incorse in un grave incidente. L’ossigeno dei respiratori a circuito chiuso gli provocò un grave danno ad un polmone per cui venne ricoverato nell’ospedale di Massa. Ma non ci restò a lungo. Insofferente della situazione, letteralmente scappò dal letto dell’ospedale per rientrare a Bocca del Serchio, riuscendo a convincere il Comandante, il principe Ajmone di Savoia, a mantenerlo in servizio. Prese quindi parte attiva alla prima spedizione dei Mezzi d’Assalto contro la base inglese di Alessandria (Operazione G.A.B 1) nella quale venne  decorato di Medaglia d’Argento al Valor Militare “sul campo” per il comportamento dimostrato a bordo del sommergibile “Iride” che era stato soggetto ad un furioso attacco aereo nel Golfo di Bomba.

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siluro a lenta corsa

Nell’occasione si tuffo’ per cinque volte consecutive per portare in salvo un marinaio dell’equipaggio del sommergibile intrappolato nel battello in fase di affondamento. Rientrato in Patria prende parte alla prima e alla seconda spedizione dei Mezzi d’Assalto contro la base inglese di Gibilterra (Operazioni B.G. 1 e B.G. 2); nel corso della seconda spedizione, a causa dell’avaria al proprio mezzo, è costretto ad affondarlo, venendo successivamente catturato e fatto prigioniero dagli inglesi. Per questa azione viene decorato Medaglia d’Oro al Valor Militare.

Nei venti mesi successivi rimase prigioniero negli ospedali inglesi ed americani finché, alla fine del 1943, dopo l’armistizio, il Governo Italiano di Badoglio lo fece rimpatriare. Nel 1944 Birindelli venne promosso Capitano di Fregata ed assunse l’incarico di Sottocapo di Stato Maggiore dell’Ispettorato Generale MAS partecipando alla Guerra di Liberazione con mezzi di superficie lungo le coste albanesi ed jugoslave. Le sue condizioni di salute peggiorarono e lo costrinsero ad un lungo ricovero in ospedale. Al termine delle ostilità assunse il Comando del Battaglione San Marco e, successivamente, gli venne assegnato l’incarico di Comandante in Seconda della corazzata “Italia”, durante il periodo di internamento ai Laghi Amari in Egitto. Successivamente fu assegnato al Centro Subacquei del Varignano, un comando gruppo composto per la maggior parte da sommozzatori già facenti parte dei mezzi d’assalto ai quali, dopo la guerra, era stato dato l’incarico di procedere allo sminamento dell’Alto Adriatico.

Proseguendo in carriera frequentò l’Istituto di Guerra Marittima e successivamente assunse il Comando prima della 3^ Squadriglia Corvette poi della 3^ Squadriglia Torpediniere. Promosso Capitano di Vascello nel 1952 assunse incarichi prestigiosi, tra i quali il Comando del Centro Subacquei ed Incursori del Varignano a La Spezia ed il Comando dell’incrociatore Raimondo Montecuccoli con il quale, dal settembre 1956 al marzo 1957,  effettuò una lunga campagna di circumnavigazione del globo. Promosso Contrammiraglio nel 1959, venne destinato prima presso il Centro Alti Studi Militari e quindi agli incarichi di Capo di Stato Maggiore Aggiunto del Comando della Squadra Navale e di rappresentante del Comando delle Forze Alleate del Mediterraneo presso il Comando delle Forze Aeree Terrestri del Sud Europa. Dopo la parentesi NATO, dove seppe far sentire la sua voce,  venne destinato presso lo Stato Maggiore della Difesa.

e06f47f1-4c8b-44bd-9ab3-085153a14420fc9c9c1c-d6ca-4cc3-b7eb-9374e2f90d7000001Medium Nel 1962 venne promosso Ammiraglio di Divisione, e comandò la 1^ Divisione Navale.  Nel 1966, promosso Ammiraglio di Squadra, ricoprì i prestigiosi incarichi di Direttore Generale del Personale della Marina, di Comandante in Capo della Squadra Navale ed infine di Comandante Navale Alleato del Sud Europa, prima a Malta e poi a Napoli. Una carriera prestigiosa durante la quale Birindelli non dimenticò mai i suoi uomini. Non tutti sanno che nel febbraio 1970,  in qualità di Comandante in Capo della Squadra Navale, durante una conferenza stampa a bordo dell’incrociatore Garibaldi, denunciò fermamente la crisi in cui versava la Marina Militare e lo stato di profondo malessere morale e materiale in cui si trovava il personale che vi operava. In quella occasione, secondo quanto raccontato dai presenti, dopo aver ricevuto con i dovuti onori a bordo dell’incociatore Garibaldi i parlamentari della Commissione Difesa, li fece suddividere per le varie unità navali alla fonda nel porto di Cagliari. Quindi impartì l’ordine di tenerli prevalentemente nei locali macchine e caldaie, caldi e rumorosi, certamente tra gli ambienti meno confortevoli di bordo. I parlamentari, dopo quattro ore di navigazione (sembra con un mare 2/3) furono riportati sul Garibaldi per la conferenza stampa di rito. All’arrivo dell’Ammiraglio gli onorevoli protestarono veementemente per il trattamento ricevuto e Birindelli, con lo spirito che lo aveva animato tutta la vita,  rispose che quelle erano le migliori condizioni in cui viveva il personale a bordo delle navi. 

Le dichiarazioni di Birindelli scatenarono forti reazioni politiche e prese di posizione a tutti i livelli ma alla fine portarono alla pubblicazione di un documento di programmazione, noto come il “Libro Bianco della Marina”, ed alla Legge Navale del 1975 che fu il presupposto non solo di un sostanziale ammodernamento della flotta, ma per la creazione di alloggi per le famiglie e di una rivisitazione degli stipendi del personale.

Birindelli venne quindi eletto Deputato al Parlamento nella VI Legislatura, dal 1972 al 1976, ed il 15 dicembre 1973 si congedò dalla Marina, circondato dalla stima e da un sincero affetto del personale che aveva sempre  difeso con fermezza e onestà morale fino all’ultimo giorno di servizio. Ebbe come tutte le persone oneste dei detrattori ma la sua fermezza gli permise di andare avanti fino alla fine a testa alta. Anche se Nemo propheta in patria, le sue doti umane e di militare furono riconosciute anche dai precedenti avversari. A  Birindelli fu intitolato un padiglione al Museo di Eden Camp, in Inghilterra, dove è conservato un esemplare di quei “Siluri a lenta corsa”, impiegati per la prima volta proprio contro gli inglesi nella Seconda Guerra Mondiale.

01b83892-29a0-4c27-992b-582ed8b22e3e11MediumL’ammiraglio Birindelli morì al policlinico militare del Celio di Roma, il 2 agosto 2008 all’età di 97 anni. I funerali, ai quali ebbi l’onore di partecipare, furono svolti presso la caserma Grazioli Lante di Roma (l’allora Comando Marina della Capitale) il  5 agosto 2008 alla presenza del Presidente del Senato della Repubblica, del Presidente della Camera dei Deputati, del Ministro della Difesa, del Sottosegretario alla Difesa On. Giuseppe Cossiga, del Capo di Stato Maggiore della Marina e di alte Autorità civili e militari. Il feretro fu mestamente portato a spalla da un rappresentanza di incursori in tenuta operativa.

Prima di chiudere, voglio riportare un passo tratto dal libro dell’ammiraglio Birindelli “Vita di Marinaio“, che invito tutti  a leggere e meditare:

La vera, essenziale, differenza fra il soldato e gli altri individui è determinata da due ragioni di fondo: egli è, e deve sentirsi, l’uomo della crisi, colui cioè che deve saper intervenire con chiarezza di idee quando tutto vacilla e tutti rischiano di perdere la testa; egli è l’uomo a cui si è messo in cuore un grandissimo amore, quello della Patria“. 

L’ammiraglio Birindelli lasciò un testamento spirituale di cui riporto alcune parti:

Lo scopo della vita è creare, fare, dare. L’azione è gioia dello spirito.

– Non chiedere mai alcunché ad alcuno se non a te stesso. Chiedi al tuo Dio solo e sempre la forza di “non chiedere”, ma ringrazialo continuamente per ciò che sei stato capace di fare.
– La forza più grande dell’uomo è la volontà, quella che permette di “strappare le stelle dal cielo”, di porre “il cielo come solo limite alle proprie capacità ed aspirazioni”, quella che spinge l’handicappato a cimentarsi nell’agone sportivo, a rendersi autosufficiente con il lavoro.
– Assisti senza fine chi si impegna con perseverante sacrificio all’elevazione materiale e spirituale propria ed altrui. Ogni atto di solidarietà che proponi sia, prima di tutto ed in buona misura, a tuo carico.
– Una più grande Famiglia donataci da Dio. Questa è la patria e ad essa – come tale – si devono dedizione e devozione assolute.
– La Civiltà è il rispetto di se stessi, degli altri, delle altrui opinioni. La Cultura ha lo scopo precipuo di incrementare il grado di Civiltà degli individui.
– La Libertà e la Pace sono – solo e sempre – il prodotto dell’impegno duro, indefesso, doloroso degli uomini di buona volontà. La costruzione umana su cui si poggia la Pace ha, come chiave di volta, la Giustizia; quella su cui poggia la Libertà ha il Coraggio.
– Il coraggio vero, quello che conta, è il Coraggio Morale. Esso deriva dall’onestà, dal senso del dovere, dall’impegno con se stesso a tutelare i diritti umani di tutti.
– Solo là dove ogni atto è ispirato a vivo senso di responsabilità ci può essere ordine e democrazia.

ONORIFICENZE
Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine al “Merito della Repubblica Italiana”;
Medaglia d’Oro al Valor Militare;
Medaglia d’Argento al Valor Militare;
Croce al merito di Guerra; Campagna di Guerra 1940-44 e 1945;
Medaglia Commemorativa per i volontari della seconda guerra mondiale;
Nastrino di Guerra 1940/43 con uno stelletta;
Nastrino di Guerra 1943/45 con due stellette;
Ufficiale dell’Ordine della “Corona d’Italia”;
Medaglia Mauriziana al “Merito di dieci lustri di carriera militare”;
Medaglia d’Oro per “Lunga Navigazione nella Marina Militare” (20 anni);
Croce d’Oro con stelletta per “Anzianità di servizio” (40 anni);
Commandeur dell’Ordine di Dannebrog conferitagli da S.M. il Re di Danimarca;
Distintivo per il personale dei Reparti d’Assalto;
Distintivo d’Onore per il personale già destinato presso COMSUBIN;
Distintivo d’onore di ferito in Guerra.

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1 commento

  1. Aaronne Colagrossi Aaronne Colagrossi
    21/01/2016    

    Veramente un grande personaggio del mare.

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