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Recensioni librarie: le Argonautiche di Apollonio Rodio

Reading Time: 8 minutes

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livello elementare
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ARGOMENTO: RECENSIONE
PERIODO: III SECOLO a.C.
AREA: MAR MEDITERRANEO – MAR NERO
parole chiave: Argonauti, Teseo

 

Dopo aver raccontato l’Odissea, parliamo oggi di un’altra opera epica, le Argonautiche, scritta da Apollonio Rodio, nato ad Alessandria d’Egitto intorno al 290 a.C., e che soggiornò a lungo a Rodi da cui l’appellativo di Rodio. Di lui non si sa molto tranne che dal 260 al 247 divenne il secondo direttore della biblioteca di Alessandria, diventando anche precettore di Tolomèo II. Ebbe un’intensa attività filologico-letteraria con poemi su fondazioni di città, epigrammi e saggi, ma l’opera più famosa che lo rese celebre fu le ‘Argonautiche’, il quarto poema epico pervenutoci per intero dopo l’Iliade, l’Odissea e l’Eneide.

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Le Argonautiche
Come potete indovinare dal nome, il poema tratta la leggenda degli Argonauti ed il tentativo di Giasone di riportare in Grecia dalla lontana Còlchide il vello d’oro, posseduto da Eeta, padre di Medèa e dio del sole. Mentre i primi due libri descrivono il viaggio di andata degli eroi dalla partenza da Iolco fino alla terra della Colchide e il IV il loro ritorno in patria, il terzo, stilisticamente il più bello, racconta l’amore tra Giasone e Medea. Raccontiamo ora in breve la storia, seguendo la traduzione della professoressa Orrù.

Libro primo
Da te sia l’inizio, Febo, a che io ricordi le gesta
degli eroi antichi che attraverso le bocche del Ponto
e le rupi Cianee, eseguendo i comandi di Pelia,
guidarono al vello d’oro Argo, la solida nave

Nella città di Iolco, in Tessaglia, il re Pelia ha assunto il comando su tutta la regione, dopo aver spodestato il fratello Esone. Un oracolo gli ha predetto di guardarsi da un ragazzo che è senza un sandalo, perché quel giovane lo spodesterà. Giasone, il figlio di Esone, costretto ad allontanarsi per non essere ucciso, superati i vent’anni, ritorna a Iolco. Giunto al guado del fiume Anauro, trova una vecchia che non riesce ad attraversarlo. La porta in braccio in mezzo ai flutti e nel fango perde un sandalo. Quando Pelia si vede davanti Giasone, il ragazzo senza un sandalo, decide di sbarazzarsene e gli affida un’impresa ritenuta impossibile: raggiungere la Colchide e conquistare il Vello d’oro.

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Giasone raduna un nutrito gruppo di giovani valorosi (tra cui Eracle) e, dopo aver fatto un sacrificio a Febo inizia il suo viaggio avventuroso con la nave Argo, partendo dal porto di Pagase.  Gli Argonauti giungono sull’isola di Lemno per fare rifornimento dove regna la regina Ipsipile. Non sanno che le donne dell’isola hanno ucciso tutti gli uomini e le leggi dell’isola impongono di uccidere gli Argonauti appena sbarcati, Ipsipile decide però di risparmiarli, a condizione che gli uomini della spedizione si uniscano a loro per fargli concepire dei figli, visto che non vi sono uomini con cui accoppiarsi. Gli Argonauti accettano la proposta e si trattengono sull’isola fino a quando Eracle richiama all’ordine i compagni e li convince a proseguire il viaggio verso il paese dei Dolioni. Qui vengono accolti dal re Cizico  e riescono anche a sconfiggere i Giganti prima di ripartire, ma una tempesta li riporta indietro di notte, e i Dolioni non riconoscendoli li attaccano. Nello scontro il re Cizico muore. Argo riparte, ma dopo pochi giorni di navigazione deve rifermarsi a causa della rottura di un remo. Eracle, che ha rotto il remo, sbarca a terra per procurarsi il legno adatto a costruirne un altro, e nel bosco il suo giovane amico Ila, mandato a prendere acqua, sparisce rapito dalla ninfa della fonte. Gli Argonauti salpano senza accorgersi dei compagni rimasti a terra.

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Libro secondo
Giunti alla terra dei Bebrici, il re Amico, che ha la simpatica abitudine di sfidare nel pugilato tutti coloro che giungono nel suo paese, li invita a battersi. Polluce accetta la sfida, vince e uccide il re. I Bebrici, per vendicarlo, affrontano gli eroi in battaglia, ma vengono sconfitti. Giasone e gli Argonauti approdano nella terra di Bitinia dove vive l’indovino Fineo. A causa della straordinaria capacità di Fineo di predire gli avvenimenti gli dei lo hanno reso balbuziente e cieco e, dopo avergli distrutto il palazzo, vi hanno inviato a sfregio anche le mostruose Arpie. Giasone e i suoi compagni le uccidono e si fanno predire da Fineo le loro prossime tappe.

La nave degli Argonauti giunge quindi nello stretto delle Simplegadi, dove enormi scogli in continuo movimento aprono e chiudono continuamente lo stretto, distruggendo qualunque nave tenti di passarci in mezzo. Giasone segue i consigli di Fineo e invia in avanti una colomba in modo da farli chiudere per poi tentare il passaggio alla loro riapertura. Grazie all’aiuto della dea Atena, la nave Argo riesce a passare lo stretto quasi indenne. La navigazione prosegue lungo le coste del Ponto Eusino e, giunti al paese dei Mariandini, gli Argonauti sono ospitati dal re Lico. Al momento della partenza si unisce agli Argonauti il figlio del re, Dascilo, che può aiutarli ad avere una buona accoglienza presso i popoli vicini. Gli Argonauti hanno contatti con molti popoli ed arrivano all’isola di Ares, infestata da uccelli che sono cacciati dagli Argonauti ed incontrano i figli di Frisso, naufragati in viaggio verso la Colchide che si uniscono agli eroi.

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Libro terzo
Orsù, stammi vicino. Erato, e cantami come
Giasone portò il vello a Iolco da quelle terre lontane
grazie all’amore di Medea. Tu pure hai avuto in sorte
il dominio di Cipride e incanti nell’ansia le giovani,
tu pure hai un nome che dentro di sé contiene l’amore.

Dopo questa invocazione, inizia il terzo libro, forse il più bello. Gli Argonauti, giunti finalmente nella Colchide, si appostano in un canneto. Come negli altri poemi epici, le divinità interferiscono con gli umani, in un gioco che solo loro comprendono.  Ecco che Era ed Atena si recano da Afrodite affinché persuada il figlio Eros a far innamorare Medea, la figlia del re Eeta, di Giasone. Non per romanticismo ma perché le arti magiche della fanciulla possono dare un aiuto decisivo per la conquista del vello. Gli Argonauti decidono di tentare di convincere Eeta a cedere il vello e si recano con i figli di Frisso, Telamone e Augia alla sua reggia.

Eeta, furioso per la richiesta di Giasone, gli impone una serie di prove difficilissime: aggiogare tori enormi dagli zoccoli di bronzo, che soffiano fuoco dalle narici e dalla bocca, seminare dei denti di drago nella terra arata e poi uccidere i giganti che ne nascono. In ultimo, affrontare un drago che protegge il vello d’oro. Giasone, dopo un viaggio così avventuroso, decide di accettare la prova. Medea, colpita da Eros e ormai però ardentemente innamorata, al punto di tormentarsi per tutta la notte che precede il giorno della sfida. Sebbene combattuta, tra l‘amore paterno e quello carnale verso l’eroe, decide di aiutare Giasone, preparando delle pozioni magiche. Il mattino seguente Medea incontra Giasone che si avvia per affrontare la prova e, offrendogli le pozioni, gli confessa il suo ardente amore. Giasone la rassicura dai suoi timori assicurando che la porterà con sé in Grecia, dove, onorata da tutti per l’aiuto reso agli Argonauti, vivrà per sempre accanto a lui: questo è il suo pegno d’amore. Con l’aiuto di Medea, Giasone supera così la prova. Giasone protetto da un liquido che lo rende invulnerabile, aggioga i buoi che gli sputano fuoco e fiamme. Al momento di uccidere i giganti, getta una pietra lontano in modo che si uccidano a vicenda.

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Coppa che rappresenta Giasone ed il Drago, Musei Vaticani

Libro quarto
Ora tu stessa. Musa divina, figlia di Zeus,
dovrai cantare il travaglio e i pensieri della fanciulla di Colchide;
che dentro di me la mia mente ondeggia in uno sgomento senza parole,
se devo dire che fu per angoscia infelice d’amore o per terrore fatale che lasciò la terra dei Coloni.

Finalmente Giasone arriva dal vello d’oro che è però custodito da un terribile drago. Grazie ad un potente filtro preparato da  Medea, Giasone riesce ad addormentarlo ed a rubare il vello.

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Eeta si lancia all’inseguimento degli Argonauti in fuga. Sulla nave degli Argonauti c’è anche Absirto, fratello di Medea, che ella ha condotto con sé grazie ad uno stratagemma. Dato l’incalzare della flotta di Eeta, Medea uccide Absirto e lo fa a pezzi, gettandone, un pò alla volta, le membra in mare. Gli inseguitori sono quindi costretti a fermarsi per raccogliere le spoglie del figlio del re.

La nave Argo salpa quindi per il ritorno, portando con se Medea.  Gli Argonauti si dirigono verso l’Istro e ne seguono il corso, ma i Colchi, guidati da Apsirto, fratello di Medea riescono a tagliare le loro vie di fuga. Giasone e Medea ordiscono quindi un inganno: lo attirano in un luogo sacro, dove Giasone gli tende un’imboscata e lo uccide. 

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Medea offre la coppa avvelenata

Questo assassinio necessita però di purificazione (era sempre il fratello di Medea) e Giasone dirige verso l’isola di Circe da cui vengono purificati. Il viaggio di ritorno non sarà privo di pericoli: incontreranno le Sirene, Scilla e Cariddi, e le Plancte. Quasi ricalcando il viaggio di Odisseo (ci sono molte teorie sul tragitto di ritorno), gli Argonauti sbarcano sull’isola dei Feaci, da Alcinoo, a cui raccontano la loro storia ma giunge sull’isola anche una nave dalla Colchide, che reclama la restituzione di Medea. Alcinoo non vuole la guerra, ma decide che la ragazza vada consegnata al padre solo se è ancora vergine. Arete, sposa di Alcinoo, informa Giasone della decisione del consorte e l’eroe, per evitare che Medea debba tornare dal padre, la sposa in una grotta con la partecipazione delle ninfe e degli eroi.

Ripartiti, una tempesta spinge la nave Argo verso le coste della Libia, dove si insabbia nella Sirte. Le eroine protettrici della Libia soccorrono però gli eroi greci, che sono tuttavia costretti a trasportare la nave attraverso il deserto fino al lago Tritonide, dove può riprendere la navigazione. Lo sforzo immenso del trasporto spinge gli eroi a cercare una fonte fatta scaturire il giorno prima da Eracle, indicata agli eroi dalle Ninfe Esperidi, appena private dei pomi d’oro. La navigazione riprende e con difficoltà gli eroi escono dal lago Tritonide.

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Nella terra di Creta. Medea affronta un mostro di ferro chiamato Talos: una guardia meccanica che uccide con palle di bronzo infuocato i visitatori stranieri. Lei, conoscendo il suo punto debole, gli sfila un tappo dal tallone e così il gigante di bronzo, perdendo il suo liquido vitale, soffoca. Con una degna supplica al dio Apollo, alla fine, Giasone ritorna sano e salvo con la sua nave alla riva di Pagase.

Sulla storia dei mitici argonautici fu fatto anche un film che potrete guardare seguendo questo link …. buona visione 

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