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Gli effetti dei cambiamenti climatici sulle coste della Sicilia sud-orientale – INGV

Reading Time: 6 minutes

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livello medio
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ARGOMENTO: GEOLOGIA
PERIODO: XXI SECOLO
AREA: SICILIA SUD ORIENTALE
parole chiave: sea level rising, cambiamenti climatici, elevazione dei mari 
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Le coste della Sicilia sud-orientale potrebbero subire una progressiva sommersione, con una perdita presunta di circa dieci km² di superficie nel 2100, a causa dei cambiamenti climatici del pianeta.

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Questi sono i risultati di uno studio realizzato nell’ambito dell’ampio Progetto Pianeta Dinamico che il Ministero della Ricerca e dell’Università (MUR) ha finanziato all’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV). Lo studio Relative Sea-Level Rise Scenario for 2100 along the Coast of South Eastern Sicily (Italy) by InSAR Data, Satellite Images and High-Resolution Topography, svolto dall’INGV in collaborazione con l’Università degli Studi di Bari “Aldo Moro”, con l’Università degli Studi di Catania e con la Radboud University in Olanda,  è stato appena pubblicato sulla rivista internazionale ‘Remote Sensing’.

Sappiamo che dal 1880 in poi il livello marino ha iniziato ad aumentare di 14-17 cm ma oggi sta accelerando e sale alla velocità di oltre 30 cm per secolo”, spiega il Prof. Giovanni Scicchitano, associato di Geomorfologia presso il Dipartimento di Scienze della Terra e Geoambientali dell’Università di Bari.

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Schema tettonico e cinematico della regione Sicilia-Calabria. (A) Il rettangolo bianco è l’area esaminata in questo studio (mappa di base di Google Satellite). Le spesse linee rosse mostrano cinture sismiche non chiaramente associate a sistemi di faglia ben vincolati. (B) Sono stati presi in considerazione la sismicità strumentale e il Database sismico strumentale e parametrico italiano (ISIDE; disponibile su http://iside.rm.ingv.it (accesso 6 gennaio 2021)).

Negli ultimi anni il riscaldamento climatico globale sta causando la fusione dei ghiacci continentali e l’espansione termica degli oceani, come riportato nell’ultimo rapporto dell’IPCC (Intergovernmental Panel on Climate Change). In esso si illustrano le relazioni tra gas serra, aumento delle temperature globali e aumento del livello marino: fattori che si ripercuotono anche sulle coste della Sicilia. Il Prof. Scicchitano ha aggiunto “In particolare, se non verranno ridotte le emissioni di gas serra, il livello del mare potrebbe salire anche di 1.1 metri nel 2100 e di vari metri nei due-tre secoli successivi, con conseguente impatto sulle coste. Ma quelle basse e subsidenti, cioè dove la superficie terrestre si muove verso il basso per cause naturali o antropiche, possono accelerare il processo di invasione marina. Per queste ragioni abbiamo realizzato uno studio sugli scenari attesi lungo le coste della Sicilia orientale per il 2050 e 2100”.

L’area è ben conosciuta dal team di ricercatori, già dai tempi del terremoto di Augusta del 13 dicembre 1990. In particolare, con studi multidisciplinari gli scienziati hanno realizzato scenari accurati degli effetti attesi causati dai movimenti del suolo e dall’aumento del livello del mare lungo la fascia costiera.

Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file è marco-anzidei.jpgMarco Anzidei, geologo e senior researcher dell’INGV nonchè primo autore della ricerca, ha sottolineato “Abbiamo calcolato le proiezioni dell’aumento del livello marino per differenti scenari climatici e sulla base di vari parametri emessi dall’IPCC o calcolati in questo studio, tra cui l’espansione termica del mare, la fusione dei ghiacci continentali, la concentrazione di gas serra in atmosfera e, infine, i movimenti verticali del suolo.

Insieme ai ricercatori INGV Cristiano Tolomei, Christian Bignami ed Enrico Serpelloni, abbiamo valutato le deformazioni del suolo con dati spaziali, informazione indispensabile per realizzare mappe ad alta risoluzione delle aree che saranno potenzialmente allagate nel 2050 e nel 2100. Le analisi hanno seguito le metodologie sviluppate nei progetti SAVEMEDCOASTS e SAVEMEDCOASTS-2, coordinati dall’INGV e finanziati dalla Protezione Civile Europea (DG ECHO), che stanno fornendo nuove informazioni sugli scenari attesi nel Mediterraneo nei prossimi anni”.

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Cambiamenti multitemporali del litorale osservati lungo la foce del fiume Ciane nel periodo compreso tra il 16 settembre 2002 e il 20 agosto 2019. Nel 2019, il settore meridionale della spiaggia è stato interessato da una breccia di foredune. In 17 anni, la costa si è ritirata fino a 70 metri per effetto di RSLR con una perdita di superficie di 0,07 km2.

Continua Anzidei, “Nello studio delle coste della Sicilia orientale abbiamo usato varie tecniche analitiche atte a definire tutte le componenti in gioco nel sollevamento relativo del livello del mare. Abbiamo utilizzato dati satellitari per calcolare la velocità di subsidenza e l’arretramento della costa, dati mareografici per l’andamento del livello marino e modelli digitali ad alta risoluzione della superficie del suolo lungo la fascia costiera, calibrati con campagne di rilievo topografico di alta precisione. Nel calcolo, abbiamo considerato gli effetti della tettonica regionale e della subsidenza utilizzando tecniche spaziali che includono le reti di stazioni GPS permanenti dell’INGV e i dati provenienti dai satelliti interferometrici Sentinel. Queste analisi ci hanno permesso di valutare gli scenari in sei zone costiere che includono la parte meridionale della piana di Catania, i porti di Augusta e Siracusa, la foce dell’Asinaro, Vendicari e Marzamemi”.

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Il Prof. Carmelo Monaco, ordinario di Geologia Strutturale presso il Dipartimento di Scienze Biologiche, Geologiche e Ambientali dell’Università degli Studi di Catania, spiega “ I risultati ottenuti hanno, oltre ad una grande rilevanza metodologica, una particolare importanza in termini di valutazione della vulnerabilità e del rischio delle aree costiere della Sicilia sud-orientale. Nel nostro lavoro abbiamo scelto queste sei aree perché sono di particolare importanza per il territorio regionale: la piana di Catania ad intensa vocazione agricola, i porti di Augusta e Siracusa, di particolare rilevanza commerciale ed industriale e infine Vendicari e Marzamemi, particolarmente rilevanti dal punto di vista ambientale e turistico. I risultati per la piana di Catania indicano che, nell’area compresa tra i fiumi Simeto e San Leonardo, la perdita di territorio al 2100 sarebbe considerevole, con il mare che invaderebbe la zona depressa per diverse centinaia di metri. Nel porto di Augusta alcune aree industriali potrebbero essere coinvolte. Il porto di Siracusa è l’area che più soffrirebbe di un potenziale innalzamento del livello del mare al 2100: secondo le nostre proiezioni, infatti, l’area della foce del fiume Ciane potrebbe essere invasa dal mare per una estensione fino ad 1 km nell’entroterra rispetto l’attuale linea di riva. Le Saline del fiume Ciane, attualmente Riserva Naturale Orientata e che negli ultimi anni hanno già subito un arretramento misurato da dati satellitari di circa 70 metri, verrebbero totalmente sommerse. Sorte simile potrebbe toccare alla Riserva di Vendicari, le cui aree umide potrebbero sparire lasciando sparse isole relitte”.

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modificazioni delle linee di costa alla foce del Simeto

A questi scenari va aggiunto che, come stimato da vari studi pubblicati negli ultimi anni, in condizioni di riscaldamento globale anche le tempeste potrebbero avere effetti più forti su queste aree costiere”, aggiunge il Prof. Scicchitano. “E’ un altro fenomeno che stiamo attenzionando e analizzando. In un recente studio che abbiamo condotto in collaborazione con l’Università degli Studi di Catania e l’area Marina Protetta del Plemmirio (Siracusa), che esporremo al prossimo congresso dell’European Geophysical Union, abbiamo verificato che negli ultimi anni gli uragani mediterranei, conosciuti come ‘medicane’, hanno colpito le coste della Sicilia sud orientale (si ricordano Quendresa nel 2014 e Zorbas nel 2018) e hanno prodotto effetti più intensi rispetto a quelli generati dalle normali tempeste stagionali avvenute negli ultimi 10 anni”.

Pertanto, con un livello marino più alto, gli effetti di eventi meteomarini estremi verrebbero amplificati. Secondo i ricercatori, “Sussiste, quindi, la necessità di continuare le ricerche anche in altre aree costiere ma, soprattutto, diviene necessario aumentare la consapevolezza della popolazione sugli effetti attesi. Al contempo, la comunità nazionale ed internazionale dovrebbe dare maggiore attenzione al fenomeno dell’aumento del livello del mare causato dai cambiamenti climatici in corso”.
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Immagini estratte dallo studio in riferimento https://doi.org/10.3390/rs13061108
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Autori
Marco Anzidei 1Giovanni Scicchitano 2Giovanni Scardino 2, Christian Bignami 1Cristiano Tolomei 1Antonio Vecchio 3,4, Enrico Serpelloni 1, Vincenzo De Santis 2, Carmelo Monaco 5,6,7, Maurilio Milella 8Arcangelo Piscitelli 8Giuseppe Mastronuzzi 2

 
1 Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, 00143 Roma, Italy
2 Dipartimento di Scienze della Terra e Geoambientali, Università degli Studi di Bari Aldo Moro, 70121 Bari, Italy
3 Radboud Radio Lab, Department of Astrophysics/IMAPP–Radboud University, P.O. Box 9010, 6500 GL Nijmegen, The Netherlands
4 LESIA, Observatoire de Paris, Université PSL, CNRS, Sorbonne Université, Univ. Paris Diderot, Sorbonne Paris Cité, 5 Place Jules Janssen, 92195 Meudon, France
5 Dipartimento di Scienze Biologiche, Geologiche e Ambientali, Università degli Studi di Catania, 95129 Catania, Italy
6 CRUST—Interuniversity Center for 3D Seismotectonics with Territorial Applications, 66100 Chieti, Italy
7 Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, Osservatorio Etneo, 95125 Catania, Italy
8 Environmental Surveys S.r.l., Spin-Off Università degli Studi di Bari Aldo Moro, 74121 Taranto, Italy
 
 

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