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NO PLASTIC AT SEA

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Petizione OCEAN4FUTURE

Titolo : Impariamo a ridurre le plastiche in mare

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  Address: OCEAN4FUTURE

Il progetto dell’attacco a New York

Reading Time: 6 minutes

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livello elementare

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ARGOMENTO: STORIA NAVALE
PERIODO: XX SECOLO
AREA: OCEANO ATLANTICO
parole chiave: BETASOM
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Da quando i battelli italiani, grazie alle modifiche e agli accorgimenti adottati, dimostrarono di poter raggiungere le lontane coste orientali americane e poter operare laggiù, il comandante superiore Polacchini iniziò a collaborare ad un piano molto ardito e ambizioso della Regia Marina, inteso, niente di meno, a sferrare un attacco al porto di New York. Era un piano che nasceva più per un disegno di “guerra psicologica”, piuttosto che per gli effetti materiali che avrebbe causato al nemico (che sarebbero stati scarsi o minimi). Sicuramente se questo piano fosse stato realizzato sarebbe stata l’impresa più audace della nostra Marina durante la Seconda Guerra Mondiale.

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Belloni

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Wolk

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Borghese

Il piano era stato ideato nel 1941 da tre ufficiali che in seguito sarebbero divenuti famosi: il tenente di vascello Angelo Belloni, direttore del Reparto tecnico-sperimentale del Centro Studi sulle attrezzature subacquee della Scuola Sommozzatori di Livorno, il tenente di vascello Eugenio Wolk, comandante della Scuola Sommozzatori e, in seguito, del “Gruppo Gamma” (il primo nucleo degli incursori della Marina) e il tenente di vascello Junio Valerio Borghese, allora comandante del Regio Sommergibile Scirè e futuro comandante della Xª Flottiglia MAS.

Quest’ultimo, che di lì a poco avrebbe compiuto con tre “maiali” (i siluri a lenta corsa), imbarcati sullo Scirè, la storica impresa di Alessandria d’Egitto, meditava da tempo di utilizzare i nuovi e segreti sommergibili tascabili da assalto Classe “CA” (Caproni tipo A) in azioni del genere.

Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file è betasom-smg-tipo-CA.jpgIl tenente di vascello Wolk, dopo essere stato trasferito a La Spezia, aveva conosciuto a Livorno nell’estate del 1941 il sottotenente di vascello Eugenio Massano, nuovo vicecomandante della Scuola Sommergibili, allora comandata dal tenente di vascello Belloni, e gli aveva esposto il piano dell’attacco al porto di New York. Nell’inverno successivo fu quindi deciso che Massano sarebbe andato sul Lago d’Iseo a seguire il collaudo del minisommergibile CA 1, al quale avrebbe partecipato anche il tenente di vascello Borghese. Tra temperature inferiori allo zero, guasti e rischi d’ogni sorta il piccolo nucleo di “uomini gamma” impiegò un anno intero per acquisire le competenze necessarie per portare a termine la rischiosissima missione. Il progetto messo a punto dagli ufficiali della nostra Marina prevedeva di utilizzare un “sommergibile vettore” per trasportare fino alla foce del fiume Hudson, un piccolo sommergibile tascabile d’assalto della Classe “CA” collocato in un’apposita “sella” di circa dieci metri ricavata davanti alla torretta.

Al riguardo Junio Valerio Borghese, nel suo libro “X Flottiglia Mas” del 1950, scrive: «Dopo un anno di prove ed esperienze condotte sul lago d’Iseo dal sottotenente di vascello Massano, ad alcune delle quali avevo partecipato, era stato messo a punto il sommergibile d’assalto, il “CA”, adattandolo alle sue nuove funzioni; contemporaneamente a Bordeaux, ove frattanto il comando della base dei nostri sommergibili atlantici era stato assunto dal capitano di vascello Enzo Grossi, si erano concretizzate le possibilità, da noi sperimentate, di servirsi di un sommergibile oceanico per il trasporto del “CA” in vicinanza della base nemica. Due operazioni erano in preparazione con questo mezzo: un attacco contro New York, risalendo col “CA” l’Hudson fino al cuore della metropoli; l’effetto psicologico sugli americani, che non avevano ancora subito alcuna offesa bellica sul loro territorio, superava di gran lunga, nel nostro proposito, il danno materiale che si sarebbe inflitto…».

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Regio Sommergibile Leonardo Da Vinci

Il capitano di vascello Polacchini mise immediatamente a disposizione del progetto i sommergibili oceanici di stanza a Bordeaux che erano sotto il suo comando, e per questa operazione fu scelto il Regio sommergibile Leonardo da Vinci, al comando del tenente di vascello Gianfranco Gazzana Priaroggia. Fu quindi inviato in treno a Bordeaux il minisommergibile CA 2, e al suo arrivo iniziarono i lavori sul Da Vinci per trasformarlo in sommergibile vettore. Sotto la direzione del Maggiore Giulio Fenu, Capo del Servizio Genio Navale, nell’agosto 1942 fu rimosso il grande cannone prodiero da 107/47 OTO mod. 38 e alla sua base fu costruita una culla tra la struttura resistente dello scafo e il ponte. Il mini-sommergibile, assicurato al battello da due grandi ganci metallici a forma di tenaglia, sarebbe stato alloggiato nella culla con circa un quarto dello scafo sotto il ponte e il resto sporgente, ma senza ostruire la vista dal ponte di comando della falsa torre.

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Secondo il piano il Da Vinci avrebbe dovuto raggiungere l’estuario del fiume Hudson in immersione rimanendo a circa 12 metri di profondità e arrivato all’altezza di Fort Hamilton il minisommergibile CA 2 avrebbe dovuto staccarsi dal vettore con a bordo due sommozzatori d’assalto del Gruppo Gamma e 28 cariche esplosive da 20 a 100 kg. Da quel punto in avanti il sommergibile tascabile comandato dal sottotenente di vascello Massano avrebbe proseguito sott’acqua nel fiume verso le navi attraccate nei vari moli per posizionarsi sotto una di esse, far uscire un membro dell’equipaggio per attaccare l’esplosivo sotto alla sua chiglia, permetterne il rientro e infine cercare di ritornare al vettore per riagganciarsi alla sua culla. In realtà il recupero del mini-sommergibile era un’ipotesi molto remota e si era già previsto che gli uomini gamma avrebbero dovuto distruggere il loro mezzo al termine dell’operazione per poi raggiungere la terraferma cercando di disimpegnarsi dal nemico.

Il Comando era più che sicuro che questo attacco avrebbe colto di sorpresa gli americani e avrebbe provocato il massimo del disorientamento e della confusione in un nemico che, sicuro di sé e delle proprie inesauribili riserve di uomini e materiali, non aveva mai dovuto affrontare la guerra sul proprio territorio, né mai aveva subito l’esperienza di vedersi aggredito in casa propria. Il colpo a livello psicologico subito dagli americani sarebbe stato davvero fortissimo.

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il mini-sommergibile “CA 2” alloggiato sul sommergibile da Vinci

Terminati i lavori di trasformazione in “avvicinatore di mezzi d’assalto”, il 9 settembre 1942 il regio sommergibile Da Vinci uscì in mare per le prove di rilascio e riattacco del mini-sommergibile, sotto la supervisione del sottotenente di vascello Massano, inviato appositamente a Bordeaux dal comandante della Xª Flottiglia MAS Borghese. Il CA 2 ripetè la manovra di sgancio/riaggancio per diversi giorni fino al 15 settembre, e i risultati furono apprezzabili.

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da I sommergibili italiani di Paolo M. Pollina – USMM – 1963

A quel punto il Leonardo Da Vinci avrebbe anche potuto partire entro pochi giorni, ma era ancora troppo presto: la missione era programmata per il mese di dicembre, quando la luce diurna è breve e l’oscurità della notte avrebbe dato più tempo al minisommergibile per penetrare nel porto nemico e posizionare le cariche esplosive.

Nel frattempo, il contrammiraglio Polacchini aveva lasciato il Comando Superiore di Bordeaux e al suo posto era stato nominato il capitano di vascello Enzo Grossi. Di rinvio in rinvio la missione del Da Vinci fu fissata per dicembre del 1943, ma quando la sua preparazione era già in fase piuttosto avanzata, la missione fu ulteriormente rinvita a causa della perdita del sommergibile Da Vinci, affondato dall’azione combinata del cacciatorpediniere HMS Active e della fregata HMS Ness il 23 maggio 1943 con tutto il suo equipaggio a circa 300 miglia a ovest di Vigo. La Xª Flottiglia MAS aveva così perso l’unico sommergibile vettore e con esso il comandante Gazzana Priaroggia, l’unico addestrato al rilascio e ri-attracco del mini-sommergibile CA. Pochi mesi dopo a BETASOM arrivò via radio la comunicazione improvvisa della firma dell’armistizio dell’8 settembre e l’ardito progetto fu definitivamente abbandonato.

Marcello Polacchini

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